Bibenda 43: come mai così tanto spazio per le Grandi Aziende del Vino Italiano?

Bibenda43

Una scelta editoriale di Bibenda o degli attuali vertici A.I.S.? 

Ricordate il post dedicato all’invito di Capodanno del Marchese del Grillo, pardon, il simpatico patron di A.I.S. Lazio ed inventore di Bibenda, al secolo Franco Ricci, a festeggiare l’arrivo del 2013 con il botto? In altre parole a fregarsene altamente della crisi e “berlusconianamente” a darsi alle pazze spese e spendere e spandere?
Detto invito, da me stigmatizzato come pensavo meritasse (lo penso tuttora, anche se… Anche se cosa? Niente sono affari miei…) era contenuto nel numero 43 della più splendida e splendente (in effetti graficamente e dal punto di vista dell’appeal lo è: volete mettere quel cesso di rivista, sempre graficamente parlando, per i contenuti no, ci scrivevo, che è stata sino alla sua chiusura l’house organ dell’A.I.S. De Vinis) delle riviste del vino italiche, Bibenda, ora inviata a tutti gli iscritti dell’Associazione Italiana Sommeliers.
Per opera dello “spirito santo” sono riuscito ad entrare in possesso di una copia dell’uscita in oggetto, il cui sommario avevo già scorso qui.
Come sempre sono rimasto soggiogato dalla qualità strepitosa del lavoro del fotografo Stefano Segati nonché dei responsabili di art direction e impaginazione, ovvero, in piedi per un applauso, la Beta srl. di Roma. Però…
Però, come sempre accade con questa rivista, su cui ho pubblicato un tre-quattro articoli, illo tempore, non sono mai completamente soddisfatto da quello che vedo. Da applauso, per default, a prescindere, perché lui è bravissimo, l’articolone di Giovanni Ascione, un autentico talento, dedicato ai vini del Canada orientale, e ampi consensi, di più per vari motivi non riesco, per l’articolo con degustazione firmato dal vice presidente A.I.S. Roberto Bellini dedicato ad un importatore di Champagne come Sun Import. Bello l’articolo sul Classico Chianti firmato da un raffinato storico come Zeffiro Ciuffoletti, e nulla da dire, se non in bene, per l’articolo della brava Monica Coluccia dedicato a tre scrigni in Toscana, ovvero Grattamacco, Collemassari e Poggio di Sotto, che fanno riferimento alla stessa proprietà (loro beati) ovvero Claudio Tipa e la sorella Maria Iris Tipa Bertarelli.
Qualche storcimento di naso, anche se gli autori degli articoli sono tutti bravi, soprattutto Alessandro Brizi, è iniziato quando ho verificato che ben quattro articoli, su questa uscita di fine 2012, venivano dedicati, da Bibenda, che è la rivista dell’A.I.S., a quattro grosse aziende. Quelle che facendo un po’ gli esagerati potremmo definire Grandi Aziende del Vino Italiano. Grandi per le dimensioni, beninteso. E basta.

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Perché va bene, nulla da dire, una strategia dell’attenzione anche per le realtà più grosse del vino italiano, non solo per le boutique wineries, ma infilare uno dietro l’altro quattro grossi servizi, con tanto di degustazione dei loro vini, dedicati alla discussa Cantina La Vis (che andava così tanto bene che è stata commissariata e ha lasciato un buco grande come un mega cratere lunare), ad un vino clamorosamente sopravvalutato e presunto grande (cinque grappoli fissi di Duemilavini ora Bibenda) come lo Sfursat 5 Stelle della Cantina Nino Negri di Chiuro, alias Gruppo Italiano Vini, con tanto di punteggi iperbolici che solitamente si riservano ai vini veramente grandi, alla mega Cantina Sociale di Soave, per poi chiudere con una celebrazione della mega cantina sociale con impattante sede in Barolo, proprio di fronte alla sacra collina dei Cannubi, Terre da vino, con la verticale del Barolo Essenze (quattro grappoli di Bibenda 2013), e note di degustazione di altri vini aziendali, non è una scelta editoriale che può passare inosservata.
E mi fa chiedere: ma di chi è stata questa brillante pensata, della redazione di Bibenda, che già in passato si era fatta notare per mega articoli dedicati ad esempio a Banfi, oppure questa strategia dell’attenzione verso i Potenti del Vino Italiano è in sintonia, come mi sembra di capire, con gli orientamenti, molto filo Grandi Aziende, o Grandi Cru d’Italia, dell’attuale nucleo dirigente dell’Associazione Italiana Sommeliers?
Se così fosse, cari sommelier e amici del vino italiani, saremo, anzi sarete, veramente a posto… E non ci sarebbe da stupirsi se una prossima uscita di Bibenda fosse dedicata al Tavernello o ai vini di Caldirola, l’Italia dei vini… Il perché magari cercatelo in un famoso detto latino…Quale? A voi arrivare a capirlo…

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una cosa mi pare certa, da qui al prossimo 24-25 febbraio: occorre Fare per fermare il declino!

21 pensieri su “Bibenda 43: come mai così tanto spazio per le Grandi Aziende del Vino Italiano?

  1. L’ultimo numero, quello con l’allegato Friuli, è uno dei piu’ scadenti degli ultimi anni.Ci sono,da quello che vedo,molti redazionali e poco altro.

  2. Io proporrei un bel pecunia non olet. Comunque a proposito di terredavino, il Barolo al PAM costava 10 euro. Va bene che è il prezzo a volte non è indicativo, però…:)

    • Fabrizio, quel proverbio latino che propone potrebbe andare bene. Ma anche Vulpes pilum mutat, non mores oppure Homo faber suae quisque fortunae

        • cara Silvana, grazie, ma se partiamo con un “odino purché temano”, ho paura che mi troverò costretto, anzi lo faccio subito, a chiamare in causa non un detto latino, ma la frase di un italiano non molto amato di questi tempi, che amava dire (e poi non fece una bella fine, appeso a testa in giù nella “macelleria di Piazzale Loreto”) “molti nemici, molto onore”.
          Una frase che ho sentito mia e che sento tuttora mia dal primo momento che la scoprii. Ma, anche se avere certi nemici é un onore e un motivo di soddisfazione morale, preferisco, forse sto invecchiando, forse sono innamorato, chissà, avere tanti amici, come te.
          E saperlo che per fortuna ci sono, e si fanno sentire, mi scalda il cuore… :)

          • Il significato NON è assolutamente quello mussoliniano e (un po’ tanto) sfigato. In realtà è molto più blando “purché mi temano”, in altre parole, purché capiscano che anch’io ho da dire cose determinanti.
            Ecco, sulla determinatezza, credo che tu abbia parecchio da dire, se non ti lasci prendere da sentimenti trasversali.

          • addendum:
            e in ogni caso non citerei quell’uomo che ormai appartiene alla storia (infelice).
            E grazie per l’amicizia!

  3. Puó anche darsi, puo´, che le grandi aziende siano anche grandi sostenitrici e/o inserzioniste della rivista. E dovendo la rivista pur vendere le proprie copie
    si é trovata una sinergia non disutile né all’una, né all’altra parte. Pouó anche darsi che i tempi di crisi consiglino una aumentata attivitá in questa direzione.
    Nulla di odioso. Peró ditelo. Basta dirlo, poi che ognuno faccio come piú gli aggrada. Anche vendere il Barolo a sette euro o diperliggiú franco cantina

  4. La categoria dei produttori da te citati era definita , dal mai sufficientemente compianto e rimpianto Bartolo Mascarello, “gli industriali del vino”.

    • Poco di male, mi pare, finché è chiaro che sono “industriali” e finché non si appropriano dei claim (che tramutano in slogan pubblicitari) dei contadini o piccoli vignaioli, o se si vuole chiamarli così, degli artigiani del vino.
      Sono vini diversi – lo dico da inesperta consumatrice, tuttavia dotata di palato – con caratteristiche di fondo totalmente diverse. Offrono un prodotto di massa, un po’ piatto, e senza un’adeguata pubblicità non potrebbero sostenere la distribuzione del loro prodotto.

      • hai ragione da vendere Silvana, ma dev’essere una rivista come Bibenda, rivista ufficiale dell’Associazione Italiana Sommeliers, di questa gestione dell’Associazione Italiana Sommeliers, a “pomparli” e cantarne le non irresistibili gesta? Io sono convinto di no. Assolutamente no

        • I tempi che stiamo vivendo – ma per chi ha fatto il pubblicitario (quello vero, non quello dei banner che imperversano fastidiosi qua e là) poco o niente di nuovo – evidenziano molto chiaramente le contraddizioni tra gli aspetti tabellari e quelli redazionali, nella carta stampata – quotidiani e periodici – nei blog, e beninteso anche nelle guide ( Ecco però che queste ultime, quando fossero sponsorizzate da uno o più utenti pubblicitari, avrebbero tutto da guadagnare se chiarissero, con discrezione e trasparenza, che c’è un’azienda, un produttore, un’etichetta che ha agevolato la pubblicazione della guida, acquistandone tot copie, come accade spesso).
          Nella misura in cui allo ‘sponsor’ viene dedicato uno spazio ad hoc, che riporta quanto sopra, vengono a cadere automaticamente le remore che ci infastidiscono. In altri paesi si fa e si dà per scontato che lo sponsor si spogli automaticamente dei panni del concorrente, per divenire una sorta di primo sopra le parti (ma, ribadisco, non concorrente).
          Però, perché questo spirito possa ‘aleggiare’ bisogna che si esca dall’ambiguità e si adotti, ripeto, totale trasparenza.

  5. Ma scusate tanto, vi meravigliate perché su Bibenda vengono pubblicizzati solo grandi vini di grandi Aziende, è sempre stato così ed il bello è che glielo avete sempre permesso tutti voi! E’ una vita che si pensa che in Italia il mondo dei Sommeliers e del vino sia in mano all’AIS. In molti appassionati, produttori e Sommeliers non sanno neppure che non è assolutamente vero che per diventare sommelier occorre fare solamente i corsi AIS, perché in Italia non c’è una vera e propria normativa in merito e così qualsiasi corso per sommeliers il quale abbia un minimo di ore e contenga tutto il programma didattico, può essere riconosciuto da Regione e Ministero politiche Agricole. Tempo fa l’AIS tanto per continuare a far da padrona, aveva chiesto un Albo dei Sommeliers nel quale dovevano figurare solo quelli che avevano fatto i loro corsi. Per fortuna niente di fatto!!!! Siamo a livelli di non democrazia.E sui vini è tutta falsità, chi più paga e chi si trova nelle prime pagine! Speriamo che gli amici appassionati aprano gli occhi e magari mettano in moto l’auto per andare a trovare personalmente piccoli produttori che fanno grandi vini!!!!
    Sauro e Gianni

    • cari amici, legittime le vostre rimostranze e osservazioni, però l’A.I.S. e lo dico pur collaborando attivamente e orgogliosamente con Onav, e accingendomi in questo mese a condurre quattro degustazioni per Onav in terra lombarda, é sempre l’A.I.S. E lo dico pur essendo in palese conflitto (non d’interessi) con gli attuali vertici, dei quali é inutile dire, ma continuerò a ricordarlo con sempre nuovi articoli, quello che penso. L’A.I.S. é come Mamma Rai, con i suoi pregi ed i suoi difetti, i suoi “carrozzoni”, gli alti papaveri, i presunti primi della classe ma soprattutto un solido tessuto connettivo fatto da persone per bene che lavorano, con passione ed entusiasmo e abnegazione. Ecco perché quando penso all’A.I.S. di oggi, a questa gestione dell’A.I.S. mi girano, vorticosamente, pur avendo ormai “elaborato il lutto”, i corbelli…

      • Onestamente io ho appreso molte cose facendo il corso Ais…poi dipende tutto dalle tue potenzialità e da sola ho scoperto tanti buoni vini…

    • Eh sì. Il problema è proprio la ‘statura morale’ dei soggetti, contrapposta alla (ormai risaputa) rapacità di chi – frequentemente, in tutte le categorie e “caste” – pensa di dover incassare tutto e subito, a qualsiasi costo, anche giocandosi la reputazione (perché, dopotutto, la gente non è scema!). Altrimenti sarebbe possibilissimo avere degli sponsor ‘industriali’ (decenti, ovviamente) e allo stesso tempo non affannarsi a leccar loro il leccabile, facendo figurine di palta.
      Ma è anche una questione culturale: troppa gente ignorantissima, di solito senz’anima (quella della canzone) e nemmeno bella. E’ un peccato, e in fondo i primi ad essere danneggiati (anche se magari non se ne accorgono-subito) sono proprio gli sponsor stessi!

  6. Franco,
    lo hai detto tu stesso, quei nomi sono sempre stati premiati in guida, e Bibenda non fa parte di un’altra classe dirigente.
    Questo significa, per coloro che hanno supposto i tempi di crisi, che la crisi non c’entra nulla. Bastava partecipare alle numerose serate promosse al Cavalieri di Roma, osservare gli invitati, verificare il tipo di pubblico, per rendersi conto che è sempre stata questa la politica.
    Poi, ovviamente, ci sono le dovute eccezioni, gente in gamba e capace che ha portato nuova linfa (faticando non poco) e nuove idee, spingendo per fare entrare in guida piccole ma preziose realtà. Ma che fatica…

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