Milano Food wine festival: una sezione vino assolutamente non all’altezza di Identità Golose

Identità-golose

Ieri pomeriggio, spinto dall’attrazione irresistibile dell’invito ad una degustazione degli Champagne (alcuni meravigliosi, penso al Dom Ruinart 2002, altri meno) della Maison Ruinart, (dove ho incontrato vecchi amici come Toni Cuman, Alessandro Scorsone ed Enzo Vizzari) sfidando la neve (che non era certo la tormenta siberiana annunciata) sono sceso a Milano per fare il mio ingresso nel mondo di Identità golose.
Non c’ero mai stato e devo dire subito di essere rimasto di sasso, felicemente stupefatto, dallo spettacolo cui mi sono trovato di fronte. Una marea di gente, una grande curiosità, e un’attenzione per il mondo del food, favorito anche da una certa tendenza dei cuochi a fare le superstar, che non immaginavo potesse essere tale. Certo, il programma, che potete leggere qui, per gli estimatori del genere era terribilmente appealing. Ed era davvero difficile resistervi, come dimostra la presenza, tra i tanti personaggi incontrati, di gourmet come Allan Bay o Massimo Bernardi.
La degustazione è stata molto interessante, ma già che c’ero, prima di rientrare at home, dopo aver degustato anche un piccolo Champagne molto interessante, di cui conto di scrivere presto, ho fatto un giro, visto che, come avevo letto, anche quest’anno Identità golose ospitava un’appendice vinosa, il Milano FOOD&WINE Festival.
Cosa sia lo spiegano i responsabili in questo testo di presentazione, che vi invito a leggere con attenzione. Nel testo gli ideatori, Paolo Marchi, il dominus di Identità golose, ed un suo collaboratore nativo di Merano, assicurano che il Milano Food & Wine Festival è nato “per valorizzare le migliori espressioni vinicole e gastronomiche italiane e internazionali – hanno dato forma a un Festival dalle caratteristiche uniche, dedicato a chi ricerca esperienza, gusto, autenticità”.
Bene, un rapido giro nel settore vinicolo, mi ha fatto capire che i due, ma penso soprattutto al meranese, predichino bene, ma razzolino malino. Leggetevi difatti l’elenco dei produttori di vino presenti, e paragonatelo all’elenco dei protagonisti cucinari e del food di questa edizione di Identità golose.
Per quanto riguarda le signore ed i signori del fornelli un autentico parterre de rois, per quanto riguarda i produttori vinicoli, beh, lascio a voi giudicare. A parte alcune nobili eccezioni, a partire dai miei amici barolisti Vajra, ai quali ho detto “ma voi cosa ci fate qui?”, per seguire con Cà del Bosco, Col d’Orcia, Querciabella, Bisol, Loredan Gasparini, Orlandi Contucci Ponno, Monte Saline, e poi ci aggiungo, ma più per simpatia, i miei amici di Farnese Vini e Monte Rossa, mi dite voi dove stanno “le migliori espressioni vinicole italiane e internazionali”?
C’erano tante grosse aziende, industriali del vino, cantine sociali, potentati del vino vari, toscani e veneti, e soprattutto tanti sconosciuti o per dirla con gentilezza tanti “saranno famosi”. Almeno si spera…
La domanda allora nasce spontanea: considerato che Identità Golose è una cosa seria, importante, autorevole e di riferimento nel mondo del food, come può accettare di avere un’appendice enoica tanto mediocre?
Colpa solo dell’interlocutore, molto discutibile, la cui metodologia è ormai ben conosciuta nel mondo del vino e ha reso la manifestazione meranese di cui è il padre padrone molto lontana dallo spirito di quella che avevano pensato originariamente i suoi quattro fondatori, o colpa anche dell’ideatore di Identità Golose, cui sta bene che il Milano Wine Festival sia quella cosa tanto poverina con protagonisti non proprio irresistibili?
La parola, se vorrà rispondere, a Paolo Marchi.

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15 pensieri su “Milano Food wine festival: una sezione vino assolutamente non all’altezza di Identità Golose

  1. sono assolutamente d’accordo con lei. Sono stata ieri ad Identità golose e ho avuto lo stesso pensiero. Una parte vino assolutamente non all’altezza della parte food. Perché?

  2. ovviamente, avendo partecipato con la mia azienda al Milano Wine Food Festival, non concordo con la sua analisi, anche se resto dell’idea che per le edizioni future si possa fare di meglio per migliorare la qualità della proposta vino. Ma che dico: in questo modo rischio che la mia azienda non venga più selezionata!

  3. secondo lei Ziliani perché tante aziende di qualità non hanno partecipato? Perché non sono state contattate? Dubito.
    Perché il prezzo di partecipazione era troppo elevato? Possibile
    Perché non considerano qualificante la loro presenza in una rassegna focalizzata sul food? Plausibile

  4. Le seconde o terze linee sono indispensabili per fare cassa, ma ad onor del vero sono quelle che hanno la necessità di farsi conoscere e vendere i loro prodotti anche se non hanno l’eccellenza.
    Sono sicuro che fanno sacrifici economici per conquistare un po’ di mercato e quello che mi conforta è che confrontandosi con aziende qualitativamente blasonate, un anno dopo un anno anche loro cresceranno qualitativamente.

    • Caro Toni, io, come ho scritto, ho visto soprattutto seconde e terze linee. Le aziende blasonate si contano sulle dita delle mani.
      Mi chiedo se il pubblico che viene ad Identità golose per il food possa accontentarsi di industriali del vino e produttori che… si faranno…
      Io sono persuaso di no e l’ho scritto chiaramente.
      Sarebbe interessante – vedrò di saperlo – quanto costasse partecipare con uno stand al festivalino… :)

  5. Devo iniziare premettendo che io non sono stato a Milano e quindi parlo solo per una questione di principio generale.
    Alla base di tutto ci deve essere una chiarezza che dobbiamo a noi stessi, cosa è un vino di qualità? Io direi che è un vino esente da difetti, rispettosi nel gusto della materia prima utilizzata e che piaccia ai consumatori. A questa mia tesi si può opporre un altra tesi che lo vuole fedele ai gusti del passato ma, lontano da tutto il resto che ho citato io. In entrambi i casi non esiste una risposta che oggettivamente possa dare ragione ad una della due versioni, quindi resta lo spazio per la parte soggettiva e li, ci sta tutto ed il contrario di tutto. Quando sono entrato in punta di piedi in questo settore, sul mercato nazionale, c’erano le barriere delle guide dei vini ed una in particolare segnava i successi futuri dei produttori. Anche allora c’era chi pensava di essere il certificatore del concetto di qualità! Sappiamo tutti che fine hanno fatto certe guide, come sono evolute le loro valutazioni ed il loro impatto sui consumatori ma, io non rientrando nella cerchia (prima ristretta, poi allargata), dei prediletti, ho deciso di seguire la mia strada e presentare il mio lavoro ed i miei vini, all’esame dei consumatori, perchè ritenevo loro i giudici supremi che, mettendo mano alla tasca, avessero più titolo per dare un voto al mio prodotto.
    Oggi dopo 17 anni di attività, il nostro successo si è allargato a quasi tutte le regioni del sud, i nostri vini hanno ricevuto attestati da tutte le maggiori competizioni mondiali (oltre 40 medaglie d’oro e trofei in degustazioni alla cieca), sono distribuiti con successo in 74 nazioni ed i consumatori ne acquistano annualmente, oltre venti milioni di bottiglie vendute a prezzi molto convenienti ma, non di certo non di primo prezzo.
    Devo ritenere di essere stato invitato senza merito all’evento milanese? Devo forse pensare che tutti quegli esperti, guide e riviste che mi hanno sempre commentato positivamente i prodotti, lo fanno perchè sarei un industriale? Devo pensare che tutte le persone che bevono i miei vini non capiscono nulla di come deve essere un vino?
    Perdonami Franco, pur nell’amicizia che ci lega dai primi giorni del mio ingresso in questo mondo, io e te abbiamo sempre avuto massimo rispetto ed idee diverse su cosa sia buono e cosa non lo sia, di certo posso dirti che io sono sempre dell’idea di lasciarmi giudicare da tutti ma di seguire chi paga (con l’acquisto di una bottiglia) per esprimere il suo voto e fin quando loro mi diranno che debbo continuare, io lo farò con orgoglio nella direzione attuale.
    Un Salutone
    Valentino

    • caro Valentino, innanzitutto grazie per il tuo intervento, come sempre molto interessante. Sono certo che tu sia stato invitato alla manifestazione milanese per il valore dei tuoi vini e della tua azienda e non é casuale, come scrivevo ieri, che un Benetton, non un pinco pallo qualsiasi, abbia deciso di impegnarsi proprio nella tua azienda.
      Resto dell’idea invece che molte delle aziende presenti alla manifestazione siano presenti esclusivamente perché hanno accettato, con libera scelta, di pagare il costo di partecipazione loro proposto. In una trattativa impeccabile da ogni punto di vista, commerciale e altro. Se fosse stato fatto, a monte, un serio discorso qualitativo, molte di loro, a mio modesto avviso, non sarebbero state nemmeno prese in considerazioni.
      Almeno, se mai mi venisse la balzana idea di organizzare io, al posto del meranese (cosa che probabilmente farei con risultati più soddisfacenti) una cosa del genere, non sarebbero mai entrate nella mia selezione.
      Ricordi cosa accade con la selezione maroniana (do you know mister L.M. caro Valentino?) al Vinitaly? Saranno famosi. Intanto sono solo paganti, poi la fama e la qualità suivra, come direbbero nella douce France… :)
      un forte abbraccio

  6. Caro Franco, dopo aver letto l’elenco delle Aziende vinicole partecipanti ho rinunciato alla manifestazione. E’ evidente che impera il business e non c’è alcuna voglia di originalità o comunque di promuovere piccole realtà, magari di grande qualità, ma con scarso appeal economico. Peccato, credo che una manifestazione del genere potrebbe essere un’ottima occasione per far conoscere al grande pubblico realtà diverse dai soliti noti. C’è molto immobilismo anche in questo campo; del resto basta vedere la lista dei vini della stragrande maggioranza dei ristoranti milanesi (e non solo): tutti o quasi appiattiti sui soliti immancabili nomi.

  7. E’ vero! Anzi VERISSIMO!!!
    nel modo enoico va bene tutto e il contrario di tutto. A ben guardare i numeri, in generale, i vini che si vendono maggiormente sono quelli che gli appassionati ABORRONO, ma a loro favore c’è il prezzo contenuto. I miracoli del costo “equo” in relazione alla qualità è fattore soggettivo. Non venitemi a dire che vini della categoria dell’eccellente Monfortino possano essere alla portata di tutti. Quindi è il portafoglio che sceglie cosa bere. Certo una sufficiente conoscenza dei vini, permette acquisti appaganti, ma quanti sono all’altezza di trovare una qualità soddisfacente, per i critici?
    Certo, questo mio pensiero si sintonizza poco con l’evento milanese, ma resta inconfutabile che le Aziende di seconda linea hanno bisogno di confrontarsi con le aziende top. Ho visto in 40 anni di bevute, tanti produttori mediocri crescere di qualità e altrettanti restare dove hanno iniziato. Sicuramente in momenti meno critici per l’economia, non avrebbero trovato spazio per partecipare al Milano wine Festival. Per ciò anche se un po’ stonati in questa eccellenza gastronomica, diamo la prova d’appello e che le critiche siano utili per scelte future più armoniose.

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  9. Riemergo ora da congresso e dopocongresso e tanto è stato scritto
    posso solo aggiungere un paio di cosa, oltre al grazie a te Franco per i complimenti e il rammarico per averci scoperto solo ora.
    Identità ha dieci anni di storia, il Milano Food&Wine solo uno e non è mai facile sia creare eventi lontani dalla casa madre sia in tandem con altri. Libero ognuno di avere una propria opinione, ma in assoluto a me piace chi assortisce l’offerta e non si limita ai grandi nomi, che conoscono tutti. E’ facile, si va sul sicuro, mentre variegando si rischia, sia con il vino che con i cuochi ma io vi trovo giù gusto perché non è affatto detto che una promessa del presente si confermi una certezza domani.
    Il prossimo anno ti invito a passare domenica quanto tutto gira a pieno ritmo, arrivare al festival lunedì pomeriggio, quando si è prossimi alla chiusura, non aiuta a cogliere l’atmosfera. fermo restando che i vini quelli erano e quelli solo potevamo essere assaggiati.
    buone giornate
    paolo marchi

  10. Visto che qualche esperienza di fiera, in tutta immodestia, ce la ho anche io, vorrei esprimere due cose: 1) non sono d’accordo sul “quando si é prossimi alla chiusura”. Gli espositori avranno anche il diritto di essere stanchi e di avere la testa giá alla logistica dello smontaggio dello stand etc, ma chi ha pagato il biglietto e magari non é potuto venire prima, ha diritto a trovare la stessa “freschezza” e scelta. 2) Ho guardato la lista dei vini. Capisco quello che vuole dire Franco, e ad majora, ma vista con occhio di operatore scrausa scrausa non mi sembra. C’é tutto ed un po´ per tutti : forse rispecchia la domanda e l’offerta riscontrabile in molti buoni ristoranti. Si puó fare di peggio.

  11. caro Carlo, io sono persuaso che si possa fare di meglio. Qualcosa all’altezza della qualità di Identità Golose. Non una versione polverosa e in piccole dimensioni di un Festival che fu grande nel passato. E non lo é più da molto tempo…

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