Alcune riflessioni sull’uscita di Case Basse dal Consorzio del Brunello di Montalcino

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E così, come annunciato e largamente previsto, si è consumato il divorzio, che era nell’aria da anni e nella ragione delle cose, tra Gianfranco Soldera, alias Case Basse, ed il Consorzio del Brunello di Montalcino. Il fatto che questo divorzio sia stato annunciato a latere dell’udienza a carico di quel farabutto che si è reso colpevole dell’infame attentato alla cantina dell’ex broker veneto milanese è solo una mera coincidenza. O meglio il punto finale di un processo che era in corso da tempo e doveva arrivare alla sua naturale conclusione.
Che cosa avesse difatti da condividere Soldera non tanto con l’organismo Consorzio, ma con la comunità dei produttori di Montalcino che nel Consorzio del Brunello si riconoscono, era ormai pochissima cosa. Un mero fatto burocratico, amministrativo, legato a fascette Docg e poco più.
Ma se si ragiona invece sull’idea del Brunello, sullo spirito del Brunello, sulla sua personalità e sulle sue ambizioni, quelle di un produttore come Soldera erano sostanzialmente, drammaticamente diverse da quelle condivise dalla stragrande maggioranza dei produttori che nel Consorzio si riconoscono e fanno parte.
Inutile girarci intorno e prenderci in giro. Dallo scoppio dello scandalo del Brunello in poi, sino all’evento di qualche mesi fa, quando del prezioso nettare di Soldera era stato fatto scempio, cosa che non è assolutamente esclusa che a Montalcino abbia rallegrato qualcuno, tra Soldera ed il corpus produttivo ilcinese si era di fatto consumato un allontanamento sempre più profondo. Una rottura insanabile.
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Da tempo Soldera ed il Consorzio (ovvero i colleghi produttori) erano nella realtà delle cose dei separati in casa destinati prima o poi ad andarsene ognuno per la propria strada. E a nulla è servito il fatto che subito dopo l’attentato il Consorzio si sia trovato nella necessità (quasi costretto) di dover esprimere a Soldera solidarietà per l’accaduto e che Soldera abbia dovuto accettarla, anche se aveva respinto al mittente l’ipotesi di solidarietà concreta espressa dal Consorzio stesso.
Da tempo si sapeva che a Montalcino Soldera non era amato (eufemismo) e che molti l’avevano additato come il “delatore” che rivolgendosi alla Procura di Siena (in verità era stata la Procura a rivolgersi a lui, come persona informata dei fatti..), aveva scatenato il gran “casino” di Brunellopoli. Come se i colpevoli di questa vergognosa pagina della storia del vino italiano non fossero i cialtroni che avevano taroccato i vini, ma Soldera ed i giornalisti, non tanti per la verità, che avevano denunciato questo sconcio.
Ora Soldera, anche senza sbattere la porta, ma certe uscite silenziose fanno ancora più rumore, saluta e se ne va. E forse, forte di un marchio formidabile (paradossalmente ancora più forte dopo lo sgraditissimo accaduto) potrebbe addirittura arrivare a rinunciare a rivendicare il nome Brunello di Montalcino per i propri vini, puntando su due elementi qualificanti: il nome Soldera – Case Basse e l’enfatizzazione del fatto che si tratti di vini espressioni del Sangiovese in purezza di Montalcino.

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Non sembri banale la sottolineatura di questo elemento, che è previsto dal disciplinare di produzione, perché, spiace dirlo, e io l’ho già detto, dopo un paio di anni di tregua a Montalcino quest’anno, in occasione di un’edizione di Benvenuto Brunello perfettamente organizzata e di fatto ottimamente riuscita, sono tornati a fare la loro comparsa proprio il tipo di vini, non riesco a chiamarli Brunello, che proprio Soldera aveva denunciato come spurii. E con i quale non voleva e non vuole oggi, dopo la sua uscita dal Consorzio, che i suoi vini vengano confusi.
Parlo di vini “stravaganti” che se davvero rispettano il disciplinare di produzione che prevede Sangiovese (di Montalcino) in purezza, allora io sono l’Anticristo, elettore di Di Pietro, fini o di Grillo.
Oppure dopo trent’anni che ne scrivo non capisco un tubo di vino.
Chiamo a testimoni amici e colleghi come Roberto Giuliani, Gigi Brozzoni, Juancho Asenjo per dire quale sono state le nostre reazioni, e quelle di alcuni sommelier A.I.S. che ce li hanno serviti e che assaggiandoli a mia richiesta restavano anche loro basiti, di fronte ad alcuni campioni che ci sono stati proposti come Brunello di Montalcino. E sembravano invece dei perfetti Sant’Antimo Doc, o dei Toscana Igt.
Uno, di un produttore che tra l’altro conosco personalmente, talmente cabernettoso, con i suoi profumi spiccati di peperone rosso e giallo grigliato, ed il suo gusto smaccatamente pirazinico, da apparire persino paradossale e patetico nella sua spudoratezza. E poi, en passant, non sono mancati profumi altamente balsamici e mentolati in stile Syrah, spremute di more di rovo in perfetto stile Merlot. Misteriosamente, ma i ritrovati della tecnica enologica sono infiniti, i colori non palesavano più, come in passato, il loro essere eterogenei rispetto al colore, scarico, non super concentrato, del Sangiovese, ma i profumi ed i gusti erano invece lì a dimostrare che di “Brunello” liberamente riveduti e corretti si trattava.
E vogliamo parlare anche dei tanti, troppi, vini, parlo dei Brunello annata 2008, sicuramente rispettosi del disciplinare, ma mediocri poverini, balbettanti, più vicini alle caratteristiche di un Rosso di Montalcino che a quelle di un Brunello degno di questo nome che ci sono stati proposti a Benvenuto Brunello ?
ConsorzioBrunello-logo

Spiace per Montalcino e per il suo brunellesco Consorzio che Soldera, non un pinco qualsiasi, decida da uscire (esempio che immagino non sarà seguito da altri, perché nessuno può rinunciare a cuor leggero al marchio Bdm in etichetta e poi perché in regime di erga omnes si pagano tanti soldi anche restando fuori dal Consorzio) dall’organismo che rappresenta tutti i produttori, ma come stupirsi, come stracciarsi le vesti o scandalizzarsi se alla fine… è finita così? Riccardo Cocciante non aveva cantato che…. era già tutto previsto?

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23 pensieri su “Alcune riflessioni sull’uscita di Case Basse dal Consorzio del Brunello di Montalcino

  1. La cosa assurda e che sia volontario aderire al Consorzio. Se si utilizza un marchio comune, che rappresenta un bene pubblico, non si può allo stesso tempo opporsi all’organismo che gestisce (bene o male, e’ un altro discorso che hai sintetizzato bene) quel marchio. Chi non vuole collaborare può sempre fare un vino IGT o da tavola.

    • caro amico mio non é escluso che Soldera in un futuro commercializzi i suoi vini esclusivamente come IGT, come già fa con il Pegaso

      • Il mio commento era generico, mi riferivo anche alle altre tre aziende che preferiscono stare fuori dal Consorzio. Tutte e tre, come anche Soldera in data odierna, utilizzano sempre il marchio Brunello di Montalcino che non appartiene a loro.

        • io trovo sbagliato stare fuori dal Consorzio, perché credo che le battaglie debbano essere condotte, se vogliono avere qualche probabilità di successo, all’interno, ma capisco benissimo la posizione di Soldera.
          Che non vedo e non sento da oltre due anni, per motivi personali che Soldera conosce benissimo, ma che non mi impediscono di essere un tenace sostenitore della qualità, suprema, dei suoi vini. E, spesso, delle sue ragioni.

    • caro Roberto, invito lei e chi mi ha scritto da Montalcino definendo “illazioni” quanto ho scritto a rileggere attentamente le mie parole:
      “quest’anno, in occasione di un’edizione di Benvenuto Brunello perfettamente organizzata e di fatto ottimamente riuscita, sono tornati a fare la loro comparsa proprio il tipo di vini, non riesco a chiamarli Brunello, che proprio Soldera aveva denunciato come spurii. E con i quale non voleva e non vuole oggi, dopo la sua uscita dal Consorzio, che i suoi vini vengano confusi.
      Parlo di vini “stravaganti” che se davvero rispettano il disciplinare di produzione che prevede Sangiovese (di Montalcino) in purezza, allora io sono l’Anticristo, elettore di Di Pietro, fini o di Grillo. Oppure dopo trent’anni che ne scrivo non capisco un tubo di vino”.
      Sono sicuro di quello che ho scritto e anche recentemente dichiarato in un’intervista che a Benvenuto Brunello ho rilasciato all’amico Dario Pettinelli di Italia TV.
      Ho valutato e soppesato attentamente le mie parole e credo che se qualcuno oggi aggiunge Cabernet o Syrah al Brunello di Montalcino, è un mascalzone perché mette in pericolo tutta la comunità di Montalcino, ma anche un cretino che non si accorge di essere nel 2013.

    • Però, che domandona intelligente? Secondo lei io sono così scemo da scrivere qui che il Brunello di Montalcino dell’azienda agricola Ziliani Franco mi sembra, anzi sarei pronto a scommettere, che non é fatto solo con Sangiovese? Dico di Montalcino, perché ricordo sempre che c’é la Maremma, con tanto Sangiovese vicino, e l’area del Montecucco. E anche in Puglia di Sangiovese, a volerlo prendere, ce n’é parecchio…
      Quello che posso limitarmi a fare é segnalare al Consorzio alcuni casi di vini che all’assaggio, a me e ad altri degustatori sono apparsi strani. Poi facciano i controlli e se risultasse che quei vini fossero indenni da contaminazioni non avrei problemi a scrivermi di essermi sbagliato. Ma sono sicuro di quello che ho assaggiato e delle impressioni, nitide e allucinanti, ricavate.

      • si tratterebbe quindi di truffa in commercio?
        Penso che chi e’ dell’ambiente puo’ facilmente sapere come stanno le cose ed eventualmente l’entita’ del fenomeno, fra l’altro e’ nell’interesse di tutti. Mi meraviglio che ancora non sia scoppiato il terremoto.

        • calma e gesso Roberto. Innanzitutto a differenza di quanto avvenuto in piena Brunellopoli, si tratta di pochissimi e trascurabili “casi” da parte di aziendine di secondaria importanza che, evidentemente con le cantine piene e strozzate dalla crisi, pensano di poter risolvere i loro problemi commerciali confezionando un vino sul tipo di quelli che piacevano tanto a qualche influente degustatore americano. Poveretti doppiamente. Non hanno capito nulla e sono ancora più patetici

  2. Mi permetta una considerazione: Lei scrive che non condivide la strategia di uscire dai Consorzi perché è da dentro che si può cambiare o adeguare gli aspetti che non funzionano. Non sono d’accordo; penso che i Consorzi abbiano fatto la loro storia, necessaria negli anni ’70 – ’80 e ’90 per la qualità e la promozione, ma che ora siano strutture costose e non funzionali all’attuale. Forse sarebbe il caso e il momento di pensare a qualcosa di diverso. Sbaglio?

    • “Prendiamo atto, con sentito rammarico, dell’uscita di Gianfranco Soldera da questo Consorzio dei Produttori di Brunello di Montalcino e, rinnovandogli la nostra solidarietà per il drammatico evento doloso di cui è stato vittima, ci auguriamo che l’imminente processo di rinnovamento del Consorzio – a cui si sta riflettendo per dare supporti rinnovati, nei criteri e negli argomenti, ai vini di Montalcino – possa ………………..”
      Fantascienza tra le Vigne.
      (!)

      • Sembra una risposta del Consorzio alla mia osservazione! Se diventasse vero, non sarebbe fantascienza, ma sarebbe interessante sapere come intendono rinnovarsi. L’abbiamo già visto tante volte il tutto cambia perché tutto resti uguale.

  3. Mi sembra che la conclusione di Carlo Macchi su winesurf
    sia anche accettabile come spiegazione dell’uscita dal Consorzio. Come pure legittima la domanda circa “l’ inventario” dei vini in giacenza salvati dall’atto criminoso. Non che Soldera debba rendere conto a nessuno e non perché winesurf si faccia gli “affari altrui”, ma perché, credo che gli appassionati di Soldera meritino tali dati. Dati che tra l’altro avrebbero anche il fine di spiazzare gli speculatori, che non mancano e che credo Soldera stesso disapprovi.

  4. In attesa di una comunicazione ufficiale da parte del produttore, se mai lo riterrá opprtuno, in rete ho trovato questa, dall’AIS di Sondrio :”Gianfranco Soldera precisa il fatto che si sono salvate circa 8.000 bottiglie del 2006 Riserva che erano imbottigliate e saranno vendute nel 2013. Inoltre la cantina dispone ancora di 22.105 litri di annate tra il 2007 ed il 2012 che saranno venduti negli anni successivi.” Comunque una media di 4.400 litri disponibili per ogni annata é poco, ma fortunatamente per Soldera e per gli appassionati, non pochissimo.

  5. Pingback: Palate di fango su Soldera

    • Se l’avesse inviata a me l’avrei pubblicata. Avendola pubblicata su un blog che non leggo e non stimo in alcun modo non vedo perché dovrei darne conto

      • Ma Lei ha letto i comunicato del Consozio? Che c’azzecca il sindaco. Non dovrebbe cogliere l’occasione per mettere pace e stendere veli pietosi su la cronica incapacità di parlare a noi appassionati del vino?
        Certo che la politica ha anniluce da ricuperare.
        Ma quello che interessa a noi fan del brunello è che il Soldera fa dei vini che sono uno spettacolo per il nostro palato. Se ha un carattere poco facile sarà un problema di sua moglie mica del consorzio. Tutti quelli che fanno un signor vino si sarebbero inc….se i colleghi gli propongono di regalargli il vino.
        ma invece di rimediarla questi son solo capaci di bleterare con comunicati assurdi. Ma chi gli scrive quelle assurdità! Pfui!!!

        • per il momento mi viene una sola risposta: DILETTANTI ALLO SBARAGLIO. Valutazione riferita un po’ a tutti. Ma conto di scriverne prestissimo

      • Tutta la cosa profuma di grande eleganza, menti sopraffine, sguardo attento, intelligenze superiori, signorilità. Intanto chi ha assaggiato i vini di soldera piange su quelli versati.

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