Clamoroso dal Consorzio del Brunello! Babbo Natale esiste ed i bambini li portano le cicogne…

BabboNatale

Straordinaria la fantasia e meravigliosa la scelta di tempo dell’immaginifico, imprevedibile Consorzio del Brunello di Montalcino!
Pochi giorni dopo aver fatto capire, per voce di alcuni autorevoli (espressione legata al loro ruolo istituzionale) componenti del Consiglio di amministrazione, che ci sarebbe una qualche intenzione di portare in Tribunale Gianfranco Soldera, il produttore al quale è stata combinata una mascalzonata criminale del genere, colpevole di aver rilasciato, in questa intervista, dichiarazioni non gradite alla vulgata ilcinese, il Consorzio, sempre dall’ottimo sito Internet Di Vini del Corriere della Sera, condotto da Luciano Ferraro, che cosa fa? Non apre, come sarebbe stato lecito pensare di questi giorni, un gigantesco uovo di Pasqua con sorpresa, ma ci racconta, teneramente, che Babbo Natale esiste ed è tra noi…

Leggete quanto appare su Di Vini, qui: “Trascorsi cinque anni da Brunellopoli, il vice presidente del Consorzio Donatella Cinelli Colombini è volata negli Stati Uniti per dare l’annuncio: «Abbiamo le prove scientifiche, possiamo dimostrare che non esiste Brunello taroccato». È il risultato di una ricerca di 5 anni condotta dalla Fondazione Mach di San Michele all’Adige («il laboratorio più all’avanguardia d’Italia»).

Lo studio è stato presentato al Ttb (Alcohol and Tobacco Tax and Trade Bureau) di Washington. «Abbiamo acquistato 180 campioni di Brunello dell’annata 2007 — racconta il presidente del Consorzio Fabrizio Bindocci — e li abbiamo fatti analizzare. Il risultato: contengono tutti Sangiovese al 100%, come impone il disciplinare. L’abbiamo spiegato subito agli americani, perché è fondamentale avere la fiducia di quel mercato dopo quello che è accaduto in passato»”.

Con la collaborazione di illustri scienziati, usando il metodo degli antociani acilati, ovvero i pigmenti che colorano di rosso il vino, si è appurato che “180 campioni di Brunello dell’annata 2007” sono, come ha sempre prescritto il disciplinare di produzione del nobile vino senese, Sangiovese 100%, Merlot free, conformi, rispettosi delle regole e del buon senso.

Tutto bellissimo, tranne la fanfaluca scientifica raccontata dal presidente del Consorzio Bindocci secondo il quale “l’idea delle analisi del Dna per verificare la purezza del Brunello, proposta da Soldera, è impraticabile”. Che sia invece praticabilissima lo ricorda in questa intervista che mi diede nei giorni caldissimi di Brunellopoli la professoressa Rita Vignani, la cui competenza in materia scientifica non è inferiore a quella dei responsabili della Fondazione Mach.

Prendiamo atto con gioia dei risultati di questo lavoro, ovvero che 180 campioni analizzati hanno dato questo riscontro, ma mi chiedo: dove vogliono andare a parare queste dichiarazioni trionfalistiche? A dimostrare, a posteriori, che anche all’epoca di Brunellopoli non esistevano campioni di vino clamorosamente “taroccati”, pardon, non conformi al disciplinare, e che certi vini “stravaganti” erano unicamente colpa del destino cinico e baro, di cantinieri che non avevano pulito le pompe dopo i travasi, dei vivaisti che invece di dare barbatelle di Sangiovese distribuivano, malnati!, barbatelle di vitigni bordolesi, di una congiura capitanata da Soldera e dal sottoscritto, che nottetempo si erano introdotti  in alcune cantine e avevano aggiunto altra roba ai purissimi Sangiovese in esse contenuti?

Se così fosse e se magari con queste clamorose dichiarazioni si volesse far passare per balzane, provocatorie e deliranti (e magari da perseguire in sede giudiziaria) le riflessioni di chi, degustando i Brunello di Montalcino 2008 allo scorso Benvenuto Brunello si è imbattuto in qualche vino diciamo piuttosto “sorprendente” e dagli aromi pirazinici (ovviamente “merito” di qualche nuovo clone di Sangiovese dai profumi singolari), ci troveremmo di fronte, alla vigilia di Pasqua, ad un clamoroso exploit consortile.

CicogneBebè

Farci credere che Babbo Natale esiste e vive insieme a noi e che i bambini, oltre a trovarsi sotto i cavoli, li portano le cicogne. Cose che nel magico mondo di Montalcino sono ovviamente prassi quotidiana….

Prendiamo atto con gioia che 180 campioni di Brunello 2007 (perché solo 180? E con quale criterio sono stati scelti questi 180? Quali campioni sono rimasti fuori, e perché?) sono impeccabili e formuliamo voti che anche tutti, ma dico tutti, nessuno escluso, i Brunello di Montalcino 2008 vengano passati attentamente allo stesso setaccio.

Se poi i risultati delle analisi saranno altrettanto immacolati, il sottoscritto e altri colleghi, che a Benvenuto Brunello 2013 hanno avuto qualche “visione”, saranno i primi a felicitarsi, a dire bravi bravissimi ai Signori del Consorzio (a proposito ricordiamo che la campagna elettorale per le elezioni per la nomina del nuovo Presidente e del nuovo CDA in programma a maggio è già aperta, per chi non se ne fosse già accorto…) e a tramutarsi in sostenitori della purezza a prova di bomba di tutto il Brunello.

uomosandvich

Solenne promessa: sono disposto a fare l’uomo sandwich e a girare, gratuitamente, per il Vinitaly 2014 con la scritta Il Brunello di Montalcino è tutto puro Sangiovese! se questa immacolata purezza di tutti i campioni 2008 verrà scientificamente provata. I 4 lettori (non i 4000 o 4000000 di qualche pseudo “super blog”) sono testimoni di questo solenne impegno.

P.S.

Un ultimo consiglio in forma di regalo di Pasqua al Consorzio. Evitate l’autogol e la caduta di stile di citare in giudizio Soldera. Non credete che sia già stato abbastanza punito e che, sopportando cristianamente alcuni suoi eccessi verbali e talune dichiarazioni che poteva risparmiarsi (solo alcune, quelle relative alla vostra solidarietà) sarebbe meglio andare oltre?
Auguri a tutti, anche a voi, “carissimi amici” del Consorzio del Brunello di Montalcino…

Buona Pasqua
Happy Easter
Joyeuses Paques
Wesołych Świąt Wielkanocnych!
Frohe Ostern
¡Felices Pascuas
С праздником Пасхи
פסח כשר ושמח

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29 pensieri su “Clamoroso dal Consorzio del Brunello! Babbo Natale esiste ed i bambini li portano le cicogne…

  1. Magari a Gianfranco Soldera può essere imputata una scarsa diplomazia e poca simpatia, ma è innegabile che la sua puntigliosa meticolosità fra le viti prima che in cantina ha portato un bel prestigio a Montalcino tutta e al suo vino nel mondo.
    Solo che in una denominazione che punta, o ha già sforato le dieci milioni di bottiglie, prodotte in un territorio ampio e variegato, qualche domanda la fa sporgere, almeno dal punto di vista qualitativo.
    Ci saranno vini migliori e peggiori, zone più vocate e meno vocate che a parità di condizioni concepiranno sangiovesi diversi a cui l’appassionato o il consumatore dovranno saper indirizzare l’eventuale quantità di soldi da spendere per aggiudicarsi una bottiglia.
    Dieci milioni di pezzi non sono poca cosa, il mondo è pronto a riceverli? C’è domanda di un bene voluttuario come il vino di Montalcino pagato a caro prezzo? Ha senso incrementare la produzione salvo poi, come avviene per una denominazione cugina come quella del Chianti Classico, trovarsi con le botti piene e invendute? O con il vino ceduto a prezzi indicibili?
    Dove girano troppi soldi rende lontano il lume del ragionamento e della lungimiranza per un giochino che ha lastricato d’oro le vie di un borgo fino a trent’anni fa non così baciato dalla fortuna.
    Per continuare l’affare Brunello, forse essere meno democristiani e un pochino più attaccati al suolo, nel difendere un prodotto unico che nasce solo li, sarebbe solo un segno di lungimiranza e amore.
    Ma vigna, amore, fatica, grandine e siccità spesso cozzano con bilanci e portafogli.

    • riferendosi a Soldera non c’é bisogno di dire “magari”: il personaggio non é diplomatico e spesso scade nella palese antipatia. Quasi si compiacesse di farlo. Ma sono più “simpatici” quelle figure del CDA del Consorzio che oggi riferendosi a lui lo trattano come “broker veneto” manco fosse un qualsiasi parvenu dell’universo ilcinese? Assolutamente NO.
      Pertanto teniamoci Soldera, che, comunque, é, a mio modesto parere, un milione di volte meglio di loro.

      • Beh, Ziliani, le ultime uscite di Soldera danno l’idea che il bravissimo viticoltore abbia pestato dello sterco fresco fresco e l’odore arriva fin qua. Che il consorzio voglia tutelarsi non mi pare strano.
        Aver subito quella pessima cosa non da il diritto di spargere guano sugli altri.
        Per non parlare della questione della quantità di vino salvato o non salvato.

        • Io penso che Gianfranco Soldera, dopo tutto quello che ha subito e di cui qualcuno a Montalcino sembra essersi dimenticato, abbia tutto il diritto di affermare testualmente: “Avevo rimproverato quell’operaio che pulendo i tini aveva sversato acqua sulle querce, danneggiandole. Lui se n’era andato. È strano però che siano trascorsi tre mesi da quel rimprovero alla vendetta. Non è stato un impeto di rabbia. I dubbi restano. Non spetta a me fare indagini, ma da profano direi che un rimprovero non può provocare una reazione così a distanza”.
          Volete metterlo in croce, denunciarlo, inquisirlo, o peggio per queste legittime parole? Allora chiedo di essere perseguito pure io, che mi pongo gli stessi interrogativi di Soldera senza essere né suo complice né suo sodale, ma esclusivamente ammiratore dei suoi vini.

    • Caro Andrea, credo che ci sarebbe ‘spazio’ per dieci milioni di bottiglie di Brunello, ci sarebbe; pensa solo ai nuovi paesi – nuovi si fa per dire – che presto metteranno in piedi un loro sistema monetario (e poi ci faranno la guerra della valuta). Lo spazio nel mondo nuovo dei consumi ci sarebbe.
      Soprattutto se il vino poi saprà davvero essere un ambasciatore della terra, affermandosi per il suo carattere e anche come vino “difficile” nel senso che non tutti sono in grado di capirlo….
      Poi non so se un fazzoletto come questo è in grado di produrre quella quantità; nonostante la permanenza in questi luoghi non sono un’esperta.
      Soldera invece lo conosco abbastanza per saperne la ‘ruvidezza’, altra faccia della sua schiettezza e dell’affetto per questa terra. Il suo vino è l’espressione di quell’affetto, che dev’essere tanto visto che il suo vino è così splendido. Ed è innegabile che per Montalcino è stato (ed è) una risorsa, anche come ‘stella solitaria’.
      C’è stato un tempo non lontanissimo in cui ho visto aggirarsi raiders come pistoleri: gente che fiutando il valore delle vigne, ci investiva come in borsa, giocando un gioco che non avrebbe portato bene ai luoghi; quella è gente che con l’agricoltura aveva ben poco a che spartire. Quelli sì che “sfruttano” i nomi e la terra!

        • Ma quelli erano davvero altri tempi….: ora però, chi vuoi che faccia causa a uno che ha avuto quella batosta lì?!
          Via, va bene che stiamo vivendo nel mondo alla rovescia, ma pensare di ‘chiudere la bocca’ a uno che ha ricevuto un danno immenso, facendogli causa per una sua perplessità espressa tra l’altro in modo così colloquiale, mi parrebbe un po’ stravagante..

  2. A proposito della scelta bizzarra di chiamare Soldera “broker trevigiano” leggo che uno di quei personaggi che l’ha coniata si scrive: “Per questo motivo mi ostino a chiamare il soggetto di cui si discute broker trevigiano, non per disprezzo, quanto perché non può e mi pare non voglia essere identificato come gli altri produttori”.
    E’ vero Soldera ed il suo Brunello non possono essere confusi con vini e produttori mediocri che non danno alcun lustro a Montalcino, ma lo fanno apparire un qualsiasi ordinario borgo del vino, non il posto speciale e meraviglioso che é…

  3. 10, 100, 100 Soldera! E anche Ziliani… sarà fiìuori dalle “righe” e poco diplomatico il caro “vecchio” Gianfranco ma meglio lui degli angullieri consorziati che dopo aver dato vita alla fantastica saga di Brunellopoli ora si contorcono per rifarsi una verginità. L’analisi del DNA no? Perché impraticabile o meglio non praticarla? Buona Pasqua a tutti. Godetevela con le persone a cui volete bene e il vino che amate!

  4. I nuovi mercati citati da Silvana immagino possano essere Cina, India, Brasile, altri paesi dell’est dove i francesi ci hanno doppiato alla grande e recuperare il terreno perduto nel proporre vino di qualità dal logo ben chiaro e riconoscibile (che quello vogliono bere) è impresa difficile e non per tutti.
    Attenzione anche al miraggio dei milioni di bottiglie da portare all’estero perchè a condizioni normali se ne impoverisce la qualità e si passa dal vino di elite ad un vino commerciale banalizzato.
    Brunello non è solo un nome o un marchio, ma un territorio che se riempito intensivamente di vigne finirà per scoppiare, specie se coltivato con metodi grossolani.
    Poi il mercato del vino è fatto a collo d’imbuto…. di li si deve passare e a un certo punto se ne vedranno le conseguenze.
    Per arrivare alle analisi condotte sui 180 campioni di Brunello annata 2007: sono state condotte analisi anche sulle annate precedenti?

    • Andrea, vogliamo spendere due parole anche sul concetto di comunicazione che hanno al Consorzio del Brunello?
      Fanno del trionfalismo parlando della presentazione negli States del risultato delle analisi dei 180 Brunello 2007 (perché solo 180? E gli altri?) e poi se visiti il sito Internet del Consorzio http://www.consorziobrunellodimontalcino.it/ non riescono nemmeno ad inserire la grande notizia…
      E dire che spendono fior di soldi in comunicazione e consulenti vari…

    • Caro Andrea, sì, i nuovi mercati – più o meno sono quelli lì, e sono convinta che i numeri per assorbire prodotti di profilo anche altissimo lì ci siano (per ora, ma chissà per quanto?). Sul fatto che sia possibile produrre quei numeri di bottiglie, come ho chiaramente scritto non mi esprimo, perché non sono competente.
      Inoltre aggiungerei un punto ancora. I mercati non sono immobili; una volta che ti ci sei affacciato, non puoi dare per scontato che una volta conquistati ti seguano per sempre. I fattori a favore, o di disturbo sono infiniti….

      • Non manca la vigna con il cipressino e non manca la declamazione dell’ennesima annata 5 stelle non grillina del Brunello nel sito consortile.
        Sapendo poco di comunicazione e ritenendo la vendita un mestiere per professionisti vispi e capaci, nel mio piccolo mi verrebbe da dire fatelo bono e fatevelo pagare il Brunello che nasce in una zona piccina, ben riconoscibile e pregiata dal punto di vista estetico.
        La comunicazione delle cose di valore è facile da fare, parlano esse stesse dentro a un bicchiere, ad un gesto di accoglienza verso un passante che arrivi con la lambretta o la macchina nera da scarpa a punta. Parla mettendosi a sedere sopra un poggio nel vedere l’armonia di un paesaggio.
        Essere orgogliosi di ciò che si fa e difenderlo dalle effimere sirene insidiose che durano un attimo sarebbe una bella sfida per noi toscani sempre più sensibili nella mela destra dei calzoni.
        Non lo so perchè 180, starebbe al Consorzio spiegare… ci sta anche che non tutte le aziende abbiano imbottigliato l’annata 2007 al momento in cui hanno iniziato i rilevamenti.
        Comunque avrebbe senso anche procedere a ritroso nelle annate per fugare ogni dubbio possibile alla TTB di Nuovaiorca.

  5. Ci tengo a ringraziare Franco Ziliani per aver diffuso questa notizia che mi coglie di sorpresa sotto molti punti di vista.
    Non sapevo che parte delle quote che verso al Consorzio del Brunello fossero state utilizzate per acquistare campioni e condurre una ricerca “selettiva” su una parte dei Brunelli in commercio.
    Vinificate tre annate? Con quali uve? di chi?
    Da 20 zone di Montalcino? Allora esistono zone diverse a Montalcino? Mi hanno fatto credere fino a ieri che non esistevano!
    tre annate? quali? di che produttori?
    Non sapevo di aver contribuito alla messa a punto di una metodologia ad hoc che riguarda gli antociani acilati. Ricordo che dopo i fatti di Vinitaly 2008 presi parte ad un convegno dove un eminente professore fece un intervento di un’ora con tanto di schede tecniche proiettate spiegando come la misurazione degli antociani acilati fosse inaffidabile per tutta una serie di ragioni; credo si trattasse di una presentazione che era stata utilizzata davanti al Procuratore della Repubblica di Siena.
    Non sapevo di aver contribuito a pagare il biglietto d’aereo per gli USA perchè dal Consorzio potessero “spiegare subito” al TTB cose di cui come produttore che esporta in USA son all’oscuro. Mi sorprendo perchè so che il TTB paga il proprio biglietto per venire in Italia e da vari anni ha già affidato alla Professoressa Vignani ricerca sul DNA da loro ritenuta affidabile ma che il Consorzio a cui appartengo si rifiuta di prendere in considerazione.
    C’è poi una parte dell’articolo che non capisco: il Presidente Bindocci afferma che la ricerca sui 180 campioni di Brunello 2007 ha dato esito positivo, ma il Dott. Mattivi parla di analisi su 3 annate in commercio.
    Penso che affidare alla stampa la divulgazione di notizie piuttosto importanti come questa abbia il difetto di non assicurare una completa e dettagliata informazione.
    Mi auguro che in futuro, così come chiedo da anni, Il Consorzio del Brunello si renda conto che uno dei ruoli primari di ogni Associazione è l’informazione ai propri associati.

    L’immagine ritrae un grappolo di un clone di Sangiovese tratto dalla selezione clonale condotta a Col d’Orcia assieme allUniversità di Firenze

    • Grazie carissimo Conte Marone Cinzano, grazie per i suoi chiarimenti e per quanto di molto interessante ci racconta. Buona Pasqua a lei e ai suoi cari e che Bacco e gli Dei benedicano Montalcino!

  6. Ho chiesto lumi al Consorzio, e mi hanno detto che hanno acquistato in negozi italiani un campione per azienda delle 180 più grandi produttrici di Brunello, e che tutti sono risultati privi di antociani acilati. In effetti solo un incosciente o uno fuori dal tempo può mettere in commercio nel 2013 un Brunello taroccato; non per onestà, ma solo perché qualunque cliente che volesse fregarti prima vende il vino, e poi va con un’analisi in mano all’ICQ, ti denuncia e non solo non ti paga ma si becca pure un risarcimento danni. Per cui non trovo questo risultato strano. Quanto poi ai Brunelli sospetti che hai assaggiato al Benvenuto, ho una curiosità; vorrei che tu assaggiassi i prodotti in commercio di quei vini. Non sarà mica che è l’ennesima riproposizione del noto problema sulla corrispondenza tra i “campioni per i giornalisti” e il vino regolarmente in commercio?

    • Stefano, ma quel (quei) produttori saranno mica così pirla da proporre agli assaggi della stampa “campioni per giornalisti” taroccati? Dai, é Pasqua, diciamo che hanno fatto così quegli sprovveduti…

  7. Cosa si rischia a dare vini della “Barrique del Giornalista” taroccata a giornalisti che vogliono vinoni? Nulla, e magari si ottiene un bel punteggio. Cosa si rischia a mettere in commercio quegli stessi vini? I sigilli alla cantina, e ogni cliente ha tutto l’interesse a denunciarti perché così il vino se lo è già venduto ma non ti paga. Chi è così matto da rischiarlo?

    • hai ragione Stefano. Si rischia solo a dare da assaggiare come Brunello vini così “creativi” a giornalisti rompi… come me, che a farsi prendere in giro non sono per niente disponibili..

  8. Avere a disposizione una metodologia per estrarre e dosare il DNA dal vino può essere molto importante dal punto scientifico e di studio. Ma perché questo diventi una metodologia utilizzabile a livello legale e di certificazione la strada è molto lunga. E’ necessario che gli studi vengano divulgati pubblicamente su riviste scientifiche, che la comunità scientifica internazionale li acquisisca, che più laboratori indipendenti valutino la bontà, la precisione e la riproducibilità del metodo. Dopo questi passi un’autorità di certificazione controllata da ACCREDIA dopo una attenta valutazione potrà dare il via definitivo alla metodologia di analisi che non sarà più a quel punto prerogativa di un singolo istituto di analisi ma di tutti quei laboratori che la vorranno eseguire, sempre all’interno di un rigoroso sistema di accreditamento e certificazione. Tutti questi passi non sembrano essere stati applicati agli studi effettuati dalla dottoressa Vignani. Purtroppo dopo le speranze del lontano 2008, l’idea di certificare per via genetica la purezza del sangiovese nei vini che lo richiedono, sembrano sempre più allontanarsi; anzi sembra proprio che non sia assolutamente possibile a causa dell’azione degradante dell’alcol sulla struttura del DNA e dall’interferenza del DNA proveniente dai lieviti della fermentazione alcolica e dai batteri malolattici.

    Il vero problema è un altro. La necessità di individuare sistemi di analisi per certificare con minore o maggiore sicurezza la purezza del sangiovese, denota solo la sfiducia dei consumatori nel sistema produttivo di Montalcino e la scarsa considerazione della serietà dei produttori di questo comprensorio. La cosa da fare sarebbe proprio quella di riconquistare questa fiducia perduta dando un immagine globale di affidabilità e serietà che renderebbe inutile l’esigenza di queste analisi, costosissime, complicate e dai risultati assolutamente non probanti.

    • grazie per il suo intervento Carlo, che registro con grande interesse. Ma visto che lei chiama in causa l’ottima professoressa Vignani, mi riservo di rimettermi in contatto con lei, e così come fatto nel 2008 sentire cos’abbia di interessante e di nuovo da raccontarci… Io delle sue capacità scientifiche continuo a fidarmi e non sono il solo…

      • Senza dubbio un’ottima idea. Sarà interessantissimo capire come ella valuta le conclusioni della Professoressa Maria Stella Grando dell’ISMA, la quale dopo un lungo ha escluso in maniera praticamente assoluta e con gradissimo rigore scientifico, la possibilità di determinare per via genetica la purezza del sangiovese nel Brunello di Montalcino. Potrebbe essere anche interessante capire come un ente governativo federale USA , il TTB, saltando tutte le trafile burocratiche internazionali , dal Ministero delle politiche agricole, Agenzia dogane, Commercio estero e moltri altri filtri, sia finito proprio a Siena.

      • Ed ecco la risposta, tempestiva, della professoressa Vignani.

        Una cosa abbastanza scioccante è il commento sui soldi spesi dal consorzio…
        Mi sa che il solo movente per il consorzio era di fare qualcosa di “diverso” dalle persone non grate a esso, a tutti “costi”.
        Che spreco.

  9. Pingback: E se il DNA funzionasse? Il punto di vista della professoressa Rita Vignani | Blog di Vino al Vino

  10. Risposta a Francesco Marone Cinzano

    Francesco carissimo,
    come hai visto, a differenza di alcuni miei colleghi, ho evitato accuratamente di prendere posizione in merito agli accadimenti degli ultimi giorni che hanno colpito il mondo del brunello.
    Nella vita ho sempre cercato di essere un buon produttore di brunello e spero di esserci riuscito. Se non altro onesto.
    Sarà per questo, forse, che Il Marroneto è stata una di quelle aziende che è stata selezionata per fare quei famosi studi sui quali oggi ti stai interrogando.
    Per tre anni di fila sono venuti a prendere in vendemmia tre quintali di uva dalle mie vigne che sono serviti a fare microfermentazioni in laboratorio. successivamente sono venuti a prendermi dei campioni dei vini da me fermentati da comparare con quelli fermentati in laboratorio. Per finire mi hanno prelevato alcune bottiglie di vini gia imbottigliati per analizzare l’evoluzione in bottiglia.
    Quando mi vennero ad esporre l’iniziativa io accettai con entusiasmo felice di poter essere ancora utile alla comunità dei produttori di Montalcino.
    In modo costruttivo e non distruttivo.
    Io ho investito in questo progetto sia personalmente (credo ancora in tanti produttori di Montalcino che lavorano in modo coscienzioso) che economicamente (uva e vino dato ai laboratori alla resa dei conti sono bottiglie di brunello che mancheranno al mercato)
    Spero tanto che di questi studi ne venga fatto un buon uso.
    Alla luce del sole.
    Alessandro

  11. Ringrazio Alessandro Mori, il cui Brunello apprezzo molto e anzi reputo esemplare, per il suo intervento qui, “alla luce del sole”, in risposta all’intervento del conte Marone Cinzano. Mi fa piacere, cari produttori di Montalcino, che dialoghiate qui (alla faccia di quello che ha sostenuto un vostro collega associato, secondo il quale questo blog non se lo fila e non lo legge nessuno: hai voglia… ) ma, vi prego, parlatevi di persona, dialogate, leticate se volete, ma ricordatevi sempre di avere un colloquio tra voi, da pari a pari. Nell’interesse di quel posto meraviglioso, magico, a me caro (checché ne dica qualcuno) che é Montalcino. E del suo vino simbolo quando é grande e autentico, Messer Brunello

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