E-shop on line ma senza prezzi. Lo strano rapporto del mondo del vino italiano con la Rete

e-shop

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E’ proprio vero che il mondo del vino italiano ha, salvo lodevoli eccezioni, un rapporto molto particolare, strano, e non direi esattamente virtuoso con Internet. Rapporto che diventa ancora più complesso e “incasinato” nel caso di quelle particolari applicazioni di Internet, della presenza sulla Rete, che sono gli e-shop. Ovvero sia gli spazi, presenti all’interno delle pagine Web aziendali dove i produttori provano a vendere direttamente, on line, i loro vini.

Per dimostrarvi come sia complicato questo rapporto voglio raccontarvi un episodio credo molto istruttivo. Recentemente un produttore, diciamo una delle aziende di riferimento in una determinata zona vinicola del Nord Italia, ha inviato, a me e credo ad altri giornalisti, una mail per dare notizia del rinnovato sito Internet. Molto bene mi sono detto e sono subito andato a visitarlo. Bella la grafica, razionale l’utilizzo degli spazi, chiaro il percorso di visita, se non mi fossi imbattuto in qualcosa di sorprendente.

Nel sito Internet figurano in vendita diversi vini e altri eccellenti prodotti di quell’azienda, ma, sorprendentemente, non figurano i prezzi. Per cui chi vuole acquistare deve farlo alla cieca, oppure… Cosa ho fatto allora? Ho scritto a quel produttore: “volevo complimentarmi per il vostro nuovo sito Internet, ma devo criticare l’e-shop. Possibile che si deva fare l’ordine alla cieca senza conoscere il prezzo dei vini? Ho cercato, provato e riprovato ma non esiste l’indicazione del prezzo. Un e-shop del genere non va assolutamente bene”.

La risposta mi ha gelato: “L’e-shop è stato creato come modulo di richiesta d’informazioni/preventivo sui prodotti per i nuovi clienti come indicato nella sezione o per l’ordine diretto dei clienti conosciuti. I prezzi non compaiono volutamente poiché vogliamo gestire direttamente e in modo personale la relazione con il cliente. Alla ricezione della richiesta, i clienti potenziali  ricevono una email da parte nostra con il listino prezzi aziendale e il preventivo per la spedizione, o l’indicazione del luogo dove acquistare i prodotti nello stato di appartenenza”.

Al che sconcertato, ho replicato: “ringrazio per la risposta, ma a mio avviso avete scelto una strada complicata. L’e-shop, come diffuso ormai in Europa e negli States, prevede l’assoluta trasparenza e chiarezza nella comunicazione del prezzo sin dal primo istante. Molti consumatori acquistano anche e soprattutto in base alla convenienza del prezzo e alla disponibilità di spesa. Vi posso indicare decine di siti italiani e internazionali che fanno vendita di vini on line e comunicano immediatamente il prezzo. Così facendo secondo me rischiate di perdere la fiducia dei potenziali clienti e di complicarvi inutilmente le cose”.

shopwineelettronico

La risposta, tenace, non ha fugato le mie perplessità: “A disposizione per ulteriori chiarimenti. L’e-shop è per noi l’inizio di un percorso, una nuova esperienza-test (che sarà certamente frutto di valutazioni) per la vendita online dei nostri Vini e altri prodotti. Un primo step che in futuro probabilmente ci porterà alla realizzazione di un e-commerce puro”.

Con questa risposta il produttore, e si tenga conto che ad occuparsi del sito e del progetto non è stato un “vecchio bacucco” ma il giovane figlio del produttore in oggetto, dimostra di non aver capito una cosa fondamentale. Che la mancata indicazione dei prezzi e l’obbligo di chiederli via mail o via telefono al produttore vanifica quella forma di acquisto “d’impeto” che è alla base dell’e-shop.

Molti potenziali consumatori quando per acquistare devono prima mandare una mail, poi attendere una risposta e poi di nuovo rispondere per fare l’ordine (e così facendo perdono parecchio tempo) sapete cosa fanno? Rinunciano ad acquistare o fanno finire l’intenzione di acquistare nel dimenticatoio.

Ma é questo il risultato che il produttore vuole raggiungere con il suo e-shop senza prezzi?

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12 pensieri su “E-shop on line ma senza prezzi. Lo strano rapporto del mondo del vino italiano con la Rete

  1. Pienamente d’accordo con lei, sig. Ziliani. E’ una cosa senza senso, che non serve praticamente a nulla, messa cosi.

  2. Ben detto, uno cambia aria a meno che ciò che cerca non lo trovi solo li, come mi è capitato in un altro settore non molto tempo fa. E’ un vizio che si riscontra spesso nei siti Italiani, non ho memoria in siti esteri, a cui non riesco a trovare una giustificazione valida se non nel fatto che vogliono avere una lista di potenziali Clienti per secondi fini…..
    Cordiali saluti, Giancarlo

  3. Per fare un sito e-commerce bisogna prima riflettere sui vantaggi e gli svantaggi che questo comporta.
    Per una cantina immagino che il problema più grande sia quello di non fare concorrenza alle enoteche… suppongo che questa azienda abbia pensato a questo, altrimenti non riesco a spiegarmi il motivo di questo metodo cosi complicato.
    Ad oggi sono poche le cantine con i sistemi e-commerce, perchè in italia il commercio del vino online non è ancora pratica diffusa e soprattutto perchè ci sono valide enoteche online che vendono varie tipologie di vino dove un compratore ha più scelta e la possibilità di prendere differenti vini all’interno di uno stesso acquisto.
    Senza contare le nuove forme di acquisto flash sales o come in vinix gross market di Filippo Ronco che trovo meraviglioso.
    Mi chiedo davvero se convenga davvero a una cantina creare un e-commerce…

    Luca

    • Il problema è sicuramente quello Luca. Sono letteralmente terrorizzati di vendere il proprio prodotto da soli e sicuramente quello è il modo peggiore per farlo, anche nei confronti della rete vendita per la quale, per quanto ne sa, la trattativa privata potrebbe essere anche peggiore rispetto ad una vendita diretta onesta e trasparente.

  4. Concordo.
    Penso che l’azienda in questione voglia salvare capra e cavoli. Ma a questo punto si deve aver la forza di fare delle scelte: vendo nel canale ho.re.ca. o vendo via internet?
    Entrambe le cose fanno un po’ a pugni.

  5. E’ proprio urticante questa cosa, che però ho notato non esser radicata solo da noi: mi sono imbattuto in un’infinità di siti di produttori di Champagne che fanno la stessa cosa.
    Che poi magari ci speri anche che “questa relazione con il cliente” porti ad uno sconto (perché mai?? neanche ci conosce!) altrimenti non c’ è alcun motivo di relazionarsi in questo modo.

  6. Curioso davvero. Lo dico non da appassionato di vino, ma da modesto frequentatore della parte “commercio e marketing”. La notizia di Matteo sull’analogo comportamento dei produttori di Champagne comincia a farmi pensare. Posto che le osservazioni di Ziliani sono più’ che fondate, assolutamente ragionevoli, viene da domandarsi se il produttore non abbia volutamente ispirarsi a quella esperienza. Magari sbagliando, perché anche ad un esterno come me la nicchia “Champagne” non pare replicabile e assimilabile al piu’ vasto mondo del vino-in-generale. Dovrò’ pensarci sopra, quasi quasi ne tiriamo fuori qualche interessante studio :)

  7. Salve a tutti, purtroppo quello che leggo in questo interessante post è una situazione comune a molti produttori i quali non sanno più quale strada seguire per aumentare le vendite, in questo caso la scelta “discutibile” di utilizzare un ecommerce come doppione del catalogo è soltanto a mio avviso un tentativo di “scavalcare” l’agente o il distributore di turno. Una totale mancanza di programmazione. Credetemi lavoro nel settore dell’export food & beverage da tanti anni e in tanti paesi e di queste aziende in italia ce ne sono tantissime.

  8. Buonasera. A me sembra che tanti produttori abbiano paura a scrivere il prezzo dei loro vini come di esporsi. Mi sembra logico che i prezzi cambino secondo i quantitativi, i costi di spedizione ecc ecc. ma ci sarà pure un prezzo / bottiglia o si decide sul momento?

  9. Vorrei incoraggiare questo produttore del nord a proseguire il suo “test”, magari arricchire il bagaglio di conoscenza oltre che dall’esprerienza anche frequentando un corso di web marketing. soprattutto al nord e nei maggiori distretti produttivi enologici, associazioni di categoria consorzi ed enti vari questi corsi li organizzano, durano il necessario (poche decine di ore) a costi bassi o addirittura gratuitamente. L’ecommerce è un’opportunità irrinunciabile per i produttori di vino, soprattutto per i più piccoli. Ma attenzione, non è affidandoci alla buona volontà del pargolo di casa che riusciamo ad acquisire visibilità online, farci conoscere e vendere. Diversamente è possibile affidarsi a dei professionisti e senza per questo perdere l’autonomia e la gestione diretta dell’eshop.

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