Gaja e il fare sistema. Super Tuscan ancora vivi o morti? A proposito di una degustazione di Der Feinschmecker

Gaja

Preso da mille impegni mi sono clamorosamente dimenticato che un mese fa, erano i giorni del Benvenuto Brunello, il noto produttore piemontese con interessi anche in Toscana, Angelo Gaja, il re del Langhe Nebbiolo, mi aveva fatto recapitare tramite la sua cortesissima responsabile della Segreteria, Sonia Franco, la notizia con relativo commento che oggi pubblico, accompagnata da questa semplice avvertenza: “Vabbé, “dei Supertuscan non frega niente a nessuno”: “i vini prodotti da (con il metodo) Gaja piacciono molto agli uni e per niente agli altri”.
Pur facendo parte del lotto di quelli ai quali dei cosiddetti Super Tuscan “frega” ben poco, considerandoli vini accessori e non protagonisti, come larga parte della stampa invece li giudica, della scena toscana (preferirò sempre un Brunello di Montalcino, un Chianti Classico, un Chianti Rufina, persino un Vino Nobile di Montepulciano, al più “flamboyant” e mediatico dei vari .. “aia” di Bolgheri e dintorni), e comunque il cui momento magico è ormai ampiamente trascorso, pubblico ugualmente questo contributo di Monsù Gaja.
Trovando, al di là della notizia del buon risultato raggiunto dal suo Camarcanda in una degustazione della rivista tedesca Der Feinschmecker,  interessante l’invito espresso dal produttore presente con tenute anche in Toscana (colleghi che l’hanno visitata con tenuta, mi dicono, anche a Montalcino…), a fare squadra, sistema, gruppo. Dando vita, come ben annota, a “progetti a favore del territorio atti ad avviare unazione integrata con le associazioni che intendono valorizzare la gastronomia, il turismo del vino, i beni culturali ed il paesaggio; avviando iniziative atte a far crescere la professionalità dei soggetti coinvolti”.
Su questo il produttore venuto da Barbaresco ha assolutamente ragione. Buona lettura.

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In riferimento all’articolo pubblicato sulla rivista tedesca Der Feinschmecker, dei primi dieci vini classificati sui 93 SUPERTUSCAN degustati otto provengono dalla MAREMMA di cui cinque dall’area di BOLGHERI. Il riconoscimento attribuito dai degustatori ai primi dieci vini classificati si estende così anche alla Denominazione ed al territorio. In nessun altro comparto come in quello del vino il patrimonio comune delle Denominazioni ed i marchi individuali camminano uniti. I produttori che con la propria azione ed a proprio rischio contribuiscono ad attivare la domanda dei vini aziendali nelle diverse fasce di prezzo e sui diversi mercati non ne traggono vantaggio esclusivo, ma creano le premesse affinché altri produttori della medesima Denominazione, che lo vogliano e lo sappiano fare, possano trarne beneficio.
E’ sempre stato così in passato, era il motore di costruzione della domanda a costo zero. Da quando è possibile attingere a fondi pubblici per la promozione gli si è stato dato il nome di FARE SISTEMA, FARE SQUADRA, ma resta identico al processo di allora. Tra i vini classificati Sassicaia ha visto riconfermato il proprio valore: è il vino che continua ad ispirare i produttori della costa toscana.
L’articolo 17 del D.L. 61/2010 attribuisce ai Consorzi fra produttori il compito della Tutela, Vigilanza e Promozione della Denominazione. Ai fini della costruzione della domanda svolgono la stessa funzione sia i vini di una Denominazione venduti in Germania al supermercato ALDI (giusto per fare un esempio) a basso prezzo, che quelli rari che spuntano prezzi iperbolici alle aste.
Qual è il compito della Vigilanza? Operare affinché i produttori dei vini delle varie Denominazioni rispettino i disciplinari sia per volume di produzione che per caratteristiche qualitative. La Promozione andrebbe curata dai Consorzi principalmente a livello locale, ispirando progetti a favore del territorio atti ad avviare unazione integrata con le associazioni che intendono valorizzare la gastronomia, il turismo del vino, i beni culturali ed il paesaggio; avviando iniziative atte a far crescere la professionalità dei soggetti coinvolti; organizzando incontri tra produttori artigianali di dimensioni piccola e media (e dei produttori di maggiori dimensioni che intendono parteciparvi) con i buyers.
In presenza di fondi pubblici a favore della promozione sui mercati esteri è preferibile che i Consorzi sappiano rinunciarvi, avviando invece azioni idonee a spronare/istruire i piccoli produttori ad utilizzarli creando reti di impresa. L’obiettivo è quello di preservare nei Consorzi una struttura snella, evitando il sovraccarico di personale che diventerebbe esuberante il giorno in cui si prosciugassero i contributi comunitari per la promozione sui mercati extra-europei. Angelo Gaja
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L’esito della degustazione pubblicata sul numero 3/marzo 2013 di Der Feinschmecker

Nel numero 3/Marzo 2013 della rivista tedesca Der Feinschmecker, a pagina 90-91-92 l’articolo “IMMER NOCH SUPER?” riporta l’esito della degustazione di SuperTuscan condotta in Germania dal giornalista Ulrich Sautter unitamente ad otto degustatori professionisti.
Si é provveduto a virgolettare la traduzione di alcune parti dell’articolo. Titolo dell’articolo “Ancora sempre SUPER?” « …la giuria di Der Feinschmecker voleva sapere se Sassicaia, Ornellaia & Co sono sempre brillanti e si è imbattuta in una bella sorpresa: secondo la nostra degustazione alla cieca è Angelo Gaja, arrivato dal Piemonte, a produrre i migliori SuperTuscan.» (ndr WOW ! che responsabilità!) « … abbiamo assaggiato in tre sessioni 93 SUPERTUSCAN dall’annata 2005 fino al 2010, che erano stati acquistati sul mercato.
Tra questi c’erano tutti i vini culto e di prestigio, di essi il solo SASSICAIA ha superato la prova….» « CAMARCANDA 2008 si è aggiudicato il primo posto. Forse per l’ideale unione dello “stile internazionale” e “dell’italianità”. » « Oltre che PROMIS 2009, decimo in classifica, anche MAGARI ha ottenuto un buon giudizio posizionandosi al dodicesimo posto»
Nostro commento: La Germania è il secondo mercato al mondo per consumo di vino, dopo gli USA. Der Feinschmecker è la rivista tedesca di vino e gastronomia più letta. Dai giudizi espressi emergono dei Meno e dei Più. Più la fortuna ci ha assistito. Se solo avessero degustato CAMARCANDA 2007 che è ancora chiuso al naso e nervosetto in bocca, il risultato sarebbe stato diverso.
Tutti i vini di Ca’ Marcanda sono stati indicati nell’articolo come appartenenti alla categoria dei SUPERTUSCAN. Vengono in effetti chiamati così i vini toscani prodotti con varietà francesi. Il progetto che abbiamo sempre avuto in mente per Ca’ Marcanda fin dal nostro arrivo a Bolgheri nel 1996 era invece di non produrre dei vini SUPER. Il riscaldamento climatico non ha favorito, ma il nostro obiettivo resta invariato.
Per i vini di Ca’ Marcanda si fa menzione nell’articolo alla fusione dello “stile internazionale” con “l’italianità”. Pur utilizzando varietà internazionali aspiriamo a produrre vini che parlino italiano. Le diversità di annata dei 93 vini assaggiati non facilitano la comparazione Tutti i 93 vini sono stati acquistati sul mercato.
La minaccia più grave alla credibilità delle degustazioni dei winewriters nasce quando le bottiglie provengono direttamente dai produttori.
Camarcanda

1 2008 Camarcanda, Angelo Gaja, Castagneto Carducci, Maremma
2 2007 “Mèria”, Serpaia, Fonteblanda, Maremma
3 2008 Caiarossa, Caiarossa, Riparbella, Maremma/Pisa
4 2010 “Guidalberto”, Tenuta San Guido, Bolgheri, Maremma
5 2009 Gagliole, Gagliole, Castellina in Chianti, Chianti
6 2007 Orma, Podere Orma, Castagneto Carducci, Maremma
7 2008 “Saffredi”, Fattoria Le Pupille, Grosseto, Maremma
8 2009 “Sassicaia”, Tenuta San Guido, Bolgheri, Maremma
9 2007 “Siepi”, Castello di Fonterutoli, Castellina in Chianti, Chianti
10 2009 “Promis”, Angelo Gaja, Castagneto Carducci, Maremma

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4 pensieri su “Gaja e il fare sistema. Super Tuscan ancora vivi o morti? A proposito di una degustazione di Der Feinschmecker

  1. Da quando è possibile attingere a fondi pubblici, la promozione dei territori è diventata di plastica e modellata con uno stampino. La prima preoccupazione delle figurine che ‘governano’ queste operazioni è quella di stornare i suddetti secondo linee guida che obbediscono a criteri commerciali (magari anche nell’accezione più positiva, ovviamente, del termine).
    Ma la promozione di un territorio, anzi di una terra (termine meno bellico, rispetto al precedente), diviene realmente solo quando è ispirata dai sentimenti. Non dal sentimentalismo deteriore: dai sentimenti veri, e deve essere cost-less. La pecunia deve essere la conseguenza di occhi lungimiranti.
    Se così accadesse, se (anzi, quando) così fosse – e non è detto che si tratterebbe di azioni ‘lievi’ e poco incisive -, i fondi a cui si ha diritto dovrebbero essere affidati a soggetti qualificati. e usati in modo francescano.
    Forse pochi ricordano che la terra italiana fruisce tutt’ora di una vera e propria promozione – gratuita – messa in atto per secoli, da testimoni di grande intelligenza e sensibilità.
    Forse non si sa, o si dimentica, che “quella promozione” continua a ‘lavorare’ nel profondo dell’immaginario collettivo delle classi colte (a livello mondiale), cioè nella mente di quelli che hanno imparato il meglio dell’Italia leggendo, osservando ed elaborando. Bere i nostri vini deve essere la conseguenza di quei pensieri.
    .

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