Vendemmia 2013 in Nuova Zelanda: si apre il sipario by Giuseppina Andreacchio

NuovaZelanda1

Primo articolo dalla bravissima inviata speciale di Vino al vino from New Zealand Giuseppina Andreacchio. Giusy finito il suo training ha iniziato l’avventura con una vendemmia, la 2013, che da noi è ancora dannatamente lontana… Have a nice stay Giusy e… beata te! Buona lettura

Il viaggio è stato lungo lo ammetto ma l’entusiasmo e la voglia di fare questa bellissima esperienza in una terra lontana e giovane mi hanno spinto, senza remore sin dall’inizio, a superare qualsiasi difficoltà, di tipo logistico e burocratico. Ed oggi mi ritrovo in Nuova Zelanda. Dopo 30 ore di volo da Londra, sono atterrata nel principale centro della regione di Marlborough, chiamato Blenheim. Un piccolo paese diremmo noi, immerso in un panorama mozzafiato, fatto di grandi spazi, per lo più coltivati a vigneti a ridosso delle piccole montagne, tra colline popolate da pecore e buoi e attraversato da ruscelli e piccoli rivoli.

La seconda veloce sosta, dopo Los Angeles, è stata Auckland, la grande metropoli dell’isola del nord. Dall’aereo ho avuto modo di vedere la sua estensione, che è abbastanza vasta e uscita dall’aeroporto per andare al terminale dei voli internazionali, sono stata inaspettatamente avvolta da una folata di aria caldissima e odore di salsedine e iodio: un bel benvenuto che questa terra mi ha regalato. Sosta brevissima prima di imbarcarmi su un velivolo con soli 15 posti a sedere, in gergo chiamato ‘embraer’ , un jet che ha sorvolato l’intera isola del nord, dirigendosi verso la parte ovest dell’isola del sud, facendomi sentire parte di un film d’avventura..
La destinazione finale mi è stata dettata dalla mia grande passione per il Sauvignon Blanc, uno dei miei vini preferiti e dal fatto che alcuni amici kiwi mi hanno consigliato questa isola rispetto a quella del nord. Ovviamente non ripartirò per Londra senza aver visitato Auckland, dove un mio caro amico kiwi mi farà da guida per tre giorni, e soprattutto l’isola del vino, Waiheke, a soli trenta minuti di traversata e meta da non perdere per nulla al mondo., dove ci sono circa 30 aziende vinicole.

Già dalle varie corrispondenze per prenotazioni e alloggio, avevo capito con chi avrei avuto a che fare: persone, i Neozelandesi, simpaticissime, disponibili, dolci, pazienti e sempre sorridenti. Ed infatti al mio arrivo non sono stata delusa dalle aspettative per niente: sono stata accolta da un carinissimo signore di mezza età’ con tanto di cartello con su scritto il mio nome che mi ha accompagnato al mio ostello. Gli ostelli, che qui si chiamano, backpackers hostels (cioè per viaggiatori che null’altro hanno se non uno zaino a spalla come unico compagno di viaggio) sono stati adattati a veri e propri alloggi per lavoratori stagionali.
Devo ammettere che per me è un gran sacrificio non avere le mie comodità e soprattutto dover usufruire di docce comuni che funzionano a gettoni come i jukebox, ma in tempo di guerra bisogna arrangiarsi, dice il proverbio. Mi sembra di essere tornata indietro ai tempi dell’università e sicuramente tra questi giovanissimi stono un po’, ma alla fine questa sarà anche un’esperienza di vita, oltre che di lavoro. I miei vicini di casa sicuramente mi considerano un’asociale in quanto mi invitano continuamente alle loro festicciole e barbecue ai quali non partecipo avendo un gruppo di amici della mia età coi quali ci ritroviamo la sera per discutere di vino e fare degustazioni comparative.

Nell’alloggio ho notato che c’è un’altissima percentuale di americani, californiani in particolare, che sono degli habitués della vendemmia qui  e che solitamente lavorano in boutique wineries in California, ma sono anche interessati a conoscere un modo diverso di fare vino che è piuttosto produzione di massa in cantine di dimensioni triplicate rispetto a quelle di casa loro.
Mi sorprende e mi compiaccio molto della voglia di conoscere e sperimentare di questi giovani, realmente interessati a capire i processi di produzione sul campo, senza vergogna di sporcarsi le mani sebbene molti di loro è evidente siano di estrazione sociale molto alta. Devo ammettere che mi sono tutti molto simpatici e mi scappa da ridere a volte quando vedo i giovanissimi in difficoltà in cucina o alle prese col bucato. Mi ricordano di quando io ero, da adolescente, nella loro stessa condizione!
NuovaZelanda2

La cantina che mi ha assunta si chiama New Zealand Wineries e si trova a Riverlands, una zona periferica attaccata a Blenheim, sede di varie aziende. Era fino a qualche mese fa parte di Mud House ma proprio in questi giorni è stata fatta la scissione e l’azienda adesso vende il vino imbottigliato a Mud House, Waipara Hills ed altri clienti per essere etichettato e messo sul mercato. Qui questi tipi di cantine hanno il nome di contractors. Difatti le uve, raccolte da ciascun cliente, verranno da noi processate, imbottigliate, e poi restituite al mittente per la maturazione, se da loro voluta.
Pensavo di essere la sola italiana ed invece, a causa della crisi economica, nel mio gruppo ci sono altri due ragazzi italiani, veneti per l’appunto, in cerca di un lavoro permanente e un gran numero di californiani, portoghesi e un solo ragazzo inglese. Già dal primo giorno di training è stato facile capire quanto siano ben organizzati e quanto siano disposti ad insegnare il lavoro bene a ciascuno di noi.

Il training della durata di tre giorni è stato diretto soprattutto alle misure di sicurezza da utilizzare durante la vendemmia. Le cantine qui sono molto attente alle norme e nessun lavoratore viene ammesso senza il proprio materiale personale come tuta, stivali di gomma, mascherine, occhiali, crema solare protettiva, guanti di due tipi (uno esclusivamente da utilizzare quando si maneggia la soda caustica), scarpe anti-infortunistiche e giubbino.
Ognuno di noi è stato dotato di questi strumenti per poter lavorare e abbiamo dato le nostre impronte digitali per poter avere accesso giornaliero alla cantina. Questa è molto grande, ci sono 12 presse Bucher Vaslin e l’anno scorso che si è dimostrata una vendemmia scarsa di quantità ma non di qualità rispetto alla norma, processarono 7,000 tonnellate di uve contro le solite 11-12,000 che si prevedono anche per la vendemmia 2013. Nel 2012 l’intera regione di Marlborough produsse 15.1 milioni di casse di vino.

Qualsiasi attività, dalla pulizia di una vasca, considerata come ‘a confined space’ quindi un ambiente pericoloso, o un rimontaggio o un travaso non possono essere effettuate senza il previo permesso scritto e firmato da uno dei supervisori. Questo si iscrive nel processo della sicurezza e della tracciabilità delle procedure in cantina e infatti New Zealand Wineries fa parte del programma di ‘Sustainable Winegrowing’, volto al rispetto dell’ambiente e all’attenzione delle pratiche della viticoltura e della vinificazione per la produzione di vini ottimi.

Un secondo programma a cui partecipa è detto ‘Wine Standard Management Plan (WSMP)’ che è richiesto dal Governo e riguarda la necessità da parte della cantina di produrre la documentazione relativa alla tracciabilità delle uve dal vigneto alla vendita delle bottiglie. Ciascuna bottiglia deve essere etichettata secondo i dettami: varietà, annata, origine, e paese d’origine. Infine l’ultimo programma, chiamato ‘Lean Manufacturing’, riguarda la facoltà di incrementare l’efficienza in cantina, diminuire la produzione dei rifiuti e degli sprechi e usare metodi pratici per decidere cosa è necessario volta per volta, anziché accettare passivamente il modo in cui un’attività è stata sempre fatta. Questa pratica venne inventata dalla Toyota e applicata poi ad altri campi di produzione.

La professionalità e organizzazione della cantina è qualcosa di invidiabile e dovrebbe essere esempio da emulare per le cantine europee. Non solo ci viene offerto il pranzo quotidiano, con tanto di menu da cui scegliere e barbecue all’aperto per chi ha il turno domenicale, ma siamo stati accompagnati in ogni fase: dall’apertura del conto in banca alla compilazione del modulo per pagare le tasse come lavoratori d’oltreoceano. Insomma se un po’ soffro per le condizioni precarie dell’alloggio, in compenso non avrei potuto trovare cantina migliore per fare la mia prima vendemmia.

Venerdì scorso, finito il training, ci hanno divisi in gruppi e abbiamo iniziato la pulizia delle macchine e delle vasche d’acciaio. Lavoro arduo ma divertente se fatto a ritmo di musica incalzante che la cantina mette a disposizione e circondata da gente di tutto il mondo. Gli standard di pulizia sono altissimi in Nuova Zelanda in quanto i controlli sono scrupolosi e assidui, specie in periodo di grande attività.
Se qualcosa va storto si rischia il carcere e il nostro manager di cantina, un omone che vuol fare il duro e il severo di nome Greg, ma che in realtà è molto disponibile e gentile, ce lo ripete in continuazione. La pulizia di ogni singola parte viene fatta con fermabrite (carbonato di sodio in polvere), poi acido citrico e infine soda caustica altrimenti non può essere utilizzato. E ovviamente sono molto d’accordo con loro: la pulizia minuziosa dei singoli strumenti è pre-requisito obbligatorio per fare del buon vino. Il momento del pranzo è il più bello: ci ritroviamo tutti sotto il sole cocente a parlare di tutto: dal vino alla nostra vita nei paesi in cui viviamo e si finisce poi col darsi appuntamento la sera per un bicchiere tutti insieme in città.

Ciò che mi ha colpito del tempo a Blenheim, che è poi elemento più o meno comune a tutta la Nuova Zelanda, è lo sbalzo di temperatura tra il giorno e la notte. Il sole sorge intorno alle 7.30 o anche 8 e le temperature di notte sono molto basse, arrivano fino a 7 gradi tanto che i nostri alloggi sono tutti dotati di riscaldamento. Non appena il sole appare la temperatura si alza repentinamente e si riscalda fino ad arrivare a 22 o 23 gradi di giorno, col picco a mezzogiorno per poi abbassarsi di nuovo la sera.
NuovaZelanda3

Mi è stato detto dalla gente del luogo che quando la mattina c’è la rugiada che loro chiamano ‘dew’ o anche uno strato sottile di ghiaccio, si prevede poi una giornata caldissima. È proprio questa differenza tra temperatura diurna e notturna, mi ha spiegato l’enologa dell’azienda, che permette al Sauvignon Blanc di sviluppare quei suoi aromi caratteristici e i raggi del sole di giorno sono così diretti e forti che penetrano attraverso la buccia dell’acino portando gli zuccheri a giusta maturazione, mentre l’acidità alta è frutto del freddo notturno. La neve è cosa assai rara, e la temperatura in inverno che arriverà qui il primo di Giugno, non supera mai di giorno i 26 gradi mentre è nell’Otago Centrale che il caldo arriva fino a 37 gradi ma si tratta di un caldo secco, non umido, quindi sopportabile.

La vendemmia 2013 si prospetta molto buona in quanto l’estate è stata all’insegna del caldo in misura equilibrata; in questi giorni ho approfittato per fare un giro nei vigneti ed assaggiare acini di bianchi e rossi e posso dire che sono di una dolcezza unica, succose e con una buona dose di acidità. Segno questo che la maturazione ha raggiunto ottimi livelli e non ci sarà bisogno di arricchire il mosto nè probabilmente di acidificarlo tramite aggiunte. In effetti solo nel 2008 ci fu bisogno, mi è stato detto dagli enologi, di acidificare le uve in quanto fu un’estate torrida e venne ottenuto pertanto il permesso per la pratica dell’acidificazione.

Sabato e Domenica sono stati per noi giorni liberi, così ho approfittato per fare il giro della città, di impronta ovviamente molto americana, visibile nelle case e nelle macchine, e per pianificare un paio di giri. Tra tutti la visita alle cantine più famose: Brancott Estate, Forrest, Saint Clair, Villa Maria e Fromm che è uno dei pochissimi produttori biodinamici, poi ancora Yealands Estate, Mount Riley e percorrerò quando troverò un mezzo di trasporto adeguato a ‘la strada del vino’.
Qui in effetti è necessaria una macchina per potersi muovere e ci stiamo organizzando con i compagni di lavoro per trovarne una e dividere le spese della benzina. Ci sono 142 cantine a Marlborough con 23,964 ettari di vigneti piantati nella regione. La percentuale di Sauvignon prodotto qui rappresenta il 90% della produzione nazionale.

Poi vorrò fare un tour della famosa distilleria di fruit brandies e la fabbrica della birra a Dodsons (la birra Moa è la più famosa qui ma ce ne sono tante altre) e non mancherà una visita alla città di Wellington a sole tre ore di traghetto e forse Christchurch, un po’ più lontana, in fase di ricostruzione dopo il terremoto avvenuto di un paio di anni fa.

Lunedì 25 Marzo si è ricominciato ed è stato un giorno molto pieno: degustazione di due linee di vini prodotti in cantina (di cui vi farò la cronaca nei prossimi giorni) e poi nel primo pomeriggio arriverà il primo carico di uve. Ci sarà sicuramente il primo carico di Pinot Gris (20,000 kg) da Nelson ed io sono stata assegnata al ‘pressing team’ ma mi verrà data l’opportunità di dare una mano ai ragazzi del team dell’inoculazione, del laboratorio analisi e forse anche dei travasi. Potrò così assistere a tutte le varie fasi della produzione e avere un quadro completo alla fine di come si lavora in un paese che, sebbene non registri una lunga tradizione di vino, è riuscito però a imporsi sul piano internazionale in breve tempo e con enorme successo.

Giuseppina Andreacchio

______________________________________________________________________

Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog
http://www.lemillebolleblog.it/

3 pensieri su “Vendemmia 2013 in Nuova Zelanda: si apre il sipario by Giuseppina Andreacchio

  1. Trovo adorabile questa signora Andreacchio, e questo vale per il tratto personale.
    Professionalmente parlando, potrebbe tenere una docenza in varie materie. Inoltre, leggendola, ci si informa davvero e si impara.
    Inedite le vigne “in mutande”!

  2. Gentile Silvana, GRAZIE!! le vigne coperte sono diffuse qui per l’enorme affluenza di uccelli che mangiano i succosi chicchi..un saluto da Blenheim..Giusy

    • Premetto che non la voglio indurre a una corrispondenza…no! Ma lei ha un modo di raccontare che mi pare notevole, e un po’ me ne intendo. Riesce a trasferire il clima della sua esperienza, di un vino, di un luogo, in modo profondo e contagioso. Se insisto su questo punto è perché – vede – noi in Italia abbiamo (avremmo) tanto da dire …
      PS: anche le braghette alle vigne sono molto interessanti….

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Heads up! Stai cercando di salvare un'immagine non valida. Se la salvi non verrà visualizzata nel commento.