Vini naturali, biologici, biodinamici, questa moda ci ha veramente stancato!!!

vininaturali

Un editoriale, che condivido, di Franco Ricci su Bibenda 7

D’accordo con il suo responsabile, Franco M. Ricci, che ringrazio per la sua disponibilità e per lo spirito con cui accetta democraticamente, senza pronunciare alcun tipo di diktat bulgaro nei miei confronti, talune mie critiche, ripubblico, condividendolo in toto, l’editoriale del numero di questa settimana della rivista on line Bibenda 7, (il cui archivio potete trovare qui) dedicato alla moda, ma che dico, ormai alla mania ed esaltazione, con tanto di esegeti, profeti, presunti portavoce, interpreti, rispettosi del dettato alla lettera o con qualche concessione poetica, dei vini naturali, biologici, biodinamici. I soli vini, secondo qualche fanatico ed eno-talebano, che meriterebbero considerazione da parte degli appassionati.
Una moda che, soprattutto per gli eccessi raggiunti non solo da alcuni suoi protagonisti, ma da parte di chi ne scrive e blatera pretendendo di esserne la voce ufficiale, ci ha letteralmente, perdonatemi il francesismo, rotto i corbelli. E basta!
Buona lettura

Ma che ce ne frega del vino biologico!

Convegni, incontri, degustazioni a tema, adesso escono pure le guide sul vino biologico… un chiasso di povertà culturale, pur di proporre al consumatore una “eccellente” alternativa. Che non c’è.

E la qualità? Fosse solo questo il dubbio…

Lo abbiamo scritto sull’editoriale della Guida 2013. Lo vogliamo ribadire questo desiderio di far cessare il suono di certi tromboni che sull’altare del “puro e pulito” inventano la favola di un vino migliore confondendo una bio vigna con la cantina, fingendo di non sapere che per eliminare i solfiti dal vino, i diserbanti o i concimi chimici nel terreno non ci azzeccano niente.

Di sicuro, signori, secondo natura il vino è aceto. E, se non si trovano altri sistemi, senza la mano dell’uomo in cantina, proprio non possiamo farne a meno dei solfiti. E chi utilizza i solfiti non può scrivere “vino biologico” sulla bottiglia o sul suo biglietto da visita.

Sia come sia, noi siamo per la qualità. Punto e basta. La ricerca della qualità è il nostro obiettivo e se qualcuno un giorno ci proporrà la massima qualità e in più pure senza solfiti, gli assegneremo senza dubbio il nostro Oscar. Perché sarà allora una grande scoperta, da applaudire come abitanti di questa Terra. Però, dopo l’applauso, torneremo in silenzio a occuparci di vino.

Franco Ricci

63 pensieri su “Vini naturali, biologici, biodinamici, questa moda ci ha veramente stancato!!!

  1. Oh sì, certo, non se ne può più di quelli che cavalcano le parole per qualche bottiglia di vino venduta in più, oppure di quelli che pensano che basti essere “bio”, in una delle accezioni e sfumature, per essere più e meglio di un altro che non lo è.
    Tuttavia vorrei segnalare qualcosa che è un po’ più che nell’aria; qualcosa che inesorabilmente cambierà il mercato (chiamiamolo ancora così). Perché il mercato è fatto di opinioni, idee, desideri stimolati da bisogni effettivi e stringenti; è qualcosa di mobile e sempre meno controllabile, man mano che l’accesso all’informazione aumenta.
    La moda poi la creano quelli che, avvertendo che i tempi stanno cambiando l’atteggiamento verso la terra e l’ambiente, cercano di accodarsi, magari senza avere né lo spirito, né l’onestà intellettuale per farlo realmente.
    Mia opinione (da incompetente, ma non da analfabeta) è che ci sono vini bio&c. strepitosi, soprattutto quando chi li produce ha cura del risultato in bottiglia e non in etichetta, e cerca di lavorare bene “con” la terra e senza forzature; ma non ho pregiudizi verso i vini prodotti altrimenti.
    Però, sapendo quanto nuoce il diserbante, quanto siano invadenti i pesticidi, e così via…, bevo più volentieri il vino di chi so che – quanto meno – ci va piano! L’informazione mi ha sensibilizzato…
    E il mercato….”non se ne frega”

  2. A me sembra che l’importante sia che da parte di “qualcuno” produttore e di “qualcuno” consumatore sia sorta spontaneamente un’istanza per vini
    “senza”. La posizione di chi la considera solo una moda é secondo me un po’ miope, come pure fiscale il voler ridurre tutto all’ uso o meno dei solfiti
    come confine e metro di valutazione tra l’una e l’altra concenzione del modo di coltivare la terra e produrre il vino. Le mode fanno parte del nostro mondo – barrique docet – ma il bollare tutto come moda stancante é una posizione un po´ semplicistica che non mi sento di condividere. L’istanza c’é, é concreta e riguarda peraltro tutto il mondo alimentare.

  3. …evvai… potremmo fare flic e floc, che quasi in contemporanea ho pure io aperto un thread su un noto forum ironizzando non più sui “vini bio” quanto sui “degustatori bio” …mò lo riporto:

    IL DEGUSTATORE BIO
    …ma anche “natural” , oppure “bevitorevero” (o … vero bevitore?) oppure “bevitore biodinamico”, ma solo se munito di cornoletame incorporato alla patta dei pantaloni . Inutile nasconderci, ormai. Se siamo bevitori consapevoli, non possiamo astenerci o esimerci dal “sostenere” il nuovo movimento di bevitori “sostenibili” . Quali dovranno essere i requisiti per definirsi tali? … beh , è un work in progress la cui teorizzazione avrà bisogno dell’apporto di tutti, perchè il fardello è troppo pesante per portarlo da solo. Intanto l’igiene personale: il bevitore “bio” dev’essere un pò trasandato, la doccia e il sapone non certo compagni di viaggio costante così come l’obbligo di durata dei calzini di lana con le scarpe da basket sempre calzate. Se anche si è soggetti a sudorazione abbondante, tanto meglio. Il bidè il simbolo del male; di contro, quando si può, meglio utilizzare bagni pubblici oppure, meglio ancora, quelli degli autogrill, dove quando esci sei già nella condizione ideale, ad esempio, per affrontare ad armi pari qualsiasi consesso vinoverista. Mi raccomando l’abbigliamento: mai e poi mai giacca e cravatta, altrimenti si entra subito nell’universo del “convenzionale” , non sia mai . Ora, ben lungi da rendere esaustivo un manifesto programmatico che mi vede esprimere in questo momento solamente qualche concetto astratto, avrei bisogno del contributo di tutti per esprimere per lo meno idee o dubbi a riguardo di un bene di consumo fruibile possibilmente se formalmente assimilabile agli appartenenti ai centri sociali…
    PS: Una pregunta : ma il Monfortino e la Riserva di Biondi Santi, sono “vinifalsi?”…

    • rispondo a te ed a chiunque faccia della facile ironia sugli esseri umani ed i loro gusti ……intanto Biondi Santi lo lascio tutto a te ed a me il Monfortino il cui numero di bottiglie all ‘ anno è già un indice ….bio o nat….lo lasci tutto a me …il problema è riuscire a fare dei buoni vini o grandi vini senza enologi più o meno medagliati e con il minore numero di interventi in vigna e passaggi in cantina ….certo in questo mondo è difficile stabilire regole certe ed allora saper bere bene ed intendersi di vino comunque io sia vestito è un ‘ arte perchè bisogna saper navigare a vista e già per imparare ci vuole tempo maestri e basso profilo …come si può paragonare il Monfortino con Biondi Santi……….conosci il vino giallo? penso di no ed allora trovalo e se sarai capace proverai ad incominciare a sapere cosa si dovrebbe intendere per vino naturale…per essere chiari ho avuto la fortuna di bere tuutti i sette vini della Romanee Contì e si può certo dire che siano vini naturali …..però quando il prezzo è così elevato parliamo di altre cose ……al Sig .Franco Ricci gli chiedo se conosce la Domaine de La Grange des Peres …se la conosce non so come possa scrivere certe…se non la conosce ricominci da capo…tempo maestri e basso profilo con affetto pier…

      • perché anche a Pasqua, reduce da uno splendido pranzo, devo essere perseguitato da commenti sconclusionati senza né capo né coda? Per giunta anche sgrammaticati…

        • la grammatica la lascio a lei e continuerò a scrivere senza punteggiatura se non se ne fosse accorto …il capo e la coda sono semplicemente la sua probabile(il capo presunzione ) e la sua probabile(coda ignoranza ) come fa se scrive di vino a non capire la mia risposta ora che forse ho capito chì è f. m. r. non so come lei possa condividere …se non per interesse … le idee dell’ effimero …..le ripeto a proposito di vini naturali risponda se conosce il vino giallo o la domaine che ho citato i vini naturali non sono una moda quelle le volete fare voi sono una scelta di chi vuole bere vini semplicemente ifgli della loro terra e del loro padre il contadino …..se non capisce Steiner lasci perdere la filosofia non fa per lei con affetto pier a proposito cosa ha bevuto ieri sono curioso …

  4. da bevitore e non da produttore,dico che se ordino una bottiglia di vino al ristorante, e la pago, se quel vino puzza…ma e’ con zero solforosa,zero rame,pochissimo zolfo…..magari il tutto condito di rituali e biodinamica….a me girano i coglioni lo stesso…e se dopo una prova d’appello il vino risultasse sempre quello beh….non solo non lo riordinerei piu’…ma farei cattiva pubblicita’ a quel vino…punto e basta…,spendere per bere vini difettati…(ma si salva il pianeta)…non credo piaccia a nessuno…quando un vino puzza…puzza i discorsi stanno a zero.

    • Ma scusa, un vino puzza perché la vigna è coltivata a biologico ? Non vedo il nesso.

      Quella puzza di cui parli è forse odore di ridotto ? E che c’entrano i vini naturali ? L’eventuale assenza di solfiti non causa puzza, ma malattie dovute a sviluppo di batteri (lattici per lo più). Forse ti riferivi a odori ossidativi… non so non mi è chiaro per nulla.

  5. Precisando che concordo che l’ambiente vada preservato e che in tempi addietro si è esagerato nell’uso della chimica vorrei fare una riflessione.
    Magari l’editoriale è un po colorito, ma non posso che condividerne i contenuti. Purtroppo molti produttori, per fortuna non tutti, che si definiscono naturali-biologici-biodinamici-artigianali-non industriali credono che debbano combattere una guerra contro gli altri produttori, ovvero i cattivoni industriali o quelli che usano i famigerati lieviti selezionati e gli enzimi. Riducono la loro filosofia produttiva a questo. Comunicano che il loro vino è migliore per queste caratteristiche di naturalità e che gli altri fanno merda (scusate il francesismo). Per non parlare poi dei produttori che si incavolano se grandi aziende iniziano a produrre ad esempio vini in anfore o dedicano maggiore attenzione all’ ecosostenibilità dei vigneti, accusandole di seguire il marketing. Ma cavolo se altri iniziassero a seguire la mia filosofia produttiva, io in quanto enologo/produttore ne sarei lusingato.
    Rari sono quelli, ma grazie a Dio ci sono, che dicono che fanno il vino in modo “naturale” semplicemente perchè la loro sensibiltà li porta a fare così, perchè sensorialmente preferiscono determinate caratteristiche.

    Questo giudizio nasce dalla mia esperienza di questi ultimi anni (studio enologia), che per capire meglio questa nuova concezione di vino mi ha portato ad assaggiare vini biodinamici, parlare con i produttori e andare a manifestazioni come Cerea.E queste ideologie di molti produttori mi hanno portato a non condividere appieno il loro approccio nei confronti del vino.

  6. d’altra parte basta solo la parola: BIODINAMICA. E’ come voler tornare al tempo delle streghe e delle fattucchiere… Un altro segno del fallimento della mente umana e del suo degrado. Bastano poi un po’ di media per completare l’opera… Viva Steiner e i suoi adepti… Poveri noi!!!

  7. Secondo me è sbagliato generalizzare dicendo che tutti i vini naturali sono buoni e i “convenzionali” imbevibili o viceversa. Credo che ci siano naturali che puzzano come “convenzionali” che puzzano e naturali che meritano come “convenzionali” che meritano.
    Per il resto sono d’accordissimo con Carlo qui sopra…

  8. io invece non sopporto piu’ i contro-vinoveristi, ma vi danno così fastidio? Bevete cio’ che vi pare e non rompete piu’ gli zebedei! Ricci poi.. stendiamo un velo pietoso sulle sue competenze, mi vergogno di essere sommelier professionista Ais..

  9. La generalizzazione é spesso segno di ignoranza o pigrizia mentale. E nel nostro ramo é particolarmente fuorviante perché ogni produttore ha un suo modo di produrre il vino. Ci sono produttori che lavorano in modo “naturale”
    o biodinamico o biologico, senza che gli venga in mente di citarlo ed altri che si sono affrettati ad aderire a questa o a quella associazione per convinzione o per evidenziarsi. Le critiche che ho letto finora, tendono a generalizzare. Invece, anche a rischio di cadere in lunghi elenchi e liste, sarebbe l’ora che ognuno indicasse quali vini suono buoni e gli piacciono e quali lo fanno andare al gabinetto. A nessuno passerebbe per la mente di fare di ogni vino marchigiano o valdostano un fascio o di scrivere che tutti i sangiovese sono allappanti. E neanche, secondo me, vale la pena di sbeffeggiare le definizoni che per il momento sono solo un’espressione dello sforzo comunicativo: veri, naturali, artigianali, etc. Certo é difficile incasellare in una parola cosa si sta cercando di fare: agricoltura non convenzionale contro ?….Contro nessuno: nel mondo del vino c’é posto per tutti e come spesso si tratta di aggiungere e non di sottrarre, di cercare di capire e non di chiudere le porte senza essersi data la pena di assaggiare prima di scrivere. Quindi: fuori i nomi C’é poi un’altra considerazione, che non viene fatta da i critici per partito preso: in tutto il mondo, dalla Georgia alla California, dalla Germania a tutta la Scandinavia, c’ é una grossa attenzione commerciale ai vini, chiamiamoli “non convenzionali”. Non credo che di questi tempi murcilunosi ci possiamo permettere il lusso di non dare il giusto peso ad una tipologia, che con tutti i suoi difetti di comunicazione e fianchi aperti a sfruttamenti furbeschi, ci vede all’avanguardia in Europa.
    La Sicilia é la zona produttiva al mondo che ha piú aziende agricole a conduzione biologica. Stiamo attenti a non farci del male da soli, magari per mero partito preso. Ah, un’ultima cosa: Biondi Santi e Monfortino erano
    giá “falsi”, quarant’anni fa. Cioé, giá allora prodotti con una pulizia ed una
    mancanza di intervento chimico e fisico che per quei tempi era decisamente “non convenzionale”…..

  10. ma c’è qualcuno di quelli che dice di adottare la biodinamica che la conosce veramente? Se ne parla solo perchè fa “fine”. Andate a leggere Steiner e vi accorgereste che è come calarsi nel medioevo più buio (anzi molto peggio…).
    E’ possibile che ormai la gente beva allegramente (mentalmente, non fisicamente) tutto quello che viene proposto senza usare la mente? Per non parlare della Luna e dei suoi effetti deliranti. Il vino è poesia, ma non deve essere superstizione, regresso mentale e atto di fede. Il vino è anche (e sempre) un atto perfettamente naturale e scientifico in cui l’uomo è entrato per cambiarne il risultato finale per suo piacere personale. Cercare di rivestire il tutto con fantasie esoteriche è segno di miseria intellettiva e di scarso amore per lo stesso vino, per gli enzimi, per le molecole che lo compongono e per il fantastico lievito che lavora per noi da almeno tre miliardi di anni. Il vino è naturale per definizione. Non è più tale se si cerca di trasformare i processi base della fermentazione con azioni innaturali. Fermare la trasformazione in aceto non crea problemi, ma introdurre sostanze aliene lo è di certo. Chi fa il vino e chi lo valuta dovrebbe conoscere perfettamente bene tutto ciò che sta dietro a lui, chimicamente e fisicamente. Chi lo definisce con aggettivi inventati senza capirli è solo un burattino manovrato dai media & co.

  11. Non mi piacciono le mode, specialmente nel mondo del vino, ma solamente il vino buono. Se poi è anche salubre ben venga, ma basta rompere le scatole con il vino bio….qualcosa.
    Conosco persone che si sono fissati con il vino bio-qualcosa a tal punto che non si avvicinano piu’ a nessun altro tipo di vino, poi magari a tavola mangiano delle porcherie senza nemmeno farci caso !
    Il troppo storpia in ogni settore del vivere quotidiano ! :)

    • Ha ragione Roberto Giuliani, effettivamente esiste una grossa differenza tra vino buono e vino di qualità, ma per brevità nel mio intervento precedente, intendevo dire vino esente da difetti ( puzzette, anomalie sensoriali ecc. ).
      Credo che l’ articolo di Ricci sia una provocazione per dire che ormai siamo stanchi di queste esagerazioni bio-qualcosa, ma come ho scritto sopra : ben vengano i vini di qualità esenti da difetti, buoni da bere, che siano anche salubri !
      Assisto a dei paradossi senza precedenti . Gente che si è convertita al bio-qualcosa solo nel settore enologico e poi a tavola mangia di tutto e di piu’, porcherie comprese. Oppure vive in un grattacielo in una grande città con un tenore di smog da paura !
      Il discorso è molto complicato, articolato e lungo….occorrerebbero altrochè pop-corn e vuvuzela :)

  12. Espongo il mio personalissimo punto di vista partendo dal presupposto che la biodinamica non è sicuramente la conditio sine qua non per fare un grande vino.
    Non sono un ne’ un esperto di biodinamica ne’ tantomeno un agronomo, tuttavia ho approfondito con interesse negli ultimi anni questa filosofia produttiva.
    I fattori che mi hanno avvicinato a questo mondo sono sostanzialmente tre che sintetizzo con le mie 3-ico:
    Tip-ico
    vini tutti uguali senza piu’ un’impronta territoriale perche’ la maggior parte di quelli attualmente prodotti nel mondo sono standardizzati, ottenuti con tecniche agronomiche ed enologiche che mortificano l’impronta del vitigno, l’incidenza del territorio e la personalità del produttore.
    L’utilizzo dei lieviti selezionati è una delle cause di questa standardizzazione.
    Salutist-ico
    una sempre piu’ impellente necessita’ di bere vini sani e “digeribili” magari senza solforosa aggiunta rinunciando così anche al terrificante hangover del giorno dopo..
    Eti-co
    E’ un sogno e un’ utopia al tempo stesso ma dobbiamo cercare di salvare il mondo dalla desertificazione causata dall’abuso di chimica di sintesi in agricoltura e la viticoltura deve dare il suo contributo in questa direzione.

    Quindi tipico/salutistico/etico ma sopratutto BUONO
    Coltivazione biodinamica, due parole che implicano tutto un modo di vivere, osservare e lavorare la terra. Il suo scopo non è di lasciar fare alla natura ma di fare oltre la natura, cioè di aiutare la natura per ottenere una terra sempre più fertile,e alimenti vivi di qualità piena che nutrano l’uomo e gli diano salute. Coltivare biodinamicamente non vuol dire applicare in modo meccanico un metodo fisso. Piuttosto si può parlare di un indirizzo per il nostro pensare e agire, che poi svilupperemo secondo le condizioni e i problemi che incontreremo sulla nostra terra.

    I grandi vini, i vini emozionanti, sono frutto di un lavoro agricolo ormai quasi scomparso e di una vinificazione la meno interventista possibile.
    Soltanto chi coltiva direttamente il vigneto può instaurare un rapporto corretto tra uomo e vite, ed ottenere un’uva sana e matura esclusivamente con interventi agronomici naturali.
    Occorrono metodi e capacità “artigianali” per attuare un processo produttivo viticolo ed enologico che non modifichi la struttura originaria dell’uva, e non alteri quella del vino.
    Solamente la sensibilità “artistica” di un produttore, rispettoso del proprio lavoro e delle proprie idee, può dar vita ad un grande vino dove vengano esaltati i caratteri del territorio e del vitigno.
    I vini naturali possono nascere solo:
    – da una selezione manuale delle future viti, per una vera selezione massale.
    – da produttori agricoltori, che coltivano i vigneti senza utilizzare sostanze
    chimiche di sintesi rispettando la vite e i suoi cicli naturali.
    – da uve raccolte a maturazione fisiologica e perfettamente sane.
    – da mosti ai quali non venga aggiunta né anidride solforosa né altri additivi.
    L’anidride solforosa può essere aggiunta solo in minime quantità al momento dell”imbottigliamento.
    – utilizzando solo lieviti indigeni ed escludendo i lieviti selezionati.
    – senza interventi chimici o fisici prima e durante la fermentazione alcolica diversi dal semplice controllo delle temperature. (Sono tassativamente esclusi gli interventi di concentrazione attuati con qualsiasi metodo).
    – maturando sulle proprie “fecce fini” fino all’imbottigliamento.
    – non correggendo nessun parametro chimico.

    • si vede proprio che non sai cosa vuol dire biodinamico… Ripeti solo frasi fatte. Vai a leggere i requisiti perchè un vino sia biodinamico e ti verranno i capelli dritti (spero!).
      Forze esoteriche, influenza dei pianeti, delle costellazioni e via dicendo… poveri lieviti!!!!
      Non confondiamo cura della terra con biodinamica… E’ la stessa differenza che c’è tra la medicina e il mago Otelma…

  13. eccolo il genio della lampada che sa tutto lui…bravo! ora pero’ non ho piu’ tempo di leggere ulteriori perle di saggezza, vado a bermi una Coulée de Serrant.., Zappalà un po’ di San Crispino? prosit!

      • la cosa migliore per chi sa tutto è chiedergli dimmi tre vini che ti piacciono poi ne parliamo topo gigio ha citato un vino …..spero tu conosca chi lo produce …avanti quale bianco gli rispondi con affetto pier

  14. È triste, ma l’esperienza dimostra che non è possibile mettere in piedi una discussione pacata sui “vini naturali”, biodinamici e simili perché molti dei loro sostenitori vivono questa cosa come una fede e di fronte a qualunque anche minima contestazione si sentono attaccati sul piano personale e arrivano anche all’insulto. Non posso garantire che Zappalà abbia ragione, anche se lo credo, ma escludo che beva S.Crispino. E che motivo c’é di introdurre una simile affermazione in una discussione? In fondo stiamo parlando di cose che si bevono per il nostro piacere, non della discriminazione razziale o di questioni di vita o di morte.

  15. Capperi…..proprio l’argomento che mi interessa about vino!! Non ho nessuna difficoltà a considerarmi “ignorante” e “raggirabile” in merito a questi argomenti in quanto totalmente incapace ,o quasi, di intendere contenuti chimici . La sig. Biasutti (con la quale ….sempre concordo ! O quasi …ma molto spesso ) predilige i vini che ci piacciono , caso mai il più possibile puliti ( e la certezza arriva solo dalla conoscenza diretta ) e centra ampiamente il problema . Porto un’esperienza . Telefonando alla cantina trentina Rob Zeni per un problema di consegne ho avuto al fortuna di parlare con uno dei titolari che ad una mia domanda sui sistemi naturali da loro usati in vigna mi ha risposto papale papale :” Aderiamo al protocollo per la tutela dell’ambiente e dei consumatori sull’uso dei fitosanitari in campagna ecc “. Poi ,uscendo dai protocolli , ” …ma scusi , lei pensa che noi i nostri vini non li beviamo ? Crede che a noi non faccia piacere bere vini il piùpossibile puliti ?” Ok….così (penso fosse Rudy Zeni ) mi aveva convinto al 100% . Se questa è la filosofia dei produttori ( che vogliono godere ..dei propri vini ) io ci sto ! Certo bevendo vini di cantine da milioni e milioni di bottiglie …..il rapporto e la filosofia della cantina sempre sono diversi . Ma basta adeguarsi!!!!

    • Io posso solo affermare con sicurezza che questo dibattito – vini come: naturali, bio, agricoltura industriale, aziende grandi, aziende piccole – ha fatto un gran bene ai vini di Montalcino, dove sto attualmente.
      Conosco le vigne di qui da quarant’anni, ben prima che venisse Banfi, per intenderci.
      Ho ricordi precisi (e foto). Posso dire che un tempo, in campagna, cioè nelle vigne, si usava di tutto e di più. Certe volte sentivi l’odore della chimica stando in paese. Quel tempo è diventato ormai remoto: la quasi la totalità dei produttori ha evoluto profondamente la propria attitudine – non solo verso la vigna – verso la terra.
      Naturalmente (un avverbio che amo!) vi sono anche personaggi (pochissimi) più arcigni, rispetto a questo modo di pensare – le sensibilità sono diverse – ma molti “contadini” o ex tali, hanno fatto tesoro del ‘bio’ anche solo per recuperare lo sguardo dei propri padri che di solito usavano modi molto naturali per sanare la vigna.
      Ciò detto, a me basterebbe che tutti si convertissero ad evitare il diserbo, che oltre a rovinare il paesaggio, ingiallendolo e arrossandolo, a uccidere il verde, a eliminare posti di lavoro (basta una secchiata di diserbo invece del lavoro delle braccia), ancora non si sa che effetti faccia all’uomo..
      Se poi si pensa a ciò che ha fatto un antesignano – Gianfranco Soldera – in favore della riconquista della terra ‘al naturale’, e poi l’inizialmente piccolo nucleo di produttori e aziende (penso a Salicutti) portatori di idee diverse, ma tutte interessanti, non si può non dare valore al concetto di ‘naturalità’, anni luce prima che qualcuno – svgliandosi di colpo – ci si butti a capofitto “solo” per guadagnare vendite e pensandolo come una futile moda da cavalcare…
      Il nostro pensiero può anche andare un po’ più in là, no?

      • cara Silvana, leggo che in un’analoga discussione in merito all’uscita sui vini naturali di Bibenda 7 da me ripresa, e condivisa, che si é sviluppata su un altro blog, che dei vini naturali si é auto-proclamato araldo e difensore, un intervenuto, una persona che pensavo ragionevole e che é intervenuta più volte anche qui ha testualmente dichiarato: “Questa gente andrebbe varata a pedate invece di permettergli di aprire bocca. Signor Ricci, lei contribuisce, con le sue parole, all’utilizzo in campo e in cantina d’ogni porcata disponibile sul mercato, al rafforamento dell’agroindustria che a tutto pensa fuorchè al bene del’ecosistema agricolo, contribuisce all’ottusità di chi ancora gestisce il suolo come se fosse materia inerte. Lei contribuisce allo sfascio dell’agricoltura e della viticoltura italiana, perchè di questi argomenti — non del blaterare di vino — non ne sa assolutamente nulla“.
        Mi chiedo se le pedate che costui vorrebbe riservare a Ricci tocchino, per proprietà transitiva, anche a me che ho ripubblicato l’uscita del patron di A.I.S. Lazio.
        E mi chiedo dove un simile fanatismo, vagamente grillino nei toni e nella violenza di cui sembra essere permeato, possa portare.
        Bene, dinnanzi ad intemerate pro vini naturali a prescindere del genere, sono felice di aver ripubblicato l’editoriale di Bibenda 7 e dire che lo condivido sino all’ultima virgola.

        • Tu sai benissimo che non è facile trovare persone capaci di esprimere dissenso (o anche antagonismo feroce) in termini appropriati, cioè “furbi”. Quei modi – per intenderci – che ti rendono degno di attenzione e che fanno arrivare la tua opinione là dove si vuole che giunga….
          Del resto in Italia con questo modo di essere ci gioca il giornalismo – soprattutto quello colluso con la politica – .
          Io i calci in culo li darei magari volentieri a qualcuno (può capitare, no?), ma non mi passerebbe lontanamente dal capo l’idea di esprimermi in tal senso.
          Il parroco del paese di Francia in cui ho passato la prima giovinezza, dava un consiglio (a noi frugoli) che non ho mai dimenticato: fate i fatti, piuttosto di parlare; che in cattolicese voleva dirci testimoniate, anziché blaterare.
          Ma tu stesso sei stato vittima (consenziente) di attacchi seri e scomposti, quando hai recensito i fatti del Brunello, stigmatizzando i comportamenti dolosi o transigenti.
          Però nel farlo hai dato anche un contributo – magari apparentemente sgradito, da parte di molti – a un cambiamento a un’evoluzione che è stata salvifica per l’immagine (in futuro auguriamoci anche per la reputazione) del Brunello.
          Poi, lo sappiamo, c’è chi predilige “T’odio pio bove e truce un sentimento di livore e d’invidia al cor m’infondi”: qualcosa che ho persino incontrato da queste parti, ma è – sempre! – segno di pura ignoranza.
          Amen

          • mais oui chérie, l’ignorance est toujours un grand problème… E se coniugato al fanatismo ideologico, anche se solo eno-ideologico, diventa una miscela molto pericolosa..

  16. Guarda Silvana che il pane che mangi ogni giorno è prodotto da grano diserbato, perché TUTTI i cereali in ogni parte del mondo sono trattati così. A parte quel 0,000001% di cereali biologici. E, di conseguenza, la carne che viene da animali nutriti con quei cereali. Ovvero tutta. Pure le verdure sono diserbate. I diserbi sono prodotti che si usano da un secolo e i cui effetti anche a lungo termine conosciamo benissimo, quelli che facevano male sono stati proibiti una vita fa. Per cui francamente mi sembra molto inappropriato mettere sullo stesso piano chi deturpa l’ambiente, che come sai io punirei durissimamente, e chi usa prodotti che sono presenti (senza danni) nell’alimentazione di ogni essere umano da un secolo; anche perché in questo stesso periodo la vita si è allungata enormemente, per cui è evidente che questa roba non fa male.

    • Non mangio pane: ovvero, spesso quello fatto in casa eccetera. Ciò detto: certo che inghiottiamo, ogni dì, pattume di ogni tipo. D’altra parte nutrire sette/otto miliardi non è come dar da mangiare a due tre miliardi di uomini. E bevo pure dei vini di produttori che usano il diserbo (ormai cum grano salis, se non altro perché politicamente più corretto).
      Ma sono convinta che sarebbero tutti più lungimiranti, se lo eliminassero dalla faccia (e dal retro) della loro impresa.
      La vita si è allungata, prima di tutto per il miglioramento igienico (infatti dove esso scarseggia la vita è sensibilmente più breve, e grama). La chimica è formidabile, ma ha aspetti deteriori che mettono a rischio la nostra esistenza. Una volta irroravano le pesche con il Parathion, ora (si spera) non più. C’è un’evoluzione in tutto, anche nel nostro modo di pensare (e di guardare al diserbo: hai presente la SLA?)….
      La vita si è anche allungata grazie alle macchine che hanno migliorato, e tolto fatica fisica, il lavoro dell’uomo. Prosit

  17. Mia cara, anche il pane fatto in casa viene da farina di grano coltivato con diserbanti. Dire che è sempre e comunque meglio evitare la chimica non è logico, è solo un dogma e per di più irrazionale. Che senso ha? Anche il sale da cucina o l’allume con cui i primitivi conciavano le pelli sono chimica, e l’uomo non ne ha mai fatto a meno. Né potrebbe. La penicillina, i sulfamidici, gli antibiotici e mille altri salvavita senza la chimica non li fai. Come in tutte le cose, direi che es modus in rebus; via tutto ciò che è tossico, ma non tutto è tossico. PS che c’entra il diserbo con la sla?

    • prendete due ilcinesi, una per fortuna solo d’adozione e metteteli a discutere… Faremo mattina, preparate le patatine e una bottiglia di quello buono :)

      • con Stefano Cinelli non ci sono problemi, ma le patatine no, semmai un paio di fette di salame bio (ma non sugli occhi!). Oltre a non saper inserire gli accenti circonflessi e le dieresi, non so infilare gli emothicon, nel tuo blog…

    • Conosco la chimica – ho persino sposato un chimico (ma ero giovane) – la conosco e ovviamente la rispetto e la tengo in grande considerazione. Tutti quelli che si curano con l’olìmeopatia (non vorrei però aprire qualche nuovo filone di discussione) sanno perfettamente che, in alcuni casi, è indispensabile ricorrere ai sulfamidici, agli antibiotici, ai chemioterapici. Non la demonizzo affatto.
      So bene che in quasi tutto quello che acquisto per nutrirmi c’è del chimico. Tuttavia cerco di consumare cibi di cui conosco la provenienza, e comunque alimenti che hanno conservato i loro sapori.
      Quanto alla SLA, che ha colpito tanti calciatori, pare che una delle cause sia proprio nei diserbanti selettivi con cui irrorano i campi di calcio.. Ma inoltre hai visto mai che orrore le vigne e i bordi delle strade irrorati con il diserbo?

  18. Caro Franco,
    mi spiace ma questa volta non mi trovi proprio d’accordo, Ricci ha sbagliato completamente l’impostazione del suo articolo, perché generalizzare su un modo di fare vino è SEMPRE sbagliato.
    Le mode sono una cosa e lavorare nel rispetto dell’ambiente e della salute un’altra. Fare di tutta l’erba un fascio è la solita maniera sbrigativa quando non si sa come e cosa.
    Prima di tutto l’AIS ha un ruolo fondamentale, come tale è suo compito valutare il senso del concetto di “qualità”, cosa che nell’articolo non è minimamente specificata.
    Confondere “qualità” con “bontà” lo può fare chi non ha cultura enogastronomica, gli altri non possono commettere un simile errore.
    La bontà non c’entra nulla con la qualità, lo dimostrano le migliaia di prodotti commerciali pieni di aromi e additivi, la cui bontà è assodata e dimostrata dalle vendite, ma la qualità non c’entra assolutamente nulla.
    E questo vale anche per il vino, anche perché la qualità è un fatto oggettivo, mentre la bontà è soggettivo.
    Inoltre, quando si spara a zero su un metodo di fare vino, cibo o quant’altro, non si considera mai il lavoro, l’impegno, il dispendio economico e la fatica che tante persone ci hanno messo.
    Se Ricci voleva fare una critica alle mode, allora doveva farla in maniera del tutto diversa, perché di mode ce ne sono di molto più deleterie di questa.
    Un articolo sbrigativo e sommario su un tema di estrema complessità, che non può essere liquidato con le mode e le derive che qualsiasi corrente può avere, ne abbiamo avuto prove infinite, anche solo rimanendo le campo del vino.

    • caro Roberto, registro il tuo commento, espresso con il consueto garbo e ricchezza di argomentazioni. Non sono un interprete del pensiero ricciano. Mi é piaciuto lo spirito provocatorio e un po’ paradossale dell’articolo e per questo gli ho chiesto di pubblicarlo, in quanto mi interessava sottolineare come questa moda-mania dei “vini naturali”, con estremismi vari, sia da parte dei produttori che di qualche organo di stampa (soprattutto Web) sia veramente insopportabile. Credo che anche Ricci volesse porre la stessa questione, dire che i pasdaran e i difensori ad oltranza del naturale come posa sono insopportabilmente faziosi e fanatico.
      C’é un aspetto nel tuo commento su cui non concordo, laddove dici che “l’AIS ha un ruolo fondamentale, come tale è suo compito valutare il senso del concetto di “qualità”, cosa che nell’articolo non è minimamente specificata”. Quale AIS Roberto, quello che spesso e volentieri vediamo schierato, chissà perché, dalla parte delle Grandi Aziende del Vino Italiano e di qualche “mammasantissima”?

  19. Caro Stefano Cinelli Colombini,
    ho il sospetto che lei sia un ottimista spensierato, se crede che il fatto che la vita media si è allungata è indice che si mangia più sano.
    Basta farsi una bella ricerca e scoprirà che le cose stanno molto diversamente, oggi si campa più a lungo perché la medicina ha fatto ulteriori passi fra prevenzione e cura, ma l’incidenza dei tumori e delle malattie causate dall’ambiente e dall’alimentazione sta aumentando in maniera esponenziale.
    Pensi che nella mia famiglia fino a trent’anni fa nessuno si era ammalato alla tiroide, adesso mia figlia non ce l’ha più e io ho due noduli, cosa che un tempo negli uomini accadeva assai di rado.
    Pensi che in ogni famiglia almeno una persona su quattro si ammalla di tumore, per non parlare delle altre degenerazioni che avvengono nei nostri organi.
    La verità è che noi sappiamo molto poco di quello che realmente sta accadendo alla Terra, e questo tende a farci considerare con leggerezza l’importanza di cambiare in fretta registro, se vogliamo lasciare ai nostri nipoti qualcosa di ancora vivibile.

    • Caro signor Giuliani, quando ero bambino io e la mia famiglia vivevamo nel ventesimo secolo ma i miei contadini avevano i piedi scalzi e stavano come i loro avi di ere passate. Oggi c’é chi sta meglio e chi sta peggio, ma in Italia viviamo praticamete tutti nel ventunesimo secolo e non esiste gente scalza; tutto questo mi rende un inguaribile ottimista, anche se è vero che tanti di più hanno il cancro e altre orrende malattie. Ma non sarà che una volta morivano di stenti o fatica prima di avere il tempo di averle? C’é tanto di sbagliato nel mondo moderno, ma se penso a questo non posso evitare di dire che i pregi bilanciano alla grande i danni.

    • Roberto, mi conosci abbastanza per sapere come la penso. Non credo che Ricci abbia attaccato il fenomeno, ché tale innegabilmente é, dei vini naturali per tirare la volata alle Grandi Aziende del Vino alcune delle quali tentano di rifarsi un’improbabile verginità dandosi al naturale. Credo che anche Ricci provi una certa quale insofferenza, come me, verso la celebrazione automatica di tutto quanto si presenta come “bio” o naturale.
      E allora vini come il Monfortino, il Case Basse di Soldera, il Monprivato di Giuseppe Mascarello, cosa sono, eno-chiaviche? :)

      • Guardi Ziliani che non è una certificazione ha determinare l’appartenenza ai vini bio qualcosa. Credo che se andasse da Mauro Mascarello a chiedere dove potrebbe collocare il suo monprivato, o da Soldera con il suo brunello, si sentirebbe dire che loro non hanno certificazioni, ma stanno ben al di la dei vini bio-qualcosa.

  20. Franco,
    abbi pazienza, ma ti rendi conto che in quel testo ci sono anche degli errori madornali???
    Te ne cito uno a caso: “E chi utilizza i solfiti non può scrivere “vino biologico” sulla bottiglia o sul suo biglietto da visita”.
    Basta andarsi a leggere la normativa sul vino biologico (termine fra l’altro voluto dall’Europa, che non ha alcun senso), per sapere che i solfiti sono ammessi, ma in un quantitativo inferiore.
    ” per eliminare i solfiti dal vino, i diserbanti o i concimi chimici nel terreno non ci azzeccano niente”, e chi l’ha mai detto??? Prima di tutto i solfiti dal vino non si eliminano, ci sono quelli prodotti naturalmente in fase di fermentazione, poi gli altri si possono aggiungere oppure no, se le condizioni lo consentono.
    Poi, ripeto, da chi dovrebbe insegnare la cultura del vino, articoli come questo non dovrebbero proprio essere scritti.

    • Concordo su quanto precisato a proposito della solforosa sui vini biologici: è ammessa ugualmente, anche se con limiti inferiori. Per il resto, concordo anche sugli eccessi che a volte contraddistinguono i soliti estremisti (che sono in ogni campo), e mi riferisco a entrambe le posizioni: a coloro che vedono solo biodinamico, ma anche a coloro che vedono nero appena sentono parlare di biologico. Di esempi positivi e negativi se ne potrebbero fare a decine, per ciascuna tipologia. Troppo facile e “ruffiano” semplificare…

  21. io produco vini da agricoltura biodinamica, vinifico senza lieviti enzimi ecc, e utilizzo solo solforosa in dosi molto basse! anche io sono un pò inorridito dal polverone che c’è sul vino naturale o come lo si voglia chiamare, per me deve essere innanzitutto VINO.
    l’unica proposta che faccio e che credo risolverebbe la maggior parte dei problemi, riguarda l’autorizzazione a POTER mettere gli ingredienti in etichetta, ovvero sapere cosa si usa per produrlo.
    Dopotutto ogni bevanda e alimento ha gli ingrediente in etichetta, non capisco perchè non si autorizzi anche nel vino a comunicare con cosa è stato prodotto oltre all’uva!

    • Bravo Pierpaolo! Sono produttori seri come te che sono seriamente danneggiati dalla confusione, dalla caciara, dal pressapochismo, generati anche da una comunicazione spesso arrogante, presuntuosa e fanatica, che si fa oggi sul tema Vini naturali…

  22. …a prescindere , chi di noi , nel suo intimo, non è un bevitore bio/vinoverista/biodinamico/natural/sostenibile?
    PS: comunque il vino , concettualmente, è un potenziale veleno, contenendo un sacco d’alcool. Quindi il suo abuso fa male alla salute. Sembra, inoltre e scusate se parlo con cognizione di causa, che il suo abuso sia responsabile di neoplasie agli epatociti (direttamente e indirettamente) ben più del 30% di solforosa in più disciolta nei vini convenzionali rispetto ai bio-bio, oltre a migliaia di volte più tossico dei ppm (parti per milione) di sostanze usate in agricoltura riscontrabili analiticamente in qualsiasi vino, anche del terzo mondo enologico che per svilupparsi si è dotato di regolamenti e regole assai meno restrittive di quelle europee. Comunque, non c’è niente di peggio delle crociate “contro” le crociate “a favore”, quindi direi di astenersi da quasta pratica perniciosa di attaccare ideologie che si sconfiggono da sole. Penso che tutti concordiamo sul fatto che l’agricoltura sostenibile sia quanto di più moralmente perseguibile e condivisibile. L’aderire in maniera fondamentalista a movimenti alla fin fine mediatici e commerciali, mi fa rizzare il pelo e provoca qualche convulsione di principio, forse che sia un fatto caratteriale oppure retaggio di consapevolezza data da argomentazioni sviscerate da generazioni famigliari. Anzi, peggio è quando per sostenere una tesi (viticoltura sostenibile) si da addosso a chi già la persegue ma che non vuole mediaticamente aderire ad alcun movimento di “liberazione dal maligno” come fanno la maggior parte di bravi viticoltori dediti più a far bene il proprio lavoro che a strombazzare pro domo loro (presa sul mercato) per farsi pubblicità gratuita … ma suvvia…
    PPS: per una volta , prendiamo esempio dai grandi vignerons borgognoni: quasi tutti biodinamici, la loro tensione continua è quella di valorizzare le peculiarità qualitative dei loro vini e del loro territorio , oltre della loro maestria … e solo in seconda battuta sottolineare la loro filosofia “bio” di lavoro in vigna … e non mi sembra che i vari Leroy, Leflaive, Rousseau, Rouget, Comte Lafon, Coche Dury, DRC, Pacalet, Pierre Morey , Ligier Belair… e centinaia di altri bravi produttori si nascondano dietro palesi difetti tecnici giustificandoli come diretta conseguenza di filosofie produttive ecocompatibili come la maggior parte delle volte fanno dalle nostre parti…

    • Vinogodi faccia attenzione a venire a commentare qui. Poi se riprende a commentare su altri blog pseudo democratici rischia di essere bannato e che il suo commento non appaia. Cosa che accade su un certo blog autoproclamatosi voce ufficiale del movimento dei vini naturali :)

      • …non vorrei andare troppo OT rispetto all’argomento trattato, ma rispondo … mi piace discutere di vino e dei problemi collegati e annessi: dove noto terreno fertile alla discussione, cerco di dare un contrbuto, più o meno pertinente, più o meno gradito. Sono consapevole di essere ospite ma non per questo rinuncio ad esprimere il mio pensiero, anche se , a volte, non allineato a quello della “linea editoriale” , solitamente tracciata dal titolare del sito o al promotore e sostenitore finanziario che ci sta dietro. Se qui scrivo, è perchè leggo interventi interessanti e il contraddittorio è stimolante. Chiedo solo scusa se la frequenza potrà essere non in linea con una discussione on line, purtroppo solo nei momenti di relativa pausa lavorativa me lo concedo. Questo indipendentemente da “amicizie parallele” oppure “inimicizie asimmetriche” . Per quel che concerne gli altri blog pseudodemocratici… beh, il problema è loro, non mio.Il bannare o mettere in attesa di moderazione per lungo tempo perdendo le dinamiche di discussione (che fa un pò censura preventiva, ma non è certo il caso del blog ospite su cui faccio questo noioso intervento) comporta selezionare alla fonte esclusivamente contributi “allineati e coperti” facendo perdere molto valore alla discussione. Nel caso specifico di I***no , ha belle firme inframezzate da emeriti enoscemi sia fra gli interventisti seriali, sia fra gli articolisti: molto meglio essere bannati perchè interagire con certuni è davvero imbarazzante o poco stimolante…

  23. Riguardo:”l’unica proposta che faccio e che credo risolverebbe la maggior parte dei problemi, riguarda l’autorizzazione a POTER mettere gli ingredienti in etichetta, ovvero sapere cosa si usa per produrlo.”
    Concordo . Una delle funzioni delle varie associazioni (Vini Veri, etc) potrebbe essere proprio questa: spingere tutti insieme per un cambiamento della legge comunitaria che al momento non protegge abbastanza chi ha scelto di considerare il vino per quello che – anche – é, un alimento. La non dichiarabilitá degli “ingredienti” non protegge il consumatore ma solo l’industria vinicola.

  24. Mi sembra che ci sia in questo post una rabbia davvero poco giustificata.
    I solfiti li mettono anche nel bio per i problemi che tutti conoscono.

    Ma non vedo perché prendersela con gli eventi di quelle persone che producono un vino che rispetta di più la natura. Queste persone hanno il diritto di promuovere il loro vino quanto tutti gli altri.

    Il problema della qualità ? Beh, abbiamo paura del consumatore ?

  25. Ho letto l’articolo ed i vari commenti… sinceramente non so e non voglio sapere cosa sia il vino biodinamico o naturale (almeno finchè non ci sarà qualcosa di ufficiale)… Quindi mi limito a parlare del biologico, in particolare dei senza solfiti. Spesso i vini senza solfiti non sono molto buoni, ne ho provati parecchi… ma posso garantirvi che ora acquisto regolarmente vino senza solfiti biologico da un paio di aziende che sono veramente ottimi. Ed in più il fatto di non avere solfiti aggiunti, che altro non sono che dei conservanti, è una cosa veramente importante per la mia idea di alimentazione!
    Quindi fate delle prove e trovate il vino che vi piace di più… io ci ho messo un po ma alla fine ne ho trovati di veramente buoni e continuerò a comprarli…

  26. Anchio ho letto, e rimango stupefatto da tutta questa rabbia.
    L’importante e bere dei buoni vini senza berne delle damigiane al giorno,bastano due bicchieri fai anche 4 al giorno, non ho mai sentito nessuno che sia morto per solfiti!!! Essenziali tra l’altro per altri alimenti.
    Quando il bio mi dirà’ con tabelle ecc… all’ora rispondero’
    Un saluto Roberto

  27. Mi capita per sbaglio questo link davanti agli occhi grazie all’imbeccata di un amico sommelier(Simone),che dimostra da solo più attenzione a quanto accade nel mondo enologico di quanto faccia purtroppo il sig.Ricci che ,dalla sua posizione,non dovrebbe fare lo struzzo o il Ponzio Pilato su una argomento molto a cuore sia ai tecnici(come me) che ai consumatori finali che fanno il pienone alle fiere dedicate(le uniche col tutto esaurito se escludiamo Vinitaly,non é un caso che anche a Merano abbiano iniziato a dedicare uno spazio apposito!).Anche perché,se non avete ancora capito che le persone posizionate ad un livello intermedio fra l’Enologo e il consumatore per conoscenza(i sommeliers per intenderci!),hanno una missione che é quella di evangelizzare in toto sul mondo del vino la gente comune…allora vuol dire che serve a poco il movimento sommeliers i genere o che non si sono fatti passi avanti negli ultimi anni.Come si fa ad evangelizzare su argomenti così complessi?C’é solo un modo:alzare l’asticella del livello della discussione e per farlo bisogna solo conoscerle le cose…non ci sono scorciatoie,questo deve essere chiaro!Se alziamo l’asticella,mettiamo a conoscenza il consumatore finale di tante cose e gli diamo la possibilità di scegliere e valutare con cognizione di causa.Non si scappa da lì!Evidentemente al sig.Ricci non é chiaro che alle fiere dei “naturalisti” del vino c’é la coda e alle altre ormai non va più nessuno!E se ve lo dice un tecnico come me che un paio danni fa ha avuto l’onore di fare un intervento sulla sala più grande della fiera di Arezzo durante Enoforum(assieme al collega Maurizio Polo) proprio perché invitato a parlare della produzione di vini senza solfiti e delle applicazioni di cantina,potete crederci!Sapete quante persone c’erano quella volta?Oltre 400,tutti enologi e produttori prestigiosi da tutto il mondo!Nella sala a fianco era previsto l’intervento di un titolato professore di Bordeaux su una tematica interessante che ora non ricordo!La logica avrebbe suggerito che i tecnici fossero soprattutto lì invece…la sala era vuota e la mia era gremita!non ci vuole un genio per capire che la tematica interessa un sacco anche ai tecnici,non solo ai consumatori!Premesso questo,non posso non correggere un paio di gravi imprecisioni contenute nel pezzo del sig.Ricci. Comincio col dire che io non sono un produttore biologico e men che meno biodinamico perché non credo pienamente a nessuna delle due parrocchie popolate spesso da eno-talebani chiusi nel loro mondo che non prevede aperture con quello che li circonda e finisce col limitarne fatalmente la crescita in termini qualitativi e la conoscenza ai più.Non mi risulta che sia previsto l’utilizzo di concimi di sintesi e diserbanti in regime biologico,mentre invece é assolutamente consentito l’utilizzi di solfiti in vinificazione ed affinamento.Non é vero che il vino senza solfiti porta dritto a fare aceto….Certo lavorando male,senza lieviti selezionati,magari non alimentandoli giustamente…ci si va vicino….tanto per essere chiari i lieviti addirittura ne producono spontaneamente per degradare lo zolfo presente in vigneto a seguito dei trattamenti fitosanitari(probabilmente se non usassimo zolfo in vigneto…chissà!). Facciamo ulteriore chiarezza:il limite legale oltre il quale bisogna segnalare la presenza dei solfiti é 10 mg.per lt.(oltre 15 si é sicuri che vi sia stata aggiunta degli stessi).Il mio vino,per intenderci,è finito nel 2009 in bottiglia(annata 2008) con 6 mg. per lt. e il ministero mi ha autorizzato a scrivere “senza solfiti aggiunti”(se andate a verificare sono stato il primo in Italia,ma questo non conta nulla!).I solfiti,per tornare al dottor Ricci…non sono obbligatori,anzi….se nel 2013 pensassimo di non poterne fare a meno,io e i miei colleghi avremmo semplicemente buttato via anni di esperienza e ricerca!Io vinifico tutti i vini già da 4 anni senza aggiunta di solfiti(due vanno in bottiglia senza alcune aggiunta,gli altri ne hanno una piccola prima di andare in vetro!) e finisco vendemmia con l’acidità volatile a 0.30(impensabile una volta)…vuol dire che l’attenzione é da spostare sugli aspetti biotecnologici soprattutto…gestendo bene quelli,i problemi non ci sono!Finiamola di far credere che Gesù Cristo é morto di freddo,altrimenti…Poi voglio dilungarmi su alcune cose giuste dette dal dottor Ricci:bisogna che iniziamo i ragionamenti non da Biologico,Biodinamico,Naturale,Senza solfiti aggiunti,ecc. Partiamo dalla degustazione del vino e dal fatto che sia buono,poi andiamo avanti con le congetture,altrimenti parliamo di aria fritta!Sono finiti i tempi in cui il consumatore perdonava al produttore “naturalista” le imperfezioni,le puzze,le astringente metalliche,l’odore di sudore di cavallo e simili(causati da Brettanomyces),ecc. solo per il fatto che il vino “era genuino”(i produttori spesso hanno marciato su questo aspetto!),questo é inaccettabile eticamente e non vero(ho seguito in passato un paio di produttori naturali che ho abbandonato perché talebani allo stato puro,facevano vini schifosi che mi chiedevano di “aggiustare” in primavera…ci serviva Nostro Signore con un miracolo per farlo!Sapete con analisi alla mano com’erano quei vini?Pieni di metalli pesanti,ferro,piombo e rame dappertutto!Vino che faceva venire tumori solo a guardarlo,ma per loro era…genuino e naturale,peccato facessero una montagna di trattamenti con rame e zolfo,usassero pompe in ottone e alla fine avessero i solfiti come un vino fatto con solfiti,con la differenza che avevano 1.20 di acidità volatile appena finita la fermentazione e puzze di tutti i tipi!).é finito anche il tempo dei Biodinamici talebani che sembrano più degli stregoni africani che dei produttori!Ci vogliono Coscienza in quello che si fa(scelte ponderate in vigneto,in cantina,ecc.),conoscenza di quella che é la materia prima(mix di interpretazione e fantasia interpretativa) e Scienza nel fare quello che si fa(servono progetti a lunga gittata,analisi,idee enologiche chiare,ricerca continua,ecc.),allora penso che non ci siano limiti a quello che si può fare oggi.La tecnologia e la conoscenza ce lo permettono ma sono imprescindibili,chi decide di abbassare la testa e non guardare avanti avendo ben chiare queste cose,meglio che cambi mestiere;nel 2009 sono partito con alcuni bravissimi produttori in un progetto che si chiama “VISVINI,LA FORZA DEL VINO”.Ci ha unito tanta passione per le nostre zone,le nostre uve e i nostri vini ma anche un’idea collettiva:quella di arrivare a fare vini che avessero tre caratteristiche fondamentali: 1) essere buoni almeno come quelli fatti aggiungendo solfiti; 2) essere più salubri di quelli fatti con aggiunta di solfiti; 3) durare nel tempo(ora che ho diverse annate in cantina con grande sorpresa noto che si conservano meglio quelli fatti senza aggiunta di solfiti!). Ci siamo guardati negli occhi e abbiamo deciso di condividere un protocollo di vinificazione assieme all’Enologo Maurizio Polo che,grazie al suo fantastico laboratorio ci ha fornito il supporto scientifico necessario per continuare a sviluppare la ricerca,noi invece abbiamo fatto “il braccio armato” della ricerca provando sui nostri vini anno dopo anno e ora….i risultati sono davvero lusinghieri,i vini sono davvero buoni ma,per arrivarci…abbiamo camminato assieme per anni e fatto fatica in anni in cui nessuno parlava di queste cose e men che meno ci pensava.I vini buoni davvero,non saranno molti ma le assicuro dott.Ricci che già ci sono…basta fare quello sforzo di cui parlavo prima e non fare come Ponzio Pilato…il futuro,anche se lei sembra non vederlo,é quello…non si torna indietro! p.s. le azienda che compongono Visvini sono Tenuta Pederzana,Tre Monti,Tenuta Sant’Antonio,Podere Amedea,Carm(azienda portoghese).Altre stanno per aggregarsi. P.s.2 : Non volevo fare alcuna polemica con Biodinamici e Biologici,il mio é più un input a “mettersi in gioco” e non fare troppo i talebani barricati sulle loro statiche posizioni perché il vino é materia per sua natura viva,in movimento…impossibile pensare che il gusto di oggi ci sia fra 20 anni….bisogna sempre camminare alla ricerca di cose migliori,altrimenti gli enologi che ci stanno a fare? Sempre a disposizione per chiarimenti di natura tecnica. Un saluto a tutti i lettori. Cordialmente. Francesco Gibellini,az.agr.Tenuta Pederzana

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