Mai dire mai: incredibile ma vero, Riccardo Cotarella teorico dei vini naturali!

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Giunto alla veneranda età di 56 anni pensavo di averle viste tutte o quanto meno tante nella mia vita. Invece, dopo aver visto le dimissioni di un papa, la rielezione di un re, Giorgio, pardon, di un presidente della Repubblica, con, come ha scritto Aldo Cazzullo, “i berlusconiani votare compatti l’ultimo comunista”, un comico ottenere il 25% dei voti alle elezioni, e altre incredibili vicende personali, su cui non sto a tediarvi, ho visto realizzarsi l’incredibile.

Come ho letto qui, su un sito Internet dove di recente avevo visto ironizzare sulla moda e sull’esaltazione acritica dei “vini naturali”, ho letto la presentazione di un cosiddetto grande evento, in programma il prossimo 16 maggio (mannaggia non potrò esserci, sarò ad Alba ad assaggiare Barbaresco e Barolo) nel corso del quale verrà presentato “un progetto rivoluzionario”, dirò di più, “un processo assolutamente scientifico attraverso il quale si sono volute individuare tutte quelle procedure, da attuare nel vigneto e in cantina, finalizzate ad ottenere la migliore qualità del vino”.

Si tratterà di un “assaggio dei vini senza solfiti”, opera di un “Wine Research Team”, presentate dalle seguenti 26 aziende: “Allegrini – Castello di Cigognola – Carvinea – Còlpetrone – Coppo – Di Majo Norante – Falesco – Fattoria del Cerro – Fattorie Greco – La Guardiense – La Madeleine – La Murola – Leone De Castris – Poggio Le Volpi – San Patrignano – San Salvatore – Tenuta dell’Arbiola – Tenuta di Frassineto – Tenuta San Polo – Terre Cortesi Moncaro – Terre de la Custodia – Trequanda – Villa Matilde – Villa Medoro – Domaine du Comte de Thun”. O poffarbacco!

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Ma chi è il genio che è riuscito a mettere insieme, nel nome della ricerca scientifica, della sperimentazione, della rivoluzione in vigna e cantina, questo Gotha, si fa per dire, dell’italico vino? Nientemeno che Mister Merlot, il Michel Rolland de noartri, il “dottor Riccardo Cotarella, enologo di chiara fama e coordinatore del progetto, assieme al Prof. Fabio Mencarelli, tecnico dell’alimentazione, al Prof. Riccardo Valentini, climatologo, tutti e tre del Dipartimento per l’innovazione dei sistemi biologici, agroalimentari e forestali dell’Università della Tuscia, e insieme al Dott. Cesare Catelli, biologo”.

Ma c’è di più, nel lancio di quel sito Internet che fa capo all’associazione che ospiterà il mega evento del 16 maggio prossimo venturo, e che improvvisamente scopre che ci soo vini naturali buoni e da rispettare, leggiamo anche che “La sintesi dello spirito che accomuna le 26 aziende che seguono il processo del Wine Research Team è riportata su tutte le retroetichette dei vini prodotti seguendo tale processo: “La vite ed il vino accompagnano l’uomo nel suo cammino di Civiltà. La passione e la ricerca scientifica contribuiscono a superare limiti a volte impensabili”.

Ho poi letto, su un altro sito Internet diciamo molto attento a compiacere e non disturbare i manovratori, ovvero i poteri forti, l’establishment del vino, che si tratterebbe diun lavoro delicato che parte in primis dalla vigna e dal volere ottenere le uve “perfette”.  Dalla vigna alla cantina è la prima vinificazione a fare la differenza in quanto comporta un abbassamento repentino della temperatura da +30 gradi a – 30 gradi e un conseguente utilizzo di lieviti per abbattere la flora. In questo modo le caratteristiche del vino rimangono intatte”.

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Secondo quanto ci viene riferito, nelle degustazione di questi vini “scientificamente realizzati”, accadrebbe che “la differenza tra  i vini senza solfiti e i vini con pochi solfiti è già evidente dalle note olfattive, che poi si ripropongono  anche al palato.  I vini risultano strutturati,  ma allo stesso tempo molto più immediati, e caratterizzati da una facile beva. In particolare, nei vini rossi in genere molto tannici, come ad esempio il Sagrantino,  il non utilizzo della solforosa rende i tannini meno spigolosi e più morbidi”.

Sono veramente dispiaciuto di non poter partecipare a questa autentica giornata di presentazione del Rinascimento del vino italiano, di una nuova età dell’oro che ci porterà ad avere “uve perfette”, e a ridurre al minimo l’influenza e l’operato dei winemaker. In questa nuova era splendente non ci sarà più bisogno di ammorbidire/imbastardire i vini a colpi di Merlot o Petit Verdot o ricorrere ai concentratori, o a chissà quali altre eno-diavolerie.

Non accadrà più che i vini firmati da un enologo consulente siano tutti uguali, parkerizzati, normalizzati, gamberizzati, che siano prodotti in Piemonte in Campania o in Sicilia poco conta, che non abbiano più nemmeno l’ombra di un sense of terroir o di una riconoscibilità varietale o territoriale, ma saranno tutti, nel nome della parola d’ordine “vini naturali”. Quei vini che oggi scoprono tutti, perché fanno fino e sono di moda, vini buoni, puliti, giusti e veri. Vini che potrebbero interessare persino la massima teorica dei “naked wines“, l’amica Alice Feiring.
Lo garantisce il dottor Riccardo Cotarella, volete dubitare?

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog
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15 pensieri su “Mai dire mai: incredibile ma vero, Riccardo Cotarella teorico dei vini naturali!

  1. Sveglia Ziliani!
    Vivi in un paese che ha fatto suo il “nessun dorma!” a cominciare dagli ottuagenari avanzati, per continuare con quelli che seguono, e così via (ma con brusco arresto intorno ai quarantenni, che devono mettersi in stand by, e aspettare il futuro: circa quarant’anni) loro.
    Perciò, con l’apparente – ma qualche volta effettiva – “fortuna”, e innegabile notorietà (non si sa con quale ritorno economico, però) dei vini fuori dal solito (definizione di comodo, chiedo scusa), era, è, ovvio che gente vispa e abituata al mondo pensi di sottomettere una neo-fetta (fettina) di mercato (e di produttori affluenti) a regole, regoline, regolucce, club, primescelte eccetera. Questo mi aspetto – dopo aver visto l’abuso del biologico, del bio-qualcosa – da un comparto – quello del vino – che funziona, che può vantare un reale made in Italy (si spera), perché non può delocalizzare….(anche se in Italia, con quello che passa il convento della politica, ci delocalizzeremmo volentieri tutti!).
    Dopo la Toscana, la super Toscana, dopo la super Toscana, la Toscana bio, o naturale, o vera, o qualcosa del genere.
    Se chiamano la sottoscritta il nome glielo trova subito; il nome, cioè la parola ‘giusta’ e non banale.
    Però, bisogna sapere che la “parola giusta”, se non esprime un sentiment (scritto in inglese perché è diverso dall’apparente traduzione italiana), serve a poco.
    Perché NON basta (più) la parola, a meno di finire là, dove ci mandava il noto slogan..

  2. Pingback: Soldera’s “water into wine” & rumors of his expulsion (& Cotarella’s zero sulfur wine) | Do Bianchi

  3. lei ironizza sulla conversione di Riccardo Cotarella alla causa dei vini naturali e intanto lui diventa presidente dell’Associazione Enologi Italiani, come si legge qui:
    http://www.winenews.it/news/30875/winenews-lo-aveva-intuito-a-giugno-2012-nellultimo-congresso-e-oggi-arriva-la-conferma-riccardo-cotarella-uno-degli-enologi-italiani-pi-affermati-nel-mondo-il-nuovo-presidente-di-assoenologi-associazione-enologi-ed-enotecnici-italiani
    E allora cos’ha da dire? Scemi gli enologi italiani ad averlo scelto come presidente o prevenuto lei?

    • lungi da me lo scrivere (e per di più il pensare) che gli enologi italiani siano scemi avendo scelto quella persona come presidente.
      Ognuno, soprattutto in libere elezioni come quelle che gli enologi hanno tenuto, sceglie chi meglio crede e pensa sia la persona più adatta. Liberi loro di scegliersi quel presidente. Libero altrettanto io di avere ancora meno stima di quell’associazione quando affida la propria immagine a personaggi come quel Signore.
      Ma io, a differenza di qualche collega, che é culo e camicia con quell’associazione, non vado ai congressi di quell’associazione e a loro viaggi all’estero. Io sono libero. Di dire quello che penso e di criticare. Scommettiamo che un sacco di giornalisti plaudiranno all’illuminata scelta dell’AEI?

  4. Ahh, meno solfiti, mi ricordo Marco Tebaldi, Enologo, Freewine founder,…
    Poi leggi sul sito di Tebaldi roba come “Protocollo di vinificazione
    Vino Rosso “Trendy” destinato al mercato internazionale”
    Mah non so. Preferisco bere vini che riflettano il terreno e il vitigno anche con aggiunta di solforosa invece di vini realizzati in questo modo: http://www.tebaldi.it/_img/Vino_Rosso_Trendy.pdf

  5. Articolo molto interessante, che fa capire molto bene quanto sia importante adesso trovare uno spazio in quel settore di mercato. Se uno come Cotarella si muove in tal senso, evidentemente i grandi nomi del vino se ne sono accorti!
    Attenzione però alle sfumature, oggi si trovano etichette con scritto in grande “SENZA SOLFITI AGGIUNTI” ma non vuol dire che non ce ne sia!!!! Infatti mi risulta che siano stati messi a punto lieviti selezionati capaci di incrementare la produzione di Solforosa che naturalmente avviene nella fermentazione del vino.In questo modo si permette al produttore di non aggiungerne, ma chi ci può dire che residuo (anche se autorodotto) rimane nel vino?!? Inoltre una ditta svizzera ha messo in commercio un prodotto “completamente vegetale” ma di ricetta segreta che sostituisce la solforosa nel vino…..vegetale ok!! Ma anche la Cicuta è vegetale….speriamo che questo composto sia un po meno indigesto!!

    • la solforosa è prodotta NATURALMENTE dai lieviti selezionati o autoctoni…fa parte della A,b,c dell’enologia , vedasi “processo di glicolisi e cinetica fermentativa”. puntualizzo visto che stiamo trattando un argomento delicato;suggerisco di controllare anche il carrello della spesa quando si va al supermercato,ci sono prodotti che hanno concentrazioni di E220 cento volte superiori ad un bicchiere di vino…maledetti sti romani che lo hanno cominciato ad usare più di 2000 anni fa!!!ahahahaha populisti aborro!!Quae nocent docent.

  6. Mi pare che Nicola colga il nocciolo della questione, quando individua in questo progetto, l’intento di recuperare spazi bio, finora sottovalutati, da parte dei grandi nomi del vino.
    Ovviamente rilanciando: puntando ad un ruolo trainante e di protagonisti.
    In questo io cerco di vedere il lato positivo della questione o il bicchiere mezzo pieno che dir si voglia; nel senso che mi pare un dato interessante che anche a livello di grandi budget molto presenti sul mercato, si presti maggiore attenzione ai temi della salubrità e sostenibilità.
    Che io sappia (ma tali affermazioni vanno prese con beneficio d’inventario) il progetto, al di là delle procedure di vigneto, fa o farebbe leva, essenzialmente sulla tecnica dell’iperossigenazione del mosto.
    Ciò comporterebbe da un lato l’abbattimento delle percentuali di solforosa, ma dall’altro avrebbe come controindicazione la compromissione almeno parziale delle caratteristiche organolettiche dei vini.
    La complessità del progetto, che mi apre di poter dire sia effettiva, starebbe quindi nel valutare scientificamente quali possano essere i punti di equilibrio possibili, per salvaguardare entrambi gli aspetti.
    In sostanza l’intento sarebbe quello di realizzare un sistema sostenibile a livello industriale e non lasciare questo aspetto della riduzione dei solfitaggi, solo appannaggio del vino artigianale.

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  9. Sono addetto ai lavori e dico con prove scientifiche che NON esistono lieviti selezionati che NON producono solfiti, anzi molti ne producono anche troppa!!!
    Non sono prevenuto nei confronti del Sig. RC anche se la mia idea di enologia e di consulenza enologica è un po differente e più vicina a quella di altri illustri consulenti.

    Tuttavia posso affermare con buona causa quanto segue:
    Il vino non è un prodotto naturale, il prodotto naturale del succo dell’uva è l’aceto!!! lo sapevano anche i Romani!!!
    Attualmente anche ammesso di avere tutta la tecnologia e i soldi del mondo NON si puo fare un vino di QUALITA COMPARABILE A QUELLO CONVENZIONALE SENZA L’USO DI SOLFITI (NATURALI O AGGIUNTI CAMBIA NIENTE, L’ANALISI NON CI PERMETTE DI DIFFERENZIARE L’UNA DALL’ALTRA) senno SI PRENDE IN GIRO IL CONSUMATORE dicendo che IL VINO PER NON AVERE SOLFITI DEVE ESSERE PIU SIMILE ALL’ACETO CHE AL VINO.
    Chi parla dellelezione di Assoenologi dovrebbe anche sapere quanto in queste associazioni poco conti l’abilità tecnica e quanto invece sia importante l’abilità e l’influenza politiche.

  10. Articolo vecchiotto, ma ben strutturato:
    PS: cé pure il VINO DI D’ALEMA e c’è pure il padre-padrone del PD a questo convegno.
    Questo conferma il pessimismo dell’articolo, credo.

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