Vinitaly 2013: quel “simpatico” posto dove si rischia di farsi pipì addosso mentre si attende in coda

Jancis--Elisabeth

La mia storia professionale, il mio modo di intendere lo strano mestiere di cronista del vino, l’abitudine a non guardare in faccia a nessuno e non farmi spaventare dai vari potentati, dimostrati nel caso di Brunellopoli e in numerose altre occasioni, credo dimostrino sufficientemente come consideri la critica non solo doverosa e benedetta, ma il vero sale dell’informazione ed un elemento irrinunciabile.

Ma c’è modo e modo, come ho scritto, di fare informazione e di criticare. Quando si sceglie la strada della critica, della denuncia, anche pesante e impegnativa, bisogna corredare le parole con delle prove circostanziate, altrimenti si finisce con il mestare nel torbido e con il fare del mero scandalismo fine a se stesso. E dannoso non solo per chi è oggetto di questo tipo di critiche, ma per chi ne è artefice.

Lo ripeto, sul Vinitaly, su come è organizzato, su come si svolge, sui tipi di servizi che offre, sulla congruità di quello che gli espositori ed i visitatori spendono per partecipare in relazione a quanto ottengono, su certa fauna che circola, sull’aspetto più da allegra kermesse di paese che da seria rassegna professionale, da principale vetrina del vino italiano, sui parcheggi sgarrupati e dai prezzi esagerati, sulla qualità dei panini serviti nei bar, sul look discutibile di alcune produttrici più impegnate ad attirare l’attenzione su di sé che sui loro vini, si possono fare, e io le faccio da anni, le critiche più feroci. Ma non si può arrivare a scrivere, come qualcuno spudoratamente ha fatto, che il Vinitaly sia un “puttanaio”, che certi produttori assoldino mignottine ed escort, e che in fiera circoli “tanta, tanta droga”.

E se lo si fa, fuori le prove, nomi, cognomi, circostanze, produttori colpevoli di ingaggiare troiette, pardon escort, indicazioni delle zone dove circolerebbe la droga, nomi dei pusher, altrimenti se non lo si fa non solo si fa la figura dei cialtroni, ma finisce che qualcuno, vedendosi paragonato d un frequentatore di bordelli e di fumerie d’oppio, si incazza perché vuole salvaguardare la serietà del proprio lavoro e dell’ambiente che frequenta.
vinitaly

In attesa di conoscere gli sviluppi e vedere se a tutelare l’immagine ed il buon nome del Vinitaly saranno l’Ente Fiere Verona, il Comune di Verona, le organizzazioni dei produttori di vino, singole aziende e Consorzi oppure qualche privato cittadino semplice utente del salone veronese, torniamo a parlare dell’edizione 2013 della manifestazione scaligera, per occuparci di qualcosa che assolutamente non è andato bene. Di un qualcosa non poi marginale come sembra, che non esito a definire un’indecenza.

Mi riferisco, scusate se volo basso e propongo alla vostra attenzione un argomento non proprio elegantissimo (ma è un qualcosa che accomuna tutti, ricchi e poveri) ai servizi igienici. Non sfugge a nessuno l’evidenza che poiché al Vinitaly si assaggia (e qualche volta si beve) venga periodicamente a tutti, nessuno escluso, la necessità, quante volte al giorno varia a seconda della capacità e della resistenza delle vesciche, di recarsi in bagno. I numeri di questa edizione 2013 appena finita parlano di 148 mila presenze (più 6% rispetto al 2012) e di 4200 aziende espositrici. Il tutto distribuito su quattro giorni con una media di 37.000 presenze giornaliere.

Bene, la mia esperienza di visitatore nelle giornate di lunedì 8 e martedì 9, mi dice che andare in bagno quando si aveva bisogno, quando si decideva di farlo, costituiva un serio problema. Che per non avere problemi tipo quelli che ci capitavano da bambini e per i quali venivamo giustamente rimproverati e puniti dai genitori, bisognava giocare d’anticipo. Questo perché una volta arrivati già ad una considerevole distanza dalle zone servizi, del resto non facilissime da trovare, si capiva benissimo di essere prossimi alla meta dalle code lunghissime di “questuanti”, ovvero di impazienti in attesa di dare corso a quello che natura richiede. Ovvero il periodico “svuotamento della vescica”.

altrametàcielo

La cosa più allucinante e vergognosa è che le code più lunghe e quindi le attese più estenuanti si verificassero in prossimità dei servizi riservati a quelle persone verso le quali e non solo per un senso di cavalleria si dovrebbero dedicare le maggiori attenzioni e dimostrare la maggiore sensibilità, ovvero coloro che Mao Tse-Tung definì con felicissima espressione “l’altra metà del cielo”, le nostre croci e delizie, la nostra felicità, il nostro tutto, ovvero le donne.

Non tacciatemi di tardo o post femminismo se dico che in una qualsiasi manifestazione seria, che attrae un numero altissimo di partecipanti, le nostre deliziose compagne non dovrebbero mai essere messe in condizione di soffrire un disservizio, di sentirsi, come si sono sentite nei giorni del Vinitaly tante donne, produttrici, espositrici, visitatrici, sommelier, rappresentanti, importatrici, oppure semplici eno-appassionate, a disagio. Invece al Vinitaly 2013, e chiamo a testimoni le amiche dell’Associazione Donne del Vino, dalla presidente Elena Martusciello alla past president Pia Donata Berlucchi, alla responsabile della Lombardia Cristina Inganni, l’Ambasciatrice del Franciacorta in Polonia Elisabeth Poletti, e poi la bravissima oltrepadana Ottavia Giorgi di Vistarino, l’ascolana Angela Velenosi, la barbareschista Giovanna Rizzolio di Cascina delle Rose, le nostre deliziose signore si sono trovati di fronti allo sgradevole affaire “disservizi dei servizi”, alla ben poca simpatica condizione di dover fare file lunghissime, anche di decine di minuti, o alla necessità – è il caso di dirlo – di chiedere asilo e ospitalità addirittura nei bagni maschili.

vasodanotte

La domanda, rivolta all’Ente Fiere Verona, è molto semplice: come è possibile che nell’anno domini 2013, prevedendo un afflusso quasi biblico e irrefrenabile alla rassegna vinicola scaligera, non siano stati allestiti servizi igienici, fissi, mobili, portatili (tipo questi) in quantità proporzionale al numero di visitatori previsto? Com’è possibile che per fare quello che è impossibile non fare, soprattutto dopo assaggi seriali di bianchi, rosati e rossi in serie, per tacere delle particolarmente diuretiche “bollicine”, il Vinitaly-visitatore debba farsi decine di minuti di coda e rischiare… beh, ci siamo capiti?

Muovendosi per tempo – c’è giusto un anno – gli amici dell’Ente Fiere Verona, quelli che mi aspetto reagiscano dopo essere stati accusati di dare un vita ad una manifestazione che sarebbe, secondo alcuni farneticatori, un misto tra un trojaio e una fumeria d’oppio, possono evitare che dal 6 al 9 aprile 2014 i visitatori e le visitatrici si trovino costretti a portare con sé per le loro presenze in fiera oltre a taccuini, macchine fotografiche, smartphone e tablet anche dei simpatici, decorati, floreali vasini da notte di ottocentesca memoria?
Grazie per la cortese attenzione e per quanto in concreto vorrete fare…

P.S.
Da qui al 18 aprile, data della prima votazione sosterrò la candidatura a Presidente della Repubblica di Antonio Martino, economista, liberale, indipendente, persona seria e perbene che sono certo sarebbe un impeccabile Presidente di tutti gli italiani

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12 pensieri su “Vinitaly 2013: quel “simpatico” posto dove si rischia di farsi pipì addosso mentre si attende in coda

  1. Effettivamente la situazione dei servizi igienici a Vinitaly è sempre la stessa almeno da 20 anni, gli anni che che vengo in fiera, sia come visitatrice che come espositrice. Anche quest’anno mi sono prodigata per trovare un servizio all’interno del Palaexpo che mi permettesse di assolvere un po’ speditamente un “bisogno” fisiologico. Purtroppo io e altre produttrici ci siamo imbattute davanti ad una lunga coda, con rassegnazione abbiamo aspettato 20 minuti. Non ho capito se questa situazione sia una esclusiva del Palaexpo o se sia diffusa in tutti i padiglioni, comunque, senza troppa polemica sarebbe gradito da parte di Ente Fiera di Verona riconoscere la problematica e porvi rimedio. Il suggerimento (vedi link) di Franco Ziliani è buono, ma si potrebbe anche pensare di fare dei servizi igienici solo ad uso esclusivo delle produttrici munite di apposita card. Questo consentirebbe di evitare le lunghe soste a chi deve lavorare e vivere in quello spazio per ben 4 lunghi giorni. Non dimentichiamo che Vinitaly è un evento di portata internazionale e come tale va trattato. L’Ente Fiera di Verona ha il dovere di adeguare la location. Gliene saremmo molto, ma molto grate!!!

  2. grazie Franco, attese infinite e pulizia … vergognosa! Umiliante è il termine esatto.
    Vogliamo aggiungere i punti di ristoro da area di servizio autostradale (qualità dell’offerta e code inimmaginabili per un caffè) di una fiera dedicata al vino?
    Diamo atto del miglioramento del servizio per le comunicazioni tramite cellulare… :-)

  3. Mi hai rubato il soggetto, Franco! Stavo proprio per scrivere un pezzo sul problema dei servizi igienici al Vinitaly. Sia quelli per le donne, sia quelli per gli espositori. Per uno stand al Vinitaly si spendono un sacco di soldi e i produttori sono là per lavorare: non è ammissibile che debbano perdere ore semplicemente per andare in bagno, perché quelle ore perse per il bagno sono ore strappate al lavoro in un contesto costosissimo. Credo sia urgente che la fiera si doti di servizi igienici efficienti e separati sia per il pubblico, sia per gli espositori.

  4. Aveva promesso che non avrebbe fatto nessuna tirata pro Vinitaly, ma con questo post mi sa che l’ anno prossimo andrò a visitarlo per vedere il più bel servizio di bagni pubblici messo a disposizione in una manifestazione temporanea ….. :)
    Di solito è un argomento tralasciato tra i fastidi che si affrontano in queste manifestazioni, ma a giudicare da quel che scrive devono averla fatta fuori dal vaso gli organizzatori. Ma negli anni passati funzionava ?
    PS: presidente della Repubblica: finalmente un nome nuovo e che potrebbe coagulare interesse se non fosse che l’ ideologia spiana tutto, e putroppo ce n’ è troppa in giro …..

    • caro Giancarlo, ho cercato un argomento che mettesse d’accordo tutti, ma proprio tutti. Andare in quei posti tocca a tutti… :)

  5. Il cialtrone col ”preterito pieno” erigera’ muro di gomma contro le varie proteste dei disgraziati fruitori del Vinitaly.
    E’ stato detto in piu’ sedi ed occasioni che ormai sarebbe utile per tutti, (eccetto Veronafiere logicamente) trasferire il salone ad un vero e moderno polo fieristico. Benche’ io non ami Fiera Milano, penso che l’unico all’altezza del compito potrebbe essere il polo di Rho.
    p.s.
    da qui al 18 aprile e per tutto l’anno spero di avere il sostegno informativo e consigli anche per le mie prossime bevute.
    Il sig. on. avv. Antonio Martino di cui ho potuto raccogliere lodi in diversi ambienti ( fuorche’ a Messina dove e’ stato eletto e provincia fra le piu’ misere d’Italia ), e’ una persona seria, perbene e dotato di intelligenza che sicuramente la sua naturale riservatezza non gli ha permesso di esprimere durante tutta la vita del suo mandato parlamentare a sostegno di Berlusconi.

  6. Per fortuna i libri – che hanno molte analogie con il vino – (ma non quelle che ha in mente Renzi) sono meno diuretici del vino; altrimenti avrei penato parecchio ai vari saloni e fiere, sparse per il mondo. Questo è davvero un problema generalmente mal affrontato dai vari organizzatori.
    Ma, a proposito di organizzazione, che dire del parcheggio fuori salone? Mi pare un cesso. Andiamo dunque a farla lì, come già usano molti maschi, nel Paese della Politica (come ci chiamano gli orientali); quelli che un’americana – vedendoli intenti a guardare lontano – aveva scambiato per ammiratori del bel paesaggio italiano…

  7. Ahimè il problema del disagio creato dalle code alle toilette, e non solo,perdura da anni, è lo scotto dovuto al grande sviluppo della fiera.Ti ringrazio per aver posto attenzione su una questione, che può sembrare frivola, ma è concreta come non mai!
    Come rappresentante di una categoria di donne professionalemnte coinvolte nella fiera mi impegno a sensibilizzare l’ente fiera su questo tema, facendo rientrare sia l’ipotesi di servizi dedicati alle produttrici, fruibili con il badge( la tecnologia ci viene incontro per risparmiare tempo prezioso per chi lavora), sia di servizi aggiuntivi esterni in numero congruo. Sono certa che gli organizzatori si impegneranno a migliorare tale situazione.

  8. Scusate ma in qualsiasi parte dell’EU se uno acquista un prodotto o un
    servizio che poi risulta difettoso o manchevole, chiede la riparazione e/o il risarcimento. L’affollamento ai servizi igienici non é un caso fortuito dovuto ad una improvvisa epidemia di infiammazioni urinarie. Gli organizzatori hanno tutti i dati pregressi per saper prevedere quante toilette servono. In occasione simili, sempre nell’EU, le autoritá sanitarie neanche danno il nulla osta alla manifestazione (concerti, fiere etc) se gli organizzatori non garantiscono un numero di toilette, fisse e mobili con relativi assistenti, che siano compatibili con l’afflusso massimo previsto. Chi si sente danneggiato
    da questo disservizio del Vinitaly non dovrebbe fare altro che decisa richiesta di risarcimento parziale o perlomeno di sconto su prossime prenotazioni di stand. Salvo accettare lo…. stato dell’arte e per i prossimi anni portarsi da casa un congruo numero di soluzioni mobili autogestite.

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