Arianna Occhipinti interviene al Concerto del Primo Maggio: schieramento, ingenuità, genialità o trovata di marketing?

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Non sono uno spettatore, per motivi generazionali, di gusti musicali e soprattutto per idee politiche di quella grande kermesse che corrisponde al nome altisonante di Concerto del Primo Maggio e che per comodità da ora in poi definirò, siculeggiando, “o Cuncertuni”. Memore di Battiato quando cantava “A Beethoven e Sinatra preferisco l’insalata a Vivaldi l’uva passa che mi dà più calorie” confesso  di non riuscire ad andare in brodo di giuggiole, anzi di poter fare tranquillamente a meno, a me bastano Bach, Brahms, Mozart, Schubert, Schumann, Dvorak, Chopin, dei signori Daniele Silvestri Renzo Rubino Vinicio Capossela Max Gazzè, e non conosco Africa Unite Marta sui Tubi Motel Connection.

E non ho problema alcuno a dire che dell’esistenza di tale gruppo denominato “Management Del Dolore Post Operatorio” ho appreso solo oggi leggendo di una performance, chiamiamola così per umana pietas, che hanno tirato fuori dal cappello della loro scarsa intelligenza ieri.

Pur con tutta la simpatia, straripante, per Elio e Le Storie Tese, da una diretta di ieri presentata dalla più sopravvalutata delle presentatrici/intrattenitrici, ovvero Geppy Cucciari, era ovvio che, impegnato a lavorare, a scrivere, anche il Primo Maggio, oh yes, me ne stessi alla larga.

E così ho appreso solo oggi, da questo articolo e poi da questo video, che tra tanto rock a profusione, tra preservativi branditi come ostie, e le immaginabili tirate politiche a senso unico (garantiscono Geppy e l’imparziale Rai Tre) al Cuncertuni si è parlato anche di vino. O per meglio dire ho saputo che una giovane e simpatica produttrice di vino, la cui biografia, scritta a meno di trent’anni sto leggendo con reazioni miste tra ammirazione, perplessità e meraviglia (possibile che scriva così bene? E’ tutta farina del suo sacco o tanti complimenti a qualche ghost writer?) ha fatto il suo piccolo show, o se preferite ha potuto parlare per poco meno di tre minuti.

Sto parlando della Natural Woman Arianna Occhipinti da Marsala, classe 1982 di cui, per essere accettati in certi salotti buoni del vino italiano o della comunicazione sul vino, è obbligatorio parlare bene a prescindere. Qualsiasi cosa dica e faccia. Io non ho nulla contro Arianna, cui avendo una figlia solo di poco più piccola di lei (classe 1985 contro il 1982 di Arianna: comunque due ottime annate a Barolo) non posso che volere bene e guardare con simpatia.

Però, con tutta la simpatia e comprensione per l’entusiasmo e la grinta, e che grinta!, di Arianna non posso esimermi dall’esprimere qui un dubbio che mi porto dentro da quando ho guardato il video della performance di ieri e sentito Arianna leggere (e magari per meno di tre minuti si poteva anche parlare a braccio, no?) il suo intervento sul palco.

Un dubbio che mi porta a chiedere: ma ha fatto bene Arianna Occhipinti a partecipare al Cuncertuni del Primo Maggio? E che c’azzecca il suo discorso, totalmente condivisibile, inframezzato dalle frasi ad effetto che compaiono nel libro tipo “con i vini sono cresciuta, ci siamo presi per mano e siamo andati avanti insieme”, sulla terra che “va rispettata, capita, accompagnata nel suo destino”, con l’ambiente, l’atmosfera, il milieu culturale, politico e sociale, del Cuncertuni?

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Sicuramente sarà stata perfettamente in sintonia con quel clima quando ha parlato di cambiamento e, parola maggica, di “rivoluzione”, e dell’orgoglio e dignità di essere contadini, ma cosa avrà capito la stragrande maggioranza degli spettatori di questa kermesse, venuti lì per ubriacarsi di musica a tutto volume e per celebrare il rito dei giovani delusi, incazzati, pronti alla rivolta (anche contro la sinistra istituzionale), quando Arianna ha rivendicato il suo produrre un “vino di territorio che sa di terra”? Io temo ben poco.

Non vorrei che la scelta degli organizzatori di chiamare una giovane produttrice di vino, posso dirlo?, oggi diventata di moda, a parlare di vino, fosse stata, oltre che una strumentalizzazione nei confronti di Arianna, anche un tentativo, che a mio parere sarebbe grottesco, di arruolare i “vini naturali” di cui Arianna è un’appassionata e valida esponente nei ranghi della sinistra. Vecchia e nuova. Politica, sindacale, istituzionale, oppure piazzaiola, quella dei movimenti e delle associazioni, del ribellismo antisistema e non solo, come sarebbe giustissimo, anti-Casta.
Quella sinistra che oggi è incazzata perché al governo il PD, con una scelta assurda (e posso dirlo non essendone elettore, essendo un bieco reazionario di destra, ma non berlusconiano o montiano), ha preferito andarci, tappandosi il naso e altro, con il PDL e non con il Movimento Cinque Stelle di Grillo.

Intendiamoci, ognuno ha il diritto di emozionarsi e commuoversi per quello che vuole. C’è chi si commuove per le parole, ad effetto, di Arianna al Cuncertuni o per Eugenio Finardi o vedendo la foto dell’attentatore di Palazzo Chigi brandita durate il corteo di ieri mattina, e chi, come me e molti altri italiani si commuove pensando ai due marò prigionieri in India, ai caduti di Nassirya, a Fabrizio Quattrocchi, o al sacrificio di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Arianna

A me quell’intervento di Arianna, pronunciato di fronte a persone che al vino, naturale o meno, si interessano come il sottoscritto alla danza classica o alla angelologia, è parso un po’ forzato e posso dirlo?, innaturale, e fuori contesto. Allora non posso che chiedermi, suggerendo sommessamente ad Arianna di evitare la sovraesposizione mediatica e di fare attenzione all’eccesso di luci della ribalta, di carpire il “diem” ma cum juicio, se questo suo intervento al Cuncertuni rappresenti una forma di aperta – e legittima – scelta di campo, ovvero lo schieramento nel campo della sinistra vecchia e nuova e che sarà.

Mi chiedo se sia stata ingenuità, un geniale pensata magari suggerita da qualcuno o che altro. Spero solo non sia una furba trovata di marketing e un modo, volpino, di farsi pubblicità. In questo caso, che delusione Arianna!

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20 pensieri su “Arianna Occhipinti interviene al Concerto del Primo Maggio: schieramento, ingenuità, genialità o trovata di marketing?

  1. “Spero solo non sia una furba trovata di marketing” .E’ una trovata di marketing.Come pure il libro.Così gira il mondo.Ma è un peccato veniale.
    Ben più gravi sono le marchette dei giornalisti enogastronomici.
    Chiaramente non sto generalizzando.Ma il dubbio,specialmente quando leggo di vini,è sempre pronto a spuntare.Signor Ziliani,quando si va in pensione si scrivono le autobiografie “autocelebrative” e non prima,come hanno fatto Farinetti,Grom e la Occhipinti..Forse fra qualche anno anche lei potrebbe scrivere un libro di memorie e raccontare tutto quello che non si dice del vino e dei suoi protagonisti.Saluti

    • la rassicuro Vincenz. Per età, sono ancora giovane, per salute (sto bene) e per indole e perché mi piace lavorare e scrivere non ho alcuna intenzione di andare in pensione e di appendere il p.c. al chiodo.
      Quindi dovrà rassegnarsi, se proprio non ha nulla di meglio da fare, a leggermi.
      Quanto alle “marchette” sono d’accordo con lei, ma la cosa, francamente, non mi riguarda. Come pure il progetto di eventuali “autobiografie autocelebrative”. Io faccio esclusivamente il cronista del vino e non credo che la storia dei miei trent’anni sinora trascorsi nel mondo del vino italiano potrebbe interessare più di dieci persone. E forse sto ancora largheggiando… :)

  2. Grazie a youtube ho ascoltato l’intervento della sig.ra Occhipinti al concertone del primo maggio. Le sue mi sono sembrate parole spese soprattutto in difesa di un agricoltura pulita e del mestiere di contadino, non solo del viticoltore, e della difficoltà supplementare rappresentata dall’essere contadina in Sicilia. Mi sento di condividerle e non mi sono apparse una”furbata” mediatica per promuoversi. Resto perplesso su due aspetti: che un intervento di tre minuti in quel contesto possa avvicinare i giovani presenti al concerto alla cultura del vino e di un suo consumo consapevole: in secondo luogo non sopporto più la comunicazione gridata, come se urlare significasse dare più valore ai contenuti che comunichiamo.

  3. Dice bene che se non si parla bene di queste persone qualcuno ti etichetta come invidioso o fallito. Io penso sempre che si possano esprimere critiche e opinioni, condividerle accettarle o contestarle in modo adeguato senza essere assolutisti. Arianna Occhipinti, a cui nessuno vuol togliere i suoi pregi e le sua capacitá, è stata oggetto recentemente di sovraesposizione mediatica a cui si aggiunge questa performance autocelebrativa sul palco del primo maggio. Personalmente non amo i produttori di vino che si autocelebrano e che vogliono essere protagonisti, quelli che appaiono in grandi foto come star holliwoodiane su testate nazionali. Preferisco i produttori schivi, introversi, che restano nel loro ambito di vignaioli, nel loro piú naturale, che timidamente ti osservano mentre assaggi i loro vini. Sono loro i vini che parlano. Quale altro produttore di vino avremmo trovato a suo agio fare proclami a braccia alzate davanti a migliaia di persone su un palco come una rockstar? Marie Therese Chappaz, Nicoletta Bocca, Ignaz Niedrist, Augusto Cappellano? L’eccesso a lungo andare talvolta diventa controproducente. Ormai lo sanno tutti che ha studiato agraria a Milano e poi è tornata in Sicilia a soffrire,ad imparare dai contadini prendendosi per mano. Perchè non li porta con se nelle fiere in giro per il mondo?

    • lo pensavo anch’io poco fa: Teobaldo Cappellano, che pur era di sinistra, comunista (a modo suo), Beppe Rinaldi, Bartolo Mascarello (che era socialista e antifascista autentico, tutto d’un pezzo) questo piccolo show sul palco del Concertuni non l’avrebbero mai fatto. E nemmeno Walter Massa, e la stessa Nicoletta Bocca, figlia di Giorgio, per i cui vini non esco pazzo. E nemmeno, schive come sono, le gemelle Padovani di Fonterenza.
      Arianna Occhipinti l’ha fatto. E pertanto accetti che mentre altrove celebrano la sua performance su questo blog rompiscatole e controcorrente qualche dubbio sulla sua utilità venga pure espresso…
      Arianna ha le spalle forti, ha studiato agraria a Milano (speriamo che non diventi un tormentone come “ho fatto il militare a Cuneo” di Totò….) e saprà sopportare, oltre al peso del successo, anche queste critiche bonarie… :)

      • Scusatemi ma non avete colto il senso dell’intervento di Arianna Occhipinti.
        Era il 1° maggio, festa dei lavoratori, festa del lavoro, del lavoro che non c’è, non c’è soprattutto il lavoro giovanile. Arianna ha solo testimoniato un’esperienza di vita che ha avuto un esito positivo e felice, l’esperienza di una giovane donna che “ci è riuscita” che ce l’ha fatta, che è riuscita a fare un lavoro appassionante che la rende orgogliosa di sè. Voleva essere un messaggio di speranza, di incoraggiamento, di futuro possibile.

        • CONTESTUALIZZARE PLEASE:
          la sig.na sarà stata pur capace e caparbia ma qualche parente che aiuta c’è l’ha. Poi sul fatto che sia furba e si venda bene nn ci piove, in pochi anni è salita nel gotha…
          … in italia ci sono ben altre realtà, di gente che fatica ma non molla e fa vini altrettanto(se nn +) genuini e territoriali.
          personaggio molto ‘mediatico’ .
          qualche dubbio viene.

  4. Provo a dire che cosa mi è venuto in mente: perché mi son venute in mente svariate cose.
    Prima di tutto: ho conosciuto Arianna e mi piace la sua faccia di giovane donna determinata; mi piace – molto – il vino che fa: le somiglia. Questo riguarda Arianna
    Che abbia fatto il militare a Cuneo mi lascia indifferente, il suo libro non l’ho ancora letto, ma lo leggerò.
    Non so se abbia ‘spintonato’ per essere sul palco del concertone, ma sono certa che la politica peggiore – quella che cavalca la qualsiasi pur di usare a proprio vantaggio quello che è “in” – si è accorta della terra (pur considerandola lontana per la propria schiena), si è accorta dei vini (al) naturale (copyright Alice Feiring+Slowfood), si è accorta che qualcosa di nuovo, anzi “che vende”, è successo, nel vecchio mondo del vino.
    Ci siamo accorti che se ne sono accorti quelli lì, ma anche altri che non sto a citare (ma li si incontra anche in questo blog).
    Tornando a Arianna Occhipinti – a lei e a quelli che lavorano duramente (e davvero duramente, perché potrebbero fare solo finta e passare all’incasso) – starei molto attenta a non farmi usare, lavorerei comunque per l’affermazione (ma non per la generica notorietà) del mio vino, mi godrei queste comparsate come un legittimo momento di popolarità (anche per la categoria), farei in modo di non sovraespormi e di non diventare di moda: le mode passano, la carica vitale di Arianna merita di diventare un classico, qualcosa che si “porta” sempre perché si sa da dove viene, chi lo fa, con quanta passione e quale attitudine verso la terra.

    • a me non ha fatto nulla Arianna. Io, a differenza di altri che hanno celebrato, acriticamente, la sua comparsata al Cuncertuni, ho cercato, paternamente, di darle qualche consiglio perché non cada nel tritacarne delle mode e del prezzemolismo. Perché rimanga fedele a se stessa e non si faccia usare da nessuno. Tutto qui

  5. L’argomento è molto interessante. La buona fede di Arianna, anche in questo contesto, non riesco a metterla in discussione. Stento a credere che chi fa un vino sincero come il suo possa svendersi per così poco. Ogni occasione per parlare di vino naturale credo sia una buona occasione. Detto questo, se quanto scrive Franco lo si legge come il consiglio di un padre, tutto ha un senso. Il libro della Occhipinti l’ho letto e l’ho trovato interessante. E, naturalmente, vivo.
    Per quanto riguarda il rock penso invece che sia materia troppo alta per essere ricondotta o confinata al concertone del 1° maggio, che resta una situazione troppo ricca di demagogia. Non sopporto le macedonia di frutta, figuriamoci quelle di musica. Ho una certa predilezione per i monovitigni. Purezza.

  6. Una volta la buonanima di Marco De Bartoli mi disse che era meglio, come effetto di vendita, un trafiletto sul Corriere della Sera che sei pagine su una rivista di settore. Dopo Arianna Occhipinti c’erano dieci viticoltori laziali. Si parla tanto dell’agricoltura come l’oro verde italiano, ma ci vuole anche chi la sappia comunicare. Arianna Occhipinti viene da una famiglia di bravi ed accorti produttori di vino, ha studiato a Milano ed ha capito che il vino bisogna anche saperlo presentare. Per la sua etá Piazza Sangiovanni era
    il palcoscenico giusto. Migliore in ogni caso delle ingessate trasmissioni televisive dove l’etichetta o fa “fino” (Porta a Porta) og vine coperta “per non fare pubblicitá” (Linea Verde). Se solo uno dei ragazzi che erano in piazza si sará incuriosito,e si avvicinerá all’agricoltura, sará gia un bel risultato. Inoltre, se, a quanto mi consta, Arianna Occhipinti riesce a paizzare tutta la sua produzione e rimane spesso in arretrato di consegne o deve operare con assegnazioni, si vede che le scelte di PR sono giuste.
    E non é che per il mondo lo sanno tutti cosa sia il Cerasuolo di Vittoria.
    Avanti popolo.

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