Musto Carmelitano. Maschito. Un Aglianico del Vulture da conoscere e seguire

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Il Vulture è un vulcano spento da 11000 anni, attorno si estende una vasta zona collinare paesaggisticamente stupenda dedicata alla produzione dell’Aglianico. Siamo a 40 km circa da Potenza è una zona vinicola che interessa 15 comuni e che si dividono il territorio in due aree differenziate per composizione dei suoli ed epoche diverse di eruzione, una fa capo a Barile Rionero Melfi (Alto Vulture) e l’altra verso Venosa Maschito (Basso Vulture) per un totale di 1200 ettari vitati dedicati all’ Aglianico.

Qui, forse più che in altre zone d’Italia, le aziende vengono vendute o sono poste in vendita sospendendo intanto la produzione e restando in attesa di investitori con maggiori disponibilità. A fianco di questa situazione esistono (parecchie) realtà che nascono ex novo, aziende che decidono di iniziare a produrre o a imbottigliare cimentandosi con volontà e desiderio di riuscire e negli ultimi dieci anni si registrano numerosi debutti Camerlengo a Rampolla, Cantina del tiglio a Barile, Grifalco della Lucania a Venosa per citarne alcune. In una situazione così in trasformazione, in tempi sballati e privi di continuità come questi, non sembra una facile impresa uscire dall’isolamento commerciale e cercare di far emergere un prodotto enologico di sicuro interesse ma che incontra ancora una certa difficoltà a sintonizzarsi con una identità di territorio ancora abbastanza disordinata ed in evoluzione.
E non sembra essere la soluzione nemmeno l’entrata in vigore con la vendemmia 2011 del disciplinare D.O.C.G. e con esso di un numero elevato di menzioni geografiche (70!) che spingendo verso una descrizione precisa delle aree qualitative dell’intera zona forse, per ora, ottiene il risultato di frammentare ulteriormente il profilo dell’Aglianico del Vulture, infatti l’adesione al nuovo disciplinare sembra per ora decisamente limitata.

Con qualche difficoltà e qualche contraddizione il Vulture è comunque una zona viva, ed accanto ad aziende storiche consolidate, poche, come Paternoster a Barile, Armando Martino, D’Angelo, Cantine del Notaio a Rionero, Terre degli Svevi a Venosa, Sara e Luca Carbone a Melfi (vini dalla beva brillante, e con una proporzionata potenza), esistono esempi di recenti, ottimi risultati come la giovane Elena Fucci che sempre a Barile produce vini di imponente levigata forza e parecchie altre realtà nuove che contribuiscono certamente a far parlare dell’Aglianico del Vulture in modo molto positivo.
serra del prete

Musto Carmelitano a Maschito, è una piccola azienda familiare di tre ettari di vite, due giovani fratelli, Elisabetta concreta e appassionata, Luigi giovanissimo e centrato e il padre Francesco. Da una decina di anni questa azienda invece di vendere uve o vino sfuso ha deciso di intraprendere la strada di etichettare i propri prodotti. Le vigne di proprietà sono curate dal padre che intravediamo in vigna quando Elisabetta e Luigi ci accompagnano a vedere i vigneti.
Luoghi bellissimi, la voce è di vento e uccelli in  una campagna stupenda, verde vivo. Luigi ci parla di estati calde e secche e di come già a fine giugno tutto questo verde diventerà giallo e asciugato dal sole. Impianti vecchi anche oltre 80 anni per la produzione denominata Pian del Moro, altri 2 vigneti di più recente impianto ma comunque rispettivamente di 45 e 25 anni danno origine ai due rossi più giovani: Serra del Prete e Maschitano rosso.

Dei tre rossi il mio preferito è Serra del Prete, anche se senza dubbio una mano pulita autentica senza ombre si riconosce in tutta la produzione. Solo acciaio e cemento per questo vigneto. Assaggiamo il 2007, 2008, 2009.
serra

Si confermano i caratteri delle annate con il 2009 già disponibile ad essere consumato, più pronto, accessibile  e meno potente. Un bellissimo 2008 con una struttura sapida, ricca, profonda, incisiva ed espressiva, una grinta assai interessante che mostra un profilo di equilibrio già leggibile ma con ancora molta strada davanti. Descrittori netti e precisi: la spezia, pepe fresco e stuzzicante, la viola o la rosa appassita e soprattutto il frutto pieno e potente di prugna e ciliegia.
Il 2007 è ‘spallato’ e non ancora composto mostra una struttura tannica e alcolica notevolissima. Un Aglianico del Vulture con un rapporto qualità prezzo straordinario, da ex ristoratore un vino che consiglierei per la sicura capacità di accontentare tasche e palato.

A VinNatur a Villa Favorita poche settimane fa ho avuto modo di assaggiare il 2010 e il 2011 che hanno confermato lo stile che ho conosciuto in azienda. Una differenza tra le due vendemmie è un 2010 equilibrato ed elegante e un 2011 caldo e potente. Estremamente giovani entrambi ovviamente, bisogna resistere alla loro piacevole gioventù ed aspettare di conoscere la loro seconda età che nemmeno il 2008, riassaggiato oggi, comincia a mostrare!

L’affollamento dei banchi d’assaggio della domenica in queste manifestazioni non favorisce né la concentrazione ne la conversazione con i produttori. Non è colpa di nessuno, ovviamente, ma anzi la confortante conferma dell’interesse – più diretto libero, giovane, sciolto e meno istituzionale qui rispetto a Vinitaly – che il mondo del vino riesce sempre a registrare!

Wilma Zanaglio

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