D’Alema punta a produrre un grande rosso e come enologo sceglie il più democristiano dei winemaker, Cotarella…

RiccardoCotarella-D'Alema

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“Faremo un rosso, anzi un grande rosso”.
Tranquilli amici, calma compagni, il 64enne politico di lungo corso, già Presidente del Consiglio dall’ottobre 1998 al 25 aprile 2000, nonché ex segretario nazionale della Federazione Giovanile Comunista Italiana dal 1975 al 1980, segretario nazionale del Partito Democratico della Sinistra dal 1994 al 1998, e presidente dei Democratici di Sinistra dal 2000 al 2007, nonché deputato per ben sette legislature, non si sta riferendo al Sindaco di Firenze Matteo Renzi, di cui è diventato a sorpresa un convinto sostenitore, tanto da immaginarlo, leggete qui, a Palazzo Chigi nel prossimo futuro.

Il rosso di cui parla Massimo D’Alema non è certo l’enfant prodige del PD, che più che rosso a me sembra un furbo democristiano da sacrestia, né tantomeno Niki Vendola o qualcuno dei vari candidati, vecchi e nuovi come Civati, che sembrano aspirare a succedere a Bersani e al segretario pro tempore Guglielmo Epifani.

Il rosso cui pensa e di cui riferisce in questo articolo sul suo blog del Corriere della Sera l’attento Luciano Ferraro è un vino rosso prodotto in una tenuta umbra di Narni nel ternano che “baffino” o “spezzaferro”, soprannomi con cui il big post comunista si è fatto conoscere negli anni, ha acquistato nel 2008.

D'Alema2

E a quale personaggio si è affidato “l’ex ragazzo che lanciava le molotov” per produrre i suoi vini, ovviamente ottenuti non da vitigni autoctoni, il che sarebbe provinciale per un politico ormai largamente impegnato all’estero con la propria Fondazione di cultura politica, ma dai soliti noiosissimi, pallosi, quasi come lui, vitigni internazionali bordolesi oltre a, pare, Marselan e Tannat?

Ovviamente al più politico degli enologi italiani, il più democristiano ed ecumenico dei winemaker, visto che collabora indifferentemente con D’Alema, con il giornalista più amico dei potenti, di qualsiasi colore, ha collaborato con una nota azienda proprietà della famiglia dell’ex presidente della Banca di Roma, e fa vini, con risultati discutibili, per Letizia e Gianmarco Moratti. Per i quali si occupa dei vini della Comunità di San Patrignano. Oltre che, per citarne solo alcune, Fattoria del Cerro – La Poderina –Poggio al Tesoro, Moncaro, Montevetrano, Leone de Castris.

Il miglior enologo, ma guarda!, secondo Franco Ricci ed i suoi comici Oscar del vino 2013, nonché novello presidente di Assoenologi, con questa collaborazione con D’Alema chiude idealmente il cerchio di uno strano e stucchevole circuito mediatico enoico che parte dai tempi quando il deputato di Gallipoli” come amava farsi chiamare, appariva da Vespa a Porta a porta cucinando un risotto e poi incontrandosi in studio con il “maestro” Vissani.
Ricci-Vespa

E la scelta di D’Alema di scegliere di produrre l’ennesimo rosso da uve internazionali nella sua tenuta intestata ai figli affidandosi ad un enologo impegnato in consulenze dal Piemonte alla Sicilia all’estero e dalle pratiche largamente normalizzatrici, anche se ora si è scoperto teorico, lui!, dei vini naturali, conferma che l’ex leader post (?) comunista ed ex parlamentare europeo ed ex presidente della Commissione parlamentare bicamerale per le riforme istituzionali (che stiamo ancora aspettando…) sarà anche, dicono, di sinistra.
Sfide

Ma di quella sinistra conformista, conservatrice, pronta ad accorsi e compromessi anche con gli avversari, così poco riformatrice, innovatrice, rivoluzionaria, che fa sospettare a me, che sono da sempre di destra, e che a Cotarella, al posto suo, non sarei mai ricorso, nemmeno sotto tortura, di essere in fondo io più di sinistra di lui…
Se è segno di novità scegliere la Prima Repubblica dell’enologia italiana allora il cambiamento, nella politica come nel vino, rimarrà una pura utopia…

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15 pensieri su “D’Alema punta a produrre un grande rosso e come enologo sceglie il più democristiano dei winemaker, Cotarella…

  1. Rompo il ghiaccio.
    Perché quando si parla di questa persona si diffonde nell’aria come un lieve fremito: timore?, soggezione?
    Solo per dire che tra i tantissimi volti (anche noti) che popolano e animano il variegato e affascinante mondo del vino, la faccia di D’Alema è tra le più improbabili; trasuda acume e intelligenza, ma gli manca una cosa fondamentale. Conosco tanti – mica solo qui dove abito ora – produttori: ti possono piacere o meno, puoi ammirarli o detestare il vino che fanno, ma hanno tutti – nessuno escluso – l’anima che gli esce dagli occhi.
    Ecco: lui invece mi fa un po’ l’effetto di un ghiacciolo molto intelligente (salvo quando porta a spasso il cane).
    Mi dicono, però, che anche Bertinotti arrroti la sua erre tra i filari…

    Pensando alla situazione (!) così preoccupante del nostro paese, strettamente legata a decenni (non solo a quelli di B) di politici preoccupanti, ma non preoccupati, mi vien da pensare “ma che ci azzecca Dalema col vino?” e subito, comunque, e immaginando che qualche volta si avventurerà tra i suoi filari, ben scriminati, fargli sapere che sull’Amiata si possono acquistare ‘scarpe da vigna’ molto chic, ovviamente fatte a mano.

    • sottoscrivo in toto le tue riflessioni amica mia. L’uomo é indubbiamente intelligente (salvo quando si sceglie il winemaker: o forse ha dato prova di un diverso tipo di intelligenza pensando in questo modo di avere il plauso, quasi per default, di certa stampa e certe guide…), ma é l’antitesi della simpatia e del calore umano, doti indispensabili in chi produce vino. Se penso a certi dalemiani o a certe persone che si dice siano vicine o referenti dell’ex deputato di Gallipoli, anche dalle tue parti, cara Silvana, mi vengono i brividi.
      Quanto a Bertinotti, mi piacerebbe tanto provare il suo vino (voglia di provare quelli di D’Alema uguale a zero): sono sicuro che mi piacerebbe, che avrebbe comunicativa e calore umano e denoterebbe intelligenza e umanità. Detto da uno che Fausto Bertinotti l’ha sempre trovato simpatico, ma che non ha mai votato e non voterà mai a sinistra… :)

      • Pensando alla situazione dell’Italia, non mi viene minimamente voglia di assaggiare un vino figlio di questi politici, e pur avendo sempre votato – ebbene sì – a sinistra, non ne salvo nessuno: tutti occupati a coltivare i propri privilegi.
        Ci vuole ben altro – altre qualità – per coltivare la vigna!

  2. I guasti causati da chi impara l’inglese da vecchio.. o legge troppo von Clausewitz.. forse in aramaico come anche Buttiglione da Gallipoli… Forse Gaja ha trovato un temibile concorrente.. Forse anche gli champagne..!

  3. D’alema metterà mai piedi in vigna? Mah…secondo me andrà alla presentazione ufficiale della prima produzione e stop.

  4. Trovata in rete: “un uomo di basso cabotaggio può fare solo vini di basso cabotaggio!”
    Credo che Baffino abbia il diritto di fare vino e di farlo fare a chi meglio crede. Sarà il bicchiere in cieca a dirci che vino è, anche se la collaborazione con Cotarella qualche pregiudizio lo fa nascere.
    Piuttosto in rete gira pure la storiella (sarà vera?) che D’Alema abbia ottenuto un finanziamento europeo di svariate decine di migliaia di euro (tutta roba dovuta, per carità) senza fatica. Fatica riservata invece a tanti piccoli agricoltori che si scontrano con una burocrazia asfissiante ed in particolare fatica non superata, sembra, proprio dai precedenti proprietari della tenuta del politico. A memoria se ne parlò su un blog.
    Corro in enoteca a prenotare il mio cartoncino di vino comunista :-)

      • avere qualche conoscenza e “santo in Paradiso” aiuta… E credo che “baffino” qualche conoscenza, anche a livello europeo, l’abbia proprio…

  5. Che bella notizia … un altro vino che andra’ ad ingrassare gli scaffali
    delle enoteche, e che puntera’ quanto prima a bicchiere e grappoli.
    Tornando alla politica a me che son di sinistra il proprietario non
    e’ mai piaciuto, tranne nella perfetta l’imitazione di Sabrina Guzzanti.

    Per quanto riguarda le difficolta’ dei piccoli agricoltori nei confronti
    della nostra burocrazia al loro servizio rispetto alle norme e all’accesso
    ai fondi della EU e’ mortificante il paragone che il supporto che
    ricevono altri agricoltori (europei) dalle loro amministrazioni locali
    proprio per l’accesso ai finanziamenti comunitari.

  6. Solitamente i Vini che restano in mente sono quelli che rispecchiano le doti di chi li produce …. in questo caso, grazie anche all’accurata scelta dell’enologo, saranno vini qualunque, già visti, insomma tra i tanti.

  7. devo ammettere che un proprietario di vigna che non vada mai in vigna e che ben poco sappia di vino e problemi collegati non è certo una mosca bianca. Basta andare nel Chianti e si incontrano decine di “produttori” , industriali, nobili, attori, politici, furbetti del quartierino, ecc., ecc. che producono vino e che prendono premi a iosa, dimostrando ancora una volta che le guide servono solo a chi le fa. D’Alema rientra in uno zoo molto vasto che si conosce molto bene. Che poi lui sia antipatico è un’altra questione. Tuttavia, non è certo una caso nuovo, anzi conferma la media…

  8. vorrei sapere se è verità che abbia piantato Tannat e marsellanne,e lo dice pure?roba da estirpo!!comunque bravo baffino un altro 3 bichhieri,5 grappoli e voglio vedere l?espresso come lo giudicherà!ahahahah largo ai giovani!!

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