Blogger del vino, attenzione a dire che certi vini sono senza identità: dall’avvocato potrebbe arrivarvi la diffida di rito!

deusexcathedra

E la minaccia di una citazione in giudizio…

Cari giornalisti del vino, eno-blogger, cronisti che considerate l’atto dello scrivere di un vino e di dire cosa ne pensate, ovviamente dopo averlo bevuto (c’è chi scrivi di taluni vini basandosi sul sentito dire o sulle veline degli uffici stampa…), fate bene attenzione a quello che scrivete. Siete convinti di poter legittimamente scrivere che quel vino non vi è piaciuto, che lo trovate inutile, omologato, perfetto solo per piacere a certe guide? Che quel vino è carente di personalità, poco espressivo?
Attenzione che vi state sbagliando, perché, come mi è stato raccontato da un carissimo amico, che per ovvii motivi preferisce rimanere anonimo, per il semplice fatto di aver espresso questi giudizi, pura espressione del sacrosanto diritto di critica, quella persona si è vista recapitare da uno studio legale una lettera raccomandata con l’invito a “immediatamente rimuovere dal blog l’articolo di cui in oggetto, fin d’ora avvertendoLa che, in mancanza, mi vedrò costretto a tutelare le ragioni dei miei assistiti”.

Vi sembra impossibile che una cosa del genere sia potuta accadere? Niente affatto, l’amico carissimo mi ha fatto vedere la diffida, questa cosa è cronaca dei giorni nostri e il poco simpatico invito sapete in quale elemento ha trovato una pezza d’appoggio? Nientemeno nel fatto che il vino in oggetto, anche se si trattava di un’annata completamente diversa da quella cui il wine blogger faceva riferimento (quella a suo avviso di scarso valore, quella attuale, chissà…) recentemente aveva ricevuto tre premi in un concorso a carattere internazionale, e pertanto, ha scritto l’avvocato al mio amico, “le considerazioni sulla qualità del vino che appaiono sul blog, oltre che smentite dai fatti, risultano gravemente lesive dell’immagine” dell’azienda produttrice del vino che, a diversi mesi di distanza dalla pubblicazione del post, ha chiesto ai propri legali di chiedere al wine blogger tapino di rimuovere il post incriminato. Altrimenti “mi vedrò costretto a tutelare le ragioni dei miei assistiti, fermo il diritto al risarcimento dei gravi danni che gli stessi hanno subito e stanno subendo che si riservano di far valere”.

excathedra

L’amico wine blogger, anche se persuaso che anche una volta citato in giudizio avrebbe potuto far valere i propri legittimi diritti di scrivere sul suo blog che quel vino non gli piace, ha ovviamente, anche perché non vale la pena perdere altro tempo in questa vicende, rimosso il post. Trovo comunque questo modo di provare ad influenzare i blogger agitando lo spettro di querele e di risarcimenti danni assolutamente intollerabile.

Il fatto che un determinato vino sia stato giudicato di alto livello qualitativo in una degustazione o in un concorso, o che abbia ricevuto un qualche riconoscimento da parte delle guide, non costituisce un Verbo assoluto e una verità assodata e una garanzia incontestabile di Alta Qualità. E visto che l’apprezzamento del vino è, deo gratias, soggettivo, va salvaguardato l’inalienabile diritto di affermare e di scrivere che anche se quel vino ha ottenuto 98/100 da Wine Spectator o dal Wine Advocate, i tre bicchieri del Gambero rosso, e magari un trophy dai Decanter World Wine Awards, non si è d’accordo su quel giudizio e lo consideri invece piatto, insignificante, di dubbio livello.
Nessun avvocato o giudice può imporre ex cathedra, per legge, che di quel determinato vino si possa scrivere esclusivamente in termini elogiativi, ci mancherebbe altro! Se così fosse allora cosa dovrebbe capitare ad uno come me che ha più volte criticato la scelta di assegnare i “tre bicchieri” a determinati vini o punteggi altisonanti assegnati da Suckling, Parker and wine writers compagnia cantante a vini che secondo me al massimo meritavano di essere ignorati? Altro che lettera di diffida di un avvocato, avrei dovuto essere fucilato sulla pubblica piazza!

E poi qualche buontempone ha la faccia di tolla di sostenere che quelle della giustizia e della libertà di stampa non sono emergenze in Italia…

______________________________________________________________________

Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog
http://www.lemillebolleblog.it/

 

14 pensieri su “Blogger del vino, attenzione a dire che certi vini sono senza identità: dall’avvocato potrebbe arrivarvi la diffida di rito!

    • Quella degli avvocati è una categoria…come dire…molto particolare.
      Certo, non l’hanno inventata loro la frase “pecunia non olet”, ma tantissime volte la abbracciano…e la tengono ben stretta.
      Condivido in pieno il pensiero di chi dice che non conviene a nessuno finire in tribunale, perché di sicuro a guadagnarci c’è solo una categoria: gli avvocati, appunto. Non si sforzano neanche tanto: basta fareun “copia-e-incolla”
      Che si vinca o si perda, non credo che sia così fondamentale per molti: in ogni caso l’onorario, spesso pagato in anticipo, è garantito…
      Credo anche, però, che l’azienda che ha dato mandato per una iniziativa del genere la pubblicità l’ha avuta…resta da vedere se positiva o meno…

      • Ops…mi è sfuggito il tasto…!
        Volevo solo terminare la frase del “copia-e-incolla”: dicevo, lo sforzo è minimo, basta ripetere all’infinito la frase riportata da Franco “…fin d’ora avvertendoLa che, in mancanza, mi vedrò costretto a tutelare le ragioni dei miei assistiti”.

  1. Che il nostro sia il paese degli azzeccagarbugli è un dato di fatto incontrovertibile. Che gli azzeccagarbugli si trovino anche nella magistratura è altrettanto incontrovertibile. Seguire la massima di Francesco Guicciardini, “guardare al proprio particulare”, appare, oggi più che mai, una scelta azzeccata. Eppure, in questa landa di cinismo e spietata noncuranza della libertà d’opinione e di espressione che è diventata il nostro amato paese, c’è qualche uadi: la libertà di fregarsene di quel vino. Per sempre.

      • Ma almeno potrebbe farci capire chi sono questi tizi. Tanto siamo abituati al peggio. Ci sono addirittua delle notizie che vengono completamente silenziate. Tutti daccordo, anche quelli che dovrebbero non esserlo. Ecco che non ci stupisce che l’amico sia stato minacciato, altro che sudamerica, l’Italia è nelle mani dei peggio. Anche le regioni che parevano legalitarie.

  2. Il reato di “diffamazione”, soprattutto a mezzo stampa e da poco nei blog, è uno più ambigui che esistano. Una volta (per stampa) durava anni, adesso penso anche, sempre con la richiesta di danni, mai quantizzabili seriamente. Però – mi chiedo – quale diffamazione può esserci del “mi piace”, “non mi piace” ? Nel “sapore di crosta di pane” o di “lieve sentore di pera” ? Il Vino è un soggetto ancora molto sfuggente che a parte bicchieri e guide non possiede una propria, vera,carta di identità. E se le aziende produttive sono state costrette e hanno aderito alle accertate certificazioni di Qualità, nel vino le aziende sono un po’ troppo evanescenti. Quindi il “mi piace” o “non” è un apprezzamento/critica ma non diffamazione. Se capitasse a me, farei tutta la trafila : causa, appello, cassazione e consiglio della Magistratura. Ma anche il Tar se capita.
    Mi piacerebbe sapere (a parte i richiesti danni che fanno parte del gioco) quale giudice potrebbe giudicare il “non mi piace” e a quanto i danni possono essere quantizzati. Quelli di una vendita locale, nazionale, internazionale ? E quantità e fatturazione prima, quuantità e fatturazione dopo il “non mi piace” sono forse pochissime le aziende che potrebbero quantizzarlo finanziariamente e non certo a sole parole.
    Ogni tanto una bella, onesta causa — vale tre bicchieri – vuoti !

  3. Capisco che il Suo amico ha agito per evitare ulteriori fastidi e forse anch’io avrei fatto lo stesso anche se ritengo che sia un attegiamento da evitare, se si puo’, per un tenutario di Blog.
    E’ di conforto sapere che quasi a chiunque capita una volta nella vita di ricevere simili lettere intimidatorie che il piu’ delle volte lasciano il tempo che trovano.
    Meglio dire ‘lasciavano’ perche’ in Italia stanno tentando in tutti i modi di mettere il bavaglio ai blog e la minaccia di querela sembra proprio che funzioni.
    Un Movimento politico ha presentato in Parlamento una proposta di legge per una modifica : ”chi querela e soccombe, paga”, ma sembra che a tutt’oggi sia stata ignorata da tutte le forze politiche del Sistema.
    C’e’ da dire che se un titolare di blog e’ senza reddito minimo, meglio anche se nullatenente, puo’ difendersi in tutti i gradi di giudizio fruendo del gratuito patrocinio a carico dello Stato.

  4. @roberto m moschella – In molti punti ha perfettamente ragione, in altri sono poco d’accordo. Quello che lei definisce giustamente “tenutario” di blog non può essere un feddain che spara a destra e a sinistra come gli pare perchè ha un unico difetto : essere anonimo con interlocutori più anonimi di lui e troppo spesso “maldicenti”. Apprezzo invece chi – come qui – dice chi è, cosa fa’ e si prende tutte le civili responsabilità del caso. Anche in fatto di vino che, alla lunga può svaporare o trasformarsi in acido acetico.

  5. Sarebbe interessante leggere l’articolo in questione per farsi un’idea più precisa. Un blogger sicuro di ciò che scrive non dovrebbe cancellare i suoi post in seguito ad una intimidazione anche se, mi rendo conto, all’atto pratico è difficile non cedere.

    PS: la frase “….per ovvii motivi preferisce mantenere l’incognita…” non si può leggere. Mi perdoni, Ziliani, l’impertinenza :)

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>