Lugana Selva 2012 Selva Capuzza

Lugana-Pratello 054

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Datemi solo un po’ di tempo, quello necessario per restare a casa qualche giorno e non girare come una trottola come sto facendo, per raccontarvi tutte le impressioni positive che ho riportato nel corso del mio primo organico impatto, ampia degustazione di qualcosa come 65 vini, più una franca e lunga chiacchierata con il direttore del Consorzio, con la denominazione Lugana, una delle più antiche in Italia, nata nel 1967 e la prima riconosciuta in Lombardia e una delle primissime in Italia, riferita ad una zona di produzione che comprende territori ricadenti nelle province di Brescia e Verona ed é delimitata a nord dal lago di Garda.

Datemi il tempo di riordinare gli appunti e le note di degustazione riferite sia a vini dell’annata 2012 sia a vini, alcuni davvero sorprendenti, di annate precedenti, scendendo a ritroso nel tempo sino a 2002 e 1999, che hanno mostrato la vitalità ed il perfetto stato di salute di una Doc che come recita il disciplinare di produzione, ha nel vitigno Trebbiano di Soave localmente denominato Turbiana o Trebbiano di Lugana il suo fulcro, anche se “possono concorrere alla produzione di detti vini, congiuntamente o disgiuntamente, uve provenienti da altri vitigni a bacca bianca, non aromatici, idonei alla coltivazione nella Regione Lombardia e nella provincia di Verona presenti, nell’ambito aziendale, fino ad un massimo del 10% del totale delle viti”.

Altre uve che in termini percentuali, mi dice l’attivo direttore del Consorzio Carlo Veronese, rappresentano qualcosa di meno del cinque per cento, una cinquantina di ettari su un totale di 1200. I dati relativi al Lugana che mi snocciola, ovvero dodici milioni di bottiglie prodotte, 130 imbottigliatori, tra cui importantissime case vinicole del veronese, seppure nella denominazione Lugana la provincia di Verona conti su 200-250 ettari contro i mille che riguardano la provincia di Brescia, dati che relativi alla percentuale di Lugana vinificato parlano di un 70% relativo a Brescia ed un 30% alla provincia di Verona, che diventano però una percentuale del 50% quando si parla del vino imbottigliato, ed una quota del 65% di export, mi lasciano stupefatto. Come pure l’apprendere che oggi le valutazioni di un litro di Lugana, venduto in cisterna, arrivano a 2,95 euro, per 140 euro a quintale per l’uva.

Tanti i nomi ed i marchi noti che oggi imbottigliano e vogliono avere nel proprio portafoglio prodotti un Lugana e accanto ai nomi storici come Cà dei Frati, Visconti, Zenato, Provenza, Cà Lojera, Tenuta Roveglia, Marangona, Fraccaroli, ecc. troviamo marchi e aziende note dell’area gardesana bresciana come Pasini San Giovanni, Avanzi, e soprattutto autentici brand soavisti e valpolicelliani e bardolinisti quali Bolla, oh yes, Santa Sofia, Montresor, Tommasi, Cesari, Zeni, Sartori, Lamberti. Una quindicina i Lugana “vecchie annate” che ho degustato e che necessiteranno di un ragionamento più a mente fredda e ponderato sulle caratteristiche ed i pregi (anche qualche piccolo difetto, la vecchia abitudine di qualcuno di esagerare con il legno nel caso dei Lugana superiore), che hanno posto in evidenza.

Voglio concentrarmi per ora sulla trentina abbondante di Lugana “annata”, ovvero della vendemmia 2012, che ho degustato, per sottolineare come abbia trovato vini di generale piacevolezza e facilità di beva, ma tutt’altro che banali, dotati di una bella personalità, di quella sapidità e mineralità che oggi molti consumatori pretendono da un vino bianco.

Tanti i vini che mi sono piaciuti, e uno di quello che più mi ha colpito, ricordo che la degustazione era totalmente alla cieca e che quando assaggio io sono solito non guardare in faccia a nessuno, se un vino mi piace bene, se non mi piace, avrebbe potuto produrlo anche il più simpatico dei produttori non cambia nulla, è stato uno dei Lugana, ben tre, San Vigilio, Selva ed il Superiore Menasasso, prodotti dall’azienda dell’attuale presidente del Consorzio Lugana (che ho conosciuto giovedì al termine della degustazione), Luca Formentini nella sua azienda denominata Selva Capuzza. Un bel podere di circa 50 ettari, comprendente anche ristorante e agriturismo, dedicato alla produzione dei vini autoctoni della zona, al suo interno vi sono anche terreni coltivati a seminativo, una tartufaia ed un ampio uliveto.

La famiglia Formentini, attiva dal 1917 nella vitivinicoltura, decise di riservare il nome Hirundo è riconosciuto come uno dei marchi storici del lago di Garda, alla produzione di “spumanti”, e di utilizzare la dizione di Cantine Colli a Lago e Selva Capuzza per i vini fermi, la cui produzione venne fatta crescere dal padre di Luca, Vincenzo Formentini attivo ed energico enologo di scuola albese, già compagno di studi del patron della Guido Berlucchi Franco Ziliani.

Come si legge sul sito Internet aziendale, “Selva Capuzza è nel centro di quello che nel 1859 fu il teatro di una delle più cruenti battaglie della storia, la battaglia di San Martino e Solferino. Si trova tra le due torri che delineano quello che fu il fronte del combattimento. Su una delle pareti esterne della Cascina Capuzza è visibile una lapide che ricorda l’allineamento militare di quel giorno”.

Quello che mi ha colpito nella mia degustazione di Lugana 2012 è stato, sto parlando del Selva, uno dei primissimi cru nati in Lugana, prodotto a partire dal 1983, ottenuto dalla vinificazione di uve di Lugana ( Turbiana) in purezza coltivate in uno dei vigneti più particolari di tutta la zona Doc, un vigneto “caratterizzato da tre elementi fondamentali: l’elevazione tra i 110 ed i 125 metri di altezza, l’inclinazione collinare e la ricca presenza di sasso a rendere più friabile e permeabile l’argilla. Il suo nome “Selva Capuzza” trova proprio in questo riferimento (Capuzza: Cappuccio) l’indicazione della sua particolare posizione.

Un vino interamente vinificato in acciaio con l’obiettivo di proteggere ed esaltare le caratteristiche tipiche del vitigno, messo in bottiglia all’arrivo della stagione primaverile per poi affinare diversi mesi in cantina, “dove attende di raggiungere l’equilibrio nel quale il vitigno mitiga la sua esuberanza e raggiunge quel bilanciamento tra sapidità e freschezza che fanno di questo vino espressione unica di questo territorio”.

Al mio assaggio questo Lugana Selva 2012 si è imposto per una personalità ricca e sfaccettata, colore paglierino di media intensità, brillante e luminoso, naso di bella complessità e ampiezza intensamente agrumato, ma con sfumature di fiori d’arancio pesca bianca, mela, una bella vena salata minerale di bella eleganza e ampiezza.

Bella anche la bocca, ben secca, ricca, dinamica, con bella continuità e ricchezza di sapore, una nitida espressione minerale e salata, bel nerbo acido ben bilanciato persistenza lunga e viva, per un vino che chiude scattante e nervoso con un leggero e piacevole retrogusto di mandorla.

Sarà anche solo un Lugana giovane, d’annata, con sicure possibilità di evoluzione in bottiglia, ma averne di Lugana così…

Selva Capuzza – Cantine Colli a Lago
25015 Desenzano del Garda – Brescia
tel. e fax 030 9910381
e-mail info@selvacapuzza.it
Sito Internet www.selvacapuzza.it

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