Niente espulsione dalla guida, cari amici di Slow wine, per Antinori?

FulvioBressan

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Riflessioni rivedendo Mondovino di Nossiter

Agli amici di Slow Food e segnatamente ai curatori della guida Slow wine che come hanno scritto qui hanno deciso di escludere dalla prossima edizione della guida l’azienda di Fulvio Bressan, colpevole di aver fatto dichiarazioni “offensive e assurde”, perché, scrivono, “non si può accettare che appaia all’interno di una qualsiasi pubblicazione di Slow Food un produttore che si macchia di offese tanto gravi verso altri individui esclusivamente per ragioni di razza”, vorrei sommessamente fare un suggerimento.

Visto che hanno inaugurato, come ha ben sottolineato Stefano Bonilli sulla Gazzetta Gastronomica, “un principio di moralità dove accanto alla categoria del razzista dovrebbe stare per esempio quella dell’evasore” e dove vediamo per la prima volta da parte di una guida applicare “i principi etici alle aziende recensite”, vorrei consigliare di tirare fuori dallo scaffale un aureo filmato, un piccolo capolavoro che dovrebbero ben avere presente e che dovrebbe guidare il loro lavoro.

Sto parlando del film documentario Mondovino del 2004, opera del regista (e sommelier) americano Jonathan Nossiter, che tratta dell’impatto della globalizzazione sulle regioni produttrici di vino e in particolare dell’influenza (nefasta) del wine writer Robert Parker e del winemaker francese Michel Rolland nel definire e imporre uno stile internazionale comune. Vale la pena di rivedere Mondovino (che nel caso non abbiate mai visto potete ordinare, pagandolo meno di 7 euro, tramite Amazon).

Mondovino

C’è tanta poesia in quel documentario, il confronto tra idee del vino, quelle dei Mondavi e quelle di Aimé Guibert, creatore del Mas de Daumas Gassac ad Aniane poco distante da Montpellier, diametralmente opposte e inconciliabili. Ed un concetto del vino come merce, come prodotto progettabile, programmabile, standardizzato, una wine commodity, un bene di consumo e non un’espressione della terra da cui proviene che fa orrore. Vale la pena rivedere per l’ennesima volta Mondovino, per godersi la faccia di tolla di James “Giacomino” Suckling inquilino (senza conflitti di interessi) della tenuta del Borro dei Ferragamo, ad un qui vino assegna “solo” 90/100, che parla bene del governo Berlusconi, e poi Rolland fare “consulenze” al telefono, come molti altri suoi noti e meno noti colleghi italiani.

C’è una chicca però nel filmato, che mi è proprio venuta in mente vedendo Slow Food inserire, a scapito di quel brutto, sporco e cattivo e impresentabile di Bressan, la dimensione etica nella valutazione delle aziende e dei vini. Mi è venuta in mente pensando che Slow Wine tanto rigorosa e implacabile con il vignaiolo friulano e molto più comprensiva con alcuni discutibili personaggi del vino tranquillamente messi in guida, come fossero degli esempi, forse dovrebbe estendere il bando dalla guida ad altri personaggi del vino. Magari farà più fatica a farlo, considerando che sono famosi, ricchi, potenti, influenti, e per sopraggiunta anche nobili.

Antinori

In Mondovino tra i vari personaggi incontrati da Nossiter ci sono i marchesi Antinori, Piero e due delle tre figlie, Albiera e Allegra. Nossiter chiede al marchese Piero di suo padre, Niccolò, e da qui parte un dialogo. Piero Antinori: “la sua generazione ha avuto, prima di tutto, due guerre nella loro vita, quindi, e poi lui…“. Nossiter: “Era difficile durante il periodo del fascismo per lui? “. Piero Antinori : « no, perché, anzi in quel periodo il lavoro veniva molto, il lavoro italiano veniva, credo molto stimolato e quindi incoraggiato“. A questo punto intervengono le figlie Antinori. Albiera Antinori: “Capire all’epoca, non scordiamo che era fra la prima e la seconda, alla fine della seconda guerra mondiale, quindi un momento abbastanza destabilizzante. Sono cambiate un sacco di cose in quegli anni. C’è stato l’avvento del fascismo, il pericolo del comunismo”.

Nossiter: “E come era sotto il fascismo?”. Albiera Antinori: “Nel fascismo, mio nonno era un fautore all’epoca del fascismo perché riteneva che l’Italia in quel periodo avesse bisogno di una mano energica e forte. Quindi, effettivamente il fascismo dette un certo ordine. Mussolini ha fatto…”. Allegra: “ha fatto delle grandi cose”. Albiera: “ha fatto delle grandi cose per l’Italia di cui ancora oggi si gode… Ad un certo punto há perso la testa e há distrutto qualsiasi cosa e há affossato qualsiasi cosa alleandosi a Hitler. Ma, prima..”. Questi i marchesi Antinori.

Nel filmato vengono poi interpellati Dino e Alba Frescobaldi, che rispondono alla domanda di Nossiter “Qual’era l’atteggiamento della famiglia Frescobaldi durante questo periodo“. Le risposte non sono dello stesso tenore di quelle formate dai membri della famiglia Antinori, anche se Dino Frescobaldi ricorda che “Non c’era stata una adesione al regime fascista in quanto tale, ma al regime fascista come garanzia di mantenimento dell’ordine, dello status quo“. E ancora ricorda che “Mio padre, tutta questa parte del regime… Tutti eravamo caduti vittime di questo nazionalismo dell’Italia che cercava il suo spazio. E mio padre, lui era… si fascista perché conveniva alla sua attività. Lui era sopratutto un agricoltore quando l’agricoltura era la principale attività del paese”.

E ancora “allora non dimentichiamoci che la monarchia appoggiava il fascismo in quel momento. E allora lui era un devoto suddito di sua maestà. Poi c’era stato l’accordo con la Chiesa. Lui era cattolico, quindi il Papa aveva accettato, il Re aveva accettato. E perché mettersi nel campo degli avversari?”. Bene, vogliamo dire che le parole di Antinori padre e figlie suonano, se non come una vera e propria apologia del fascismo, come una difesa un filo nostalgica?

SlowWine

E se le cose stanno così e visto che Bressan non verrà inserito nella guida perché ha dimostrato di avere idee e sostenere posizioni che sono in contrasto con i principi etici di Slow Food e Slow Wine, mi chiedo se possano tranquillamente essere inseriti nella guida della chiocciola produttori che certo non arrivano a dire le cose indifendibili che ha detto il mio amico Bressan, ma che suonano ad opinione generale abbastanza singolari, visto che le giovani Antinori affermano che il fascismo avrebbe “fatto delle grandi cose”, ma che dico “ha fatto delle grandi cose per l’Italia di cui ancora oggi si gode…”.

Allora, cari amici di Slow Food, se l’etica ed il certificato di buona condotta vale per tutti i produttori, e non solo per il reprobo Bressan, mi chiedo come possiate tranquillamente inserire la Marchesi Antinori in Slow Wine.
E quindi, prima che i lettori della vostra guida ed i vostri associati tutti impegnati per la causa del vino “buono pulito e giusto” possano finire magari con il trovarsi in guida produttori che sostengano che in fondo Stalin non era cattivo, quelli delle Brigate rosse erano solo “compagni che sbagliano”, che Hitler era malvagio ma aveva un grande architetto seppure “del diavolo” come Albert Speer e aveva fatto lavorare una regista di genio come Leni Riefenstahl, e cha magari Pol Pot non era poi così sanguinario come si dice e per venire ai tempi nostri Berlusconi non è così spregiudicato come sostengono talune sentenze, bene, allora sarebbe bene che voi curatori vi metteste una mano sulla coscienza. E capiste che non si possono avere due pesi o due misure.

Perché a lasciare fuori guida un Bressan, o chi per esso, non si fa tanta fatica, ma ad “espellere” un Antinori o aziende tipo quella ci si pensa dodici volte. E magari, tacitando la coscienza, si fa finta di niente…

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog
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78 pensieri su “Niente espulsione dalla guida, cari amici di Slow wine, per Antinori?

  1. Ma pensa te..! Gli Antinori in camicia nera.. “non ci sono piu’ le mezze stagioni signora mia..” Se Bressan è fascista ( a me dalla sua foto con il basco sembra piu’ un irlandese dell’IRA che lotta contro gli inglesi..) allora anche tutti quelli che hanno indossato la camicia nera devono essere eliminati, subito, dalla guida Slow.Wine.. Io sono a posto, mio nonno – al contrario dei signori Antinori.. – era in carcere come antifascista.. Slow Wine..? Dove posso inviarvi le mie bottiglie antifasciste..per una disamina radical.chic o piddina…?? Vabbè al massimo mi farò sponsorizzare da D’Alema..

    • Mondovino, che mi sono rivisto ieri sera per l’ennesima volta, con grande gioia – che differenza abissale di educazione, cultura, eleganza, tra Aimé Guibert, Hubert de Montille, il viticoltore di Bosa e figuri come Rolland, Suckling, Parker – é a disposizione. Penso che ai curatori di Slow Wine farebbe bene rivederlo e rifletterci sopra.

      • Come al solito pungente e interessante.
        In ogni caso grazie per la dritta Mr. Ziliani. Ho appena acquistato Mondovino tramite il link che ha inserito e si trattava dell’ultima copia disponibile (in questo momento).
        Saluti,
        Francesco Petroli

        • molto bene! La mia copia, il film l’avevo già visto almeno tre volte, ma non disponevo più della cassetta (ora ho il DVD) con la registrazione, l’ho ordinata sabato e mi é arrivata ieri. Il servizio Amazon é davvero efficiente

  2. Personalmente trovo che tra le affermazioni di Bressan e quelle degli Antinori ci sia una differenza enorme. Paragone che a mio avviso non regge per nulla. Assolutamente tirato per i capelli.

  3. Gentile Franco,

    per quanto la decisione di Slow Wine presenti degli evidenti aspetti critici, nel mio piccolo credo che si tratti di casi molto differenti, difficilmente comparabili. Sia quando si dice che se si condanna il razzismo bisognerebbe essere intransigenti anche con l’evasione fiscale (la dignità dell’essere umano in quanto essere umano a mio modesto avviso viene ancora un passo prima della dignità dell’essere umano in quanto appartenente a una società governata da leggi), sia quando si compara il becero e maleducato sproloquio di Bressan (che augura la morte per cancro ai figli dei finanzieri, mica si ferma agli insulti razzisti!) con la ben nota adesione al fascismo di importanti personaggi e famiglie dell’Italia enoica. Il punto, mi pare, è che ci si è fermati un po troppo alla superficie della questione. Io non so dire se Slow Wine abbia fatto bene o male a prendere quella decisione. Certo è che mettere sullo stesso piano l’insulto alla dignità umana (in quanto tale “universale”) contenuto nella parole di Bressan con questioni più “quotidiane” come l’evasione fiscale o il torbido passato di una data famiglia mi pare che non colga precisamente nel segno della vicenda e della decisione di Slow Wine.

    Bellissimo il documentario di Nossiter. Da leggere anche il libro “Le vie del vino”.

  4. Come non essere d’accordo, anche stavolta, con lei sig. Franco.
    Iniziamo a tremare, stanno arrivando gli eno-giacobini che sapranno impartirci inappuntabili lezioni di etica …a un tanto al kilo.
    Mario B.

    • no!!un tanto al litro!!riguardo alle considerazioni del Dott.Ziliani,le ritengo un po’ forzate,ha fatto proprio di tutta l’erba un fascio…

      • Giovanni, non sono dottore e non penso di aver forzato nulla, semplicemente mi sono limitato ad invitare gli amici di Slow Wine a non avere due pesi e due misure. Se eticità si richiede ad un produttore, e in assenza di questa etica lo si esclude, altrettanto si deve fare anche nel caso di altri. Anche se ricchi, famosi, potenti e di sangue blu

  5. Che dire, Franco, uno che giustifica maldestramente suo nonno per collaborazionismo paragonato a chi nel 2013 chiama un ministro della repubblica “scimmia negra”.
    What else?

    Il 99% della classe dirigente del ventennio prese la tessera.
    Nessuno ha un libro genealogico immacolato e nessuno, di solito, sputa sui propri antenati.
    Il paragone è poco azzeccato, quanto quello tra il razzismo e l’evasione fiscale, che vengono confusi ad arte altrove, come ricordi.
    Non cè nessun “principio di moralità” o “comunisti contro fascisti”.
    Cè un’associazione che ogni giorno ripete che se una cosa è buona ma per produrla si devasta il Pianeta, si calpestano i diritti , si taglieggiano i consumatori, va abbandonata.
    Bene, quella stessa associazione, se si preoccupasse di lieviti autoctoni e non di incitamento all’odio razziale sarebbe molto meno che credibile: sarebbe ridicola. Cè poco da fare.
    E quanto più uno vuole scrivere di vigne, vini e uomini, tanto più deve preoccuparsi di cosa insegnano quest ultimi.
    Detto questo, è la guida di un’associazione, destinata a chi condivide limpostazione critica che quell’associazione porta avanti. Per tutti gli altri, il mondo è pieno di guide.
    Nessuno fa crociate, come tu e Bonilli lasciate intendere, affinché tutte le vacche sembrino nere ugualmente nella notte.
    Ma nemmeno in SF si può permettere che il bouquet squisito di un bicchiere copra il lezzo di insulti per cui non cè stata ombra di pentimento. Ed è questo il fatto non accettabile. Perché ne abbiamo già avuta di gente buonissima con i cani e spietata contro i propri simili. E io avrei proprio sperato che nessuno volesse ripetere certi errori.
    Ma si vede che in questo Paese, pur di colpire l’ex amato o di difendere surretiziamente l’indifendibile o di fare comunque il bastian contrario, non appare proprio possibile convergere nemmeno sul fatto che un essere umano non si mette in discussione nella sua umanità.

  6. cari tutti,
    si fa presto a puntare il dito contro Bressan (idee dello stesso a parte che, in quanto idee vanno rispettate…meno rispetto per il turpiloquio e le offese “a gratis” nei confronti della Kyengue) e a giustificare i potenti.
    Atteggiamento tipico dei rossi in malafede.
    Andate avanti così….

    • ho doverosamente informato di questo post gli amici curatori di Slow Wine e uno dei due, Giancarlo Gariglio, mi ha mandato questo messaggio:
      “Ciao, Franco avevo visto, ci becchi in un momento molto difficile, visto che facciamo l’1 di notte per chiudere la guida da una settimana…
      Se riusciamo ti rispondiamo ma vorremmo farlo per bene e non di fretta. Scusa ma giovedì dobbiamo consegnare la guida alle stampe..”
      Non c’é fretta e aspettiamo, se vorranno farlo, la loro risposta

  7. io non capisco questo suo post. O meglio mi sembra che vada inquadrato come un regolamento di conti nei confronti dei responsabili di Slow Wine con i quali forse si è lasciato male visto che aveva collaborato alla prima edizione della guida. O mi sbaglio?
    Se così fosse quanto ha scritto sarebbe ancora più assurdo e con ben misere motivazioni

    • si sbaglia Giorgio. Ricorda bene come io abbia collaborato, curando una quindicina di schede di aziende di Langa e Valle d’Aosta, alla prima edizione di Slow Wine.
      Poi sono stato io a scegliere di non ripetere l’esperienza, anche se i curatori mi avevano invitato a collaborare anche alla seconda edizione e ad ampliare il raggio della mia collaborazione.
      Con loro sono rimasto in ottimi rapporti: Giancarlo l’ho sentito in agosto per chiedergli il numero di telefono di suo suocero, produttore di vino all’isola d’Elba ed ex produttore chiantigiano, e Fabio l’ho invitato all’edizione di quest’anno di Radici del Sud in Puglia.
      Nessuna liquidazione di conti pertanto, almeno da parte mia.

  8. questa è bella! Il notorio fascista Ziliani che se la prende con gli Antinori “rei” di aver parlato bene del regime fascista. A rigore dovrebbe essere, per questo motivo, il primo dei loro sostenitori. Invece dà loro assurdamente contro.
    Lei è proprio una ben strana persona e non merita alcuna considerazione

    • me l’aspettavo un commento del genere! Dare del fascista a chi non la pensa come te é prassi diffusa, antidemocratica, intollerante, tipica di certa sinistra. Conosco e ho sperimentato questa tecnica sulla mia pelle (porto ancora la cicatrice sul cranio di 12 punti di sutura per una sprangata che mi venne data ai tempi del liceo, quando simpatizzavo per il Fronte della gioventù) e francamente sono indifferente.
      Ho sempre sostenuto di essere stato di destra, ho anche scritto per anni, di libri e musica classica, sul quotidiano Il Secolo d’Italia, collaborazione di cui sono fiero, ma invito la simpatica “Ornella” a portare prove del mio essere stato o essere tuttora, come assicura lei, “fascista”.
      Io, a differenza delle giovani marchesine Antinori, non mi permetto di dare giudizi affrettati sul regime fascista. E’ materia da storici, non da produttori di vino o da cronisti del vino…

      • Questa storia di Bressan ha stufato. Un gran maleducato ha perso la testa e scritto cose gravi su FB. E allora? Tutti noi abbiamo scritto o rilanciato, ogni tanto, contenuti non certo oxfordiani anche se magari non così gravi.
        La Kyenge lo vorrà denunciare per diffamazione? Libera di farlo.
        I signori di Slow Wine sono i soliti paraculi (si può dire?) bravi a cogliere l’onda per far parlare di Slow Food gratuitamente. Bravi tutti a crocifiggere il perfetto capro espiatorio per apparire belli, illuminati, progressisti.

    • a proposito speriamo che non circoli troppo l’intervista allo chef Massimo Bottura http://www.gazzettagastronomica.it/2013/bottura-celine-basquiat-e-bob-dylan/ dove dichiara che il suo libro preferito é le Voyage au bout de la nuit di Louis Ferdinand Destousches, in arte Céline. C’é il rischio che gli diano del razzista visto che dice di amare il libro di uno scrittore geniale e straordinario, che io stesso amo moltissimo, ma notoriamente collaborazionista durante la Repubblica di Vichy e razzista…

      • Franco, con tutta la buona volontà del caso, sai benissimo anche tu che non si possono mettere sullo stesso piano le due cose! Va bene essere critici sulla decisione di Slowine, ma di qui ad equiparare la condanna morale agli epiteti di Bressan con quella verso un evasore qualsiasi, piuttosto che contro Celine, mi sembra davvero una forzatura eccessiva, che sposta il piano della discussione troppo lontano dalla vicenda specifica!

        • io ho posto una domanda: se Slow Food ha deciso di inserire un nuovo criterio nella valutazione delle cantine e dei produttori da inserire in guida, può applicarlo solo a Bressan, la cui visione del mondo e le cui idee sono agli antipodi rispetto a quelle dell’associazione, o si trova costretto ad applicarlo anche ad altri, ad esempio ad Antinori?
          Attendo ancora, con pazienza, se ci saranno, le risposte dei curatori della guida Slow Wine

          • Non posso rispondere a nome loro, ovviamente. Ma dal mio punto di vista non credo che si tratti di un criterio, ma di una reazione (giusta o sbagliata che sia, per carità!) a un episodio triste nato dalla pochezza umana di un uomo triste e dalla sete di notizia della rete.

          • Gabriele Rosso, si vede che lei non conosce Bressan, che é tutt’altro che un “uomo triste” e assetato di apparire sulla Rete!

  9. esiste una differenza tra il “ragionamento ” degli Antinori e le bieche ingiurie di Bressan: il primo non è reato, e se lo fosse sarebbe coperto da prescrizione ed amnistie;le seconde sono un REATO.

    • benissimo, allora in attesa che la ministra dell’integrazione lo denunci, non accontentiamoci della gogna mediatica, già abbastanza utilizzata, ma passiamo ai fatti: aspettiamo il rozzo Bressan fuori dalla sua cantina e magari sottoponiamolo ad un democratico linciaggio. Così impara…
      Però, che tolleranza, che cristiana virtù del perdono!

  10. Non sono sempre d’accordo con Ziliani.
    Ma quando due persone dicono che Mussolini ha fatto belle cose è altrettanto deplorevole quanto lo sono le affermazioni irripetibili di Bressan, che merita di non vendere neanche una bottiglia in più.
    Dire che le nipoti antinori ragionano, poi, è effettivamente davvero troppo.
    Quindi basta guardare Mondovino per essere d’accordo con quanto scritto in questo post, sebbene in qualche punto pecchi un po’ per la velata malafade tutta italiana che ci contraddistingue.

    • Riccardo può gentilmente spiegarmi in quali punti questo post peccherebbe “per la velata malafade tutta italiana che ci contraddistingue”?
      Mi dica che non é d’accordo, ma accusarmi di malafede non mi sembra affatto giusto…
      Perché sarei in malafede nei confronti dei famosi, ricchi, potenti, nobili marchesi Antinori?

  11. Io che Ziliani fosse stupido lo sapevo ma che arrivasse a tanto perché hanno lasciato fuori un produttore razzista è la dimostrazione che l’ umanità non ha speranze.

    • ha ragione: sono così stupido che pubblico i “commenti” dei maleducati che non criticano, ma mi danno dello “stupido”, invece di cestinarli come forse dovrei.
      Ma é bene documentare come non tutte le persone che leggono e commentano un blog sono persone civili e che ci sono personaggi che ignorano le più elementari norme di civiltà. Peggio per loro

  12. @ ivo salvini – se davvero, come lei scrive, Ziliani è “stupido”, credo che lei si dimostri ancora più stupido, senza virgolette, primo perché continua a leggerlo e secondo perché viene a commentare sul suo blog.
    Se fosse intelligente girerebbe alla larga e dedicherebbe il suo tempo alla lettura di altri blog. Meno stupidi di questo

  13. Il concetto si era capito: se facciamo le liste di proscrizione, da dove cominciamo ? e dove finiamo ? ma l’esempio preso a supporto della tesi mi sembra alquanto deboluccio. Questo con tutto il bene o il male che si possa dire di Antinori. Sai quanti monchi se nel dopoguerra si fossero dovute tagliare le mani a tutti quelli che le avevano tese in un entusiastico saluto al duce ?

  14. E sicuramente tutto vero quello che dice sig. Ziliani ma ora siamo nel 2013 e le affermazioni e i torpiloqui razzisti di Bressan non sono in alcun modo giustificabili. Fino ad un eventuale futuro ravvedimento auspicherei che alcuna guida tratti più tali vini, io nel mio piccolo sicuramente non ne vorro più degustare ne tanto meno comprare.

    • domanda: io ho in qualche modo giustificato e/o condiviso le affermazioni di Bressan? Direi proprio di no, altrimenti tutti mi sarebbero saltati addosso.
      Ciò detto auspico che si torni a parlare di Bressan unicamente per i suoi vini, cosa che conto di fare prestissimo.
      I boicottaggi e l’invito a non bere o comprare vini di questo o quel produttore non mi piacciono. Non ho alcuna passione per i vini dei Frescobaldi o della Spinetta, tanto per fare due nomi, ma non inviterei mai a boicottarli. Se a qualcuno piacciono, beh, che se li beva pure, sono tutti suoi

  15. Scusa Franco ma.. sarebbe così un prblema riuscire ad avere un momento pubblico con Bressan…? Io voglio capire.. e – se fattibile – capirlo..
    I suicidi di cui lui parla fra gli imprenditori e gli agricoltori sono terribili ma veri..!

    I finanzieri troppo zelanti, a volte, non sempre.. sono una realtà… ( mi domando cosa ci stiano a fare le associazioni di categoria.. ammesso che non siano impegnate in cene e pranzi con gli alti gradi della GDF..)

    Le banche che strozzano i viticoltori.. è verissimo.. cazzo..!

    Bressan sarà rozzo, grossier, non frequenterà i salotti delle sciure milanesi o romane ma è uno che in campagna ci sta..e ci deve vivere..!! Con buona pace delle guide, dei fighetti, dei politically correct… dei monti e dei draghi.,.

    • E con buona pace dei figli dei finanzieri, a cui il gentile Bressan augura di morire in seguito a una brutta malattia e nella sofferenza più estrema. Siamo tutti adulti e vaccinati. Agricoltori, viticoltori, giornalisti, bevitori, finanzieri, politici, fabbri, postini… ognuno si assuma la responsabilità di ciò che dice, non ci sono scusanti! Le parole scritte restano…

      • abbiamo detto in tutte le salse e in tutte le lingua che Bressan ha sbagliato. Ma vogliamo andare oltre o dobbiamo passare alla fucilazione?

  16. Gentile Franco, come scritto siamo occupati nella chiusura della Guida Slow Wine 2014. Abbiamo deciso di rispondere al tuo articolo, a quello di Carlo Macchi e di Stefano Bonilli in questo post scritto da Michele A. Fino, che riteniamo aver riassunto con precisione le motivazioni che hanno spinto tutti noi a decidere di non pubblicare la scheda di Bressan Mastri Vinai:

    http://www.slowfood.it/slowine/4-buone-ragioni/#.UihOQBZUwkM

    Un saluto
    Giancarlo Gariglio

    • leggerò con attenzione lo scritto del caro vecchio amico Michele Fino, ora professore emerito, i cui primi articoli ebbi il piacere di ospitare ormai vari anni fa sul mio sito Internet Wine Report, dove credo siano ancora disponibili
      Grazie per la risposta e resto comunque in attesa, quando il tempo e gli impegni ve lo permetteranno, di un intervento tuo e di Fabio

      • Carissimo, professore pare, ma emerito di sicuro no.
        SOno certo che il confronto di idee sull’affaire Bressan sia prezioso.
        E sì, ghooglando tutti i miei vecchi pezzi su WR si trovano e di ognuno di loro ti sono grato.
        Ciao

  17. Franco, ho scritto di “un episodio triste nato dalla sete di notizia della rete” (e non ho detto che Bressan vuole apparire!). Sì, ho definito Bressan un uomo triste. Non lo conosco, e quindi quel triste non vuole essere un aggettivo descrittivo del suo carattere, ma piuttosto una proiezione di come io (arbitrariamente) vedo un uomo così rabbioso e irrispettoso del prossimo. Infine, avrei da ridire anche sul fatto che il Bressan non voglia apparire: prima postava le sue invettive sulla pagina dell’azienda, poi per sua stessa ammissione ha aperto un profilo personale in modo da potersi sfogare liberamente. Voleva essere ascoltato, altroché! Poi preciso: lo dico senza intento polemico, cercando di argomentare meglio che posso il mio dissenso su alcune considerazioni.

  18. Pingback: L’affaire Bressan e il revisionismo subliminale | Mangiare a Milano

  19. Ciao Franco.

    Grande articolo…azzardato come sempre…mi piace !

    Purtroppo, sta venendo a galla un movimento in America (dove vivo…) abbastanza fastidioso, capitanato da modaioli per-benisti da quattro soldi che si spacciano per giornalisti facendo blogs scritti in maniera infantile e osando giudizi manco fossero il Papa in persona (anzi lui giudica meno…). Moalismo da weekend di gente a cui piace “fare gli Italiani” perché fa’ “cool”. Magari codeste persone hanno vissuto in Italia una manciata d’anni e in alcuni casi manco quello. Molti come scusa per reclamare il loro diritto ad esprimere giudizio sullo stivale, usano il tris-tris-nonno che era Abruzzese. Mi viene da ridere.

    Stiamo iniziando, causa avvenimento Bressan, a vedere una sorta di “raid anti-Italiano”, diretto verso una presunta indole razzista che il nostro DNA pare avere. Alcuni importatori hanno anche chiamato alla calma e a fare attenzione di non andare fuori bordo. Molta gente si sente totalmente in diritto di esternare tutta la loro profonda comprensione dell’Italia e degli Italiani per emettere sentenze a go-go.

    Di recente, ho avuto un esperienza irritante con uno di questi esempi, Parla Food (www.parlafood.com), dove un commentatore ha praticamente sparato a zero sugli Italiani (citando pure il caso Balotelli…manca solo quello…) chiamandogli tutti dei “wankers” (segaioli / coglioni) e razzisti. Io ho risposto al suo post invitandolo a correggere la sua ipocrisia o tacere. La proprietaria del blog in questione, non solo mi ha cancellato il post, che non conteneva alcun linguaggio offensivo o maleducato, ma ha felicemente tenuto tale commento postato. Ho riprovato una seconda volta, chiedendo venisse cancellato il post di suddetta persona e anche questo mio intervento venne cancellato da lei. Le ho mandato una email personale…nessuna risposta.

    Come Italiano residente in USA e operatore del settore vinicolo, inizio ad essere sia irritato che preoccupato per le azioni e attitudini che sto vedendo. Qui esiste un rischio importante.

    Inviterei tutti a scriverle a questa signorina tanto qualificata, buona, pulita e giusta, ad andare a far finta di venire da qualche altro paese che piu’ gli si addice.

  20. E’ uno spunto interessante, simile a quello che ho letto di Bonilli sulla gazzetta gastronomica. Ovviamente qualunque persona di buon senso non può che condananre le affermazioni di Bressan. Ma il punto di condizionare la valutazione dei vini a sentimenti di etica e moralità non è assolutamente irrilevante. Anche perché se si accettasse questo approccio, temo che le guide si assottiglierebbero molto.

  21. Un po’ di osservazioni e una battuta: se Bressan maneggia il vino come maneggia i social network è meglio se cambia mestiere :-) Non puoi lanciare una cosa del genere su Facebook, dico Facebook!!, non il famoso pennarello nei bagni dell’autogrill, e pensare che non ci siano conseguenze e tralascio gli aspetti penali. Detto questo, la scelta di Slow Food Wine o quello che è, è pienamente legittima e lancia un messaggio: chi compra questa guida sa che tra i fattori considerati non ci sono solo quelli strettamente legati al vino. Io sono per la valutazione asettica rispetto al produttore e infatti non compro quella guid,a e non avrei nessun problema a bere il vino di Bressan se fosse di mio gusto. Allo stesso modo penso che Maradona fosse immenso sul campo, al di fuori però era sicuramente meglio Piraccini (e Lei compagno di fede nerazzurra non potrà che essere d’accordo). Quanto lo sdegno dei curatori sia reale e quanto sia una bella botta di marketing per rinforzare il loro essere diversi non lo so. Io rifuggo per principio da tutto ciò che pone l’etica come elemento più importante in merito al cibo o al vino, ma è una posizione strettamente personale.

    • Maradona dal punto di vista umano e comportamentale era un puzzone, fruitore di droga, frequentatore di camorristi, ecc. Ma il calciatore era sublime. E non mi risulta che qualche giornale si rifiutasse di descrivere le imprese sul campo di Maradona, perché l’uomo Maradona era un pessimo uomo…
      Escludo, conoscendo e stimando Gariglio, Giavedoni e Burdese, che la loro sia una scelta di marketing: se così fosse mi cascherebbero le braccia e la stima che ho per loro e per S.F. (che pure deve ancora farsi perdonare anni di eno-malefatte compiute in tandem con il Gambero rosso…) andrebbe a farsi benedire…

  22. Cari signori della guida Slow wine vi svelo un segreto: l’etica è a tutto tondo, non riguarda solo certi aspetti della vita. Per cui non recensire Bressan va bene se e solo se si decide di aver le sfere per non recensire tutte quelle aziende che eticamente hanno degli scheletri nell’armadio. Quanti produttori possono dire di non aver mai venduto una bottiglia senza emettere scontrino/fattura/ricevuta? Proprio mai mai mai?
    E allora cari amici di Slow Wine, se avete le palle chiudete la guida, perchè io non ci credo che mai nessuno mai nessuna bottiglia!
    L’etica abbraccia tutti gli aspetti della vita e, se Bressan merita di star fuori dalla guida (e io dico che ci sono tutti i presupposti visto quel che ha scritto/detto) i0 dico che sta in buona compagnia. A partire da chi è ancora un fascistello arrivando a quelli che “ci è scivolato del merlot nel sangiovese grosso atto a divenire brunello di Montalcino”, passando per gli evasori fiscali.
    Chi è senza peccato scagli la prima pietra e chi si prende la responsabilità di stabilire chi è senza peccato? Voi?

    • cosa succede, sto rincoglionendo?
      Mi capita di essere totalmente d’accordo con quello che scrive tale Zakk, al che i casi sono due. O sto rimbambendo io o é rinsavito, cosa del resto molto improbabile, quel notorio provocatore

  23. quindi si mettono sullo stesso piano l’aver avuto un parente fascista sessant’anni fa ed averne ereditato alcune idee politiche, condivisibili o meno, col dare in un’esternazione pubblica del “scimmia negra, puttana negra, negra mantenuta di merda” a una persona?
    bell’articolo, complimenti.

    • Ma questo non è altro che “ben’altrismo”!!
      È il principio che conta: un ladro ruba un euro e un altro ne ruba un milione. Credete che quello che ne ha rubato soltanto uno avrebbe problemi a rubarne un milione? Per cui un produttore dice stupidate razziste e un altro vende cartoni in nero ai visitatori della propria cantina e un altro mette uva non autorizzata nelle botti del brunello. Sempre di lestofanti si tratta, ognuno alla propria maniera e tutti censurabili.
      E poi, prendendo esempio dai protagonisti del tema in questione (Bressan e Antinori), almeno Bressan fa grandi vini, Antinori manco li riconoscerebbe come tali impegnato come è a fare Peppoli, Montenisa, Pian delle vigne, Bruciato, mompertone, conte dela vipera, mezzo braccio (questo davvero un vino che può sconvolgere), morgicchio, FICHIMORI e via discorrendo.

      • Ho letto tutti, credo, gli interventi su questo post e su quello che riguarda direttamente Bressan. Per ora preferisco non esprimere la mia opinione, ma tengo a precisare che anch’io non assolvo Bressan, anche se comunque non ha ucciso nessuno.
        Mi preme invece puntualizzare meglio questo mettere sullo stesso piano chi ruba un euro e chi ne ruba un milione: sono tutti e due ladri, certo, ma per fortuna le leggi puniscono, o perlomeno dovrebbero punire, in maniera diversa a seconda della gravità del reato.
        Non mi sembra il caso di fare un proceso alle intenzioni: certo, chi ha rubato un euro potrebbe rubarne un milione…ma tra l’averlo fatto e il pensare a questa possibilità ce ne corre!
        Altrimenti l’omicidio sarebbe sempre e comunque un omicidio, e non esisterebbe più la differenza tra preterintenzionale, colposo, premeditato e volontario…

        • Ma qui non si parla di tribunali e di codici penali, qui si parla di etica e di una guida che si erge, chissà con quali titoli, a giudice morale. Ne hanno diritto, la guida la fanno loro, ma a livello di coerenza non si capisce bene come stiano messi. Anzi, purtroppo lo si capisce benissimo: stanno messi male.

  24. Carissimo Franco, buonasera. La questione che sta alimentando il dibattito non è tra le più semplici nella quale ci si può inserire . Vero, siamo in democrazia, esiste la libertà di espressione; esiste anche un confine. Oltre al quale l’etica impone di non spingersi. E se può servire , ti racconto un breve episodio della mia infanzia : alle scuole elementari , mia nonna , di origine Calabrese ( mia mamma non poteva farlo perché partiva alle 04,30 di mattina per andare a lavorare a Arcore ) , mi accompagnava all’entrata dell’istituto statale , e semplicemente vestiva con i suoi abiti tradizionali ,dai colori cromatici bellissimi . Tu che hai viaggiato , e valicato i confini, puoi ben capire cosa vuol significare l’identità di una popolazione. Bene, anzi , male… mia nonna, veniva sbeffeggiata da certi ignoranti . Io ero troppo piccolo e non reagivo . Ti posso assicurare che non è stata una bella esperienza . Non è giusto offendere , non è etico ! Il tuo post io l’ho compreso , tu sostieni le valutazioni dei vini e del vino . E richiamando quello che dicevo all’inizio ( riferendomi alla democrazia e all’etica ), Slow Wine , agendo in totale autonomia , ha tenuto presente questi due alti vocaboli . Continuo a seguirti , e ti saluto distintamente

    • Sentivamo proprio il bisogno di un fenomeno del genere. Adesso che mi sono guardato il filmato ho capito che ci si trova di fronte ad un deficiente che non merita il vino di Bressan e che molto probabilmente é alla disperata ricerca di pubblicità. Distruggere delle bottiglie di ottimo vino é da idioti.

  25. Pingback: Mondovino | Levatappi

  26. Mi faccia capire: dato che Antinori, o meglio la famiglia, è stata a favore de fascismo, questo giustifica in qualche modo l’orrido Bressan??? Ne facciamo un martire perchè, poverino, solo lui è stato estromesso da Slowine?
    Bressan ha fatto affermazioni degne della peggiore inciviltà e meriterebbe che nessuno bevesse più il suo vino, per quanto buono possa essere. E questo ricorso ad un argomentazione del tipo “però anche gli altri non sono santi” mi sembra davvero infantile e ingiustificabile!

    • domanda: ma lei sa leggere?
      Se ne é in grado, allora rilegga, perché io mi rivolgo solo a lettori che sappiano capire quello che scrivo non a persone che capiscano Roma per toma e non siano in grado di capire il mio chiarissimo italiano. Solo chi non sa leggere può affermare che io giustifichi in qualche modo Bressan e le sue affermazioni

  27. mi sembrano frasi verissime. pensare che il lido di milano è ancora l’unico posto dove i cani non possono entrare e defecare. che é una grande cosa se non la più grande specie per chi ha bambini piccoli e vuoli lasciarli girare liberi.
    comprerò antinori frescobaldi e bressan a manetta! morte all’ipocrisia e alla retorica dell’antifascismo che ci hanno asciugato.

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