Sangiovese biodinamico Azienda Agricola Casale

Sangiobiodinamico

Me ne avevano già parlato, tempo fa, con gli occhi che brillavano dall’entusiasmo e dallo stupore, due giovani amici appassionati e neo sommelier, Eva Anderloni, e Paolo Tarletti  proprietario dell’Osteria Porto d’Oglio in Vallechiara (BS) (osteriaaportodoglio)

‘Vini non ordinari, persona incredibile, strategia aziendale e di maturazione dei vini sicuramente personale’… insomma sulla carta una bella sorpresa! Siccome la curiosità fa impennare le aspettative, l’ho  tenuta a bada, non per mancanza di fiducia nei miei amici, piuttosto perché conosco quanto una visita in azienda possa spostare – anche di molto – il giudizio soprattutto con qualche assaggio in corpo! Ma quando è venuta l’occasione di assaggiare i vini de Il Casale (casalebio) non ho mancato il colpo…

Presso l’Osteria Porto d’Oglio, Antonio Giglioli proprietario enologo e deus ex machina de Il  Casale, ha cominciato dicendo: ‘Noi siamo a Certaldo, paese natale del Boccaccio….’ Eravamo già dentro quel cerchio magico fatto di geografia, storia, bellezza, cuore e cervello, istinto e progettualità ai quali l’intero orgoglio nazionale si attacca per dare eterno lustro all’immagine ‘Italia’ attraverso la via del talento individuale, dell’exploit, del genio…iperbole di un’ intera nazione… e la Toscana è la regione dove l’under statement enologico è forse più difficile che altrove, ma di Antonio si vede subito l’eccezionale autenticità, emerge immediatamente il vignaiolo sapiente, illuminato, parla di  vino come se fosse una persona e sembra che descriva sé stesso attraverso i paesaggi delle calanche, del clima  e delle esposizioni dei suoi vigneti; è diretto, convincente e attento.

La mano del vignaiolo deve essere leggera, capire i ritmi della vigna e seguirli, quasi non ricorda l’andamento stagionale delle vendemmie che assaggiamo, o almeno mi dice che è poco importante … ’più importante è lavorare in modo che la vigna si sappia difendere che sia messa nelle condizioni di conservare le proprie difese immunitarie contro le malattie’. E’ un biodinamico convinto da sempre e i suoi vini sono tutti certificati biologici. Un artigiano del vino che accompagna il suo prodotto lungo tutto il percorso mettendo la massima cura nel rispettare le trasformazioni: terra vigna clima frutto lavorazioni in campo e  in cantina sono elementi di un’identità.

Il Sangiovese 2009 è un vino giovane e saldo,  con un equilibrio tannico-acido-morbido notevole. Una stoffa resistente ma per nulla ruvida, autentica ma non grezza, un vino netto ed espressivo. Una beva di quotidiana goduria.

Il colpo di grazia lo raggiungo con il Chianti riserva 2003 magnum: il colore è profondo, brillante, fisso su una tonalità granato maturo, il naso è minerale, complesso e fruttato ma sopra tutto aleggia una nota di miele che arrotonda gli spigoli e fonde le note di prugna sotto spirito in sottobosco e tartufo, per chiudere il cerchio e ritornare al miele.
E’ una gentile strattonata, una di quelle emozioni che si stampano nel cervello e lo coinvolgono fino in fondo, chiudi gli occhi ed ecco che arriva l’incantesimo: l’Andante del Concerto per pianoforte n°21 K 467 di Mozart, sei minuti e 48 secondi per sognare, sperimentare l’assenza di forza di gravità. La mente é ipnotizzata dalla dolcissima sequenza musicale che invade la coscienza e quando il piano entra ti travolge in un’irresponsabile ebbrezza.  video
RossoColliToscana

Antonio tiene i vini del Casale in botte grandi di castagno il più a lungo possibile, crede nella lenta maturazione dei vini e le sue botti di castagno di 50 anni da 40- 27- 20 ettolitri –visti i risultati- sono sicuramente il luogo migliore dove aspettare; il suo Sangiovese 1999 che è stato imbottigliato da pochi giorni presenta all’analisi sensoriale caratteristiche di estrema equilibrata gioventù, prugna liquirizia frutti rossi: fresco persistente sapido, ma interamente elegante. Il suo brillante color bordeaux non dichiara nemmeno la metà dei suoi anni: veramente sorprendente! Inizia a dialogare con i terziari attraverso i primi sentori di liquirizia tabacco cuoio, ma la nota dominante è ancora di fresca e giovane frutta.

Arriva il momento del Sangiovese 1986 minerale e terroso, tocchiamo con mano la profondità e l’ampiezza dei terziari con cacao cioccolato caffè rabarbaro sottobosco tartufo; la bocca è un poco asciugata da un tannino maturo ma sempre molto invitante ed espressiva, sapida e tesa.

Il Sangiovese è un vitigno splendido e nel mio cuore occupa un posto di riguardo assieme a Pinot nero e Nebbiolo, nel mio album ci sono altre immagini di lui ovviamente… voglio ricordarmi le più significative: Le Pergole Torte 1999 assaggiato nel 2010 potente e raffinatissimo ha retto  tre ore di ossigenazione con eleganza e serietà; Brunello Biondi Santi 1985 bevuto nel 2012: totale fine perfetto nobile una sintesi di complessità e potenza; Brunello riserva Soldera 1993 assaggiato nel 2009, così complesso da aver attraversato una serata (di degustazioni molto importanti e cieche) continuando a rimanere al vertice dell’attenzione e a generare ipotesi di paternità: ha aperto balsamico e terroso, si è ossigenato regalando frutto distillato cacao spezie, ha terminato in un mineralissimo e potente tannino di tartufo e liquirizia…
AntonioGiglioli

Ringrazio Antonio (nella foto qui sopra) per avermi riportato il Sangiovese, era una memoria offuscata da molti assaggi non sempre convincenti. Se dovessi scegliere dei descrittori per i vini rossi de Il Casale sarebbero carattere potenza evoluzione ma energia soprattutto!

Wilma Zanaglio

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