Barolo nella liqueur dell’Alta Langa? Solo una trovata di marketing del Berlusconi di sinistra, Oscar F.

FarinettiOscar.BerlusconiSilvio

Voglio che anche i lettori di Vino al vino (molti dei quali sono già lettori anche di Lemillebolleblog, e viceversa) possano leggere il post che ho pubblicato stamane sul blog “bollicinaro”.
E’ un post che prende lo spunto da un volume appena pubblicato da Mondadori, un libro cui sono sicuro, datemi il tempo di leggerlo, cosa che sto facendo, dedicherò altri post qui, e che contiene, en passant, alcune osservazioni, squisitamente di marketing e non sicuramente dotate di una valenza tecnico-enologica, su un metodo classico prodotto in Piemonte. Per la precisione un Alta Langa riserva, che secondo il padrone dell’azienda che lo produce, il “mercante di utopie”, ovvero il Berlusconi di sinistra e grande venditore (anche in questo simile a Silvio B.) imbonitore ed esperto di marketing applicato al vino Oscar Farinetti, il creatore di Eataly e uno dei grandi sponsor politici del sindaco di Firenze Matteo Renzi, sarebbe innovativo e geniale.

O meglio “una novità assoluta, una ricerca che ho fatto fare personalmente per dare all’Alta Langa una personalità. Il segreto dei produttori di Champagne sta nel liqueur d’expédition: alcuni aggiungono Armagnac, Cognac o altro. Noi aggiungiamo Barolo 1967”.
Lui, nelle sue mondadoriane (evviva la coerenza “compagno” Farinetti!) Storie di coraggio, ovvero “12 incontri con i grandi italiani del vino” (ivi compresi alcuni grandi produttori, nel senso di industriali del vino) potrà raccontarla come vuole. E cantarsela e suonarsela, come ha fatto, ospite di quell’anima bella di Fabio Fazio, sull’amica Rai Tre. Sempre molto disponibile con i miliardari impegnati a sinistra.

copertina

Però, per quanto lui possa essere un eno-tycoon (che pare si sia comprato un’altra azienda agricola di Langa con magnifici vigneti e vini così così) e spacciarsi come novello Re Mida, che fa diventare oro tutto quello che tocca, Oscar F., non può pretendere di essere beatificato da tutto il mondo del giornalismo del vino. Perché magari “un certo Ziliani”, avendo assaggiato quel vino, potrà fargli notare che è tutt’altro che trascinante com’egli pretenderebbe di spacciarlo.
Che la stampa di regime gli stenda pure tappeti rossi davanti e ne magnifichi le gesta, qualsiasi cosa faccia, io, come cronista del vino osservatore di cose “bollicinose”, posso solo dire che quell’Alta Langa corretto al Barolo (1967 of course) lasciava molto a desiderare, che da Fontanafredda è lecito, ricordando i vini che produceva tanti anni fa quel galantuomo di Livio Testa, attendersi molto di più.
E che l’Alta Langa per darsi una personalità, per mettere a fuoco meglio la propria immagine, non ha certo bisogno di “farinettate” tipo un Alta Langa “barolato”. Checché ne possa pensare il geniale Monsù Oscar F.

canisciunoefesso

______________________________________________________________________

Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog
http://www.lemillebolleblog.it/

 

13 pensieri su “Barolo nella liqueur dell’Alta Langa? Solo una trovata di marketing del Berlusconi di sinistra, Oscar F.

  1. La genuinità di quel libro (dove invece ci sono anche dei personaggi di tutto rispetto) è svelata dalla presenza della Nannini – cantante geniale, che amo moltissimo – che sarebbe la vignaiola (ma quando?!) dotata dell'”unico” vero Sangiovese.
    Noto anche che non c’è un’anima di Montalcino – è vero che sto qui e magari sono di parte – dove notoriamente nessuno produce vero Sangiovese (tantomeno è un grande del vino quanto la Nannini).
    (Tanto è vero che la Nannini ha bevuto e imparato il vero Sangiovese a casa del compianto Gianni Brunelli.)
    L’ha un bel curagi, monsu Farinetti a proporre i vini liberi, i veri sangiovesi, e compagnia cantante (Nannini stavolta non c’entra!); come se avesse lui (ogni volta che lo vedo – ha anche una bella faccia facciosa che ispira simpatia – mi viene in mente che devo comprare una lavatrice) proprio lui scoperto il bio, i vini naturali, la campagna e i filari della vigna… forse ha invece scoperto che le belle idee e i comportamenti onesti – che costano sacrifici – possono diventare un marchio (tutto suo), e che la buona reputazione (di chi lavora sodo sulla terra) può diventare uno slogan e uno scenario di un made in Italy che così facendo diventa sempre più farlocco … Il tutto accade mescolando grandi autentici del vino, con grandi talenti (Nannini), grande mondanità (siamo tutti amici) e altri grandi…

    • ma come carissima Silvana, tu ex grande colonna mondadoriana non hai ancora versato l’obolo a Farinetti e acquistato il suo libro?
      Se l’avessi fatto, cosa che ti consiglio, ti saresti gustata una serie di perle, che io mi sto gustando e di cui prendo debita nota, e ti saresti accorta che almeno qui nel libro, del Sangiovese della Nannini, vino vero come viene definito, non c’é traccia.
      Come non c’é traccia, nel libro, nemmeno di un produttore di Montalcino, forse per Oscar F. le loro non sono “storie di coraggio”, mentre c’é spazio per le Donnefugate ed i Planeta, roba de matt, e le Allegrini, e naturalmente, perché un pizzico di noblesse oblige, per il Marchese Antinori. Preferito, e deo gratias, ai marchesi Frescobaldi, che pure di coraggio ne hanno tanto…
      Ma leggilo quel libro, svariati dei personaggi incontrati, anche Monsù Gaja, regalano perle di saggezza. Nonostante il loro interlocutore

      • Caro Franco, nei libri Mondadori, ci sono sempre dei titoli interessanti … ma questo è davvero troppo trasparente, nel senso che se ne vede chiaramente la trama, già solo leggendo il titolo…
        Ormai in questo paese, in cui siamo tutti come pesciolini in padella, che possono solo guizzar fuori, per finire nella brace, le parole hanno preso il sopravvento. Le parole (te ne sei accorto?) occupano lo spazio che una volta era dei fatti, delle realizzazioni, dei pensieri che si trasformano in azioni. E quelli che sono abituati ad usare le parole per comunicare i fatti, e delle parole conoscono abbastanza bene il significato, si fanno domande che li fanno passare per rétro, per ingenuotti, e così via…
        “Coraggio” è un sostantivo impegnativo da spendere, oggi, e andrebbe somministrato come l’Oscillococcinum, perché il coraggio – proprio come l’Oscillococcinum nel nostro corpo durante un’epidemia di influenza – può essere determinante, nelle storie di imprenditori (piccoli o grandi che siano). Il coraggio e l’onestà (parola, quest’ultima, un po’ fuori uso).
        Io non conosco i dodici protagonisti di quel libro, a parte Gaja, e posso solo augurarmi che per davvero siano coraggiosi e che siano anche onesti.
        Il titolo del libro però mi fa pensare a una mera speculazione (quando ero una “colonna” della Mondadori, come dici tu, ne ho viste tante e un po’ di esperienza mi è rimasta). Non c’è niente di meglio di un libro, purchè edito da un editore con un’ottima distribuzione, per lanciare un prodotto, o un’idea (che poi è la stessa cosa). Ai miei tempi, un ottimo giornalista, Marco Borsa, direttore di Espansione, scrisse “Capitani di Sventura”, libro talmente vero e istruttivo che l’editore, Silvio Berlusconi, ne fece ritirare tutte le copie il giorno dopo l’uscita (ne ho salvata una con la dedica di Borsa a cui penso con grande rispetto).
        Che c’entra, con queste “Storie di Coraggio”? Niente, spero; ti ho solo voluto consegnare un ricordo di una certa editoria…

        • Signora Silvana, lei propone una riflessione sul sostantivo “coraggio”, io gliene propongo un’ altra sul termine “pregiudizio” . Ziliani, che e’ un gran signore, glielo ha fatto sommessamente notare a proposito della Nannini; nonostante le sue passate competenze editoriali non sarebbe opportuno leggerlo il libro prima di incappare in qualche altra gaffe?

          • No, non leggerò il “libro”, non ce la faccio – anche se sono onnivora – né con il tempo, né con gli occhi.
            Sì, è vero ho probabilmente fatto di tutto un fascio, dopo aver letto un’intervista (da lecchino d’oro) sul Corsera, a OF, che mi è parso citasse l’opera di OF insieme alla Nannini e al suo sangiovese, unico vero sangiovese.
            Ma posso assicurarla, gentile signor P, che non ho alcun pregiudizio nei confronti della mitica (straordinaria!) cantautrice.

          • E – gentile signor P – io non ho mai avuto competenze editoriali, nemmeno passate. Di altro si tratta.

  2. conoscendo a “spanne” O.F., sono certo che se leggesse questo post (in passato rispondeva pure) direbbe : ” MI PIACE DA MATTI”. Soprattutto la frecciatina mondadoriana.

    • Sì, me lo immagino, deve essere un gran simpatico, con quel sorrisone e quella faccia accattivante; magari mi diventa uno scrittore. In fondo anche Gadda – ai suoi tempi – faceva un altro lavoro …
      E anche quest’altro ha scritto dodici racconti …

    • quando avrò finito di leggere il libro avrò al mio arco molte altre frecce per criticare il miliardario rosso e la sua singolare, disinvolta idea di grandezza del vino :)

  3. ” quando avrò finito di leggere il libro avrò al mio arco molte altre frecce per criticare ”
    E quando avrà assaggiato il 2008 (aggiungo io)..
    Tutto a prescindere? Vabbè…
    Io l’ho assaggiato e non mi pare male, in rete ho letto giudizi positivi. Ma sarà “stampa di regime”.
    Mi fa un po’ sorridere il fatto di sentirmi – frequentando eataly- uno dei “pochi fortunati”(post 1000bolle).
    Comunque sia, sono d’accordo con il commento poco sopra, O.F. gode come un riccio a leggere questi post. Pubblicità gratuita a parte.
    Saluti

  4. L’Alta Langa sarebbe il fu Contessa Rosa? Che è stato un grandissimo spumante anni ed anni fa.
    Ma dire di aggiungere Barolo 67 nel (o nella?) liquer è veramente grossa….
    pòro ‘sto mondo di bottigliai neo arrivati……

  5. Pingback: Per Farinetti (super sponsor di Renzi) D’Alema s’intende molto di vini… | Blog di Vino al Vino

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>