Al supermercato: o dell’illusione della felicità

Finestra

La finestra di Eva 

Non è solo la poesia malinconica di questa indimenticabile canzone di Mogol/Battisti, quando si gira con un carrello al super/ipermercato. Ma è soprattutto tanta solitudine e un fondo di alienazione, e talvolta un’assenza di senso e una felicità fasulla e tarocca, come racconta in questo breve ma intenso apologo una nuova, misteriosa e per me bravissima collaboratrice di Vino al vino, Eva Cruciani. Un piccolo racconto, un momento di riflessione nel caos confuso delle nostre giornate… Buona lettura

una-donna-per-amico

E’ venerdì e piove. Finito il lavoro, correre al super è questione vitale. Non dovresti farlo e lo sai, ma il frigorifero sembra inesorabilmente vuoto di venerdì e l’acchiappacolori finisce sempre così in fretta. Per non parlare della cannella.

Arrivi, sudata, alle 17,15: pieno, pienissimo; la fame al venerdì supera i livelli infrasettimanali  come se le dispense, novelle sirene di Odisseo, si svuotassero all’unisono e gemessero in coro: “Riempiteci e sarete felici”.

Tu non prenderai il carrello, ti basterà il cestino; aggrappata a lui, farai più in fretta, per quelle due o tre cose, tanto: acchiappacolori, cannella e semi di lino. Poi, anche tu sarai felice.
coppiasupermercato

Ecco, sei lì con tutti loro. La scena non ti è nuova. Mani ansiose che frugano tra i broccoletti; una signora  grassa ti passa sul piede destro con la ruota sghemba del carrello ricolmo; coppie flemmatiche beatamente intralciano il corridoio dei formaggi, credendo di passeggiare per il decumano in  un pomeriggio di primavera. La visione peggiore ti si offre con il volto annoiato di quel marito che spinge il carrello, il contenuto del quale lui non approva, ad eccezione di  due bottiglie di vino che stasera gli faranno sognare la sua gioventù e dimenticare la noia.
Supermercato

Stai agguantando velocemente la cannella, quando si diffonde, sopra la canzone di Cher (Believe) a tutto volume  naturalmente, la gracchiante voce della direttrice del super, alla ricerca del solito bambino perso forse tra le caramelle che suonano o le merendine con la sorpresa. Dopo  attimi di scompiglio, proprio nella mia corsia, viene ritrovato: è dentro uno scatolone dei biscotti.  La madre inizialmente fa la faccia brutta e il bambino, che profuma di  vaniglia, piange. Poi si abbracciano e si dirigono allo stand dei giocattoli. Il bambino ha vinto.
Bambinoscatola

Guadagno la cassa 23. Ho caldo. Ho davanti 6 carrelli con dentro tanta, tantissima  felicità, forse. La mia è fatta solo di cannella, semi di lino e acchiappacolori.

Eva Cruciani

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Un pensiero su “Al supermercato: o dell’illusione della felicità

  1. Il supermarket ha rischiato di essere pura droga (del resto il concetto a cui si ispirano display, musica, e colori ha proprio quella funzione), anche se non ho mai avvertito la ‘poetica’ dello scoiattolo. Mi domando che cosa ne pensasse Doris Lessing, ma ormai è tardi. Il super per me ha voluto dire famiglia numerosa e amici spesso a cena. Ma il tempo per andarci non ce lo avevo che raramente….

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