Week end a Merano, ma per il Vorberg

Vorberg-pb-i

Un’emozionante verticale del più longevo e grande vino bianco italiano

Anche il sottoscritto, come parecchie altre persone, questo fine settimana, da sabato precisamente, prenderà la via del Nord, con direzione Bolzano. A differenza della stragrande maggioranza delle persone a Merano ci andrò, ma solo domenica mattina e non per officiare ai riti di una manifestazione che ho visto nascere ma dalle quale mi tengo lontano dal 2006, ma unicamente perché invitato ad un Masterclass Tasting dal titolo: “Vorberg Pinot Bianco Riserva” – verticale Le migliori gocce di Bacco firmate Vorberg prodotte dal 1956 al 2011” dalla Cantina di Terlano.

Il richiamo, come quello del pifferaio magico di Hamelin era troppo potente perché potessi resistere. E così, anche se in Alto Adige non salgo più come facevo anni fa, per vari motivi in gran parte non legati al vino e al mio mestiere di cronista del vino, di fronte alla prospettiva di poter degustare un Vorberg mio coetaneo, più altre mirabilie (spero tanto un meraviglioso 1979 di cui scrissi anni fa in una verticale pubblicata sulla defunta rivista dell’A.I.S. De Vinis) mi sono programmato la mia bella trasferta di due giorni.

Partenza sabato mattina con sosta, vinosa, in quel di Cavaion Veronese, per una visita accurata ad un particolarissimo produttore di metodo classico. Quindi barra dritta verso la Weinstrasse e verso un borgo a me particolarmente caro, Cornaiano/Girlan (quanti incontri con il vecchio presidente della Kellereigenossenschaft, il vecchio amico Hartmuth Spitaler…) per incontrare un altro amico, l’ottimo produttore del Comitissa Lorenz Martini, il cui sorprendente Comitissa Gold riserva 2002 ho celebrato recentemente qui. Con Lorenz abbiamo programmato un’altra visita, con degustazione ovviamente, da un produttore bolzanino che conosco e stimo molto, Rottensteiner.

E poi, dopo un meritato riposo tra i vigneti, domenica mattina a Merano, per la verticale del vino simbolo di quella che più volte ho definito la migliore Cantina sociale altoatesina, la Cantina Produttori di Terlano. Una cantina, dove ha operato per decenni il grandissimo kellermeister Sebastian Stocker, che ha gran parte dei proprio vigneti su terreni porfirici rossastri, rocce vulcaniche con grossa presenza di minerali, chiamati in geologia porfidi quarziferi. Questo alto contenuto di minerali da’ ai vini una speciale sapidità e assicura una lunga durata nel tempo.
terroir

Come racconta l’attuale kellermeister della Cantina di Terlano, “Fin dai tempi più antichi, la striscia di versante che s’incunea tra il torrente San Pietro e il rio Meltina è chiamata Vorberg, e proprio qui, a una quota che varia dai 600 ai 950 m sul mare, si estendono dei vigneti ripidi, ma baciati dal sole. Dalle uve di Pinot bianco che vi si coltivano si ricava un vino molto pieno e complesso, dalle spiccate note minerali, di grande potenziale e ideale per lunghi periodi di maturazione.” Ricordiamo che “la zona del Vorberg inizia ai piedi del Monte Zoccolo e si estende fino a 900 metri di quota. Verso Nord, gli ultimi vigneti si trovano sopra Vilpiano, mentre in direzione Est arrivano fino a ridosso della Strada di Meltina, sopra Kreuth. All’altezza della strada di Meltina il confine è costituito dal rio San Pietro. Il cru Vorberg è noto soprattutto per il suo eccellente Pinot bianco”.

Da un vigneto che ha 20 ettari di estensione, con impianti dai 10 ai 35 anni di età, condotti da dodici diversi vignaioli, si ottiene un vino unico ed inimitabile. Che domenica mattina, in quel di Merano, non mancherà certo di farci sognare. Regalandoci emozioni che prossimamente cercherò di raccontarvi.

Qui sotto, in allegato, basta cliccare sul link, trovate intanto il testo della verticale che scrissi nel 2009 per De Vinis
Cantina di Terlano-verticaleVorberg

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7 pensieri su “Week end a Merano, ma per il Vorberg

  1. Concordo con l’invidia,anche perché anch’io,come il padrone di casa ,ho un percorso di vita quasi uguale a quello del vino più datato e perché ben conosco il valore di questo pinot che purtroppo,per varie ragioni,se ne coltiva sempre meno.Per questo mi permetto di chiedere consigli su altri produttori di qualità che si cimentano con successo con questo ostico vitigno.Grazie anticipate da Francesco Mondelli .

  2. Pingback: Sarà anche “provinciale” ma quando la cucina tradizionale è buona, non ce n’è per nessuno… | Blog di Vino al Vino

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