Alto Adige Vernatsch Missianer 2012 Cantina Produttori San Paolo

Vinida2014

Con quale vino, mi sono chiesto, iniziare il percorso di questo nuovo anno, il nono dalla sua nascita, di Vino al vino? Pensa che ci ripensa ho deciso di provare a sorprendervi. Nessun grosso calibro, niente Barolo, Brunello di Montalcino, Barbaresco o grande rosso importante e nessuna “bollicina”, perché per quelle c’è, e va a gonfie vele, il blog fratello, Lemillebolleblog. E nemmeno rosati e bianchi, di cui tratto bisettimanalmente, altrove, su Il Cucchiaio d’argento.

Si parte in rosso, ma con uno di quei rossi che mi riprometto di proporvi regolarmente per tutto il 2014, in una rubrica che ho deciso di intitolare Vini da 2014, vini che in sintesi definirei schietti, diretti, facili da bere e da portare a tavola. Vini non impegnativi ma non banali, vini che “fotografano” e restituiscono l’identità delle loro zone di produzione, vini che quando li stappi è necessario che ci sia qualcuno (tu stesso, se in quel momento non ti trovi in compagnia) che ti li tolga dalle mani, altrimenti rischi di vuotare la bottiglia.

Partiamo dal nord-est, dalla provincia di Bolzano, con quella varietà di uva, la Schiava, che anche ora che è stata ridotta a vantaggio di altre cultivar continua ad essere la più diffusa in Alto Adige, considerato che con 1.157 ettari occupa ben il 22,35% della superficie vitata in Alto Adige, contro l’11,3% del Pinot grigio, il 9,55 dello Chardonnay, il 9,17% del Pinot bianco. Molto più diffusa dei ben più blasonati Lagrein e Pinot nero, ai quali toccano rispettivamente un 8 per cento e un 6,64% del vigneto sudtirolese.

La Schiava, chiamata anticamente Farnatzer o Vernetzer – da cui il suo nome tedesco attuale Vernatsch – è dominante in Bassa Atesina, Oltradige, Conca di Bolzano, Meranese, ed è un’uva la cui presenza in loco è documentata già nel tardo Medioevo.

Sono sempre stato, dalla prima volta che mi capitò di berla, nel lontano 1982, un sostenitore convinto della Schiava nelle sue diverse espressioni altoatesine, dalla più importante e strutturata, il Santa Maddalena, di cui ho celebrato lo scorso mese il cru Premstallerhof di Rottensteiner, alle più schiette e dirette e meno impegnative come Lago di Caldaro e Colli di Merano alla più semplice Alto Adige Schiava o Vernatsch.

Non si scambi la “leggerezza” di questi vini, il loro contenuto tenore alcolico e la minore struttura tannica, per semplicità, perché anche se in buona parte vini “quotidiani”, sono tutt’altro che vinelli e produrli, trovando il giusto equilibrio, richiede grande capacità tecnica in cantina ed una gestione del vigneto, che nel caso di questa varietà è ancora molto spesso nella tradizionale forma della pergola, particolarmente attenta.
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Per trovare la giusta Alto Adige Vernatsch di avvio 2014 sono tornato nella Südtiroler Weinstrasse, la suggestiva Strada del vino che da Salorno s’inerpica e si snoda sino a Terlano e Andriano, e ho fatto sosta nel villaggio di San Paolo (frazione di Appiano) famosa anche per la Chiesa Parrocchiale, costruita dal 1460 al 1560 dotata di una delle campane più grandi del Tirolo (4.984 kg) e di un campanile, posto ad 84 metri di altezza, la cui costruzione durò ben 170 anni.

In questo borgo storico circondato da vigneti si trova una delle più storiche cantine sociali (oggi ribattezzate Cantine produttori) altoatesine, la Kellerei St. Pauls, fondata nel 1907 per iniziativa di 36 viticoltori provenienti da San Paolo, Missiano, Monte e Riva di Sotto.

Chi volesse saperne di più sulla storia più che secolare della cantina può consultare il sito Internet oppure leggere un articolo che ho dedicato al suo ottimo Lagrein Kretzer. Oggi i soci conferitori di uve sono 215 e la Cantina, che produce anche un valido metodo classico, il Praeclarus, è in ottima salute e ha al suo attivo, un po’ come tutte le kellereigenossenschaft altoatesine, una gamma di vini, suddivisa in più linee, molto articolata.

Quattro i vini base Schiava nella linea St. Pauls, Lago di Caldaro, Schiava grigia, Santa Maddalena, e Schiava Missianer, e una Schiava addirittura nella linea di punta Passion, maturata in botti da 55 ettolitri. Il vino per il 2014 che ho scelto proviene da vigneti a pergola posti su terreni argillosi e profondi nella frazione di Missiano (450 – 550 metri d’altezza, quindi Schiava di alta collina), borgo già citato come Messan nel 1184-1186, quindi come Missan nel 1211 ed in seguito come Misan o Myssan e dal 1450 giunta al toponimo attuale di Missian.
Missiano è meta turistica conosciuta, oltre che per la vocazione viticola, in particolare per la Schiava, per il cosiddetto Tour dei tre castelli, escursione molto conosciuta che porta a toccare Castel d’Appiano e Castel Boymont e Castel Corba.

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Ed è un Alto Adige Vernatsch, annata 2012, solo 12,5 gradi alcol, fermentata e affinata in acciaio, che dopo la fermentazione malolattica completa l’affinamento in grandi e antiche botti di rovere.

Perché mi è piaciuta questa Missianer Vernatsch e perché mi sento di consigliarvi di berla (in attesa della nuova annata che sarà pronta poco prima del Vinitaly) abbinandola non solo a speck e salumi, ma alla cucina, primi piatti con ragù di carne, secondi non ricercati di carne, pollo e tacchino alla griglia, hamburger, frittate, scaloppine e fettine, salsiccia, che si mangia normalmente a casa?

Non solo perché con la sua acidità (4,7 grammi litro), l’alcol contenuto e la quasi totale assenza di zuccheri (2 grammi litro) vanta caratteristiche analitiche ottimali, ma perché si fa bere meravigliosamente e senza impegno. E costa poco, direi che in cantina la si può trovare intorno ai 5-6 euro.

Bellissimo da vedersi nel bicchiere il vino, con quel rubino squillante luminoso che mette subito allegria, e profumo inconfondibile, accattivante, pieno di energia, un naso tipicamente da Schiava che richiama lamponi, ribes e mirtillo, viola e mandorla, accenni leggermente pepati e speziati, una vena selvatica e minerale, il tutto in una cornice di grande fragranza, pienezza succosa, presenza di sale.

E poi quale “pericolo” – consumare moderatamente bitte, soprattutto se dopo ci si deve mettere alla guida – la contagiosissima beva, con quella bocca fresca, viva, snella e sinuosa, salata e verticale, piena di nerbo, tenuta desta da una splendida acidità che innerva la bella polpa fruttata croccante al punto giusto, che invoglia clamorosamente a bere, ovviamente a tavola, con quella coda lunga e ricchezza di sapore e quel carattere, con la tipica vena finale di mandorla, che mantiene scattante e desto il palato.

Vino “piccolo” obietteranno i soliti, ma che bel vino vero, autentico, uno di quei vini che voglio ci facciano compagnia in questo novello 2014 tutto da vivere…

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog
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5 pensieri su “Alto Adige Vernatsch Missianer 2012 Cantina Produttori San Paolo

    • quanti ricordi, quante bevute della Fass n°9 e dell’ancora più buona Vernatsch Gschleier von Alten Reben (una volta abbiamo fatto una verticale anche con bottiglie di vent’anni…) quando frequentavo assiduamente la cantina quando era presidente l’amico Harthmuth Spitaler… Bellissimi ricordi…

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