Ritorna l’eno-snob grillino: Andrea Scanzi “salva” tre aziende o poco più a Montalcino

AndreaScanzi
Sottraendosi per un attimo alla propria attività principale, quella di esegeta e interprete del cosiddetto “pensiero” grillino e della sconclusionata azione politica del movimento dei Cinque Stelle di cui ci dice la sua in infinite  comparsate televisive, Andrea Scanzi da Arezzo, penna di punta del Fatto quotidiano di Travaglio (e con questo si è già detto molto) è tornato ad occuparsi di vino. E segnatamente del fattaccio di cui abbiamo parlato, in molti, la scorsa settimana, il nuovo scandalo di falsi Brunello taroccati.

Forse addirittura esistenti solo sulla carta, grazie ad una falsa documentazione attestante la Docg che la associava a partite di uva e vino comune. Insomma, un nuovo caso di “frode in commercio, accesso abusivo ad un sistema informatico, appropriazione indebita aggravata e continuata e reati di falso”, per la serie non c’è pace a Montalcino.

Scanzi, nell’articolo, che potete rileggere sul suo blog enoico, parla della vendemmia 2014 molto difficile, paragonata all’horribilis annata 2002, e tornando a Montalcino asserisce che “lo scandalo, per quanto meno grave dei precedenti, è in qualche modo emblematico. La Toscana è ciclicamente epicentro di una propensione al taroccamento, vuoi per assecondare la moda dei vini “morbidoni” e vuoi per una tendenza a non accontentarsi mai. Neanche in quelle zone d’Italia in cui la natura sarebbe in grado di fare tutto da sola e basterebbe rispettarla, senza ricorrere a sofisticazioni in cantina e sbornie cafone da barrique”.
Montalcino-centrostorico

E fino a qui sarei anche d’accordo, perché si tratta di osservazioni, corrispondenti a realtà, che condivido. Ma a questo punto Scanzi comincia ad intonare la sua antifona, quella che gli è valsa da parte mia, cosa di cui sicuramente non gliene potrà fregare di meno, l’accusa di essere un eno-snob, ovvero il vedere come unica risposta ai vini fasulli i “vini naturali”, come se tra vini taroccati e “vini veri” (definizione che trovo assolutamente irritante) non ci fosse un’ampia fascia intermedia costituita da vini buonissimi che non si dichiarano biologici, biodinamici, biovattelapesca e sono prodotti con grande attenzione all’ambiente, senza trattamenti o limitandoli all’indispensabile, senza chimica in cantina e stregonerie da consulenti enologici.

Per Scanzi invece, il fatto la Toscana e l’Italia del vino siano “ciclicamente epicentro di una propensione al taroccamento”, ha “generato una reazione vibrante e per certi versi ugualmente estrema, costituita dal diffondersi dei cosiddetti “vini veri” o “naturali”. Niente più fermentazioni controllate, lieviti selezionati e abracadabra chimici, ma un pauperismo ostentato che oltrepassava le ambiguità del biologico e inseguiva una naturalità totale”.

Pertanto secondo Scanzi a Montalcino di fronte al trionfo di quelle che chiama “le aziende chic, così perfette da risultare quasi respingenti. Prezzi esosi e una raffinatezza che – alla lunga – stucca. Del resto la regione è quella dei Supertuscans, “vinoni” fatti come se fossimo a Bordeaux o in California, col Sangiovese ritenuto “troppo tannico” e dunque ingentilito dai soliti vitigni internazionali (su tutti Merlot)” – e qui lo Scanzi sembra riprendere quello che ho scritto per anni, l’alternativa è costituita da quelli che chiama “avamposti di resistenza e utopia che si oppongono alle mode, difendendo con le unghie e con le idee (più che con i denti) uno spicchio di terra troppo benedetto per essere involgarito. Basta visitare aziende garbatamente ribelli come Il Paradiso di Manfredi, Campi di Fonterenza o il Podere Sante Marie dei coniugi Colleoni”.
snob

E riecco così il solito eno-snob che proprio come aveva dato un giudizio positivo sulla Franciacorta limitato a poco meno di una decina di aziende, alcune delle quali “note” più che altro per commercializzare i loro vini come semplici VSQ, ora sembra ridurre il panorama enoico di Montalcino a solo tre aziende, rispettabilissime finché si vuole, anzi eccellenti, le cui bottiglie rappresentano un niente rispetto al totale della produzione, dimenticando che, sempre sul versante dei cosiddetti “vini naturali” avrebbe potuto citare Pian dell’Orino e Salicutti, la cui qualità non si discute.

E senza sporcarsi e passare per un servo degli “industriali”, e perdere la sua immagine di puro e duro e pasdaran del vino bio, avrebbe tranquillamente potuto ricordare che benissimo lavorano, e senza fare porcate in vigna ed in cantina, o vini “pompati” per le guide, fior di aziende come Gianni Brunelli, Le Potazzine, Lisini, Mastrojanni, Il Colle, Fuligni, San Lorenzo, Capanna, Siro Pacenti, Il Marroneto, Le Macioche, Pietroso, i vari Canalicchio, Caprili, oltre ovviamente a Biondi Santi Il Greppo, Case Basse, Poggio di Sotto, Salvioni, e persino Col d’Orcia, per citare solo i primi nomi che mi vengono in mente.
vininaturali2

Ma per l’integralista e manicheo Scanzi ci sono solamente “questi contadini illuminati” che percorrono “una strada insidiosa, ancor di più in annate impietose come questa, ma smisuratamente autentica e non di rado commovente”. E per dirla poeticamente “Squarci improvvisi di natura salva e vino autentico”, anche se le produzioni sono “esigue, le bottiglie poco glamour e i vini non necessariamente impeccabili”.

Se non è eno-snobismo radical chic e non certo un modo di stare dalla parte del lettore – consumatore questo…

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37 pensieri su “Ritorna l’eno-snob grillino: Andrea Scanzi “salva” tre aziende o poco più a Montalcino

  1. Effettivamente a leggere i libri e gli interventi di Scanzi è evidente la sua simpatia verso quei prodotti che oggi vengono definiti “vini veri” o “vini naturali”, in contrapposizione ai vini cosidetti “industriali”. Come fatto notare da lei e dal commento di un lettore (http://www.andreascanzi.it/ilvinodeglialtri/?p=3922&cpage=1#comment-116332), Scanzi trascura tutti quei vini che non possono essere ricondotti nè a una nè all’altra categoria, e che spesso rappresentano l’eccellenza delle rispettive zone. Gli esempi de il Greppo e Case Basse (oppure Cavalleri e Uberti per ricollegarsi alla sua precedente accusa di eno-snobismo) sono indicativi in quanto i loro vino sono apprezzati anche dallo stesso Scanzi.

    Detto questo, leggendo l’articolo di Scanzi non vi ho letto tra le righe il messaggio (che lei evidenzia) di “salvare 3 aziende”. Se si volesse muovere una critica all’articolo di Scanzi, si potrebbe criticare il passaggio «Avamposti di resistenza e utopia che si oppongono alle mode» dato che a mio modesto parere i vinoveristi/vinonaturalisti non si opppongono alle mode ma, anzi, stanno cavalcando (alla grande) la moda del momento.

    Mi permetta di muovere una critica anche al suo intervento, in particolare all’incipit: «esegeta e interprete del cosiddetto “pensiero” grillino e della sconclusionata azione politica del movimento dei Cinque Stelle». La mia domanda è: a cosa serve sottolineare le simpatie politiche di Scanzi e i limiti dell’azione politica del M5S ai fini dell’articolo? È come se io avessi iniziato il mio commento con una frase del tipo «il fascista Ziliani, alla nostalgica ricerca di un vero partito di destra da votare», oppure se avessi citato un intervento di Veronelli introducendolo con «l’anarchico Veronelli, illuso sostenitore di un’ideologia utopica». Diciamo che il rischio che si corre è quello di cadere nell’italica abitudine di “buttare tutto in politica”, spostando l’attenzione da quello che dovrebbe essere il tema centrale degli interventi (il vino) alle idee politiche di chi li scrive.

    Saluti da un suo lettore anarchico, che spera ancora di non morire democristiano.

    • ottimo intervento il suo e le do ragione: potevo anche evitare quell’incipit riferito a Scanzi esegeta (su La 7 quando devono parlare dei Cinque Stelle chiamano sempre lui) del “pensiero” grillino. Ma sono fatto così, a parte questo esordio, non l’ho buttata in politica.
      Saluti da un anarchico conservatore, di destra, che spera sempre di non morire democristiano

    • A mio ancor più modesto parere, i cosiddetti vini ‘veri’, cioè quelli che non si fregiano magari nemmeno di “bio” o “biodinamico”, magari seguendo anche regole e osservanze varie, non cavalcano un bel niente, bensì fanno parte di un fenomeno in crescita che tocca cibo, ambiente, abbigliamento e temi vari. E’ il desiderio di “verità” di gruppi d’opinione, di cittadini con un imprinting culturale particolare, di gente stufa di ingurgitare quello che passa un convento internazionale che ammannisce di tutto, pur di guadagnare alle spalle di un consumatore esausto.
      Se fosse diffuso anche nel mondo del vino l’uso di analizzare i mercati con strumenti scientifici, la road map di associazioni e consorzi sarebbe ben diversa, con vantaggi per tutti, a cominciare dai grandi produttori.

      • mi piacerebbe sapere come lo scanzonato cronista classifichi produttori, che non si dichiarano bio, ma fanno vini verissimi e scintillanti come Beppe Rinaldi, Maria Teresa Mascarello, Mauro Mascarello. O come Salvioni a Montalcino. E’ di un manicheismo insopportabile

      • Silvana, ritengo di doverle una risposta in merito alla frase «cosiddetti vini veri […] non cavalcano un bel niente, bensì fanno parte di un fenomeno in crescita».
        Personalmente, oltre ad essere un ecologista piuttosto intransigente, apprezzo molti produttori “vinoveristi” o anche “biodinamici” ma non capisco la necessità di etichettare i propri vini come “vini veri” come per distinguersi dal “resto del mondo” che implicitamente andrebbe considerato tutto “sporco e brutto”. In cantina ho anche bottiglie di Brunello Biondi Santi e di Trebbiano Valentini (cito questi 2 nomi volutamente), dato che non sono etichettate come “vini veri” avrei due domande: Comprandole ho contribuito a un sistema capitalista che sfrutta la terra in nome del profitto e a discapito della natura? Le bottiglie le posso comunque bere oppure rischio l’avvelenamento da solforosa?

        • Si vede che non ci conosciamo e non abbiamo mai parlato: sono totalmente d’accordo con lei (amo Rinaldi alla follia)!
          L’unica cosa che tengo a sottolineare è che c’è una tendenza in atto, che è qualcosa di più di una moda: è un bisogno di verità.
          E penso che scrivere sull’etichetta “vino qua vino là” sia palloso e inutile. Non sono per niente farinosa. E non penso che lei abbia contribuito eccetera eccetera!

  2. Naturalmente mi è piaciuto molto l’articolo di Scanzi, che ho letto sul Fatto Quotidiano (quasi l’unico giornale che non sta ‘di pecora’, prono davanti al potere-marmellata che ci inonda di tweet).
    Non mi è piaciuto il titolo, per due ragioni: 1) perché Montalcino non è mai stata “la capitale del vino”, 2) perché non dà, al lettore che non sa, l’idea della magnifica terra su cui poggiano il loro culo autoctoni e immigrati.
    Ma i titoli, si sa non li fanno gli autori degli articoli, però un’idea della straordinarietà del luogo – a cominciare dai paesaggi – e delle ricchezze naturali, esce chiara dal testo; la citazione delle tre aziende de cuius è chiaramente in contrapposizione a un diffuso sentimento anodino verso questi beni che apparentemente non generano guadagni cash con l’immediatezza richiesta dai tempi (un po’ squallidi che stiamo vivendo).
    Tre aziende molto diverse tra di loro, ma con un punto comune che consiste nella rinuncia a ‘sfruttare’ (anche iper-lecitamente, intendiamoci bene) il fatto di essere a Montalcino. Contadini & Poeti? Non sono totalmente d’accordo con Scanzi; almeno per ciò che riguarda le (mie) ‘ragazze di Fonterenza’ – spero che tu mi dia atto che non ne ho mai parlato, in tanti anni di interventi -, c’è un’idea di ambiente che non è poesia, è semplicemente amicizia, solidarietà: un sentimento irrinunciabile, nemmeno in nome del fatturato (qualcosa nel cui nome altri, anche bio e più che bio, quasi trio, rinuncerebbero anche alla mamma). Se questo ‘modus’ Andrea Scanzi lo vuole aggettivare come commovente, faccia pure, è il benvenuto. Secondo me è un aggettivo che aggiunge pure quel valore che altri si affannano a inventarsi o a cercare nel posto sbagliato. Se poi, sempre Andrea Scanzi, vuole lanciare un messaggio a Montalcino, ricordando a tutti che lì c’è qualcosa di formidabile per cui molti “potrebbero tirarsela” e menare vanto e dovrebbero avere più attenzione a cogliere opportunità a cui (purtroppo) il mondo in questo momento lascia spazio e che (per fortuna) a Montalcino abbonderebbero, si riaccomodi.
    Se avesse scritto per recensire certi vini straordinari, allora avrebbe dimenticato anche altri – oltre a quelli che tu menzioni – come Uccelliera o Costanti o Sesti (ma sono solo alcuni che mi si affacciano così in testa). E non solo – certo! – queste tre piccole realtà che hanno però un connotato di rarità nel loro sguardo alla terra, eccetera.
    E non avrebbe fatto altro se non scrivere quello che tu da anni stai predicando sul web (e non solo). Salvando, io, non capra e cavoli, ma l’indipendenza di entrambi, ognuno per il suo e per le sue idee: un valore sempre più prezioso, di questi tempi! .

    • il Fatto quotidiano non starà prono al potere della politica partitica ma si inchina ad un potere ancora più pericoloso e nefando: quello della Magistratura. Soprattutto di quella parte, impegnata politicamente, che dimentica l’obbligo per un giudice di essere imparziale.

    • io, pur con tutto il rispetto per le tre aziende che hai citato (in verità di una, Colleoni, non ho mai avuto modo di assaggiare alcunché) ed in particolare per quella delle gemelle, dei cui vini ho scritto in tempi non sospetti e non perché fossi amico, come sono, della loro Mamma, credo che lo Scanzi potesse fare lo sforzo di citare più nomi di aziende valide e che possa vedere, é intelligente oltre che furbo, come esista una via di mezzo, piena di validissimi produttori, tra i taroccatori (che ha detto lui, non io, esserci ancora…) ed i poeti del vino che lo commuovono. Ma cosa vuoi farci, quando si é eno-snob come lui…

  3. Gli articoli come questo di Scanzi mi ispirano una grande tristezza. Complimenti ai tre bravissimi colleghi, per carità, ma come si fa a giudicare il lavoro onesto e duro di tanta gente su base così strettamente ideologica? Fa cascare le braccia. Chi conosce il nostro mestiere sa che dietro ai fulgori e alle paillettes degli eventi e delle fiere c’è sempre tanto impegno, tanta costanza e infinito sacrificio, che troppo spesso non è ripagato. Pochi fortunati hanno la possibilità di portare avanti le loro scelte di vita e i loro stili estremi, che richiedono tanto ma danno senso di missione. Bravi. La maggior parte di noi invece si trova a dover gestire scelte obbligate per i motivi più svariati, che vanno dal garantire il pane a famiglie che hanno lavorato per noi per tante generazioni a cause banalmente economiche ma non meno reali. Però tutti (o quasi) cerchiamo con dignità e grande onestà di portare avanti il nostro lavoro nel rispetto del vino che produciamo, dei clienti e del territorio. Accettiamo tutti di essere giudicati in base alla qualità del nostro vino, è giusto e fa parte del gioco, ma perché esserlo anche in base a come è una azienda? Questo è puro razzismo, è ingiusto e cattivo. Io, come quasi tutti i miei colleghi, non potrò mai fare “vini naturali” perché la struttura della mia azienda non lo permette. Non posso licenziare trenta persone per inseguire un sogno, né posso scordarmi i mutui che in buona parte ho ereditato. Però cerco di fare i miei vini nel miglior modo che conosco, con onestà e correttezza. Sulla qualità ogni parere è lecito, ma nessuno ha il diritto di dirmi che i miei vini non sono espressione del territorio o lo sono meno di altri solo perché io non sono bio qualcosa. Non è giusto offendere con tanta superficialità il lavoro di gente per bene.

    • totalmente d’accordo con te Stefano. Gli enosnob come Scanzi non rispettano il lavoro, serio e faticoso, di tanti produttori e giudicano per categorie ideologiche che non possono essere accettate.
      P.S.
      Scusa se non ho citato la tua azienda: ma come sai non sono ipocrita e pur considerandoti una persona perbene e un produttore che s’impegna davvero, non sono un fan dei tuoi vini… :)

    • Caro Stefano, non te la prendere: non mi pare che Scanzi abbia espresso classifiche; ha parlato di sentimenti. Soprattutto ha scritto cose che nessun giornalone (di cui sono peraltro lettrice) scrive se non sei un inserzionista pubblicitario e hai del cash sottomano..
      Non credo assolutamente che i tre piccoli farmers tolgano lustro ai grandi (tanto meno ai medi!) e nemmeno ai marchi storici come quello della tua antica famiglia: la prima che ho avuto l’onore di frequentare – aziendalmente, prima e poi privatamente – insieme a quella di Biondi Santi.
      Montalcino è una realtà così complessa che ogni suo recensore è criticabile: ogni volta occorrerebbe un’enciclopedia per stare in equilibrio.
      L’importante è che sia vieppiù un’enciclopedia esemplare e ci sia sempre meno spazio per quelli che pensano di essere nel Klondike e pensano che ci sia licenza un po’ di tutto ….

  4. Non mi pare di averti mai chiesto di citare la mia azienda, né ho scritto quale è o quali vini produce. E se poi a te i miei vini non piacciono, è una tua libera e rispettabile scelta; ho hai protestato per questo? Ma essere squalificato prima della gara perché non sono di sangue puro, questo non lo accetto.

    • Dai Stefano, consolati. Per uno Ziliani qualsiasi che non trova i tuoi vini trascinanti, c’é una prestigiosa e autorevole (si dice così vero?) rivista inglese come The World of Fine Wine che nella sua ultima issue appena uscita, la n°45, che piazza il tuo Brunello al secondo posto, con 16,5/20, subito dopo i tre Brunello 2009 che hanno ottenuto 17/20. Chissà cosa ne direbbe Scanzi…

  5. Scanzi poteva sicuramente scriverlo meglio il pezzo. Bastava inserire un semplice “tra gli altri”.
    Domanda da perfetto enoignorante, ma se vengono utilizzati lieviti selezionati, e non quelli indigeni, come si può dire di far vini “espressione del territorio”?

    • Non si usano lieviti selezionati ma solo quelli indigeni (che se si lavora bene in vigna saranno in piena salute). Questa dovrebbe essere una delle caratteristiche distintive dei vini veri/naturali. Però anche vari produttori di vini non-veri/non-naturali lo fanno. Anche mio nonno per il suo vino lo faceva…

  6. “tenendo conto che il Sangiovese è relativamente spargolo e dunque più soggetto a muffe”
    Virgolettato dal post di Andrea Scanzi,
    Spesso, facendo il vino da sedere, si scrivono delle boiate.
    I produttori vorrebbero avere volentieri dei grappolini spargoli invece dell’uva pinata… quella si, soggetta a muffare.
    Il paragone fra l’annata 2012 e l’attuale non regge. Non vedo calpestando le vigne nel mio limitato angolo di mondo alcun raffronto possibile con la situazione degradante dell’uva di quell’epoca rispetto all’attuale.
    Il calore di settembre può aggiustare tante carenze e spigolature.
    E se poi l’annata dovesse presentarsi meno alcolica ( a chi piacciono i vini di 15 gradi?) e più di beva e fruttata non vedo dove possa essere lo scandalo.

  7. Non voglio addentrarmi su un tema difficile come quello dei vini naturali, ma una cosa penso debba (possa) essere nota a tutti ed è che anche i principali sostenitori dei vini naturali, a volte, ravvisano la necessità di difendere un certo mondo di vini convenzionali, dandone ragioni più che plausibili.
    Appare “naturale” che un atteggiamento oltranzista è fine a se stesso.

  8. Quando leggo la Silvana trovo sempre un grande equilibrio nelle sue parole, una capacità di eliminare il superfluo per dire cose semplici e il più possibile scevre da derive ideologiche.
    Il condimento politico su Scanzi è piuttosto facile farlo, ma non aggiunge valore al tuo pensiero, Franco, anzi, rischia di annebbiarlo perché quando vai in politica sei molto più di pancia e meno riflessivo, è la tua natura.
    Il movimento 5 stelle ha molti difetti, non potrebbe non averne, semplicemente perché c’è da poco, in gran parte è composto da gente comune che non ha mai avuto cariche politiche, quindi gente che può essere manipolata come opportunista (ma questo tipo di persone esiste in ogni partito e movimento, sono quel cancro con cui dobbiamo fare i conti da sempre, e che spesso riesce a rovinare anche le migliori intenzioni), ma anche fortemente onesta e corretta (e ce ne sono molti), hanno bisogno di tempo per capire tutti i meccanismi di questo sistema folle, e come riuscire a fare qualcosa di buono, pur con tutti gli ostacoli e gli impedimenti che si presentano continuamente.
    E’ certo, lo hanno riconosciuto tutti, il movimento è servito alla grande, perché ha scosso le pareti di un’istituzione marcia fino alle ossa, purtroppo però non basta, il terreno su cui si deve muovere è complicatissimo e va ben oltre i confini nazionali, inoltre un “personaggio” come Grillo, se è servito a portare voti, dall’altra parte con le sue continue piazzate non fa che spostare l’attenzione negativamente, quando ci sarebbe invece da concentrarla sui fatti e sui problemi reali.
    E poi c’è la “informazione”, la maggior parte di noi si informa attraverso tv e giornali, che certamente non sono mezzi scevri da strumentalizzazioni, lo fanno tutti, a destra come a sinistra, anche La7 purtroppo, e questo la dice lunga su quanto sia difficile fare luce sulla realtà delle cose.
    Quindi, tornando a Scanzi, se è un eno-snob non vuol dire che il fatto che parla spesso dei 5 stelle (anche male, quando occorre, l’ho sentito molte volte fargli critiche dalla Gruber) conforti l’opinione che questo movimento non vale nulla.
    Scanzi è un altro di quei “sinistrorsi” che a un certo punto della loro vita si sono convinti di avere visto la luce, di sapere da che parte è il bene e il male, però bisogna ammettere che anche qui i media gli dànno una bella mano…

    • Grazie, caro Roberto, per validarmi come equilibrata (sia pure indirettamente, tramite quello che mi faccio sfuggire scrivendo): c’è invece un bel po’ di gente che mi ritiene una scalmanata (perlomeno quando ero giovane …).
      Invece proprio questo mondo dei vini ”piccoli’- veri, verissimi, più veri della verità – e dei grandi produttori muscolari (“son grande e grosso, ciula e balosso”), mi ha insegnato a usare l’empatia.
      Da un lato ci sono produttori (molti per cui provo amicizia e solidarietà per il loro lavoro) che spesso parlano della terra come filosofi, dall’altro c’è gente che spesso ha centinaia di anni di ‘tradizioni’ sulle spalle, o/e un’autentica passione per il vino e per quel mondo che sa dare così tante soddisfazioni a chi sa come prendersele.
      Ecco, ho imparato a guardare entrambi questi mondi – e beninteso tutto ciò che è tra queste due macro-parentesi – con occhio che cerca di comprenderne le ragioni e i motori (spesso attivati da sentimenti più passionali, anche nei grandi e grossi, di quanto si possa pensare). E imparo, tanto. Anche (beninteso) a non bere certi vini, oppure ad assaggiarli senza pregiudizi: senza pretendere di divenire un’esperta, perché non lo sarò mai.
      E sono due mondi che mi piacciono meno, quando cercano di travestirsi, perché, come diceva quello là: “in vino veritas”. Alla fine è il vino che dice a ognuno di noi – anche a voi esperti – chi è davvero.
      E a Scanzi, forse parlano di più certi vini rispetto ad altri; ma ribadisco quello che ho già scritto sopra: mi pare che abbia parlato di sguardo più che di bicchiere. La politica non c’entra proprio.

      • Nel mio post la politica non c’entra proprio nulla (mi sono limitato ad un breve inciso all’inizio e poi ho continuato sviluppando ben altro tipo di ragionamenti). Quanto allo sguardo di Scanzi, mi sembra piuttosto miope e limitato ad una piccola parte dello scenario di Montalcino. Forse che non lo conosca poi tanto bene?

  9. Condivido assolutamente le opinioni di Franco Ziliani e degli altri su Scanzi.Il personaggio,aldilà’,dei gradimenti enologici(secondo me giusti) e’ di una antipatia da record. Ha pero’scritto in passato un libro delirante ma divertente, in cui riconduce tutti i principali vitigni agli schieramenti politici. Per esempio…il Syrah e’ liberale..cose del genere..

    • il primo libro di Scanzi era un bel libro. L’ho anche recensito e intervistato l’autore. Poi ha preso una deriva ideologica più che giornalistica, che reputo insopportabile e un auto-referenzialismo snob che mi fa venire l’orticaria…

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