Garantito… da me! Dolcetto d’Alba Vigna Monia Bassa 2013 Destefanis


L’avevo scritto che anche se mi trovavo immerso nel pieno di quel singolare confronto, più che incontro-scontro, tra Barolo e Brunello, che si è svolto con clamoroso, travolgente successo a Barolo, ma che dico, in quel luogo sacro che è il Castello di Barolo, avevo la forte tentazione, tra le tante tentazioni che ho provato (vado a trovare A oppure vado da B, vado in pellegrinaggio al vigneto X o quello Y? Ci sono andato a quello del mio cuore, il Monprivato) di sottrarmi alle cena di gala dell’evento barolobrunellesco e di recarmi in Alta Langa, nelle terre più note per le nocciole (e che nocciole, mica quelle turche!) che per il vino.

E così la sera di venerdì 21 ho percorso i 12 chilometri tutte curve che da Gallo Grinzane portano su a Grinzane Cavour quindi a Diano d’Alba per accogliere l’affettuoso invito del simpaticissimo vignaiolo Teresio Brangero e arrivare in quel di Montelupo Albese, piccolo e ridente borgo collinare posto al di sopra di Rodello.

La mia metà era il rinomato ristorante Cà del lupo dove ho mangiato e soggiornato benissimo, e l’obiettivo partecipare ad una riunione di piccoli vignaioli che incoraggiati da una bella Signora Sindaco ben determinata, Marilena Destefanis, da una Pro Loco gagliarda, guidata da un’altra Destefanis, Rosella, si stanno dando da fare per farsi conoscere, produttori come sono di Dolcetto d’Alba, Barbera d’Alba, Nebbiolo d’Alba, Langhe Favorita, e poi rosati di Nebbiolo, Chardonnay, ecc.. Vini che, come scoprirò nel corso della serata, sono un’autentica chicca nascosta. Tutta da esplorare e gustare.

Tutti buoni i vini che ho degustato, ma che dico, bevuto (tanto dormivo in loco: e la mattina mi sono svegliato alle 9.30 beato e pacifico…), ovvero, ripeto il loro abbinamento al menu gustato, tanto per farvi venire l’acquolina in bocca, Rosè dell’az.Giachino Claudio con insalatina di faraona al balsamico, Langhe favorita 2013 dell’az.Cantina Oriolo di Brangero G.Teresio e Diego abbinata alla carne cruda di fassone, Dolcetto Alba 2013 dell’Az.Destefanis Marco abbinato a polentina al forno con salsiccia, Barbera Alba 2013 dell’az.Sobrero Giorgio abbinata ai tajarin alla piemontese, Nebbiolo Alba 2013 dell’Az.Marello Raffaella con coniglio cotto al forno a legna, Moscato Asti docg dell’az.Soria Matteo abbinato alla torta di nocciole con zabaglione.

E parecchi di questi vini dei quali presto mi vedrete tornare a scrivere, mi sono piaciuti, anzi, direi tutti. Al punto di ripromettermi, giurin giureta, di tornare prestissimo in zona per approfondire la conoscenza del territorio, che ha un suo fascino notevole, ed è ad un tiro di schioppo da Alba e confinante con Diano d’Alba, visitare le aziende produttrici e dare una mano a far conoscere i vini. Perché davvero sono rimasto conquistato dalla genuinità di queste belle persone (non i soliti produttori che a volte un po’ se la tirano…) e dalla schiettezza di quello che mettono in bottiglia.

Ciò detto, a quale vino darei la palma del “più buono” gustato nel corso della cena? Rosato di Nebbiolo a parte, ma a Claudio Giachino ho suggerito di rendere un po’ più secco il vino e lasciare meno residuo zuccherino, e plauso all’ospite (che poi è il genero di Teresio Brangero), ovvero Matteo Soria di Castiglione Tinella, autore di un Moscato d’Asti di esemplare grassezza e ricchezza aromatica (imbottigliato da una settimana…) sono rimasto colpito stile gancio destro e uppercut (l’avvocato Massimo Corrado inventore di Go Wine che sedeva alla mia sinistra può testimoniarlo..) da un vin de pays che più vin de pays non si potrebbe.
MoniaBassaDolcetto

Da un Dolcetto d’Alba – qui è terra ideale per questo vitigno/vino meraviglioso e difficile che pure non sembra passarsela molto bene, a quanto mi raccontano in diversi (un bel paradosso, accidenti, quale vino più beverino, più “a tutto pasto” di un bel Doucet?) – con i contro fiocchi, stavo per usare un’altra espressione.., il Dolcetto d’Alba Monia Bassa 2013 di un altro Destefanis (a Montelupo se non ti chiami così, non ti danno la cittadinanza), questa volta Marco.

Non appena ho portato al naso il bicchiere di questo Dolcetto ho fatto quasi un balzo sulla sedia e mi sono detto: ca…voli che vino! Si tratta di un Dolcetto di 14 gradi, ma con alcol bilanciato, che non sovrasta il frutto, ottenuto da una vigna di proprietà denominata Monia Bassa, che ha 60 anni di età, con una splendida esposizione a mezzogiorno e produce naturalmente poco. Il vino viene vinificato in acciaio e riposa poi, ma non lo diresti assolutamente assaggiandolo per 10 mesi in tonneaux da 500 e 750 litri per essere poi imbottigliato nel successivo mese di agosto.

C’è da dire che Destefanis, parlo di Marco, che poi è anche vicesindaco con le seguenti “attribuzioni delegate: manutenzione e gestione ordinaria delle strade, alfalti, sgombero neve, pulizia cunette, segnaletica stradale (affiancato dal Consigliere Sig. Destefanis Federico…)”, crede molto al Dolcetto, visto che su 8,5 ettari vitati cinque sono dedicati a questo vitigno. Ovviamente accanto al “super Dolcetto” di cui sto parlando produce anche un Dolcetto base, che non ho ancora assaggiato, in un quantitativo ben superiore.

La storia dell’azienda, riportata con grande essenzialità sul sito Internet aziendale, racconta che “fin dal 1950 mio nonno Francesco, conosciuto in zona come “Cichin”, coltivava vigneti di proprietà vendendo allora per la maggior parte le uve prodotte a privati che poi vinificavano per loro uso e consumo. Negli anni ’70 subentrò poi mio papà, Beppe, che con nuovi impianti e, anche per lui, tanta passione per questo soddisfacente lavoro, portò avanti i vigneti e la cantina.

Da circa dieci anni mi occupo io, Marco, della cantina con il prezioso aiuto di papà Beppe e mamma Angela. Conduciamo 3,5 ettari di proprietà qui a Montelupo e 3,2 ettari in affitto nel comune di Alba e precisamente in località Pontepietra”.

Oggi, come già detto, gli ettari sono otto e mezzo. Inoltre “l’azienda aderisce inoltre ad un regolamento Regionale per limitare al massimo l’utilizzo di pesticidi, aumentando ancora di più la genuinità delle uve prodotte”.

Venendo a noi, il vino, che sulla carne cruda di fassone, ma io l’ho bevuto anche sulla polentina al forno con salsiccia e l’avrei bevuto anche sul coniglio cotto al forno a legna, sebbene nel frattempo fosse arrivato nel bicchiere il piacevolissimo succoso Nebbiolo d’Alba 2013 di Raffaella Marello, ha fatto un figurone, è un Dolcetto d’Alba, che viene via dalla cantina, prezzo finale al consumatore, a 7 euro e mezzo (prezzo importante per un Dolcetto, ma importante è anche il vino) di quelli che si ricordano.

Grande intensità di colore, rubino violaceo fitto, bella viscosità e grassezza nel bicchiere e un naso a fortissimo impatto, denso, ricco, profondo, succoso, con profumi di terra, viole, sottobosco, terra bagnata, un filo di mandorla fresca in grande evidenza, un naso che “non molla” nemmeno a bicchiere vuoto.

E la bocca, che dire, se non definirla ben polputa, rotonda al punto giusto, carnosa (fleshy direbbero gli inglesi), di grande soddisfazione, ampia sul palato, calda, avvolgente, ma freschissima grazie ad un’acidità ben calibrata, con un finale lunghissimo, persistente, dal gusto terroso che non ti lascia e ti invita magnificamente alla beva. Ovviamente mangiando, perché Dolcetto d’Alba a lunga gittata come questi (sarà buono anche tra tre-quattro anni) non sono vini per vegetariani o vegani, ma chiamano carne. Che come notoriamente si sa, è debole, ma non quella che in Langa, novanta volte o più su cento, ti trovi, cruda o cotta che sia, e che chiami manzo, coniglio, pollo, faraona, oppure bue grasso, nel piatto.

Scommettete che di Montelupo albese e dei suoi protagonisti sentirete ancora parlare a lungo su Vino al vino?

Azienda agricola Marco De Stefanis
Via Mortizzo 8  –  12050 Montelupo Albese CN
Tel / Fax  0039 0173 617189 cell. 0039 347 0749133
e-mail destefanis.vini@libero.it
Sito Internet http://www.marcodestefanis.it/

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog
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