Verona-Vinitaly: cornuti e mazziati: paghi un sacco, servizi pessimi e poi ti rapinano anche

vergogna
Il ladro non è solo uno strumento di cantina, lo si trova, in abbondanza, anche al Vinitaly

Cari maschietti lettori di questo blog, vi è andata male. Potevate (potevamo) lustrarci gli occhi con l’immagine di due belle e sane vignaiole della Langa del Barbaresco letteralmente in mutande. Immagini a corredo, eloquentissimo, delle mie parole.
Invece dovrete accontentarvi di quanto vi racconterò di quanto accaduto, sabato 21 marzo, verso le 13 circa, non a Scampia o nel Bronx, ma nella civilissima ed europea Verona, scenario della 49ma edizione del Vinitaly (domanda: ci sarà una cinquantesima edizione e soprattutto sarà ancora di scena a Verona?), alle sorelle Katia e Mara Rivetti, produttrici in quel di Neive (cuore pulsante dell’area di produzione del Barbaresco).
A loro e ad un numero imprecisato, una quarantina?, di altri sventurati ospiti, paganti, di quella che ci spacciano essere la vetrina (ho scritto vetrina, non pensate ad altre parole che fanno rima… del vino italiano), la cosiddetta “fiera professionale”. Ed è invece diventata la Vinitaly Vanity Fair. Anzi, peggio…

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Checché ne dica qualche “furbetto” che per proteggere la rassegna veronese è arrivato a sfornare, senza vergognarsi, un titolo come Je suis Vinitaly per una sua imbarazzata e molto interessata arringa difensiva. Che, non casualmente, trova controcanto in un provvidenziale articolo di un altro personaggio che conta nel mondo del vino veronese, il consulente di consorzi, oltre che valido blogger, Angelo Peretti

Niente foto in mutande delle belle sorelle Rivetti, anche se letteralmente in mutande le due, e tanti altri produttori, sono stati ridotti, l’episodio è già stato sommariamente narrato da Katia in un intervento su un blog che è parso non prendersela più di tanto per l’accaduto (per forza, loro al Vinitaly ci organizzano cosiddetti “eventi”…), in occasione di un episodio da cronaca nera, testimonianza di una deriva delinquenziale che ha preso non la Fiera (non sono mica così scemo da farmi querelare affermandolo..) ma tutto quanto sta attorno a lei.
Un qualcosa che gli imperturbabili Signori (and Ladies) dell’Ente Fiere veronese, che devono pregare che Vinitaly resti a Verona, altrimenti devono cercarsi un altro lavoro, per usare un termine caro a certa Magistratura italica, non potevano non sapere. Anzi, di cui sono venuti a conoscenza, ma se ne sono lavati ponziopilatescamente le mani.
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I fatti. Katia Rivetti, come altri malcapitati, che hanno speso un sacco di soldi per partecipare al Vinitaly (a proposito: fanno pagare, con quattro giorni di fiera, più o meno la stessa cifra che i produttori pagavano quando i giorni erano cinque…), sabato 21 marzo nella fase di allestimento degli stand, ha parcheggiato la propria autovettura nel parcheggio P7, “dove tra l’altro si è obbligati per usufruire del servizio spostamento merci all’interno della fiera. Bene, parcheggio di proprietà dell’Ente fiera Verona, ma non custodito”. E del quale l’Ente Fiera non risponde di quanto avviene al suo interno.

Cosa succede? Una storia di ordinaria delinquenza, ovvero l’auto di Katia e Mara Rivetti, figlie di Dante Rivetti, ottimo produttore di vini in quel di Neive, e a testimonianza della verità di quanto dico fanno fede le denunce presentate ai Carabinieri di Verona, “aperte violentemente e svuotate”.
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Ovvero con tutto quanto si trovava all’interno dei portabagagli, valigie con gli abiti ed i ricambi (anche le mutande) di chi andava A LAVORARE in fiera, dépliant, materiali di lavoro, sottratto, rubato, portato via da una banda di farabutti che è arrivata a Verona evidentemente sicura di poter agire impunemente. E che in questo parcheggio si muoveva indisturbata, con una “professionalità” da criminalità organizzata, spostandosi con un furgone all’interno del quale finiva tutto quanto veniva “prelevato” dalle macchine degli espositori.

La cosa, se possibile, ancora più grave, è che a furto avvenuto l’Ente Fiera veronese, pur avvertito dai rapinati, declinasse ogni responsabilità, e peggio ancora non si facesse vedere presso l’area del parcheggio dov’era avvenuta la cosa, insomma se ne lavasse le mani.
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Scrive incazzatissima, a ragion veduta, e io mi sono permesso di correggere il suo testo scritto in maniera concitata e di corsa, Katia Rivetti: “… L’ente fiera declina ogni responsabilità, ma io che non mi sento sicura all’interno dell’Ente fiera di Verona, posso essere derubata mentre rientro nel parcheggio, violentata, malmenata… dico io, cazzo, visto che l’ente fiera sa che in qui giorni arriva tutta la gente più schifosa, ladri, scippatori…, perché’ il Comune di Verona e l’Ente non aumentano la sicurezza???

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Come mai aumentano solo i vigili scatenatissimi a fare multe?? Obbligando a mettere le auto nei loro parcheggi A PAGAMENTO NON CUSTODITI???? Questo è l’esempio civile di una città leghista??? I paladini della giustizia?? Ma fatemi il piacere… caro Tosi vergognati… se questa é la sicurezza che date ai visitatori ed espositori che danno non poco introito a tutta la Vostra Città e Provincia, dovreste solo vergognarvi… vergognarvi…”.
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Katia Rivetti ha fatto poi presente che all’interno del parcheggio n°7 “non c’era nessun addetto dell’Ente Fiera… solo dei basisti scuri che scappavano… e bravi voi dell’ente che dopo che vi abbiamo avvisato telefonicamente, nessuno é intervenuto e la Vostra risposta é stata un semplice… ma io di qui dall’ufficio cosa posso fare?? Non ci posso fare nulla… Vergogna a tutti, Ente fiera di Verona e alla città di Verona Comune e Sindaco”.
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Sentita al telefono sabato pomeriggio, Katia Rivetti schiumava ancora rabbia e indignazione e mi raccontava che il fattaccio si è ripetuto puntualmente anche mercoledì 24, quando i consueti farabutti sapevano benissimo che molti produttori, sulla via del ritorno at home, avevano già caricato in auto i loro bagagli. E così altri espositori, Katia mi parlava di Marina Marcarino del Punset, sono stati depredati anche giorni dopo il fattaccio di sabato. Che aveva visto coinvolto anche un mio amico importatore polacco, che già incazzato di suo per non aver potuto, per la ressa manicomiale, avere accesso al Padiglione Lombardia, dove aveva appuntamenti di lavoro con un produttore della Franciacorta e con uno del Garda, una volta che la sera è uscito dalla fiera e ha trovato la macchina, presa a noleggio, svaligiata nel parcheggio ha pensato bene di chiudere la triste esperienza del Vinitaly e di fare ritorno a Varsavia.
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Oggi Katia e Mara Rivetti scherzano su questa sozza vicenda, sul loro essere letteralmente rimaste con quello che avevano addosso, di non avere avuto il tempo materiale di poter andare “a fare shopping” a Verona, ovvero a comprare degli abiti e della biancheria di ricambio, ma resta la loro umiliazione, il loro schifo, la rabbia – pare che la stampa locale, l’Arena di Verona, tutta impegnata a pompare ed esaltare il “successo trionfale” della Fiera, non abbia dedicato una sola riga a queste storie da cronaca nera… – per quanto, spendendo un sacco di soldi per andare a Verona al Vinitaly, per poter fare il loro lavoro, ovvero montare uno stand ed esporre i loro vini, hanno subito.
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Mi chiedo se qualcuno dei potentissimi e irraggiungibili capataz dell’Ente Fiere veronese, dei Signori del Vinitaly, tanto bravi a sbandierare – con la complicità di una stampa supina e conformista e asservita – numeri strepitosi, record di affluenze, presenze di Vip o psudo tali (e chi se ne frega!!!!=) risponderà mai di questa violenza esercitata nei confronti di questi clienti.
boicottaggio

E mi chiedo, e lo chiedo soprattutto ai produttori del vino italiani di buona volontà, che sono la maggioranza, che ne hanno piene le… tasche, di questo modo di fare dei boss, pardon, degli organizzatori di Vinitaly, se non sia il caso di boicottare apertamente, come ha suggerito in un articolo sdegnato l’ottimo wine writer americano, e responsabile acquisti di vini italiani presso un importantissimo importatore texano, Alfonso Cevola, il Vinitaly 2016.
Cari produttori, o loro cambiano, ma non cambieranno mai, e chissà perché mi vengono in mente le parole strazianti della vedova Schifani al funerale di Falcone – “loro non vogliono cambiare, non vogliono cambiare…” – oppure voi, se continuate ad andare al Vinitaly, pagando “il pizzo” rappresentato da una spesa ingente spesso superiore ai ricavi, sarete complici di un misfatto compiuto ai vostri danni.

rispetto

Produttori avvisati, mezzo salvati. Io dal Vinitaly Vanity Fair quest’anno mi sono tenuto alla larga: potete farlo, se lo volete, se ritrovate dignità e coraggio, anche voi…
BaroloBrunello-nov04 280

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38 pensieri su “Verona-Vinitaly: cornuti e mazziati: paghi un sacco, servizi pessimi e poi ti rapinano anche

  1. Franco, sei mitico… mi piace come hai raccontato il tutto… grazie, bellissimo… rimaste in mutande… sorrido…
    p.s.: la biancheria son riuscita ad acquistarla nel negozietto appena fuori, ma facevamo bene attenzione a non macchiarci gli abiti… avevamo poco e niente di ricambio… ora rido, ma a Vinitaly io sbuffavo e mia sorella molto più fashion di me, poverina, vomitava…
    Ciaooo e grazie ancora per aver reso pubblica la nostra disavventura e spero che il prossimo anno siano presi provvedimenti… grazie ancora
    Katia

    • Come già fatto a Verona piena solidarietà a Katia e Mara.
      Che sia dato giusto risalto alla notizia.
      Grazie Franco per aver dato loro voce
      Maresa

    • cara Katia, voglio pubblicare questa testimonianza inviata da un’amica.
      Un’operatrice nel mondo del vino, una persona, seria e affidabile, e attendibile, che nel mondo del vino é da una vita.
      Di rientro dal Vinitaly mi ha inviato questa testimonianza, che contiene elementi di riflessione, per chi voglia riflettere e non abbia versato il cervello all’ammasso, straordinari. E terribilmente inquietanti….
      Buona lettura e grazie all’amica, di cui ovviamente non riporto il nome, per quanto ci racconta. Per quanto racconta ai lettori di Vino al vino, a quelli che dovrebbero essere i protagonisti del Vinitaly: le donne e gli uomini del vino, e sono ancora tanti per fortuna, di buona volontà.

      Buongiorno Franco,
      sono tornata da qualche giorno da Verona, da quel che è ormai diventato un girone infernale sulla terra.
      Torno con il cervello che cerca di fissare quello che le papille hanno individuato mostrando una tenacia superiore A tutte le forze malefiche della Vinitaly Vanity Fair, come l’hai efficacemente chiamata.
      Tutto vero quello che è stato scritto e anche di più, tipo che quando si andavano a cercare le chiavi del bagno per i disabili ti sentivi dire che i bagni erano disponibili ma le chiavi erano solo nel centro servizi tre pad 6 e 7 e 11 e 12, (se ti scappava la pipi al 3 erano fattacci tuoi o in alternativa te la facevi addosso davanti al bagno chiuso).
      Sul fronte comunicazione nessun problema, il satellite non serve, quando basta mettersi accanto ai bidoni che puntualmente qualcuno fa bruciare con cicche accese, oppure posizionarsi accanto ad una cucina all’interno degli stand ed utilizzare i vapori per produrre utilissimi segnali di fumo et voilà, ecco che, coperta alla mano, potevi segnalare la tua posizione.
      Tutto detto e confermato, ma che dire ai produttori che pagano, ma alle 14 del mercoledì sbaraccano? Per me già erano pochi 5 giorni poi 4 adesso 3 e mezzo e allora mi chiedo che senso ha pagare vitto e alloggio per un giorno in più se i produttori per primi se ne sbattono?
      Sul fronte umore generale dei produttori si potrebbe scrivere un libro, tra parentesi, cosa sta succedendo in Langa? Nervosismo, facce tirate, e sorrisi degni delle più riuscite operazioni di plastica facciale erano il dress-code ufficiale, una seconda pelle cucita addosso.
      Euforia al padiglione Franciacorta, tutto pieno, impossibile entrare, tante risate, tante ma tante specialmente quando si parlava di prezzi (credimi Franco il bubbone deve ancora scoppiare…) tutti pronti a paragonarsi allo Champagne ingigantendo a dismisura un complesso di inferiorità, una mancanza di identità, mai Franciacorta e……ma Franciacorta VS…. un’unione di passioni mai con, ma sempre contro.
      E poi io, piccola che osservavo ascoltavo annusavo e sentivo in bocca oltre al vino un sapore che non mi piaceva, un sapore che parlava di tensioni, di soldi, di patti con il diavolo, che prima o poi fa valere i suoi diritti, di infiltrazioni e non di acqua ovviamente, di Doc interregionali, di ritrattazioni e di incidenti, di personaggi che girano intorno all’Ente fiera che sembrerebbero, paradossalmente (la mia é solo un’ipotesi campata per aria) al soldo di Expo Milano, che farebbero di tutto per spingere verso altri lidi una fiera che da sola regge l’economia di tre mesi per Verona.
      Ma queste sono solo mie farneticazioni, non comprovate da fatti, magari una fastidiosa orticaria unita ad influenza.
      Perché ti scrivo tutto ciò? Perché visto che non eri lì, cerco di segnalarti un qualcosa di non detto ma percepito. Magari la prossima volta ti scoccerò con argomenti tipo i nuovi guru o del movimento naturale e gli enosnob….

      • BELLISSIMO USCIRE LULTIMO GIORNO DI FIERA ALLE 19.00, da un’uscita secondaria e sentirti dire, mi apra la borsa… ha il buono di uscita per le bottiglie??? quando io non avevo assolutamente bottiglie, ma solo una scatola di biscotti tenuta in mano una bottiglietta di cocacola e acqua…. e mi chiedo???? ma tutti quelli che passano a raccogliere bottiglie con i carrellini come cacchio escono??????? queste sono le cose che che non si capiscono… e quindi non chiederti caro il mio controllore perchè TI RINGHIO E TI MANDO A FFANCULO alla maniera di Katia Rivetti…. chiediti solo perchè l’Ente Fiera ti umilia facendoti fare un lavoro senza dignità…. con un unico imperativo ordine… rompi le palle agli espositori e lascia in pace gli ubriachi che arraffano tutto quello che trovano

  2. Grazie Franco! il tuo articolo è un eccellente spaccato della disgustosa realtà. tengo a precisare che il furto sulla mia autovettura è stato messo a punto tra le 15.55 e le 16.10 e che a circa 10 metri di distanza stazionava un annoiatissimo vigile urbano che ovviamente non si è accorto del misfatto.
    Lo stesso soggetto ha poi manifestato la più assoluta indifferenza e la massima incomprensione: quando gli ho chiesto cortesemente se potesse spostarsi di qualche metro per tenere sotto controllo l’auto, ormai carica di merce e ACCESSIBILE da chiunque (volevo solo andare a prendere un pezzo di nylon per chiudere il vetro frantumato…) ha rifiutato il suo aiuto dicendomi di non potersi spostare dal punto in cui stava stazionando. Grande esempio di civiltà e disponibilità, vero? meno male che tu ci dai una mano a denunciare lo squallore del nostro paese! saluti cari

    • ehi Marina, cosa avete fatto tu e le Rivetti al mondo? Due aziende produttrici di ottimo Barbaresco, di Neive, colpite. Sicure che non ci sia dietro la longa manus di qualche concorrente di Barbaresco? O di qualche barolista (Barolo boy, ça va sans dire…) geloso della qualità dei vostri vini?
      MALA TEMPORA CURRUNT! Fate, facciamoci sentire ca..o!

    • bravissimo Gaetano! Mi scuso di aver dimenticato di segnalare questi episodi di ordinaria delinquenza avvenute ALL’INTERNO DEL
      VINITALY, all’interno dei padiglioni e degli stand. Anche di queste cose Verona Fiere non risponde?
      Ovviamente ho inviato il link a questo post all’ufficio stampa e ai capataz di Verona Fiere e ai capetti del Vinitaly dicendomi a disposizione per ospitare un loro punto di vista. Scommettiamo che faranno finta di niente?
      Ma non faranno finta di niente, lo spero, i tanti produttori che, uniti, con i Consorzi, uniti, diranno: VINITALY VANITY FAIR? NO, GRAZIE!!!

  3. Esattamente quello che sta per succedere con Expo 2015. Quando mai in Italia si è svolta attività di controllo, a qualsiasi livello, in qualsiasi ambito? Una delle nostre cifre più negative.

  4. Spero anch’io che questa edizione del Vinitaly sia stata l’ultima, specie dopo aver letto di questi episodi ma, ancora di più e peggio, dell’atteggiamento avuto dall’Ente Fiera e, non ultimi, dagli organi di stampa locali…!
    “Va tutto bene, madama la Marchesa…!”
    Sarei anche favorevole allo spostamento della manifestazione a Milano, come ha ipotizzato qualcuno, avendo a disposizione tutti gli spazi dell’Expo.
    Certo è che non basterà un cambio di città per avere anche…un cambio di Vinitaly…!

  5. Dei furti non sapevo niente, ma é veramente la goccia che fa travasare il vaso!
    Io posso solo portare a vostra conoscenza una mia esperienza di domenica in merito a giovani che vengono ad ubriacarsi.
    Come ogni anni mi diletto a cercare di capire come questi soggetti entrano alla fiera. Di certo non comprano il biglietto e allora come riescono a procurarselo?
    Fino a qualche tempo fa pensavo che fossero i bagarini o altri produttori veneti. Ebbene quest’anno ho scoperto un’alternativa!
    Si presentano 4 giovani studenti (sulla ventina) di diversi corsi universitari (uno solo di enologia). Alla mia domanda come avete potuto avere i biglietti uno dei quattro molto fiero mi risponde: “grazie a mia mamma! Lavora alla Regione Veneto!”
    Non ho parole.
    Non credo che il prossimo anno non verrà fatta la prossima edizione di Vinitaly. Tutti procederenno nella solita noncuranza. E’ altrettanto difficile scegliere di non partecipare. Ecco quello che ci dovrebbe essere é una manifeztazione comune organizzata di tutti o almeno di una gran parte di produttori che scioperano/manifestano la loro indignazione magari all’entrata principale.
    Per coordinarci abbiamo però bisogno di un’aiuto esterno e di giornalisti e blogger che lo comunichino!

    Cari Saluti dal Chianti

    Valeria

    • gentile Valeria, come vede io sono qui e cerco di fare la mia parte.
      Bella la sua proposta, ma si basa su un presupposto fragile. Lei scrive: “Per coordinarci abbiamo però bisogno di un’aiuto esterno e di giornalisti e blogger che lo comunichino”.
      Guardi che la maggior parte dei giornalisti del vino e dei blogger (oh yes, blogger o pseudo tali) Vinitaly lo idolatrano per pure ragioni di bottega. Perché ci guadagnano sopra, perché per loro é una manna… Quindi non faccia tanto affidamento sui cosiddetti “colleghi”… :)

  6. .L’Ente Fiera se ne frega altamente degli espositori, visti come vacche da mungere. Nemmeno ci pensano al servizio d’ordine.
    Il sindaco pensa alla campagna elettorale.
    I Vigili sono in lotta con il sindaco e la loro stessa direzione causa (dicono) turni massacranti.
    Nei giorni di Vinitaly a Verona piomba la peggiore feccia d’Italia in termini di ladri, borseggiatori, bagarini e donnine varie.
    Circa L’Arena è meglio tacere, dico solo che le pagine più lette sono i necrologi e le pagine sportive.

  7. Gentilissimo Franco
    a mio sapere i furti non si sono limitati al parcheggio.
    Ho letto notizie di amici (leggi, ad esempio, Erik Banti), che si sono trovati svuotati lo stand al primo giorno di fiera, con – oltretutto – attenta selezione su quanto da prelevare.
    E ormai tanti anni che non vado più al Vinitaly (un tempo seguivo con più attenzione il settore per dei miei clienti), ma già allora notavo il lento degrado di una struttura ed un’organizzazione che, con prepotente presunzione, trattava gli utenti “minori” con superiorità e menefreghismo.

    Tanto gli stand li vendono comunque… fino a quando qualcuno non si rompe.

  8. La domenica pomeriggio ho visto ragazzi seduti per terra all’esterno dei padiglioni bere a canna da una bottiglia che aimè avranno recuperato chissà come, per non parlare dello stato di alcuni bagni esterni inservibili a causa del vomito.

  9. Caro Ziliani apprendo con grande dispiacere del problema avvenuto alla stimatissima famiglia Rivetti. Da anni frequento per lavoro la Fiera, ma mai come gli ultimi 2 anni ho notato solamente un grande interesse ad incassare danaro senza avere servizi, e quando dico servizi mi riferisco a tutto, dai bagni puzzolenti, schifosi e da tutti i vari servizi, compreso telefonici, di sicurezza e di vigilanza. Tutto ciò però non dipende solamente dalle incapacità organizzative, ma dipende soprattutto da chi paga per andarci, da chi paga gli stand, se come dice un lettore, non ci presentiamo nessuno, la musica cambia subito, hanno poco da fare i furbi, per cui la colpa è sempre di chi partecipa. Aggiungo un’altra schifezza, per andare ad allestire una fiera si deve pagare una cauzione, per cui l’ennesima beffa della banda organizzativa. Proviamo ad andare assieme a lei in qualche televisione a dare il nostro contributo di negatività su tutto quello che è successo, e facciamo che al 2016 non ci presentiamo a pagare nessuno, vede come in pochi attimi cambia la musica. Con sincerità.
    Bruno Cingolani

    • caro Bruno (un nome che mi fa subito venire in mente un tale che si chiama come lei, e che io aborro), quale televisione, pubblica o privata, potrebbe dare mai spazio ad uno fuori dal Sistema come me? Nessuna, però questo blog, che é mio, non lo possono mettere a tacere. E parla… Liberamente, senza padrini né padroni. :)

  10. Caro Franco,
    Ti informo su un dato che fa riflettere e fa capire ancor di più per quale motivo l’Ente Fiere di Verona se ne “strabatte” dei poveri produttori-espositori: circa il 67% degli spazi espositivi viene acquistato da enti pubblici (consorzi, regioni, provincie, cciaa, …).
    Cerco di non pensare al “magna, magna…” che un dato del genere “nasconde”… Ma altrettanto mi chiedo: ma che vuoi che gliene freghi di noi poveracci espositori “privati” … Anche se ci ribelliamo e non partecipiamo piú (il sottoscritto si era “disintossicato” ed uscito dal tunnel per 8 anni, ripiombato nel limbo veronese per 3 anni ed ora fermamente deciso a dire “bastaaaa”) alle grandi maestranze veronesi non importa un piffero, tanto ci pensano i nostri “dilapidatori” enti pubblici a rimpinguare le loro casse…

    • riflessione acuta Massimo, sono d’accordo. Però voi produttori cercate di coordinare la vostra protesta (anche se so che molti di voi diranno che ho ragione, poi staranno zitti e torneranno al Vinitaly nel 2016…) e di farvi sentire. Io sono dalla vostra parte, a vostra disposizione.

  11. Caro Franco,
    Rappresentando, fra le altre, anche varie piccole aziende che non vogliono o non possono allestire stand in proprio, spesso organizzo io delle collettive.
    Al Vinitaly però me ne guardo bene da vent’anni, dato che l’ultima volta,arrivato il giorno dopo la chiusura per lo smontaggio, ho trovato lo stand distrutto, abbattuto da qualche muletto (ma di certo con insistiti tentativi, essendo tutt’altro che di cartapesta). Ovviamente avevano rubato tutto, ma né l’ Ente Fiera né la sua assicurazione si sono assunti alcuna responsabilità.
    Quanto all’edizione appena conclusa (che per fortuna è stata molto positiva come lavoro), ne ricorderò sopra tutto un episodio: lunedì sulle 14 ero con dei clienti nello stand di uno tra i più rinomati produttori toscani, in una saletta chiusa. Non è stato possibile parlare in modo che tutti i presenti sentissero, i boati tutto intorno erano tali che abbiamo dovuto quasi parlare l’uno nell’orecchio dell’altro.
    Se questa è una fiera…

  12. Pingback: Another love story in Verona? |

  13. Ciao Franco, come tu ben sai io ci sono stato alla fiera ma in certi momenti non capivo se era la fiera del vino o delle belle signorine con vestiti succinti e forse anche senza le m………ma pagavano l’entrata?

    • Don Rafé, che stai a guardà i mutande? Non hai capito che é la new wave del vino, il new (o nude) look… della Vinitaly Vanity Fair…

  14. Grazie Franco per il tuo articolo, mi è piaciuto molto! Come sempre non hai peli sulla lingua… esattamente come me 😀

    Tanta solidarietà per Katia Rivetti e per tutti quelli che hanno subito una delinquenza imbarazzante durante la fiera di Verona. Anche io ho scritto nel mio blog un articolo sull’argomento, partendo dalla lettera di Cevola ed aggiungendo le mie considerazione che ho chiamato (giocando con lo slogan ufficiale del Vinitaly) “Another love story -ended tragically- in Verona”.
    Buona serata a tutti!
    Chiara

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