“Un certo Farinetti” ora esagera: dopo lo spumante Bolla Ciao, anche il Barolo Resistenza

business
Il cinismo commerciale del Berlusconi rosso non ha più confini

Era già chiaro a chiunque non avesse ancora consegnato il cervello all’ammasso che “un certo Farinetti”, celebrato come un pirotecnico imprenditore (o prenditore?) fosse un bottegaio di enormi capacità e che dai miliardi fatti con lavatrici e televisori ed elettrodomestici vari fosse tranquillamente in grado di passare a fare altrettante paccate di soldi con i quality food store, con quella roba che anch’io inizialmente – e ingenuamente – contribuii a celebrare, chiamata Eataly.

Ed era chiaro a tutti che pur di far soldi su soldi l’albese che ebbe i suoi Natali (si chiama Natale) due anni prima di me, lui il 24 settembre 1954, io il 23 settembre 1956, fosse pronto a tutto. E non si fermasse di fronte a nulla.

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Tanto da diventare, lui “mercante di utopie”, uno dei più grandi sostenitori di quell’utopia, o meglio di quel gigantesco e pericolosissimo, per la democrazia e le conquiste civili, bluff, chiamato Matteo Renzi. Uno che mette sempre le camicie bianche per smerciare un’immagine di pulizia e di candore, di innocenza, pregi di cui cerca di convincere, non essendone persuaso, soprattutto se stesso.

Chi sia “un certo Farinetti” lo abbiamo imparato in molti, i fornitori che per essere presenti nei suoi punti vendita devono accettare condizioni commerciali molto farinettiane (a fare i prezzi lui è un fenomeno, ma cosa volete, essere ad Eataly dicono sia un privilegio e costituisca una grande promozione e occasione commerciale), i suoi dipendenti, alcuni dei quali non sono poi così convinti e incantati dai suoi metodi, tanto da organizzare addirittura uno sciopero contro i suoi metodi da padrone delle ferriere, e anche la stampa.
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Che Farinetti blandisce e tratta bene se lo lecca come fanno noti e carneadi, se celebra le sue imprese di imprenditori (o prenditore?), ma che accusa, da grande arrogante qual’é, di “portare sfiga” se fa il proprio mestiere e lo critica a ragion veduta, come ha fatto di recente, mettendolo in un angolo e lasciandolo senza parole un implacabile Marco Travaglio a Servizio pubblico.
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Non è un fenomeno, commercio a parte, Farinetti da Alba: straparla e dice eno-castronerie, anche se di vino dovrebbe saperne essendo a capo di una galassia di aziende, piemontesi e non, dalla Fontanafredda a Borgogno, da una quota della franciacortina Monte Rossa a parti sostanziose della furlana Zamò e Palazzolo, ecc, ma sa curare bene i suoi affari. Assomigliando molto, oltre che a Berlusconi, che almeno nella sua spudoratezza alternava cazzate di governo e cura dei propri interessi ad abbondante tempo dedicato ad onorare Venere, mentre invece Oscar Natale all’altra metà del cielo sembra essere molto meno interessato felicemente marito e padre com’è, ad un boiardo di stato, vero Incalza del cibo e della ristorazione (la battuta è di Michele Santoro).
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Tanto che guarda te, arriva il chiacchieratissimo, scombiccherato Expo, quella roba che il partito dell’amichetto Renzi promuove spudoratamente, arrivando al punto da proporre “la tessera del Pd assieme al biglietto Expo per 25 euro. Una promozione dedicata agli under 30 che il Pd milanese ha lanciato sul proprio sito internet”, e Oscar miracolosamente riceve l’appalto senza gara per due padiglioni della parte ristorazione, suscitando le attenzioni dell’ipercilioso “commissario anticorruzione Raffaele Cantone che contesta al responsabile di Expo 2015 Giuseppe Sala dieci anomalie nel contratto pubblico che ha permesso a Oscar Farinetti di avere, per la fiera dell’esposizione universale, due padiglioni da 8 mila metri quadrati per la ristorazione e per la vendita dei suoi prodotti”.
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Ma Farinetti quanto a fantasia e spregiudicatezza e pelo sullo stomaco non è secondo a nessuno, per lui, che è di sinistra e post-comunista e tanto nostalgico della Resistenza, business is business e per vendere non si fermerebbe di fronte a nulla. L’ha dimostrato con due mosse (4 anni fa ne propose ben sette, e sponsorizzate, per l’Italia, naturalmente con tanto di barca miliardaria) di un cinismo e di una grossolanità che dimostrano di che pasta sia fatto quest’uomo, questo venditore a 360 gradi, questo bottegaio in ogni momento della giornata, questo spacciatore di fumo.
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Dapprima, lui che in ogni momento si riempie la bocca con la parola Resistenza, lui figlio di un “eroe partigiano”, mettendo in vendita nei suoi punti vendita, anche on line, di Eataly, “Uno spumante brut metodo classico pensato per i momenti di convivialità” denominato BollaCiao, allegra divagazione, che dimostra scarso rispetto e ben poca sacralità antifascista per il più noto canto popolare antifascista italiano, che non sarebbe a dire il vero “nato nell’Appennino Emiliano prima della Liberazione” bensì avrebbe tratto origine da una melodia yiddish (canzone “Koilen”) registrata da un fisarmonicista Kletzmer di origini ucraine, Mishka Tziganoff nel 1919 a New York. Questo mentre Dagospia lo ritrae – vedete qui – a fare business con Camilla Lunelli dello Spumante Ferrari di Trento, circondato da personaggi di dubbio gusto ma ben introdotti (e chissà, anche raccomandati, in Rai).
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Il colmo però Farinetti l’ha toccato in occasione della ricorrenza, mai così tanto celebrata come quest’anno, con sfoggio di retorica, di parole, di immagini e speciali televisivi, di dichiarazioni, interviste, proclami, del settantesimo anniversario del 25 aprile 1945.
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Un giorno in cui una certa parte, fecciosa, di questo povero Paese allo sbando ha dimostrato quello che è, festeggiando e non vergognandosene, una delle pagine più sozze della storia d’Italia, l’oscena macelleria di Piazzale Loreto, e fischiando e insultando come “fascisti” gli esponenti della Brigata ebraica presenti a Milano al corteo celebrativo di quella che ci hanno detto essere la festa della Liberazione. In questi casi liberazione dall’intelligenza per lasciare libero campo all’idiozia…

Cosa si è inventato Farinetti, l’imprenditore partigiano figlio di partigiano, quello che, a parole, sostiene che gli fa “orrore il capitalismo finanziario. Guadagnare soldi dai soldi, significa far scomparire il rischio d’impresa. Io mi sento molto più figlio della generazione di mio padre, dove l’imprenditore scaricava i camion, sapeva cos’era la fatica”?
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Ha partorito una cosa vergognosa e vomitevole, infame per spregiudicatezza, per pelo sullo stomaco, per sistematico disprezzo per valori che lui, a parole, dice di rispettare e giudicare sacri.
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Giudicate voi cosa appare sul sito di vendita on line di Eataly e cosa è apparso ieri, 25 aprile, su una curiosa pagina pubblicitaria della sua amicissima “La Busiarda”? Nientemeno, e mi viene il mal di stomaco anche solo a scriverlo, un Barolo “Resistenza”, di annata tutt’altro che irresistibile, il 2007, che solo per il giorno della Liberazione era possibile consumare a 5 euro a calice in tutti i punti vendita Eataly. Che ovviamente, nella giornata di festa sacra per la sinistra, sono stati tutti regolarmente aperti. Proprio come i punti vendita dell’odiato anticomunista Bernardo Caprotti, geniale patron di Esselunga (dove per inciso ieri mi sono orgogliosamente recato a fare la spesa).
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Ha chiosato benissimo oggi l’antipatico ma lucidissimo e implacabile Marco Travaglio sul Fatto quotidiano: ““Oscar Farinetti, dal canto suo, scevro come sempre da ogni interesse pecuniario (come scrive sulla copertina del suo ultimo libro: “Mio padre mi diceva sempre ‘Ricordati, ragazzo, che le persone sono più importanti delle cose’”), ha acquistato una pagina dell’inserto dell’amica Stampa sui 70 anni della Liberazione. Titolo: “Viva la Resistenza!”. Sopratitolo: “Per la serie: non dimenticare”. Svolgimento: “Solo per oggi” (cioè ieri) si può sorseggiare un calice del barolo “Resistenza 2007”, alla modica cifra di 5 euro, in esclusiva “nei ristorantini di Eataly”: signori, praticamente regalato.

L’offerta speciale purtroppo è limitata alla giornata del 25 aprile, ma potrebbe esser tosto replicata per brindare al varo delle riforme elettorali (quella che rende superflue le elezioni per la Camera) e costituzionale (quella che abolisce le elezioni per il Senato e lo trasforma in un dopolavoro per consiglieri regionali e sindaci).
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Un tempo si beveva per dimenticare, ora invece si beve per ricordare. Purché si beva giusto: anche il vino, come il libro, è dedicato “al comandante Paolo Farinetti, eroe della resistenza partigiana”, che altri non è se non il suo papà”. In definitiva “Cinque euro al calice, il prezzo della memoria ai tempi della Repubblica di Eataly”.

E cosa ha scritto, dimostrando cinismo, faccia di tolla, spregiudicatezza immorale, Farinetti per presentare questo suo “Barolo Resistenza”? Nientemeno che “Eataly ti invita a scoprire il Barolo dedicato al comandante Paolo Farinetti, eroe della resistenza partigiana, ma anche alla resistenza sulle tradizioni e sui metodi di produzione che hanno tramandato i padri nobili del Barolo”.

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Ma cosa cavolo intende dire Farinetti, che pure possiede una storica firma del Barolo tradizionale come Borgogno quando blatera di “resistenza sulle tradizioni (a parte il fatto che in italiano si scriverebbe resistenza alle tradizioni e ai metodi di produzione) e sui metodi di produzione”? Vuole forse dire, spericolato bottegaio senza scrupoli, che il Barolo tradizionale, il Barolo vero, è superato, e che dobbiamo arrenderci e sottometterci ai diktat commerciali dei vini stile Barolo boys? Filmato che ha finanziato, sotto forma di prestito, come mi ha detto uno degli autori. Mica finanziarlo con un atto di mecenatismo illuminato, perché per lui guadagnarci sopra, su tutto, é legge….
Se così fosse, se giudicasse il Barolo tradizionale una cosa superata, bisognerebbe per legge, con una sorta di esproprio proletario, sottrargli, prima che faccia troppi danni, la Borgogno di Barolo
Se invece intendesse dire che bisogna difendere il Barolo tradizionale e far tesoro di quelle tradizioni tramandate di padre in figlio, bisognerebbe rimandarlo a scuola di italiano, perché non sa assolutamente scrivere. Lui o chi ha scritto per lui…
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Io dico che di fronte ad una tale manifestazione di cinismo c’è da vomitare, c’è da chiedersi se non abbiano dire nulla l’Anpi e le associazioni partigiane per questo disinvolto cialtronesco, volgare e sordido abuso fatto da Farinetti, figlio di un comandante partigiano, del termine Resistenza.

E poi, se mi capitasse di parlare, come ho più volte fatto in passato, quando sono stato anch’io abbindolato dal suo fare da sirena, da compagnone accattivante e furbo, con Farinetti, che in una recente intervista dichiarava testualmente: “dire che la guerra partigiana è stata condotta con grande determinazione, molto coraggio, decine di gesti eroici: ma anche con moderazione. La storia dimostra che dopo il 25 aprile del 1945 anche alcuni partigiani hanno consumato delle vendette. Non ho difficoltà a dirlo: hanno sbagliato. Ciò, però, non è paragonabile agli eccidi compiuti dai nazi-fascisti, e non cambia il senso della storia”, vorrei fargli alcune domande.
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In primis se non si vergogni del suo modo di fare da magliaro, da Berluscone sinistro più che di sinistra, e poi, quando parla di Resistenza, a quale idea di Resistenza faccia riferimento.

Se a quella, eroica e adamantina, dei Fratelli Cervi, della Strage di Marzabotto, dei veri partigiani che non si sono “scoperti” tali dopo la vergogna dell’8 settembre, che hanno pagato con l’esilio, il confino, il sacrificio le loro idee e la loro ansia di libertà.
Triangolomorte

O se la Resistenza dalle tante pagine oscure – come ha ricordato coraggiosamente con libri come il Sangue dei vinti un giornalista di sinistra ma libero come Giampaolo Pansa – quella del Triangolo della morte, di Francesco Moranino parlamentare del P.C.I., delle stragi di Strassera, Rovetta, Oderzo, della cartiera di Mignagola, dell’Eccidio di Porzûs dove fu ammazzato Guido Pasolini, fratello del grande poeta e intellettuale e regista cinematografico Pier Paolo, l’autore degli Scritti corsari, di Una vita violenta, La meglio gioventù, di Poesia in forma di rosa, del Vangelo secondo Matteo e della Trilogia della vita, cui io resi omaggio il giorno della sua tragica morte da Radio Nuova Bergamo 103.3, radio che trasmetteva dalla sede del Movimento Sociale Italiano e di cui ero responsabile.

E perché Farinetti nel suo slancio retorico filo resistenziale non ricorda al colto e all’inclita che una bella fetta di esponenti della Resistenza volevano sostituire alla dittatura fascista la dittatura comunista di osservanza stalinista e sovietica?
Nobarrique

Voi direte che tutto questo non c’entra con un blog del vino, con il Barolo, e forse è vero, ma anche Farinetti non c’entra assolutamente (che c’azzecca? si chiederebbe un demagogo molisano) con la storia e l’identità del Barolo, delle Langhe, della civiltà contadina, con la storia della sinistra piemontese e italiana.
E io ringrazio i potenti Dei che Bartolo Mascarello e Teobaldo Cappellano, due autentici uomini di sinistra e resistenti, non abbiano dovuto assistere all’insano e spudorato scempio dei valori (ebbene sì, valori, io che sono di destra ed ex missino non ho problema a riconoscerlo, valori) della Resistenza fatta da “un certo Farinetti”, uno che passerà alla storia innanzitutto per il suo cinismo, per un senso del “business is business” al cui confronto gli americani, con o senza k, appaiono dei dilettanti…
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Questa la sinistra e l’Italia di oggi: naturale, anche per uno di Destra come me, rimpiangere Togliatti, Nilde Jotti, Amendola, Pajetta, Berlinguer, Cossutta, persone tutte d’un pezzo che uno come Farinetti avrebbero giudicato, lucidamente, non come un amico e fiancheggiatore, come lo vede quel bulletto da suburra fiorentina di un Matteo Renzi, ma solo come un “utile idiota”. Termine, sia ben chiaro, lo ribadisco ad usum avvocati, che uso esclusivamente nella più pura accezione politica e politologica e non come riferimento alla persona di Farinetti, che idiota” non è affatto, anzi…
Seconosci

Altrimenti non avrebbe fatto i miliardi che ha fatto e non sarebbe diventato quello che é: “un certo” Oscar Natale Farinetti, uno che se lo conosci lo eviti

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog
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42 pensieri su ““Un certo Farinetti” ora esagera: dopo lo spumante Bolla Ciao, anche il Barolo Resistenza

  1. Personalmente, considero Farinetti un uomo d’affari, non so se affari a tutti i costi, costi quel che costi; certo che la fretta (la “prontezza” presupporrebbe anche l’attenzione, e qui si tocca un tasto delicato)con cui ‘pucia’ le mani in tutto quello che gli pare un’occasione fa pensare a una sete di arraffare abbastanza consueta negli ambienti della politica italiana(anche qui bisogna distinguere tra “occasione”, cioè quella che ti offre un venditore di elettrodomestici e “opportunità”, che dovrebbe anche coinvolgere entrambe le parti, non solo tu che la cogli)…
    Ho letto recentemente un’intervista a Cipriani; tutta un’altra classe, tutt’altra storia …

    Certo che “Bolla Ciao” è da querela: Bolla è Soave; mentre l’assonanza becera con Bella Ciao grida vendetta.
    Eataly all’inizio mi sembrava un’idea veramente intelligente, poi di intelligente è rimasta l’idea (nome incluso che è di uno di cui non ricordo il nome), il resto mi pare sia costruito pensando che il pubblico sia fatto di stupidi.
    Insomma, un’Ikea del cibo, con la differenza che l’impero Ikea (che pure ha qualche magagna) ti offre a un prezzo ragionevolissimo la possibilità di abitare razionalmente, senza però pretendere di ammaestrare il tuo gusto.

  2. (@morning_coat / http://www.morningcoat.org)
    Caro Ziliani, nessuno è diavolo e neppure acqua santa. Farinetti è un uomo di comunicazione intelligente e preparato e non la San Vincenzo de’ Paoli. Il suo lavoro lo fa bene, è ben agganciato, fa fatturati. È di sinistra? E allora??? Non è un valore aggiunto: ma nemmeno un punto di demerito…
    Saluti cari!
    AP @Morning_Coat

  3. Ma Farinetti non mi sembra di sinistra … un po’ come fa Renzi, narra di essere da qualche parte … ora si usa ‘narrare’, tanto gli altri sono boccaloni.
    Infatti a forza di narrarla, ma senza testimoniarla, la sinistra l’hanno smontata.
    Infatti molti – soprattutto giovani (giovani gufi?) – l’hanno mollata e mi pare che ora un certo Verdini stia pensando di entrare a far parte della sinistra (Verdini, ohibò, nel partito di Enrico Berlinguer?). Una cosa molto sinistra, ma non di sinistra.
    Tornando al vino (che non ha partito), chiamare un vino facendo il verso alle giornate tragiche di settant’anni fa è piuttosto di cattivo gusto (un gusto peloso) …

  4. Non ci crederà, ma questa volta sono al 100% con Lei.
    Ormai il cattivo gusto e la scarsa moralità (da intendersi laicamente) dilagano dappertutto…..

  5. Pingback: LO SPUMANTE “BOLLA CIAO” E IL BAROLO “RESISTENZA”……… GLI IMPRENDITORI RENZIANI E IL RIDICOLO !!!! | MAJANO GOSSIP - Patrick Pierre Bortolotti – LA DESTRA

    • nella sua difesa, patetica, dell’indifendibile cialtronesco Farinetti, lei chiama in causa le ridicole, patetiche, grottesche bottiglia con le etichette di Mussolini, Hitler e anche del compagno Stalin.
      Cose che fanno pena – vedete qui – anche solo a sfiorarle con lo sguardo.
      Ma vorrà mica paragonare queste ridicolaggini da bancarella nostalgica a Predappio o da festival di Rifondazione comunista o quel rottame che ne resta, con la squallida, volgare, tracotante operazione commerciale di uno, il Farinetti, che ci rompe i coglioni un giorno sì e l’altro pure con la retorica ed i valori della Resistenza e poi con quel Barolo Resistenza di quei valori fa carne da porco?
      Non c’é nulla di paragonabile, là, con le etichette dei nostalgici siamo al patetico, con Farinetti siamo alla bottegaia, disinvolta, trucida banalità del male…
      Mi sono rivolto all’Anpi chiedendo un intervento, che si faccia sentire. Se non lo farà dovremo trarre tristi conclusioni, ovvero che se quella porcata l’avesse fatta uno di destra sarebbe stato impiccato a testa in giù in piazza stile macelleria di Piazzale Loreto, ma se invece lo fa un figlio di comandante partigiano può essere tollerato e perdonato. E questo sarebbe molto politicamente corretto e sommamente ipocrita

  6. Davanti a questi fatti mi domando se sia piu furbo il mercante oppure piu’ ingenuo lo scafato giornalista.
    Della serie: parlate anche male di me, importante che se ne parli.
    In certi casi sarebbe meglio sorvolare e tacere.

  7. Durante la lettura, prima di arrivare al punto in cui si parla di due grandi uomini di langa, stavo pensando : ” ma i grandi uomini di langa , che hanno vissuto certi momenti storici, si sono mai permessi di speculare con ste cose? “.

    Tristezza e boicottaggio.

  8. Condivido lo sdegno, non lo stupore: Le pare che Eataly sia un tempio dei valori o un negozio? Io propendo a pensarlo un negozio con il proprietario vestito da predicatore, con il suo seguito di fedeli in attesa di un verbo (minuscolo: “comperate”).

  9. Sì, il commerciante Farinetti ha il diritto di spu…nare la Resistenza, nonché Bella Ciao, per fare affari, lo scrivo controvoglia e con un po’ di nausea incipiente: ma sembra che glielo lascino fare. Tuttavia salta prepotentemente all’occhio l’accrocchio di falsità e incongruenze che viene ammannito ai consumatori, condito dal gusto affaristico. Certo Farinetti può continuare a mettere sul mercato il vino “libero” come da sua etichetta, e anche a “vendere” Eataly come il luogo del cibo italiano. E Baricco (nomina sunt consequentiam rerum) si faccia pure usare quale suo ‘profeta’, ma poi tutti ‘sti signori non si gabellino come quelli che il cibo è cultura, o come quelli che propongono il vero made in Italy. Purtroppo l’Italia fa acqua da tutte le parti e in tale ‘allagamento’ persino una barricca usata pare una botte piena …

  10. Non solo è un negozio, ma pure scontato: il reparto vini è penoso, quanto di più banale si possa pensare nel panorama italiano. Poi penso che c’è dietro Farinetti e quindi non mi sorprende la banalità.

  11. Farinetti è così perché appartiene a quella categoria di persone che riescono a persuadere sé stessi prima ancora degli altri. Ho avuto occasione alcuni anni fa di cenare più volte con Farinetti e quando lui sosteneva che i propri vini, al tempo quelli del Castello di Santa Vittoria d’Alba, siano superiori a quelli dei vari Gaja, Conterno, Giacosa, ecc., lo faceva perché pienamente convinto, così come immagino sia ora pienamente convinto dello spessore etico delle proprie politiche commerciali.

  12. Bisogna anche notare che il 1° MAGGIO i negozi Eataly saranno aperti..
    E invece i supermercati Esselunga CHIUSI !!
    Mi sa che bisogna MEDITARE !!

    • nella realtà a me sembra che tifi Toro (anche se il calcio pare non appassionarlo particolarmente), però se il suo amico e capo Renzi glielo dovesse chiedere é pronto a tifare Fiorentina e urlare “Forza Viola!” come un indemoniato.
      Non ha fatto così anche l’ex juventino Emilio Fede quando si é trattato di blandire (eufemismo) ancora meglio il suo padrone puttaniere di Arcore diventando milanista?
      Servi verso il potere

  13. Mio suocero, classe 1927, staffetta partigiana proprio in Langa e ancora oggi … “buon bevitore” quando ha visto la pubblicità non si è affatto scandalizzato, anzi gli è pure piaciuta. Punti di vista.

  14. Beh, bastava scrivere “saluti, Carlo” -così come mi sono firmato- e si sarebbero evitate, ugualmente, le confusioni…

  15. Semplicemente Le ho fatto notare che mi ero “presentato” come carlo e basta. E poi chi l’ha detto che non gradisco cosa scrive? La seguo sempre anche se non intervengo. Ma non ci sono problemi, la saluto ancora.

  16. Pingback: Le Langhe sono Patrimonio Mondiale Unesco ma gli oltraggi al territorio continuano | Blog di Vino al Vino

  17. Pingback: A Il Giornale e alla grande stampa della cementificazione nelle terre del Barolo non frega niente! | Blog di Vino al Vino

  18. Che Farinetti sia un personaggio squallido non serviva che ce lo dicesse lei, con una quantità d’inchiostro che avrebbe meritato ben altro. Voleva farci sapere di essere un fascista? Lo sapevamo, e da buon comunista ho sempre guardato al contenuto del suo encomiabile lavoro nel mondo del vino, mai alla sua ideologia. Ma quando emerge il fascista, come sempre, egli usa il manganello, non il cervello. Il signor Carlo aveva il diritto di non essere preso a randellate, lui si è comportato da persona educata e lei da squadrista. Torni a parlar di vino, forse è la cosa che le permette di avere ancora un rispetto che, forse, non merita come persona.

    • lei é un fazioso comunista. Io non sono fascista, perché l’esperienza fascista, il movimento fascista é finito e si é esaurito il 28 aprile 1945 a Giulino frazione del comune di Tremezzina sul Lago di Colmo dove Mussolini fu trucidato, senza nemmeno un processo, da un commando di brigatisti (chissà a chi si ispiravano le Brigate Rosse?) comunisti. Fucilazione sommaria, e criminale, che ebbe come appendice lo squallido, verminoso, infame, osceno spettacolo della macelleria sociale di Piazzale Loreto, con l’oltraggio dei cadaveri da parte di bestie inferocite e vili.
      Nel corso della trasmissione radiofonica cui ho partecipato ho reso omaggio, alzandomi in piedi, ad un Grande Italiano, un Grande Uomo, il segretario di un partito regolarmente votato da tanti italiani, anche da me, e regolarmente rappresentato in Parlamento.
      Un uomo, ripeto, alla cui umanità proprio giovedì ha reso omaggio, nella diretta da una piazza orgogliosamente rossa a Firenze, nella trasmissione Rosso di sera di Michele Santoro, quella “pericolosa neofascista” di Bianca Berlinguer, figlia dell’ex segretario del Partito comunista italiano, ricordando come Giorgio Almirante si recò a portare un rispettoso e deferente saluto alla salma dell’avversario politico Enrico Berlinguer.
      Con questo sarei un “fascista”? Mi sembra che piuttosto lei sia un solenne imbecille, a dare metà del suo nome, visto che mi accusa di aver “preso a randellate”, da “squadrista”, un certo Carlo, da cui non ho ricevuto, quindi non ho potuto cestinare alcuna mail.
      Lei é proprio comunista: la menzogna, la diffamazione, la violenza verbale (per ora solo verbale, perché se potesse mettermi le mani addosso, o piuttosto farmele mettere addosso, in “stile” Adriano Sofri, che mandò suoi stupidi collaboratori ad ammazzare il commissario Calabresi, non esitebbe a farmi del male) le sono connaturali. Fanno parte del suo Dna, ma che dico, del suo pedigree

  19. Mi spiace per il suo travaso di bile. Se avesse letto con attenzione avrebbe compreso come il Carlo a cui mi riferivo fosse quel Carlo Conterno, sbeffeggiato per l’unica colpa di non pensarla come lei, che, diversamente da lei, ha mostrato nelle repliche una grande educazione. La violenza, sia fisica che verbale, non appartiene nè alla mia indole e nemmeno alla mia cultura, per cui dorma sonni tranquilli, continuerò a leggerla quando parla di vino, ignorandola quando si addentrerà lungo altri sentieri. Mi stia bene. Sinceramente.

    • Signor Alessandro, ma faccia un po’ quello che vuole…
      p.s.
      gliel’ha ordinato il medico di leggermi? Credo di no, quindi perché mi legge e viene qui a “commentare”?

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