Il vino italiano ha un grande ambasciatore in Polonia: Jerzy Kułakowski

DSC_0760
Da Danzica con passione e competenza e tanto amore per l’Enotria tellus

Chi mi legge regolarmente su questo blog sa che negli ultimi anni, nonostante le difficoltà date dalla lingua (impossibile da capire e da imparare…) ho maturato progressivamente un particolare interesse per le sorti del vino italiano in un Paese che ho imparato ad amare e rispettare non solo perché è la patria di Fryderik Franciszek Chopin, di Witold Lutoslawski, dei Kroke e di Anna Maria Jopek, di eroi del nostro tempo come Lech Walesa e Karol Wojtyla, martiri come Jerzy Popieluszko, di grandi scrittori come Stanislav Lem, di un pianista che adoro come il mio coetaneo Krystian Zimerman, di registri straordinari come Andrzej Wajda e Krzysztof Kiéslowski, poeti sommi come Wislawa Szymborska e Czeslaw Milosz e campioni del calcio come Zbigniew Boniek, che ho avuto il piacere di conoscere personalmente, di colleghi giornalisti amici fraterni come Marek Bienczyk, ma perché la Polonia è uno dei centri pulsanti della nostra Europa. Fa parte della cultura e della storia europea.

Uciekaj, Uciekaj

Ed in Polonia, che è un Paese civile, in costante sviluppo, con un prodotto interno lordo che non ristagna o cala come da noi, ma cresce da anni, dove si investe e si spende nella cultura, il vino, lentamente ma progressivamente va diffondendosi, facendosi conoscere, conquistando un numero crescente di appassionati.

Negli ultimi anni, di ritorno da qualche visita alla bellissima Varsavia, dove ormai conosco diverse persone, mi è piaciuto raccontare le mie esperienze e le conoscenze con qualcuno di quegli ambasciatori che s’incaricano di far conoscere e tramandare la bellezza ed il fascino, e non solo vendere, il vino italiano di qualità. Parlo degli importatori, che esercitano un ruolo fondamentale per la promozione del nettare tricolore di Bacco in quella terra che è cuore d’Europa, solo due ore di volo da Bergamo, con quasi quaranta milioni di abitanti ritornati alla libertà dopo aver vissuto, ma sempre con coraggio ed indipendenza, si pensi all’eroica esperienza di Solidarność” (Sindacato Autonomo dei Lavoratori “Solidarietà”), anche negli anni più bui dell’oscena dittatura comunista, dell’appartenenza al criminale blocco sovietico.
Danzica

Oggi, senza purtroppo averlo ancora incontrato di persona, perché, sfortunato me, non sono ancora salito a Danzica, Gdańsk (dove proprio Solidarnosc nacque) sul Mar Baltico, voglio raccontarvi, mediante questa lunga intervista, la storia del decano degli importatori di vino italiano in terra polacca, di Jerzy Kułakowski e della sua società Noma. Che importa e distribuisce in tutta la Polonia aziende come Zaccagnini in Abruzzo, Costaripa in Valtènesi, Marisa Cuomo, Terradora in Campania, Cà Bolani Friuli, Bellavista in Franciacorta, Cocci Grifoni nelle Marche, Aldo Conterno, Pio Cesare, Icardi in Piemonte, Castello di Querceto, Podere Maté in Toscana, Monte Tondo in Veneto, Endrizzi, Maso Cantanghel Casata Monfort in Trentino, Carlo Pellegrino in Sicilia, Varvaglione e A Mano in Puglia, Poderi dal Nespoli in Emilia Romagna e vari altri…

Krystian Zimerman, Chopin…

Jerzy é, lo capirete dall’intervista, una persona speciale. Lo dimostra con quello che dice, con la passione (me l’hanno confermato diverse aziende italiane con cui collabora) che mette nel suo lavoro, nel suo amore per l’Italia. Dimostrato dal fatto, grandioso, che vi prego di considerare come elemento importante e non secondario, che ha voluto rispondere alle mie tante domande non in inglese o francese, bensì direttamente in italiano. Un italiano mirabile, che ho dovuto solo ritoccare qua e là, ma che era già chiarissimo nel testo originale delle sue risposte.

polonia1

Io credo che le risposte e le analisi che Jerzy Kułakowski ci propone siano molto interessanti e offrano ampi spazi di riflessione a tutto il mondo del vino italiano, che si affanna a correre dietro a mercati le cui potenzialità sono tutte da dimostrare, ma che spesso, colpevolmente, si dimentica, di una terra meravigliosa, di un cuore pulsante della nostra Europa come la Polonia.

Grazie Jerzy, dziękuję bardzo, do widzenia

Innanzitutto una sua breve presentazione Jerzy..

Di formazione ho un master in ingegneria elettronica. Nel 1988 sono stato uno dei cinque fondatori dell’impresa di innovazione e implementazione NOMA, che per i primi sette anni produceva calcolatrici. Dopo 21 anni di lavoro ho corretto la mia formazione, ho deciso di spostare i miei gusti per il vino sul piano lavorativo. Abbiamo deciso di investire i fondi raccolti in Noma nell’importazione di vino. Dicendolo un po’ per ridere un po’ sul serio ci siamo detti che in caso di guasto, sarebbe stato più bello rimanere con diverse migliaia di invenduti buoni vini che con calcolatrici.

Come e quando si e avvicinato al mondo del vino?

Come accennato in precedenza, nel 1995 abbiamo deciso di trasformare la nostra azienda da produttori di calcolatrici a importatori di vino. Abbiamo scelto di specializzarci sull’Italia perché non ci facevano paura le imprese difficili e tale era il desiderio di rompere il dominio dei vini francesi. Era ancora più difficile per me che vivo in Polonia, un paese noto per la predilezione per la birra e i superalcolici. Io non sono un fan di né l’uno né l’altro. Così felicemente ha funzionato nella mia vita, che il vino è la bevanda che mi dà più piacere. In Italia abbiamo una fonte inesauribile di possibilità, che ci ha affascinato con quantità di vitigni coltivati, moltiplicati a dismisura grazie alle interpretazioni di migliaia dei produttori.

I vini del Nuovo Mondo hanno un prezzo più basso spesso di quelli europei: lei ha mai pensato, per fare business, di inserirli nel suo portfolio prodotti?

Nella storia di Noma c’è stato un primo periodo di 3 anni di importazione di vini provenienti da diverse regioni del mondo come Sud Africa, Nuova Zelanda o Australia. Era una bella esperienza, che ci ha confermato nella convinzione che nel nostro vecchio continente si producono i vini migliori e più sani, e la loro gamma è incomparabilmente migliore. Lo standard internazionale, completato da, al massimo, alcuni vitigni autoctoni che utilizza il nuovo mondo, non è abbastanza per noi e abbiamo deciso che sarebbe stato un peccato essere così limitati. Apprezzo l’importanza delle leggi in Europa severe in materia di produzione di vino, soprattutto il fatto che gli Europei non vogliono migliorare la madre natura. Da anni ci siamo concentrati solo sui vini italiani. Il vino é meglio apprezzato a tavola mangiando. Oggi, in Polonia in gran parte domina la cucina mediterranea con predominanza di cucina italiana. Non abbiamo ristoranti con cucina del Nuovo Mondo, quindi, anche rispettando una certa universalità dei vini preferiamo promuovere quelli che provengono dall’Italia. Credo che ogni rispettoso ristorante italiano dovrebbe avere come obiettivo principale di impegnarsi per educare i loro clienti e mostrare loro il modo migliore di combinare il cibo con il vino.
DSCN1238

Come è cambiata la conoscenza del vino ed il mercato del vino di Polonia da quando ha iniziato la sua attività di importatore e oggi?

Sicuramente possiamo dire che siamo ancora all’inizio della strada che conduce a portarci ad una vera cultura del vino e a formare l’abitudine di bere vino. Non è così facile cambiare abitudini fissate da anni. In un paese dove ci facevano ubriacare con la vodka, il ‘’vino’’ economico e una birra scadente, vendere un vero buon vino é ancora una avventura. Per 20 anni, da quando sto lavorando in vendite di vino, il consumo pro capite è aumentato da 1,7 a 2,7 litri per persona. Il consumo è ancora dominato da birra e superalcoolici. Ho l’impressione che siamo geneticamente dipendenti da alcool forte (che io non bevo), ma qualcuno, tuttavia, propone questa ingloriosa statistica di consumo annuarioi di 12,5 litri di alcolici. Si tratta di due volte più che la media mondiale.
Appena pubblicato, il rapporto dell’organizzazione mondiale della sanità (OMS) può causare ansia.
Dall’analisi delle informazioni sul consumo di bevande in tutti i 194 stati membri dell’organizzazione risulta che sulla testa di un Polacco cadono ogni anno 12,5 litri di alcol puro, che è più del doppio della media mondiale (6,2 litri) e ben più della media di un residente degli Stati Uniti (9,2 litri) Questo risultato fa impressione. Espresso in cifre, il consumo vede i residenti del Paese posto sul fiume Vistola collocato intorno al ventesimo posto, sia nel mondo e in Europa. In quantità di puro alcool consumato davanti a noi ci sono bielorussi, moldavi, russi (a 17,5, 16.8, 15,1 litri pro capite), ma anche i cechi o gli slovacchi (13 litri).

Witold Lutoslawski

Negli ultimi due anni il consumo di vino è cresciuto soprattutto grazie alle grande catene dei negozi, che competono tra di loro con il prezzo e la varietà dei paesi di origine dei vini. Non sempre va di pari passo con la qualità del vino, che non può incoraggiare gli acquisti successivi. In altre parole il nome del vino é necessariamente sinonimo di qualità e non sempre ha qualcosa a che fare con il vero vino. Non avrei mai deciso di introdurre tali vini nella mia offerta. Per me questi sono i’’ vini industriali’’ che solo assomigliano al vero vino e sono certo che non si potrebbe riuscire venderli sul mercato italiano. Fortunatamente non devo comprarli, ma credo che la loro scarsa qualità purtroppo scoraggia i clienti, che una volta delusi non ripetono l’esperienza e così non aiuta a promuovere la cultura del bere vino.

Parliamo del consumatore di vino polacco oggi: quali tipologie (bianco, rosato, rosso, spumante, dolce) vanno le preferenze dei consumatori?

Dipende dal periodo dell’anno. Quando fa freddo beviamo il vino rosso, quando abbiamo il caldo d’estate (e quest’anno in varie zone la temperatura ho superato spesso i trenta gradi) c’è un crescente interesse verso vini bianchi. Qui non ci discostiamo molto dalle abitudini prevalenti in Europa. Tuttavia, dobbiamo notare che le giornate calde sono minori rispetto ai paesi del sud e quelle fredde di più. Vini rosati sono ancora in minoranza. Ho anche l’impressione che la stragrande maggioranza dei polacchi ancora crede di andare sul sicuro e compra il vino semi secco. (ancora un sacco di gente in Polonia avendo una scelta tra il vino secco e semi-secco compra questo secondo). Una nota di dolcezza del vino è una caratteristica desiderabile per loro, una nota di acidità sicuramente no. L’acidità è associata a “acido”. Ci sono un sacco di persone alla ricerca di vini amabili o vini semi-dolci. Gli spumanti li beviamo per accogliere il Capodanno, anche se sto notando una certa moda per il Prosecco e non si tratta solo di consumo estivo.
jk003

Quali sono i vini più facili e quelli più difficili da proporre al consumatore polacco?

Un po’ ho già risposto. Naturalmente il prezzo influenza la vendita, ma stiamo cercando di trovare la qualità anche sui vini che costano un po’ di meno. Lentamente a consapevolezza dei nostri clienti arriva il fatto che il buon vino non può essere molto economico. Anche in Polonia i produttori di vino vendono vino a non basso prezzo anche se non hanno costi di trasporto. Naturalmente ci sono diversi clienti, con vari gradi di ricchezza del portafoglio. Pochi anni fa era più facile trovare clienti su costosi vini come Brunello, Barolo, un buon Super Tuscan o Amarone.
Oggi ci sono molti vini, non così costosi ma comprati con entusiasmo. Un buon esempio è il successo del Primitivo sul nostro mercato. Noma lo vende in undici versioni di quattro produttori diversi. Una nota di dolcezza, un buon corpo e a volte una più alta gradazione alcolica, combinata con il piacevole aroma del vino è una garanzia di successo nelle vendite. Piuttosto difficili da accettare sul nostro mercato sono i vini da vitigni autoctoni. Inserirli nei ristoranti incontra maggiore resistenza. Un vino dal nome sconosciuto, difficile da pronunciare incontra difficoltà e dover ricordare i nomi dei vini non favorisce la loro promozione. Questo è così anche con il Refosco dal Peduncolo Rosso, il Ruche di Castiglione di Monferrato, il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore. Io mi chiedo se possiamo promuovere il pieno fascino, femminile di un vino come Lacrima di Morro d’Alba.

Kroke e Annamaria Jopek

Lei opera solo nella regione Baltica o distribuisce su tutto il territorio polacco? Che differenze ci sono dal punto di vista del mercato e del consumatore tra le diverse regioni della Polonia (Danzica, Varsavia, Cracovia, Poznan.)?

Siamo presenti in tutto il paese, con nostri rappresentanti nelle principali città. La nostra posizione sul Mar Baltico, a Danzica é particolarmente utile per l’acquisizione dei nuovi clienti. Durante le vacanze è difficile non incontrare la nostra offerta, come una ‘’preoccupazione’’ speciale, abbiamo una nostra posizione ben salda nei ristoranti sul mare della nostra zona. Dopo tanti anni di attività siamo conosciuti abbastanza bene in Polonia. I visitatori della nostra regione spesso non possono “evitare” di venire da noi. (Spesso i primi passi sono indirizzati alla nostra enoteca per acquistare buon vino per tutta la durata delle vacanze.) Il mercato di Varsavia è forse più diversificato a causa del dominio delle grande ditte di importazione che hanno monopolizzato il mercato facendo contratti con ristoratori. In realtà a soffrirne sono i clienti, perché vini interessanti da offrire hanno anche piccoli importatori, i quali con grande passione vanno alla ricerca di vini interessanti, ma loro non hanno alcuna possibilità di presentarsi in questi luoghi.

Il prezzo di un vino, possibilmente non elevato, è ancora un elemento fondamentale per il suo successo in Polonia e perché lei decida di inserirli? Il prezzo influenza le sue scelte?

Il prezzo è sempre la mamma del successo, tuttavia, se avessimo guardato solo a quello il nostro portafoglio prodotti sarebbe molto ridotto. Nel caso di vini a prezzo baso la rotazione è molto maggiore. Soddisfazione non piccola ci viene dalla possibilità di trovare sul mercato italiano vini meno noti ma interessanti e portarli ai nostri clienti. Penso che i nostri clienti aspettano quello e ci apprezzano per questo. Per noi la caratteristica più importante è la qualità del vino e poi dopo ci domandiamo se e a quale prezzo saremo in grado di offrirlo sul mercato.
IMG_2004

Da quali zone vinicole italiane ha iniziato nello scegliere i vini da importare?

Abbiamo iniziato dal Veneto dal produttore Paladin di Annone Veneto, con cui lavoriamo anche oggi. Anni di presenza al Vinitaly, incontri con produttori, organizzati da consorzi regionali, ci ha permesso di selezionare i partner per la cooperazione. Ci sono qualche regioni con cui non collaboriamo perché il mercato gastronomico non li ricerca.

Come fa a scegliere i vini che distribuisce? Quali sono i criteri fondamentali per le sue scelte? Solo il suo gusto o anche un ragionamento sulla maggiore facilita di venderli?

Mi piace quando un vino stupisce con la sua bellezza. Non meno importante è se è accompagnato da una storia interessante. Se si decide di lavorare con un nuovo produttore, concentro la mia attenzione sul modo in cui parla del proprio vino. Quindi, mi faccio guidare dalle mie impressioni le quali di solito non mi deludono.

Nelle sue scelte è aiutato da contatti personali con i produttori italiani e da visite fatte nelle cantine di produzione? Insomma qual è la sua esperienza diretta del vino italiano?

Chopin project

 

I contatti diretti consentono di comprendere meglio e conoscere il loro vino. Le visite alle cantine sono molto importanti per stabilire relazioni, molto importanti per un’ulteriore cooperazione. I produttori fanno vedere anche le particolarità e i problemi dei terreni su cui sono localizzati i vigneti. Solo così possiamo notare con quale passione loro lavorano. Provare e valutare simili vini di produttori diversi, è buona pratica e offre l’opportunità di fare le scelte giuste.

Parliamo di spumanti: vedo lei importa sia il Prosecco sia dei metodo classico. Il consumatore si accorge e conosce la differenza tra questi due metodi di produzione (Charmat/Martinotti e metodo champenois) tanto diversi?

Per quelli che vogliono conoscere meglio il discorso non c’è nulla di difficile, ma la verità è che dobbiamo costantemente educare compratori e tradurre la differenza risultante da entrambi i metodi. Ricordiamoci che non siamo cresciuti nella cultura del vino (vino), quindi abbiamo un sacco da imparare ancora. Credo che i Polacchi hanno ancora poca conoscenza sui vini e le più belle cose richiedono applicazione e traduzione costante. Il positivo è che gli ascoltatori sono, assetati’’ di questa conoscenza, lo stesso come accade per il vino.
Expo2015 017

Come si avvicinano i giovani in Polonia al vino? Che ruolo stanno avendo le riviste sul vino ed e corsi sul vino tenuti dai sommelier e a che livello sono secondo lei?

I giovani, come sempre, non hanno abbastanza soldi, tanto più probabile per loro scegliere una birra o un alcool di scarsa qualità, che è molto più economico del vino. Ciò non significa che non esista nessuna informazione positiva.  Sempre più spesso ai matrimoni il vino accompagna la tradizionale vodka. Nella diffusione del vino ci disturba legge molto restrittiva sull’educazione nella sobrietà. Vodka e vino sono trattati nella legge polacca allo stesso modo. Solo la birra utilizza il privilegio della pubblicità che incide significativamente sulla vendita. I giornali di settore vanno piuttosto a persone del settore e non al grande pubblico.
Nell’era di Internet l’onnipresente l’accesso alla conoscenza è illimitato, ma devi avere il desiderio. Ci sono alcuni siti Internet che si sono specializzati sul vino. I corsi di formazione sono organizzati con vari gradi di specializzazione, che vanno dai corsi di 20 ore dopo quelli molto più ambiziosi con il certificato dell’AIS. Stiamo vedendo già apparire la prossima generazione dei nostri clienti. È importante l’educazione a casa. Se i genitori bevono vino per accompagnare il loro pasto, i figli una volta adulti adottano queste abitudini.

Come vede il futuro dei vini rosati/rosé, che stanno avendo un incredibile successo in tutto il mondo, nel suo Paese?

Abbiamo troppo una estate troppo breve per poter parlare di un’esplosione d’interesse verso vino di colore rosa. Conosco il Cerasuolo dell’azienda abruzzese Zaccagnini, che indipendentemente dalle stagioni sta vendendo abbastanza bene. In questo caso, ha deciso la sua storia interessante. Era il vino preferito da Papa Giovanni Paolo II e dal cardinale Segretario di Stato (dal 1979 al 199) Agostino Casaroli. Loro avevano un sacco da scegliere, ma i polacchi si dicono che se loro hanno scelto questo vino perché non dovrei voler provare anch’io?
Conosco persone che stanno cercando e comprano solo vino rosé. Nella nostra offerta abbiamo cinque diversi vini rosati e ultimamente abbiamo recentemente introdotto il Valtènesi Chiaretto Rosamara di Costaripa, grazie all’opera di una vera conoscitrice di vini polacchi, la Signora Elisabeth Babinska Poletti, Ambasciatrice del vino italiano di qualità (Garda, Franciacorta, Puglia, ecc.) in Polonia…
Polonia_Varsavia_PiazzaMercato

Come giudica il futuro del consumo e della conoscenza del vino italiano in Polonia?

Molto positivamente. L’Italia è uno dei posti di vacanza preferiti dai polacchi. Niente porta al vino più del turismo e dell’osservazione delle altrui abitudini. La cucina italiana è così onnipresente elemento da noi e allora la posizione del vino italiano sarà in crescita. Oggi sono già state superate Francia e Spagna. Mi auguro che il prossimo raddoppio del consumo non richieda 20 anni ma meno, il mercato del vino sta crescendo a una velocità di 4-5% ogni anno, anche se ultimamente è principalmente nella grande distribuzione.

Expo2015 018

Venire vanno le vendite di vino on-line in Polonia secondo la sua esperienza?

Questo è un argomento difficile e molto complesso. Le nostre legge restrittive in realtà vietano tali vendite. In Polonia non si può vendere alcol non solo alle persone ubriache, il che è ovvio ma anche ai minori di 18 anni. Questo non può essere verificato on-line. La seconda cosa è il fatto che le società che vendono esclusivamente on-line hanno sicuramente una posizione più favorevole rispetto a quelli che vendono anche vino al ristorante. Non hanno bisogno di preoccuparsi del fatto che i ristoratori possano essere arrabbiati (i ristoratori non gradiscono che i loro clienti abbiano un’idea dei prezzi a cui vini sono consegnati al ristorante).
D’altra parte, piacerebbe premiare più clienti mediante i negozi online, perché essi sono preziosi (perché non creano costi). Noi non dobbiamo fornire a loro frigoriferi per il vino, bicchieri, cooler, cavatappi, stopper, decanter, stampare carte di vino, fare addestramenti più volte durante l’anno per camerieri, ecc. Tutto questo costa e influenza il prezzo. I Polacchi, tuttavia, sono molto felici di acquistare il vino online e noi speriamo (attendiamo con ansia) cambiamenti positivi nelle regole delle leggi in materia.

Kieslowski

Cosa possono fare i produttori, i Consorzi e gli enti del vino italiano per farlo conoscere meglio in Polonia? Chi e cosa potrebbe aiutarla nella sua attività?

Noi operiamo principalmente nel settore ristoranti. Acquisire la collaborazione di un nuovo ristorante é sempre un compito molto difficile. Non basta solo buon vino, è necessario essere in grado di convincere un ristoratore a cooperare con noi grazie alla qualità dei servizi forniti. Ecco perché è necessario il supporto dei produttori. I materiali promozionali sono necessari, sia per le degustazioni che per gli addestramenti. Ho l’impressione che i produttori non tengano conto dei nostri sforzi e dei costi connessi che noi sosteniamo per collocare i loro vini nei ristoranti. Collochiamo le vetrine di refrigerazione per il vino bianco e rosso, stampiamo le carte di vino, formiamo il personale dei camerieri, che cambiano molto spesso. Tocca a noi l’acquisto di e la consegna dei frigoriferi, dei bicchieri di vino per la degustazione di vini. A volte otteniamo cavatappi e altri oggetti, ma non è la norma.
FRANCIACORTAOFFICIAL
I Francesi hanno collocato il loro Champagne nei ristoranti offrendo la spedizione gratuita per il giorno di Capodanno. Grazie a questo gli Champagne sono disponibili durante tutto l’anno e presenti nelle carte. Nessuno dei produttori di Franciacorta o Prosecco ha risposto positivamente alla mia proposta. I miei dipendenti i quali si occupano di vendita di vino e anche io, non siamo una squadra di sommelier, ci unisce la passione per il vino e l’esperienza maturata da anni di lavoro. Chi meglio di un enologo conosce i suoi vini? Loro ne hanno parecchi, ma noi solo quasi trecento.
Con difficoltà otteniamo interessanti descrizioni dei vini. Per la maggior parte sono molto concise, per non dire universali. I nostri clienti vogliono saperne molto di più. Mi piacerebbe che gli enologi descrivessero il vino come se fosse il vino stesso a parlare (se solo potrebbe parlare). Mi aspetto maggiore supporto dai produttori anche nell’addestramento e nella formazione dei nostri migliori camerieri, consentendo loro brevi periodi di visita nelle sue cantine. Tutti quelli che hanno fatto questo tipo di esperienza dopo hanno la conoscenza e tornano come ambasciatori delle loro aziende nei ristoranti.

Qual è il vino italiano che, personalmente, dal punto di vista del suo gusto personale, le ha regalato le maggiori emozioni?

Ho qualche ricordo e mi sto chiedendo perché mi vengono in mente vini bianchi. Forse questa è la sorpresa perché sempre ho letto e sentito dire che in Italia sono famosi soprattutto i vini rossi. Il primo vino che ricordo era il Pafoj Bianco, Monferrato DOC 2000 di Claudio Icardi, che ho incontrato al Vinitaly. Non potevo semplicemente credere che così, massiccio, e pieno di aroma intenso potesse essere un vino bianco. La sua pienezza nel bicchiere che ho davanti ai miei occhi anche oggi. Più tardi fui affascinato dal Bussiador, lo Chardonnay di Aldo Conterno, meravigliosamente composto con gusto, minuto dopo minuto mostrando una faccia diversa. Non ricordo altro che, così splendidamente, per quasi 20 minuti, si sia sviluppato davanti ai miei occhi.
ComitississaCocciGrifoniZeni 015

Mi ha incantato poi l’incontro con il vino Pecorino di Guido Cocci Grifoni. Qui non un piccolo ruolo hanno avuto la conoscenza del proprietario, la sua passione e la scoperta della storia del vino in compagnia di due adorabili figlie (Paola e Marilena) e la sua storia raccontata da lui. Questo vino lo propongo ancora oggi. Per non rimanere solo con vini bianchi, ricordo anche un incontro con il signor Pietro Palmucci della Fattoria Poggio di Sotto a Montalcino (ora già in altre mani). Il Rosso di Montalcino era meraviglioso, migliore del Brunello di altri produttori, ma loro Brunello per me era imbattibile (un fuoriclasse). Mi piace Mantus, Merlot, Sant’ Antimo DOC 2010 di Ferenz Mate. Mi ricordo quando si confrontano la stessa classe del 2004 di Petra con Sassicaia, non potevo e credere che così poco è stato detto su questo confronto.

Quali sono i vini italiani lei personalmente ama di più e su quali è pronto e scommettere per un futuro successo sul mercato polacco?

Negli ultimi anni, sento a me più vicino più il vino bianco che il rosso. Era conseguenza dei miei cambiamenti culinari. Quando scopro un vino nuovo a me nuovo sconosciuto mi viene naturale portarlo più spesso sul mio tavolo. Da un anno questo è il Pagadebit dei Poderi dal Nespoli. Ho inossidabile simpatia per: Colle Vecchio Pecorino di Cocci Grifoni, Sauvignon Turranio Bosco del Merlo, Pinot Grigio Ramato Flaibani, Pafoj Bianco di Claudio Icardi, Insolia Feudo Principi di Butera, o da ultimo il Lugana Pievecroce di Costaripa. Di rosso mi piace il Montepulciano d’Abruzzo di Zaccagnini, il Chianti Riserva Da Vinci, il Ruche di Castagnole Monferrato, l’Imprint Primitivo Appassito A Mano, il Barbera d’Alba Pio Cesare e soprattutto la sua versione di Fides.
Non voglio dire che altri grandi vini italiani mi siano indifferenti, ma ho provato a presentarle quelli che compro più spesso. Guardando le dinamiche di vendita sono contento che la nostra azienda proponga Poderi dal Nespoli di Reggio Emilia. Vale la pena di promuovere tali vini, perché essi danno la misura del loro valore.

Chopin Rafal Blechacz Polacca op. 53 n°6 “Eroica”

____________________________________________________________________

Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog
http://www.lemillebolleblog.it/

4 pensieri su “Il vino italiano ha un grande ambasciatore in Polonia: Jerzy Kułakowski

  1. Grazie sig Kulakowsky. Ho sempre sentito parlare di lui dai miei colleghi in modo così positivo, che seppure non gli abbia mai parlato assieme é come se lo conoscessi. Con grande piacere vedo tra i suoi fornitori tanti amici e valenti produttori. Con soddisfazione riscontro che Mondodelvino ha “accompagnato” Poderi dal Nespoli in un viaggio impegnativo senza snaturare le attitudini di questa bella “romagnola”.
    La strada da fare é ancora lunga; ma la volontà di rendere questo angolo di Italia verace ancor più conosciuto é però totale.

  2. Buongiorno Sig Jerzy
    Di quando ci siamo conosciuti al VINITALY di tanti anni fa mi ricordo il suo rigore per la qualità e la gentilezza della sua strerta di mano tipica delle persone che nutrono la passione della raffinatezza e dell’armonia
    Complimenti al suo pensiero ad alla sua energia che conforta e sostiene la strada dei vignaioli che amano il valore della fatica e della stretta di mano
    Grazie per la sua intervista
    Mattia Vezzola

    • Grazie per queste piacevole parole. Anche per me alcuni incontri sono indimenticabili. Mi sono sempre chiesto come enorme lavoro Lei a dovuto fare per godere di tale grande autorita’ tra gli amanti del vino. Mi ricordo come Sua apparizione al Vinitaly evocato grandi e piacevoli l’emozioni tra presenti gli assaggiatori. Con affetto ricordiamo (insieme con la mia moglie) la visita nella cantina Bellavista dove abbiamo avuto l’oportunita conoscere il mondo di famosa Franciacorta.

  3. Leggo ora questa intervista: bellissima. Interessanti I problemi che deve affrontare un importatore per diffondere un prodotto come il vino. Mi auguro che in giro per il mondo ci siano tanti Jerzy che con tanta passione sostengono e diffondono il vino italiano. Polonia splendido paese con splendide persone: sono andato la e ho spesso a che fare con I polacchi per lavoro e dimostrano sempre disponibilità e competenza.
    Questa intervista sarà la prima di una serie dedicate a queste figure ?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *