Una Malvasia delle Lipari a due voci…

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Diavolo di un Alfonso Stefano Gurrera! Da fuoriclasse qual è, da folletto che bisogna lasciare libero di agire in campo, senza vincolarlo a schemi di gioco, la nostra scattante ala catanese ci racconta, a modo suo, una Malvasia delle Lipari. Ma non lo fa con le sole sue parole, bensì coinvolge, in un intrigante dialogo a due voci e quattro mani, nientemeno che una biologa molecolare diventata guida ambientale escursionistica nonché poetessa delle Isole Eolie, una dal doppio nome come lui, ovvero Giusi Emanuela Murabito

E allora che fare se non ascoltare in silenzio il loro dialogo, il loro intreccio di emozioni enoiche, il loro tentativo di raccontare non solo un vino ma un’isola, un’atmosfera, una leggenda antica? Buona lettura…

Tutto cominciò con un gioco di sguardi. Lei, con quegli occhi glauchi di una dea greca, e la postura di una divinità romana, mi guardò, silente, più di qualche istante come se cercasse nel mio sguardo l’incipit per una esaustiva risposta. La mia istanza fu secca e perentoria: “Raccontami di quest’isola Paola, o mai, io, capirò questo vino”. Poi a distrarla contribuirono quei due calici di un nettare aureo che ruotavano tra le nostre mani. Due calici colmi della “sua” Malvasia delle Lipari, la “Malvasia di Paola Lantieri”. Un nettare luccicante, di un color oro e dai toni luminosi e vagamente astratti. E pieno di mille misteri. Perché in quel suo fazzoletto di terra, la terra di Paola Lantieri, matura una Malvasia che nessuno dei vitigni attorno ai suoi, riesce ad imitare. Lo guardava, quel calice, con l’aria di chi cercasse ancora risposte mai ricevute.
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Così a non capire questa Malvasia eravamo in due. Lì, nella sua scarna ed essenziale cantina, un magico, silenzioso mistero, offriva l’atmosfera mistica di un santuario laico delle passioni. Ci troviamo in una delle sette isole delle Eolie, a Punta dell’Ufala a Vulcano, dio del fuoco, luogo in cui tutto sembra evocare scene infernali e diavoli con le forche. Eppure in altri, e ancor più numerosi scorci, quest’isola offre paesaggi naturali di incontenibile suggestione. Con scenari umani carichi di affabili cortesie e nobili gentilezze. Qui, infatti, anche gli uomini si salutano col solo gesto dello scrutarsi negli occhi: un rito – si racconta – concepito per salvaguardare questo angolo forse più paradisiaco che infernale di quanto se ne possa scrivere.
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 Anche i miei occhi ora, “salutano” con sorridente levità, e soverchia suadenza, questa coppa aurea e lo fanno in maniera tale da farmi sentire come un trafficante di droghe che a fatica contiene le sue passioni. E’ solo un preludio chopiniano che lascia intendere, o annunzia, sensazioni mai vissute. Sì perché questo vino non racconta un territorio, racconta un universo. Per questo mi affretto a rinnovare le mie istanze: Paola, ti supplico, raccontami di quest’isola: «Nessuno, neanche i grandi viaggiatori riuscirono mai a raccontarla – caro Stefano – neppure Alexandre Dumas Padre. Tanto che scrisse: “Vulcano: nemmeno dipingendola, sarebbe possibile dare un’idea di quest’isola convulsa e ardente. Davanti a questa strana apparizione non sapevamo distinguere il nostro viaggio da un sogno. Un sogno fatto di mare, di venti, di sole e, più di tutto, di luce».

Allora raccontami di questa luce – Paola – e forse comincerò a capire questo nettare divino…
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« Nulla alle isole Eolie emoziona più dello scorrere della luce – recita la voce dei suoi occhi – Quella luce che amavano, più degli altri, i grandi impressionisti Georges Seurat e Claude Monet. Qui la luce è il vero tempo. Il sorgere del rosa dal mare all’aurora; il suo tuffo, raccolto in una moneta d’oro; l’ arcobaleno blu, nell’aurea magica del tramonto. Sono l’unico vero viaggio attraverso lo scorrere di un giorno. Lo stesso giorno in cui matura qualcosa che cambierà le sorti di un odore o di un profumo. Come questa Malvasia ci dimostra. Ecco – caro Stefano – perché cerco la luce tra il vento e il mare. – Allora raccontami…. di questo mare Paola. E poi del vento. E forse, finalmente, sarò edotto… E dell idiota e incolto che è in me rimarrà solo la piccola traccia di un demoralizzante ricordo.

«Già, il mare di quest’isola! È come un cielo di acqua, la cui trasparenza ispira la ricerca nella purezza delle essenze con cui imbandire la nostra mensa, ed è da qui che il vento sapiente passa per rapirne il sapere salmastro che poi trasferirà alla vite. Ed è lui il vento, il vero maestro dell’Isola. Il vento che trasporta pensieri, fissa i movimenti, il vento parla alla terra e al mare. Vento che libera le parole dalla gabbia della logica e convoglia dai quattro punti cardinali verso l’unica retta che conduce silenzioso dentro ogni bicchiere. Mi piace la gente che sa ascoltare il vento sulla propria pelle, sentire gli odori delle cose, catturarne l’anima. Lì c’è verità, c’è sensibilità, Lì soprattutto c’è dolcezza, la luce del suo amore. Quella “luce” e quel “sole” che nei giorni del suo appassimento esercitano la più solenne e affascinante, misteriosa metamorfosi dei riti enologici ».
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Così giunto a questo punto trovo imbarazzo a scrivere, sullo stile guidaiolo (ma non troppo, altrimenti Ziliani s’inca..a) che richiede la prassi, le mie note degustative dell’ultimo 2011, degustato al “Malvasia day”. Note del tipo: “Vino dal colore ambrato splendente, caldo profondo. Olfatto esemplare, imponente e garbato, ampio e di grande finezza segnato da zucchero vanigliato, caramella d’orzo, miele ed erbe aromatiche…e così via.

Ora, ciò che qui sopra ho scritto, fatene un copia-incolla e salvate in archivio. Avrete una scheda pronta da utilizzare per una Malvasia di Hauner, o del “Capofaro” di Tasca d’Almerita, o magari di “Fenech”, e ancora di “Colosi” e, perché no, anche per la Malvasia del “Barone di Villagrande”, e forse molti altri. Tutti accumunati da un gusto pieno e caldo di ottima escalation, frutta matura, albicocca e… sapida dolcezza”. Quella dolcezza figlia delle carezze di un sole tutto eoliano.

E pensare che un tempo esisteva il detto che “un vino, per essere buono, doveva rimanere… all’ombra!” Lo coniarono, questo adagio, i veneziani che a lungo chiamarono “ombra” il calice di vino che consumavano in Piazza San Marco”. Ed era proprio il prototipo della Malvasia che ancora non si chiamava così, e che i veneziani portarono dalla Grecia. Ebbe un tale successo, questo vino, che lo straformarono in uno dei più fiorenti commerci del medio evo. Affascinante la sua storia, nata da un vitigno apolide, sans papier e senza Patria. Fatta di molti capitoli.

Nel primo dei quali si racconta la sua scoperta in un piccolo porto del Peloponneso chiamato Monemvasia, da cui prese il nome. Seguono “Il successo e la crescita della sua fama”; “Il Monopolio della Repubblica di Venezia”; “Sviluppo e ricchezze”; “Le invidie che ne suscitò e le guerre che ne scaturirono”; “Espansione della sua coltivazione in tutto il Mediterraneo”. Storia lunga otto secoli di un vitigno dai tanti consanguinei, ma nessun fratello. Lo asserisce Attilio Scienza, lo conferma il suo Dna. Così oggi in Italia troviamo una trentina e passa di Malvasie le cui uve offrono al vino una gradevolezza che quasi sempre si attesta, sulla fascia della qualità, al livello medio-alto. Malvasie, ribadiamo, tutte geneticamente diverse. Ma questa, come si dice, è tutta un’altra storia. Che ci porterebbe fuori tema e nulla la lega al racconto eoliano scritto a quattro mani da…

Alfonso Stefano Gurrera e *Giusi Emanuela Murabito.

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* Giusi Emanuela Murabito, siciliana come solo i siciliani sanno essere, viaggiatrice. Dagli oceani approdata alle Isole Eolie, dopo essersi formata come interprete e traduttrice laureata alla SSITT di Roma, e laureata all’Università degli Studi di Catania, diventa guida ambientale escursionistica AIGAE, assaggiatrice di vino e nel 2013 crea walkingeolie.com, una bacchetta magica per esplorare, vivere, godere, navigare tra le isole di Ulisse

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4 pensieri su “Una Malvasia delle Lipari a due voci…

  1. Accade che, come per il vino, certe donne sappiano declinarsi in mille modi per portare un messaggio d’amore in una terra tanto cara agli dei,e sempre meno agli uomini.
    Grazie Giusi, grazie Paola,continuate così…

  2. le foto dovrebbero eprimere non messaggio,ma un pensiero, le sue invece
    non solo ci fanno sognare,ma provocano,molto più di un desderio,di viverle,
    queste emozioni direttamente,al cospetto di questa immensa bellezza.

  3. Pingback: Walking Eolie » Una Malvasia delle Lipari a due voci…

  4. Sono proprio fortunata caro Stefano, quando ho risposto alla richiesta di leggere il tuo ultimo componimento poetico sulla Malvasia, stavo per partire e non ho fatto in tempo ad aprile il computer.
    Ero proprio in partenza per Lipari, guarda che coincidenza !
    Oggi posso meglio commentare il tuo scritto dicendoti che:
    La storia di una terra serve per ascoltare, percepire i suoni che il luogo emana. L’arcipelago Eoliano, crocevia di popoli di Natura (uomini – uccelli – semi -etc…), conserva ancora la Bellezza, quella Bellezza che non ha tempo perché pura in distruttibile.
    L’ambrata Malvasia e un coacervo di Natura, di Sole, di Terra, di Vento, d’Aria e di fantasia Umana.
    La Natura è stata magnanima con Noi Siculi, noi Umani, e questa benevolenza possiamo apprezzarla quando ci allontaniamo dalla quotidianità.
    Così ho trascorso la mia settimana di vacanza nelle “Lipari”, immersa, avviluppata in quella Luce che colora la vita.
    Sdraiata sulla prua della barca, dove la brezza leniva la calura, potevo immergere i pensieri e le fantasie nelle acque cristalline di quel mare il cui colore cambia a volere della terra.
    M’inerpicavo sui costoni rocciosi e verdi delle calette, sulle spalle lo zaino colmo delle nostalgie delle fantasie. Si! Proprio quelle fantasie che solo una terra vergine può costruire.
    A volte filari di vigna si affacciavano sul mare, allineati e composti, le cui foglie assorbivano i raggi del Sole per nutrire il raspo ancora senza colore.
    Forse per “salvarci” dovremmo vivere più a lungo nelle” Lipari”, assaporare la pioggia, il vento e il mare del periodo invernale, quando le zolle cominciano a dormire. Magari sdraiati sul divano, in buona compagnia, sorseggiando la fantastica Malvasia di Paola.
    Le Lipari non sono solo, Sole, Vento e Mare, io ho avuto la fortuna d’incontrare persone semplici, intellettuali e imprenditori, uniti da un comune denominatore *** la voglia di Amare.

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