Garantito… da me! Verdicchio dei Castelli di Jesi riserva Classico San Paolo 2012 Pievalta


Cosa vuol dire oggi, quando la svolta verso i vini “naturali” è paradossalmente diventata, da parte di alcuni, più un espediente di marketing, un espediente per essere à la page, che una vera scelta di campo, dando a questa espressione tutti i significati che può avere, produrre vini naturali e ancora di più vini espressione di una viticoltura biodinamica?

Le risposte potrebbero essere le più varie e disparate, chiamare in causa complesse teorie, filosofie, e persino implicazioni religiose, ma io credo che oggi produrre vini naturali significhi soprattutto produrre vini il più sinceri possibili e incontaminati, vini che lascino parlare la terra dove crescono le uve che danno loro vita. E vini che, alla prova del nove della bottiglia e dell’assaggio, che danno un po’ la misura di tutto, si facciano piacevolmente bere e non siano inutilmente concettosi.

Perché un vino potrà anche presentarsi come “biologico” ma se non riesce a farsi bere, se all’assaggio fa emergere più le riserve, i distinguo, le zone d’ombra e d’incomprensione che le lodi, spontanee, e le emozioni positive, è un vino non riuscito. Per non dire sbagliato.

Queste ovvietà mi sono venute recentemente in evidenza degustando e trovandoli veramente buoni, sinceri e onesti al punto giusto, due Verdicchio dei Castelli di Jesi, di diversa annata e tipologia, un riserva 2012 e un Classico superiore 2014, prodotti nel cuore della più nota e importante delle denominazioni in bianco marchigiane, in quel di Majolati Spontini, nel cuore dei Castelli di Jesi, da un’azienda, Barone Pizzini, che è nota ai più per la sua base in Franciacorta, dove realizza tra i migliori metodo classico della denominazione, ma che all’inizio del nuovo millennio decise di investire anche in altre regioni per realizzare un progetto vitivinicolo a più ampio respiro.

Gli investimenti compresero dapprima anche la Puglia (ma fu un’operazione di breve durata) ma soprattutto la Maremma toscana (Poderi di Ghiaccioforte) e l’area del Verdicchio dei Castelli di Jesi dove approdò nel 2002.

Trascorsa oltre una dozzina d’anni oggi Pievalta, con i suoi 26,5 ettari di proprietà di cui 21,5 a Maiolati Spontini, mentre gli altri cinque si trovano a San Paolo di Jesi, in contrada Follonica, rappresenta non solo una delle realtà produttive più virtuose e valide nell’area del Verdicchio, ma un esempio vincente di riconversione delle vigne dapprima al regime biologico quindi, dal 2005, alla biodinamica.
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Per conoscere la “filosofia bio” di Pievalta vi invito a leggere questa sezione del sito Internet di esemplare chiarezza. Per averne un’idea penso sia sufficiente citare queste riflessioni, credo opera di Alessandro Fenino, enologo milanese chiamato a condurre questo importante progetto marchigiano, che così efficacemente sintetizza la propria idea di viticoltura biodinamica messa in pratica nella tenuta.

Viticoltura biodinamica, dice, “vuol dire portare la vita nel vigneto aiutandolo a riattivare le forze che lo mettono in relazione con il cielo e la terra. Viticoltura biodinamica vuol dire portare la vita nel vigneto aiutandolo a riattivare le forze che lo mettono in relazione con il cielo e la terra”. Nella pratica, “le vigne sono gestite con sovesci tra i filari e con preparati biodinamici per favorire la formazione di humus fertile, vitalizzare la crescita delle piante e rispettare al meglio il terroir di queste zone”.
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Nessuna magia o bacchetta magica per Fenino: “Non trasformiamo l’uva in vino, ma l’accompagniamo nel suo divenire, sempre un passo indietro e senza trucchi per non rompere l’armonia del luogo con il nostro intervento ma, al contrario, per lasciarla esprimere liberamente prima allo sguardo di chi attraversa queste colline e poi al gusto di chi la sorseggia nel bicchiere .

E per i sostenitori del veganismo, valga la pena sapere che poiché a Pievalta da diversi anni di lavora senza il ricorso ad alcun coadiuvante di origine animale i vini prodotti dal 2009 sono anche vegani e si possono fregiare della certificazione qualità vegetariana vegan.

Io, che ho un approccio un po’ antico e pragmatico al vino e mi limito a pensare che meno chimica e meno interventismo in vigna ed in cantina non può che fare bene, al vino e alla nostra salute, mi limito ad osservare che, merito della biodinamica o meno, i Verdicchio dei Castelli di Jesi di Pievalta, che sfruttano vigneti situati su versanti opposti della Valle Esina, sulla riva sinistra Maiolati Spontini, con terreni argilloso calcarei, che conferiscono una spiccata vena minerale, e sulla riva destra San Paolo di Jesi, con terreni ricchi di arenaria, sono tra gli esempi migliori della vitalità della celebre zona vinicola marchigiana.

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Un primo esempio viene dal Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore 2014, da vigneti con una resa per ettaro contenuta in 60 quintali, vino di splendente gioventù, destinato ad lunga evoluzione in bottiglia (i migliori Verdicchio vengono fuori alla distanza e cominciano a dare il loro meglio almeno dopo due anni), dal colore paglierino oro intenso, con note leggermente affumicate petrose a naso, di nocciola e mandorle finemente tostate, di fiori bianchi e miele, asciutto e diretto, incisivo in bocca, molto minerale e verticale con acidità ben bilanciata e finale molto salato e nervoso ancora giovane e leggermente tannico.

E l’altro esempio, completamente diverso, anche se ugualmente grande, viene dal Verdicchio dei Castelli di Jesi riserva Classico San Paolo 2012, un Verdicchio a lunga gittata, con una resa per ettaro superiore, 80 quintali, ben 18 mesi di maturazione sui propri lieviti, seguita da sei mesi di affinamento in bottiglia, per un vino color paglierino di media intensità brillante traslucido e grasso nel bicchiere, dal naso ben definito e nitido, di fiori secchi, fieno, erbe aromatiche, anice, attacco vibrante in bocca, ben secco, nervoso di grande energia e slancio, largo e pieno, succoso, con acidità ben bilanciata che spinge, grande ricchezza di sale e pietra e uno svettante retrogusto di mandorla per un bianco di grande armonia e piacevolezza.

E se questo vuol dire oggi fare viticoltura biodinamica in Italia, beh, che i biodinamici siano i benvenuti!

Attenzione!
Non dimenticate di leggere anche:

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Rosé Wine Blog            www.rosewineblog.com

 

Un pensiero su “Garantito… da me! Verdicchio dei Castelli di Jesi riserva Classico San Paolo 2012 Pievalta

  1. Leggo con attenzione questi tuoi ultimi post.
    A Montalcino, dove vivo in questo momento, ci sono produttori che si sono affrettati (in ritardo) ad aggregarsi al bio – unicamente per fregiarsi della “denominazione”-; ce ne sono altri che sono lontani dall’idea “bio” eppure nel loro modo di coltivare e produrre c’è insita un’idea alta di ‘natura’ e di ‘naturale’,
    Le differenze sono solo in apparenza indistinguibili; per esempio c’è un produttore, che conosco bene, che ha effettuato la riconversione e l’ha fatto pensando – anche – al mercato, ma i cui vini ben prima già testimoniavano un suo pensiero molto sensibile e attento, non solo ai risultati di cassa.
    In verità il mondo del vino è pieno di grida fasulle che a volte sembrano proprio voler annullare gli effetti (sul mercato) di quelli che da svariati anni – chi da sempre – pensano e “agiscono” con un’attitudine “bio” (mi scuso per la sommarietà del termine). Il mondo del vino ha un’analogia in più con quello dei libri, a questo proposito.
    Nei due contesti, infatti, ci sono quelli che mimano altri che fanno … (sperando nei favori del santo bevitore). Come nel mondo del giornalismo ci sono quelli che scrivono quello che pensano e sanno, e quelli che si accodano a quello che pare il pensiero comune: salvo poi diventare specialisti nelle giravolte da circo.
    Curiosamente, il mercato, che conversa e stimola la conversazione, è oggi più sensibile alla cultura espressa dal vino sensibile alla natura, nella misura in cui lo sia (lo è) anche il produttore.
    Fine dell’era dei leccac..i, allineati e coperti, siano essi vini, produttori, valletti e servitori?
    In un certo senso sì: ma solo (è il mio personalissimo parere) se chi è ‘ingenuamente’ coerente al proprio pensiero sarà capace di tenere profilo basso e guardia alta. Cioè restando coerente e rifiutando le fate (e le befane) che fanno offerte sberluccicanti.

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