Verdicchio dei Castelli di Jesi classico 2014 Finocchi

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Capita talora, in una degustazione con tanti campioni, di imbattersi in vini che magari ci colpiscono e di cui non sappiamo nulla. Aziende che non abbiamo mai sentito nominare, etichette sconosciute, che richiederebbero, tale è la curiosità che hanno scatenato, risposte e notizie in tempo rapido, di modo da poterci spiegare, come se conoscere le vicende umane di una cantina possa essere l’elemento discriminante, il perché quel vino ci sia piaciuto tanto.

Eppure, anche nell’epoca di Internet, dei social network e dell’informazione diffusa che talvolta diventa eccesso d’informazione, può capire di rimanere insoddisfatti, perché persino “smanettando” su Google ed in Rete di quella cantina ci arrivano notizie frammentarie. O perché l’azienda, anche se sembra impossibile che ciò accada, non è presente su Internet o non ha un proprio sito, oppure perché se le pagine Web esistono sono talmente scarne ed essenziali, ridotte all’osso, che è come se non esistessero.

Devo pertanto fare doppiamente i complimenti alla Viticoltori Finocchi di Staffolo, posta nel cuore della zona di produzione di quel vino multiforme e inimitabile che è il Verdicchio dei Castelli di Jesi, gloria della produzione vitivinicola marchigiana e perla tra i vini bianchi da vitigni autoctoni italiani, perché nonostante sia una piccola realtà produttiva, che consta solo su otto ettari di vigneto, e sia una realtà familiare, non solo produce ottimi vini, ma trova anche il modo di sapersi raccontare, via Web, con efficacia, ricchezza di notizie e quel tono discorsivo che è sempre piacevole trovare e che fa tanto aria di casa.

Dopo aver bevuto, e sommamente apprezzato, il Verdicchio dei Castelli di Jesi classico 2014 della famiglia Finocchi e un altro cru di cui parlerò dopo, ho appreso che rappresentano quattro generazioni nell’ambito vitivinicolo e che la loro storia, minuziosamente ricostruita in questa pagina del sito, ha inizio nei primi anni del Novecento, “quando Marino Finocchi iniziò a coltivare la vite nelle terre di Staffolo”. Scelta di campo, e di terreno, Staffolo è nota come il “Colle del Verdicchio” ed è una delle località a maggiore vocazione dell’area classica, vincente, confermata, decenni dopo, siamo verso la fine degli anni Sessanta, quando i Finocchi acquistarono un primo terreno in contrada Salmagina (un luogo significativo) poi piantarono nuovi vigneti e proprio in quella zona costruirono la nuova cantina di vinificazione e affinamento.

E oggi, come raccontano, “i nostri otto ettari di vigneto ricadono interamente nel Comune di Staffolo e si distribuiscono su quattro diverse contrade: Salmagina, Castellaretta, Campagliano, Filellu, ognuna contraddistinta da un suo inimitabile terroir. Il cuore viticolo della nostra azienda è il vigneto di 5 ettari in contrada Salmagina, storicamente una delle zone più note e vocate alla produzione del Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico, al quale conferisce una nota minerale, sapida molto accentuata, grazie alla particolare natura salmastra dei suoi terreni, molto probabilmente per la presenza in tempi passati di saline. Ecco spiegata l’origine del nome di questa contrada, e cioè “Salmagina”.

I terreni sono calcarei, sabbiosi e parzialmente argillosi, le esposizioni, a sud-ovest e sud-est, sono quanto di meglio si possa sperare.

Due i Verdicchio dei Castelli di Jesi di loro produzione (en passant va ricordato che sono tra i pochi a produrre ancora l’Incrocio Bruni 54, un incrocio tra Sauvignon per Verdicchio ottenuto nel 1936 dal professor Bruno Bruni), uno il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico, di cui ho provato un giovanissimo, pimpante, promettente 2014, e poi un Verdicchio Classico Superiore, annata 2013 il mio assaggio, denominato Il Pojo, espressione dialettale con la quale si designa il poggio e in questo caso “il cru”, “la scelta dei grappoli e del terroir all’interno della particella di vigneto di contrada Salmagina”.
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Il Verdicchio classico viene da un vigneto piantato nel 1984 e 1988, con presenti all’interno, come pure nel vigneto del Superiore, vecchi cloni di Staffolo, mentre la data d’impianto del Pojo è del 1991. Per la produzione del Pojo, che ha una resa per pianta inferiore, viene utilizzato esclusivamente il mosto fiore e il vino conosce un affinamento sulle proprie fecce di fermentazione.

Quale dei due Verdicchio mi è maggiormente piaciuto? Direi entrambi, perché il primo esprime la generosità e il calore della gioventù, mentre il Superiore fa trasparire quella profondità e verticalità che io amo tanto trovare in un Verdicchio dei Castelli di Jesi che ha trascorso qualche anno in bottiglia. Il Verdicchio dei Castelli di Jesi classico 2014 l’ho così descritto: bella intensità di colore paglierino oro con leggera vena verdolina, grasso nel bicchiere, naso caldo, pieno, mediterraneo, con frutta gialla ben matura in evidenza, nocciola e mandorla agrumi e anice. Bocca ricca, piena e succosa di grande densità, acidità ben bilanciata, ricchezza di sapore e persistenza lunga e godibile.

La mia descrizione del Verdicchio Classico Superiore 2013 Il Pojo è invece: colore verdolino traslucido brillante, naso fresco e floreale di grande eleganza e fragranza, note di agrumi canditi, confetto, mandorla, bocca molto fresca, essenziale, incisiva e nervosa con acidità che segna e spinge e dà lunghezza e verticalità bella energia e spinta e tensione finale. Questi i Verdicchio dei Castelli di Jesi della Viticoltori Finocchi: a voi scegliere il preferito…

Viticoltori Finocchi
via Donatori del Sangue, 6
60039 Staffolo (An) Italy
Tel. 0731 779573
E-mail info@viticoltorifinocchi.it
http://www.viticoltorifinocchi.it/

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Un pensiero su “Verdicchio dei Castelli di Jesi classico 2014 Finocchi

  1. Il verdicchio è il vino che bevevo nei ristoranti, con i clienti dell’agenzia (pub), per festeggiare l’approvazione della campagna (sudata approvazione), o per celebrare l’acquisizione di un budget, per un nuovo prodotto.
    Erano tempi in cui conoscevo bene il Barolo (per consuetudine famigliare) e lo champagne (per passione di entrambi i miei genitori; passione che mi hanno passato). Qualche volta assaggiavo il Gattinara, e nelle osterie – Magolfa e Praticello, soprattutto – si andava di chitarra bevendo Barbera; c’era pure la Franca Valeri, con il marito …
    Ma il Verdicchio era il vino che bevevo per lavoro; mai mi sarebbe passato per la testa di bere un rosso: il sangiovese poi … chi lo conosceva?!
    Ora mi pare che il Verdicchio (e le Marche) sia in rimonta. Curiosa di assaggiare questo …

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