A Dicembre scende la neve dal cielo e brillano le stelle Michelin

Omino Michelin
Poteva mancare, anche su Vino al vino, un commento sulle stelle distribuite dalla guida Michelin? Sicuramente no. E quindi cronaca e commento a Maria Isabella Rebecca.

Anche quest’anno come ogni anno a Dicembre arrivano i fiocchetti di Natale. E non solo. Cadono dal cielo anche le nuove stelle, quelle del mondo del gourmet, simboleggiate dall’inconfondibile pupazzetto grassoccio. Siamo nel bel mezzo del firmamento Michelin.

Tra chi guadagna e chi perde in Italia siamo a quota 334 ristoranti stellati (secondi alla Francia). Ci sono in tutto 26 nuove stelle e 24 new entries. Nessun tristellato emergente a mettersi tra i piedi tra gli 8 già esistenti. Max Alajmo in Veneto, che detiene il primato di essere stato il più giovane chef ad aver preso le 3 stelle: è innovazione spinta a Le Calandre. L’Osteria Francescana del grande Bottura che ha guadagnato pure i 20/20 della Guida de l’Espresso. Da Vittorio, a Brusaporto, elegante e condito da un pizzico di tradizione. Eccone citati 3: quelli sperimentati. I rimanenti sono sempre 5: Piazza Duomo ad Alba, Dal Pescatore a Canneto Sull’Oglio, Reale a Castel di Sangro, Enoteca Pinchiorri a Firenze, La Pergola a Roma. Non uno di più, non uno di meno.

Un peccato per gli eno-gourmet estremi, ma anche un sollievo per non dover aggiungere un tassello in più al puzzle da comporre per “vantare” di avere in tasca il panorama completo delle eccellenze. Punti di vista.

La Lombardia pare essere la regione più prolifica con 58 ristoranti. Bene per i gourmet del nord Italia. Decisamente più a sud invece la città che può vantare il maggior numero di stellati: siamo a Napoli, che vanta 20 eccellenze. Un paese dalle mille risorse: dal settentrione al meridione. C’è chi si può vantare dell’abbondanza, chi della dinamicità. Il Veneto si conferma come la regione con più new entry insieme all’Emilia Romagna in tema di Bib Gourmand, ossia i ristoranti con menù a carattere regionale a meno di 30 euro. Abbordabili, in altre parole. Sempre il Veneto si contende con il Piemonte il terzo posto in termini di numero di stellati.

Nonostante di classifica si debba parlare, ci si può comunque sbizzarrire al punto da non capirne più nulla: classifiche tra le classifiche da confondere anche i più orientati. Si, perché oltre ai nuovi stellati, c’è anche chi fa doppietta e passa da 0 a 2 stelle in un colpo solo. E’ il caso di Casa Perbellini, a Verona (anche se, senza fare nomi, qualcuno scivolando menziona un semplice upgrade da 1 a 2 stelle). C’è chi invece conquista la stella in più, aggiungendo il prefisso “bi-“ all’aggettivo stellato. E’ il caso della Gourmet Stube Einhorn di Peter Girtler in Alto Adige. Ci sono quelli che, nonostante il cambio chef, confermano la stella (come lo splendido Venissa sull’isola di Mazzorbo ed Inkiostro a Parma). Quelli che la perdono per chiusura attività e via discorrendo. Un universo complicato insomma. Luccicante da un lato, oscuro dall’altro (13 i ristoranti che la stella l’hanno purtroppo persa).

Nonostante sarebbe cosa buona e giusta parlare di ogni ristorante singolarmente, risultando impresa impossibile, pare ciascuno (mi riferisco alle maggiori pagine eno-gastronomiche italiane ma non solo) metta in risalto talora l’uno talora l’altro locale, secondo le proprie grazie e, chiaramente, lo spazio a disposizione. Finedining lovers apprezza molto L’Argine a Vencò di Antonia KlugmannBorgo San Jacopo di Peter BrunelLa Tana di Alessandro Dal Degan, e le tre novità su Milano: il ristorante Armani dello chef Filippo GozzoliSeta di Antonio Guida all’interno del Mandarin Oriental e Tokuyoshi di Yoji Tokuyoshi con la sua cucina italiana “contaminata”. Qualche influenza etnica ci sta sempre bene. Così come un tocco di “fashion”, soprattutto se ci si trova nella città della moda per eccellenza. Peccato per lo storico Trussardi alla Scala che non ha retto il cambio di chef.

Non posso che trovarmi d’accordo in merito a La Tana, una cucina “materica” attaccata alle origini ed ancor più alle materie prime, quelle del bosco (ci troviamo nell’altopiano di Asiago). Una cucina “mentale” per il ragionamento che ci sta dietro ma semplice ed allo stato puro. E diversamente non potrebbe essere, avendo Alessandro come esempio principe l’umiltà fuori misura di Nicola Portinari de La Peca, il ristorante che ha confermato le due stelle Michelin.

Su Dissapore non ci si sbilancia molto. Una sfilza di ristoranti magistralmente elencati. Per regione, un criterio che non si smentisce mai.

Sul Corriere una breve scheda introduttiva dedicata alle new entries, iniziando con il Seta di Milano e concludendo con l’Alpenroyal Gourmet di Selva di Valgardena. Molto risalto alla perdita di Davide Scabin (citata anche nel titolo) che, col suo Combal Zero di Rivoli,  passa da due ad una stella. Stupore per tutti e grande solidarietà in rete da parte dei colleghi stellati.

Su Scatti di gusto non manca un po’ di sano gossip (in merito al basso profilo mantenuto dalla capitale) così come si azzarda qualche previsione: niente pizzerie. Perché le stelle non guardano in faccia un cibo così democratico? Non sarebbe stato da stupirsi, dato che di una stella è stata persino insignita nel 2015 una macelleria, Damini e Affini, il primo caso italiano di macelleria sostenibile. Una macelleria, bistrot, ristorante. Qualcuno l’avrebbe mai detto?

Sempre in tema di profezie, ecco materializzata la mia intuizione: Aga e Aqua crua: due stelle emergenti. Il tema dell’acqua pare aver portato fortuna a Giuliano Baldessari e ad Oliver Piras, anche lui giovanissmo. Sì perché la metà dei nuovi stellati ha un’età inferiore ai 35 anni. E se vogliamo rimanere in tema di età, non dimentichiamo che Lorenzo Cogo, classe 1986, rimane comunque lo chef stellato più giovane d’Italia.

C’è un po’ di tutto insomma, dappertutto. E, con i Bib Gourmand, ce ne anche un po’ per tutti.

E, a furia di parlarne …. ce n’è quasi da fare indigestione. Fermiamoci qui e lasciamo quindi che siano il nostro appetito ed il nostro palato a trarre le più fidate conclusioni. A prova di qualsiasi guida, Michelin inclusa.

Maria Isabella Rebecca

Attenzione! Non dimenticate di leggere anche:

2 pensieri su “A Dicembre scende la neve dal cielo e brillano le stelle Michelin

  1. Caro Franco,
    come sempre un piacere leggerti. Almeno tu non ti limiti al comunicato stampa… o peggio a parlare di fregnacce pur di pubblicare di continuo articoli che ti annoiano alla terza riga… o non mi stressi con quelle pubblicazioni provocatori presuntuosi che sarebbero solo da prendere a bip nel sedere!
    Detto questo, a Napoli c’è una pizzeria che merita la stella Michelin: Gaetano Genovesi. La conosci? La pizza lì è stata una delle esperienze più piacevoli della mia vita! A presto,
    Chiara

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *