Abruzzo Pecorino Machaon 2014 Ausonia

Macaone 008
Non so come la mettiate a gusti e quali tra le tante varietà di Pecorino, parlo di formaggio, sardo, toscano, romano, toscano, calabrese, pugliese, ecc., voi preferiate. Nel caso del vino, parlando di Pecorino, sebbene questa cultivar a metà dell’800 fosse presente anche in Umbria, Lazio e Puglia, è tutto più semplice, perché se è pur vero che il Pecorino attualmente è uno degli emblemi del vino bianco del Centro Italia le regioni che stanno puntando su di lui sono sostanzialmente due, le Marche, da dove oggettivamente negli anni Ottanta è partito il vero movimento di riscoperta e rivalutazione di quest’uva, dal cuore del Piceno, e l’Abruzzo.

De gustibus disputandum est e francamente non me la sento di attribuire il primato ad una delle due regioni, visto che da entrambe arrivano, una volta che è stato superata la fase dell’estremismo giovanile che portò diversi produttori ad esagerare con l’uso del legno in fermentazione e affinamento, eccellenti vini, alcuni più freschi e giovani, altri più strutturati, ma se proprio devo sbilanciarmi direi che la produzione abruzzese sta dimostrando un surplus di dinamismo.

Voglio così proporvi, l’ho già fatto la scorsa settimana sul nuovo blog dedicato ai rosati, Rosé Wine Blog, presentando il Cerasuolo di questa giovane azienda, il Pecorino opera dell’azienda agricola Ausonia di Atri nel teramano, che nasce nel 2006, un anno dopo che Simone Binelli decide di dare forma alla propria passione per il vino e s’iscrive, per acquisire la seconda laurea, la prima era in Farmacia, a Viticoltura ed enologia presso l’Università di Firenze.

Binelli ha dapprima acquisito 4,5 ettari di Montepulciano d’Abruzzo e tre di Trebbiano, ristrutturandoli profondamente adottando la forma di coltivazione a guyot in luogo di quella cordone libero, e poi ha piantato, nel 2008, due ettari e mezzo di Pecorino. Percorso completato poi dalla costruzione di una cantina ecosostenibile dotata di un tetto in legno che recupera l’acqua piovana in una cisterna da 200 metri cubi da utilizzare durante l’estate.

Anche in questa fase nascente la produzione ha voluto subito qualificarsi ed ecco un Montepulciano, un Trebbiano, ed il Pecorino con fermentazione spontanea, senza ricorso a lieviti selezionati. Scelte fatte da Simone Binelli insieme al fratello Paolo che si occupa della parte commerciale e alla moglie Francesca Lodi.

Per tutti i vini e per l’azienda, Ausonia, è stato scelto il nome di farfalle che sono individuabili nel territorio abruzzese: Apollo per il Montepulciano Cerasuolo, il Montepulciano d’Abruzzo ed il Trebbiano, Nostradamus per il Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane e Machaon per il Pecorino,

Simpatica la storia di Ausonia, ma il Pecorino Abruzzo com’è?

Io lo definirei un buon bianco, alieno da tecnicismi, di spiccato carattere varietale e molto lineare nel suo modo di proporsi.

Colore paglierino oro splendente, brillante nel bicchiere, si fa subito notare per il naso ben secco, intensamente profumato di fieno e fiori secchi, di anice e agrumi. La bocca è ben asciutta, ricca di sapore, con struttura salda, una salda spalla acida che vivacizza e dà nerbo alla materia.

Un altro Pecorino (la prossima volta parleremo di uno marchigiano) da aggiungere alla lista dei Pecorino che meritano attenzione.

Azienda agricola Ausonia
Contrada Nocella
64032 Atri TE
telefono 085 9071026, Mobile 340 232 9860 ‎
http://www.ausoniavini.it/

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Un pensiero su “Abruzzo Pecorino Machaon 2014 Ausonia

  1. Premetto che sono un semplice appassionato sempre disponibile al viaggio per conoscere nuovi produttori che lavorano secondo principi ben precisi ovvero “biologici/biodinamici/biofatevoi ….!!! .
    Sono stato loro ospite in azienda per una degustazione e non posso che confermare quanto detto di buono dal Sig.Ziliani anzi vorrei ribadire , da Piceno qual sono , che il loro Pecorino e’ davvero molto buono ma sopratutto non sa’ di Chardonnay , come parecchi abruzzesi ed anche piceni . Molto valido il Trebbiano , che se anche non molto profondo , a tavola risulta un campione nell’accompagnare le pietanze cosi come il rosso Apollo . Buono il rosato mentre il rosso di punta ,di cui non ricordo il nome e l’annata ma se non vado errato era ancora realizzato con i lieviti selezionati , deve ancora scontare l’eccesso di legno . I prezzi sono molto appetibili ed il vino sfuso , venduto in baginbox , non sfigura affatto con l’imbottigliato .

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