Chiamala tu se vuoi, voi se volete, emozione …

Terre di Pietra_viniTorre di Pietra, un’altra idea della Valpolicella 

Quella di visitare una cantina nel cuore della Valpolicella (a San Martino Buon Albergo, per esser precisi), nel bel mezzo di una piovosa domenica di febbraio, senza preavviso alcuno, interrompendo un pomeriggio dedicato alla pulizia della cantina. Non una pulizia qualunque, bensì una pulizia romantica (sia pur non ancor di primavera). È la domenica di San Valentino. Ed il cuore di Laura (Albertini) e Cristiano (Saletti) senza esitazione alcuna si apre a quello di taluni fortuiti visitatori con i quali finiranno per trascorrere buona parte del pomeriggio a disquisire, degustare e raccontare. Ci si trova presso l’azienda agricola Terre di Pietra  proprietaria di 2 vigneti, che insieme totalizzano poco meno di 4 ettari a 400 metri di altitudine circa:
@ uno nella zona classica a Torbe di Negrar (di dove e’ originario Cristiano); l’altro …
@ nella zona di Marcellise.
Terre di Pietra3Dal 2011 riconvertita al biologico, applicato quest’ultimo con una consapevolezza che, a mio modo di vedere, si trova a metà strada tra il rispetto per il territorio e la ricerca della naturalezza nel prodotto che ne deriva. Senza la ricerca di estremismi e ancor meno dell’inseguimento di passeggere mode “del naturale a tutti i costi”. 18 mila bottiglie l’anno circa, distribuite in Italia ed all’estero. Il primo bacino al di fuori del bel paese e’ quello newyorkese. Anche i polacchi però iniziano a farci qualche pensierino. Obiettivo? Raggiungere le 20 mila bottiglie l’anno. Quando? Di preciso non si sa. “Ambire al di più sarebbe solo una mira per golosi, non è quello cui aspiriamo”. “È’ la mentalità della generazione dei nostri padri, mentre la nostra sta tornando a quella dei nostri nonni, padri dei nostri padri”. 

Si coglie che quanto più conta per Laura e Cristiano è il ritornare alle origini, attraverso il rispetto del territorio, concetto inteso come antitesi allo sfruttamento. Nessuna latente intenzione di arricchimento. Quello che serve per  ripagare il mutuo sugli investimenti in cantina e, semplice quanto faticoso, far tornare i conti affinché il bilancio familiare in attivo permetta loro due (ed alle loro bimbe) un’esistenza dignitosa, quindi felice.
Se curiosate all’interno del sito Internet aziendale troverete un po’ di storia “Ho iniziato partendo da zero. Avevo a disposizione solo una ricetta: un po’ d’incoscienza…”. Laureata in ragioneria, figlia di un vignaiolo decisamente burbero e forse anche un po’ ostinato, Laura si scontra contro la volontà del padre che ha sempre associato in modo indissolubile la figura femminile ad un impiego d’ufficio.
Terre di Pietra_LauraErroneo istinto paterno di allontanare Laura dalla terra. Oltre che erroneo, fallimentare forse?
“Non serve la tecnologia, ci vogliono le mani, il naso, il cuore e la passione…”;  in ogni istante. Sono Laura e Cristiano. Insieme dal 2000 e ancor oggi uniti, giorno dopo giorno. Con passione, cuore, naso e mani. Ed un gran bel sorriso, aggiungo io.

Iniziamo quindi ad assaggiare. Partendo dal Valpolicella Classico STELAR. Nome locale quest’ultimo di uno strato di pietra di Prun: il primo per la precisione.  Ecco la scheda tecnica . Dalla quale mi permetto solo di “estrapolare” le uve: Corvina – Corvinone – Rondinella e Molinara. Poi vi svelerò il perché.

Tra un sorso e l’altro di questo vino fruttato ed oscillante si ride e si scherza. Si parla del più e del meno. Emerge l’attaccamento di Cristiano alla propria terra d’origine, Torbe, della cui separazione parla come se si rivolgesse ad una meta distante centinaia di migliaia di km. Al punto da essersene tatuato il nome sulla pelle. Emerge un velato sentimento di frustrazione da parte di Laura per non aver tuttavia e tuttora ottenuto l’appoggio da parte del padre alle sue scelte (se vuoi) anticonformiste. Ogni grappolo gettato è per il padre un’offesa alla natura.
Una natura che tuttavia Laura ama incondizionatamente, così come si manifesta follemente nel suo Valpolicella Superiore, La Peste. Un vino che ho assaggiato e ri-assaggiato. Un Valpolicella superiore dai connotati tecnici qui descrittiUna bilanciata acidità ed un colore scarico, il tutto da contrappeso ad una forte carica emozionale. Un vino che, affinando 18 mesi in vasche di cemento, ha la possibilità di respirare.

Una doppia sfida per Laura. Una di tipo tecnico, l’utilizzo del cemento  poc’anzi citato (e sappiate che se appoggiate la lingua sul cemento non riceverete la scossa, come accade con l’acciaio), supportata dall’amico enologo Flavio Peroni. Ed una di carattere sentimentale: per dimostrare al padre il proprio amore, anche lui velato, così come lo è il risentimento. Osservate l’etichetta: un signore dalle gambe sottili. E a fianco due bimbe. Il nonno e le nipotine Anna ed Alice. Protagoniste ed autrici del disegno. Tenerezza allo stato puro. Ma lui, nonno e papà, si volta dall’altra parte e borbotta “che gambe magre te me ga’ fato” (*che gambe magre mi hai fatto). Un uomo roccioso, che Laura ha visto piangere in una sola occasione, quella di una tremenda grandinata. Un uomo che non si commuove o magari … finge semplicemente imperturbabilità. Chiamasi ostinazione.

E poi si assaggia il Valpolicella Superiore MESALlo strato di mezzo. Di un rosso rubino intenso ed al naso portatore di grande intensità. Una discreta complessità nei profumi che si manifesta anche al palato.

La degustazione che poi degustazione non è stata ma più che mai una chiacchierata degustativa si è rilevata e si è chiusa con l’Amarone della Valpolicella ROSSON.  Anche “Rosson” altro non è se non il nome locale di uno strato di pietra. Uno di quelli disegnati sull’etichetta, un sovrapporsi di linee colorate stilizzate, ciascuna a rappresentare uno strato (ed un vino) diverso. Tornando all’ Amarone: potenza, struttura ma dotato di una freschezza che ne rinforza la beva.
Terre di Pietra_AmaroneSi potrebbe rimanere a raccontare dei vini di Terre di Pietra per ore. Per poi magari giungere alle più banali, quanto crude ma mai e poi mai così vere conclusioni: “bere i vostri vini è come una bella … notte d’amore con una donna”. Per la verità Sandro Sangiorgi ha usato una terminologia più vivida ma il concetto è il medesimo. Emozione, Passione, Sensazione. Ecco che vi ho svelato il perché. Il perché del Corvinone, un’uva dalle spiccate note verdi quando non pienamente matura. Della Corvina, meno “aspra” e più sensibile alle scottature del sole. Suscettibile ma elegante, in grado di dare un grande risultato anche se vinificata in purezza.  Il perché della Rondinella, un’uva che non si ammala mai; un’uva forte ma che da sola esprime poco. Ma non della Molinara, sulla quale lascio a voi trarre delle conclusioni.

Così come Laura e Cristiano hanno lasciato a noi fortuiti visitatori trarre, in merito alla Garganella del loro Veronese Bianco – Vigna del Peste. Un vino furtivamente intrufolato nel retro dell’auto già ricolma di cartoni di rosso ripieni.

Che ne dite, saprà anche il Bianco trasmettere la stessa …tu chiamala, voi chiamatela, emozione?

Maria Isabella Rebecca

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