Clamoroso cambio della guardia alla testa della Guida vini dell’Espresso

In-out
Crisi di una guida o piuttosto del modello guide?

Sta facendo molto discutere la notizia, apparsa a sorpresa su siti Internet e wine blog nei giorni scorsi, relativa al cambio della guardia alla testa della Guida dei vini dell’Espresso, con una sostituzione degli storici curatori, Ernesto Gentili & Fabio Rizzari, che qualcuno arriva a definire papale papale come “licenziamento”.

Non conosco e non mi avventuro ad immaginare i motivi di questa immagino non facile decisione presa dall’editore insieme ad Enzo Vizzari (da anni il responsabile delle guide de L’Espresso).

Ho grande stima, umana e professionale, di tutte le persone coinvolte in questa scelta e pertanto invito a non considerare di circostanza il mio rincrescimento per l’accaduto, la mia sincera solidarietà a Ernesto e Fabio, la naturale comprensione per Enzo, che si è trovato a fare qualcosa che, conoscendolo, sono certo avrebbe evitato volentieri di fare e che immagino avrà fatto con molta fatica, nonché gli auguri ai due nuovi responsabili della “cosa”, che pare non sarà una guida in senso stretto, scelti da Vizzari, soprattutto al vecchio amico Andrea Grignaffini.

Io sono persuaso che un editore ed un responsabile delle guide (vini e ristoranti) dell’editore stesso abbiano tutto il diritto di compiere scelte, sebbene dure e antipatiche, come queste e pur immaginando, e sentendomi male al solo pensarlo, come si siano sentiti Gentili e Rizzari (e i loro collaboratori) quando hanno appreso di essere stati rimossi, credo che, soprattutto in un’epoca difficile, crudele e che lascia poco spazio ai sentimentalismi come l’attuale, decisioni del genere debbano essere accettate e prese come segno dei tempi, dei mala tempora che currunt. E non debbano dar luogo a polemiche che lasciano il tempo che trovano e non cambiano la sostanza delle cose.

Secondo un modo di dire diffuso, “squadra che vince non si cambia”, quindi se, come accade in questo caso, l’Espresso non si é limitato a cambiare gli allenatori, ma ha deciso di cambiare tutta la squadra e di provare a dar vita ad un modulo inedito (tra le dichiarazioni attribuite a Vizzari una è particolarmente interessante, laddove si accenna a “qualcosa di completamente nuovo che presenteremo ufficialmente a breve. Si tratta di un nuovo prodotto editoriale, non sarà più una guida e si chiamerà, appunto, I Vini dell’Espresso”, verrebbe da pensare che questa squadra non si stesse comportando bene nel campionato e fosse lontana dalla “zona scudetto”.

Anche in questo caso non conoscendo i numeri, ovvero l’ammontare delle copie vendute, ed il rapporto costi-ricavi – conosco però gli ex curatori e gli ex collaboratori e non mi pare conducessero vite da nababbi.. – non ho elementi per dire che il cambiamento possa essere dovuto a risultati insoddisfacenti. Non ho idea nemmeno di cosa possano rappresentare risultati soddisfacenti… A naso penso che le vendite della guida dei vini dell’Espresso fossero in linea con le vendite di larga parte delle altre guide.

Posso solo, oltre ad esprimere il rincrescimento per l’accaduto, ribadire, come ho già fatto altre volte, anche pubblicamente, che personalmente consideravo questa guida la migliore tra le tante (troppe) in circolazione e che sostanzialmente mi ritrovavo nelle valutazioni date da Gentili & Rizzari e la loro squadra ai vini da loro giudicati. Con la consapevolezza che l’approccio al vino adottato da questa guida, il modo di valutare e il linguaggio utilizzato fosse spesso giudicato molto raffinato e personale e non fosse giudicato entusiasmante o coinvolgente.
IN_OUTIn un articolo molto ragionato che invito a leggere, qui, il giornalista Stefano Tesi tocca un punto a mio avviso di fondamentale importanza, laddove annota “Nessuno o quasi che si faccia domande più generali sul fatto che questa tabula rasa sia la premessa di cambiamenti o di cambi d’indirizzo ben più radicali di quelli già vagamente annunciati”.

Anche se mi piacerebbe molto capire meglio cosa intenda dire uno dei due curatori giubilati, Fabio Rizzari, quando sostiene che “il cambio alla Guida dei vini “è solo una scelta politica e strategica”, e da un ottimo conoscitore e cultore della lingua italiana come Fabio la scelta di quei due aggettivi non può di certo essere casuale, ho la percezione che questo cambio radicale maturato alla Guida dei vini dell’Espresso non riguardi solo quella guida e le modalità della sua conduzione o la “pericolosità” di talune scelte fatte. Penso piuttosto che questa “rivoluzione” faccia riferimento, più globalmente, al “sistema guide”, a quanto hanno rappresentato per anni, ad un modello che ormai mostra la corda. E fa fatica a rimanere uguale a se stesso.

Certo, la guida dei vini dell’Espresso, fin dalla sua nascita, quando la prima edizione fu curata, in modo personalissimo, da Alessandro Masnaghetti, si è sempre trovata “schiacciata” tra una guida, nata nel 1987, che faceva riferimento e guidava il mercato, e le altre guide, ognuna delle quali, da quella Veronelli a quella dell’A.I.S. (che aveva il vantaggio di essere direttamente distribuita ad oltre trentamila iscritti all’Associazione e quindi aveva una logica commerciale tutta personale), cercava di ricavare un proprio spazio, una propria autorevolezza o credibilità. Uno spazio che la comparsa, qualche anno fa, di una guida, Slow wine, legata ad un’altra associazione potente come Slow Food, ha finito oggettivamente per rendere ancora più stretto.

In nessun altro Paese del mondo, nemmeno in Francia, vengono pubblicate tante guide dei vini come in Italia e il modello tradizionale della guida è riuscito a resistere per tanto tempo, e penso che la scelta di Franco Ricci e della sua Fondazione Italiana Sommelier di pubblicare quest’anno esclusivamente l’edizione digitale di Bibenda 2016 costituisca una decisione di grande rilievo e significato.
culdesacCambiano, in maniera un po’ traumatica, i curatori di una guida dei vini e si dichiara di puntare a costruire qualcosa di nuovo. Prediamone atto, rinnoviamo la solidarietà a chi ha perso un lavoro e facciamo gli auguri a chi cercherà di fare di meglio al posto suo.
Penso però ci sia soprattutto da chiedersi, e con trent’anni di esperienza sul gobbone io me lo chiedo, se questo episodio non vada letto in maniera diversa, come il segnale, chiarissimo, di un mondo del vino, anzi, dell’informazione sul vino, entrato in una crisi sempre più profonda. Un cul de sac da cui uscire sarà davvero un’impresa…

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5 pensieri su “Clamoroso cambio della guardia alla testa della Guida vini dell’Espresso

  1. un’analisi pacata, senza spirito polemico, che condivido e che mi piace molto. Non sembra nemmeno farina del sacco di Ziliani…

    • la vicenda é triste e fare polemiche sarebbe stato stupido e inopportuno. E poi polemiche su cosa?
      L’editore ed i suoi diretti collaboratori hanno il diritto di fare scelte simili, purtroppo.
      Rinnovo l’espressione della mia umana solidarietà a Fabio ed Ernesto e ai loro bravi collaboratori, ma capisco anche che se si intende fare qualcosa di completamente diverso (cosa possa essere non riesco ad immaginarlo) l’Espresso e Vizzari avessero il diritto di fare tabula rasa.
      Invito però a riflettere sul significato più profondo che questo singolo fatto ha, sulla crisi del modello guide e sulle sempre più grandi difficoltà che vivono oggi sia un’informazione indipendente sia il mondo del vino..

  2. Sono una vecchia dietrologa – non per natura ma a causa delle esperienze professionali – perciò mi limito a sposare gli aggettivi “strategico” e “politico” rieditati in “strategia politica”. … Ma si saprà (saprete: io le guide non le ho mai nemmeno sfogliate) di più quando uscirà “la cosa nuova”.
    Intanto chi lavora nella vigna continuerà a scrutare il cielo scuotendo la testa.
    Sono anni che non leggo più l’Espresso, un periodico a cui sono stata affezionatissima fin dai tempi di Manlio Cancogni.
    Ma a parte le considerazioni sul cambiamento di cui parla il post, sottoscrivo il cambiamento così sentitamente espresso (scusate il bisticcio) da Franco Ziliani.
    Franco Ziliani che, anche lui, ha un sacco di farina nuovo nuovo con cui impastare considerazioni e tornare – per favore – a darci il suo parere, incontestabilmente nitido e autorevole su ciò che berremo.
    Sono tempi che bastonano, questi, senza eccezioni. Anche perché chi legge – in questo caso, chi legge libri – sa che la storia non finisce mai.
    Perciò sarà sempre più importante, anzi strategicamente politico, bere meno e bere meglio, anzi ottimamente.
    Solo chi non legge, ancora pensa alla quantità.

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