Nebbiolo Prima: un tour de force che quelli come me non reggono più

Fisicobestiale
100 e più assaggi di Barolo al giorno sono troppi anche per un innamorato come me

Devo questo articolo, che pubblico con clamoroso ritardo, in primo luogo agli organizzatori di Nebbiolo Prima 2015, l’Unione Produttori Vini Albesi, che anche lo scorso anno hanno avuto la gentilezza di invitarmi insieme ad un numero crescente di wine writer di tutto il mondo. Ormai la maggioranza, come è (forse) giusto che sia, essendo Roero e soprattutto Barbaresco e Barolo vini (e deo gratias) a fortissima vocazione all’export.

Perché non abbia pubblicato prima di oggi questa nota ha vari motivi. In primis la situazione metereologica, con il caldo feroce che ha imperversato praticamente da giugno a tutto settembre, caldo che mi portava a concludere che scrivere di Barolo non fosse il caso, visto che a pochi, con il clima torrido di quei mesi, ritengo venisse la tentazione di bere i grandissimi rossi albesi base Nebbiolo.

E quando il caldo è finito, ed è venuto il momento, meteorologicamente parlando, adatto per parlare dei 479 vini proposti in cinque sezioni di degustazioni mattutine (una media di 96 vini al giorno), confesso di essere stato preso da un grande imbarazzo pensando a quello che avevo nel tempo maturato di scrivere.

Gli appunti di degustazione sono ancora tutti qui, diligentemente e faticosamente presi uno per uno, cercando, anche se davvero non era facile, di entrare nello spirito di ogni vino, capirlo (per quanto possibile), e coglierne il carattere e valore che si riuscivano a percepire in quel determinato momento.

Ma farne uso, o addirittura pubblicarli uno dopo l’altro, come inizialmente avevo pensato, mi è sembrato, alla fine, un esercizio vano. E difatti mi limiterò a pubblicare solo una serie di note di degustazione dei vini che più mi hanno colpito e della cui qualità sono certo. Questo perché non sono sicuro, date le condizioni in cui ho degustato, e nelle quali mi sono trovato, di avere avuto la lucidità e la capacità critica e di discernimento indispensabili per cercare di fare correttamente e onestamente quello che ho fatto per oltre trent’anni, ovvero degustare vini e raccontarli.

Un piccolo passo indietro prima di procedere nel racconto. Per svariati anni, parlo di una quindicina o decina di anni fa, poter partecipare all’anteprima delle nuove annate di Barbaresco e Barolo che annualmente si svolge ad Alba, e che oggi si chiama Nebbiolo Prima, mentre in precedenza si chiamava Alba Wine Exhibition, veniva considerato da tutti noi una sorta di privilegio, un qualcosa che dovevi conquistarti con pazienza (gli invitati erano molto minori degli attuali) e del quale dovevi dimostrarti all’altezza.

A quelle giornate di degustazione non veniva invitato chiunque, ma persone che avevano dimostrato, negli anni, di aver maturato una certa esperienza e conoscenza non su vini come tutti gli altri, ma su vini dotati delle caratteristiche, tannini, acidità, profonda variazione delle caratteristiche aromatiche da villaggio a villaggio per non dire da vigneto a vigneto, come sono i vini albesi base Nebbiolo.

E partecipare a queste degustazioni per noi fortunati prescelti era un po’ una festa, attesa tutto l’anno, alla quale ci si avvicinava con grande gioia e senso di responsabilità, con la consapevolezza che si sarebbe assaggiato nelle migliori condizioni, in assoluto silenzio e serviti dai sommelier, con un numero di campioni da degustare ragionevole, con possibilità di recupero pomeridiano dopo il tour de force mattutino. Con attività pomeridiane che potevi tu stesso organizzarti se te la sentivi, e che facevano sempre parte della sfera della piacevolezza di essere per quei giorni ospite in Langa.

E poi, certo, noi frequentatori assidui di questa anteprima, eravamo più giovani, avevamo più energie, e l’entusiasmo dell’esserci, del partecipare, faceva sempre premio sulla fatica, ché anche all’epoca gli assaggi seriali non erano uno scherzo e ti mettevano a dura prova.

Lo scorso anno, invece, i reduci delle edizioni precedenti (nel frattempo c’è stato un ricambio notevole con volti, molti giovani, che non avevamo mai visto e che non conoscevamo, e che sicuramente sono dei fenomeni, più bravi e svegli di come fossimo noi alla loro età, beati loro…), ci siamo trovati di fronte ad un programma che avrebbe stroncato anche un bue. Le degustazioni, che in passato non avevano inizio prima delle ore 9, potevano cominciare, se volevi, anche alle ore 8 – 8.30, con sveglia alle 7, colazione alle 7.30 (e quando si degusta Barolo a colazione è bene non limitarsi ad un caffè o ad un thè, ma è bene mandare giù qualcosa: ma chi ha voglia di mangiare a quell’ora?) e si protraevano, con un centinaio di campioni, sino alle 13 – 13.30.

Quindi buffet, il tempo di ritornare in albergo, cercare di capire chi eri, tentare di rimetterti in forze, che subito, dalle 14.30, partivano le navette o dovevi metterti in moto, se ti spostavi con la tua auto, verso gli appuntamenti (non obbligatori, ma che ti veniva caldamente consigliato di seguire, visto che erano stati appositamente organizzati per noi…), disposti dall’organizzazione. Degustazioni verticali, retrospettive di una singola annata, visita alle cantine, con relativi assaggi anche di preziose vecchie annate.

Ancora giusto il tempo di un rientro veloce in albergo verso le 18 – 18.30, di riposare un attimo, farti una doccia, che alle 19.30 partiva il bus navetta che ti portava a cena in ristoranti dove avresti piacevolmente incontrato 10-20 produttori diversi, ognuno dei quali si sentiva in obbligo di portare qualche bottiglia speciale che girava tavolo per tavolo e che il produttore cortesemente ti invitava ad assaggiare, reiterando il numero degli assaggi. E in fondo lo spreco, perché non c’erano certo il tempo e le condizioni ideali per gustare un vino che avrebbe meritato ben altre attenzioni.

Così alla fine te ne tornavi in albergo verso mezzanotte, dopo una giornata nel corso della quale tra una cosa e l’altra non avevi assaggiato meno di 120-130 e più campioni, sapendo che il giorno dopo, sveglia alle 7, sarebbe stata la stessa cosa. Con la stessa identica fatica, invece della gioia della scoperta, del piacere della distinzione tra le caratteristiche di ogni campione, con il fisico provato dai troppi vini messi a disposizione (se volevi assaggiarli tutti alla cieca e non distinguere fior da fiore dall’elenco), con la medesima consapevolezza di non riuscire a fare il tuo lavoro così come avresti voluto, con la frustrazione di trovarti costretto ad un assaggio seriale, affaticato e poco produttivo, che non riusciva più a farti entrare nei vini, a farti discernere gli aspetti positivi e gli eventuali limiti.

Ricordo il mercoledì sera, ormai ”cotto” da giorni di assaggi, rientrato in albergo dopo una visita pomeridiana da due bravi produttori di Barbaresco e da un assaggio di un fantastico Barbaresco 1967, quando mi trovai costretto a decidere di rinunciare alla partecipazione alla cena, per rimanere in camera a riposare e cercare di riacquistare quel po’ di energie che mi potessero consentire di affrontare, non completamente stremato, gli ultimi due giorni di assaggi, ed il ritorno a Bergamo il venerdì, una volta ultimato il turno di degustazione.

Questa, mi accorgevo, ma con ogni probabilità solo per colpa mia, perché gli anni passano e le energie vengono meno, non era più la festosa anteprima del Barbaresco, del Barolo e del Roero che avevo tanto amato, che non avrei perso per nessun motivo al mondo, ma era diventato un tour de force stressante, una serie di assaggi a ripetizione (come il degustare cento e più Barolo in una mattina), un qualcosa che non sentivo più a mia misura.

Un qualcosa nel quale si trovavano a loro agio, fortunati loro, i giovani colleghi orientali o dei Nuovi Paesi consumatori, che alle 11.30-12 del mattino vedevi aver già finito di assaggiare la loro dose di vini, pronti a partire, facendo tesoro del tempo a loro disposizione, per visite a produttori e cantine, per sempre nuovi assaggi, inossidabili e trincerati dietro ai loro visi imperturbabili.

Ma come, dirà qualcuno, hai la faccia di tolla di criticare e di, idealmente, “sputare nel piatto dove hai mangiato”? Nessuna ingratitudine, solo l’onestà intellettuale di raccontare, senza voler criticare nessuno o avere la stupida pretesa di insegnare qualcosa a chicchessia, la difficoltà in cui mi sono trovato e la sincerità di confessare che imprese del genere, all’alba dei sessant’anni, non riesco più a reggerle.

Questo anche se i vini di turno sono gli amatissimi Barolo e Barbaresco e la cornice dei cinque giorni di assaggi quelle meravigliose Langhe che amo più di qualsiasi altra terra del vino al mondo.

Quest’anno, non avendo ancora scritto ancora nulla della manifestazione, gli organizzatori del tutto legittimamente non hanno pensato d’invitarmi e io non ho fatto nulla per poter essere della partita anche quest’anno. Non sono orientale o proveniente da un emergente Paese consumatore e importatore, cento assaggi al giorno li trovo francamente non più alla mia portata ed esercizio non più intellettualmente stimolante, e credo che ai grandi rossi albesi base Nebbiolo, e al lavoro dei produttori, produttori che sostengono economicamente una manifestazione come Nebbiolo Prima, vada reso omaggio in maniera diversa, anche se non so quale possa essere.

Nell’era dei cinquecento vini da assaggiare in cinque sessioni mattutine di degustazione, con il Cannubi o il Vigna Rionda alle 8.30 al posto del caffè con la brioche o del thè con i biscotti, mi sento fuori posto, ed è giusto quindi, senza fare alcuna polemica, così vanno le cose, così va il mondo, anche quello del vino, che mi faccia da parte…

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3 pensieri su “Nebbiolo Prima: un tour de force che quelli come me non reggono più

  1. Bell’articolo, sincero, come del resto lo poteva scrivere chi non ha niente da dimostrare. E quanta invidia anche da parte mia verso chi è in grado di assegnare tecnicissimmi punteggi a decine e decine di vini ogni giorno (vini in anteprima, per di più, per me sempre difficilissimi da decifrare); bravo sig. Ziliani, lasciamo ai grandi buyer internazionali questo ingrato compito. Meglio recuperare l’aspetto conviviale del vino, se si deve scrivere per un pubblico più generalista, o semplicemente di appassionato. grazie insomma.

  2. quanta consapevolezza,franchezza e freschezza in queste parole,che
    raccontano tante esperienze vissute,che esprimono chiaramente pure
    le difficoltà di degustazioni massive,per dei giudizi che danno sostanza
    e profondità alle parole,ci si aspetta da professionisti della degustazione.
    Un chiaro suggerimento anche agli organizzatori,che mettano in primo
    piano della kermesse,l’uomo e lo spessore di vini che da anni troviamo.

  3. è la tua ultima parola? quest’anno non c’è la possibilità di degustare un vino per azienda? Anche io caro Franco l’anno scorso ho fatto fatica, e anch’io ho rinunciato ad un paio di cene, più che altro per preservare la salute.
    Ti capisco, del resto prima o poi si deve smettere e lasciare spazio, per questa ragione ho ridotto a pochi eventi all’anno la mia partecipazione, ma a Nebbiolo Prima faccio ancora fatica a rinunciare.
    Quando non mi vorranno più me ne farò una ragione, per ora tengo duro.
    Un abbraccio con il dispiacere di non vederti…

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