Syrah, l’aspirante principe del vino siciliano?

P1010571Una verticale di Kaid raccontata, da par suo, da Alfonso Stefano Gurrera

Il Re “Nero d’Avola” è nudo. E pure stanco. Ma c’è un giovane principe già pronto, e maturo, per ereditarne la corona. Ed ha un nome molto regale: si chiama “Syrah”.

E mai, parola del vino, ha goduto di un suono così mielato, morbido, come un soffio dell’anima, o un batter d’ali di farfalla, il tono fatato di un flauto. E allo stesso tempo fastoso e potente, anche nei suoi silenti pensieri. Se gridato due volte, Syrah! Syrah!, ecco il percepirsi di un ’incipit “Schiller-beethoveniano”, tanto evocativo di quel ”Inno alla gioia” ormai prossimo a divenire patrimonio dell’umanità: ”Freude, schöner Götterfunken”, ovvero “Gioia, bella scintilla degli dei”. Un tripudio. Ma anche una fonte di piacere e di allegrie promesse.

E non solo. La sua vibrazione ha un’intensità pari al suo carattere. Sembra celebrare miti e spezie dell’oriente. Ma è naturale, perché da lì arriva. Pare infatti, come ormai sanno tutti, che sia giunto, nell’antichità e attraverso la città di Siracusa, dalla città di Shîrâz, in Persia, da cui ha preso il nome. Portando con sé un carico di profumate droghe e di storie orientali. C’è chi ci trova, in questo vino, la follia di Cambise, Gran Re dei Persiani, o la sete di potere di Dario, l’ultimo degli Achemenidi, o i fantasmi del despota Serse. Tutto ben si addice ad un re annunciato.

Un corso di eventi che, come un filo astratto, parte dal presente e accompagna il lettore in questa storia di cultura e piaceri sensoriali. Giunto in Sicilia, questo vitigno, e il vino che ne ha generato, ha enfatizzato, come in nessuna altra parte del mondo, Valle del Rodano compresa, il proprio carattere. Oggi si può dire che in quest’isola abbia trovato il suo humus ideale. Ogni provincia ha un suo Syrah annoverato tra le eccellenze isolane. A Palermo se ne fregiano oltre gli Alessandro anche l’azienda “Principe di Spadafora”; a Ragusa spicca l’ “Heraea” di Avide; a Trapani il Syrah dei “Rallo”; a Caltanissetta dignitosissimo è l’ “Emiram” di “Casa di Grazia; ad Agrigento il “Villamaura” dell’az. Di Prima; A Catania il Syrah dell’ Az. Incarrozza”. E chiediamo scusa se non abbiamo citato tanti quanti altri che meritavano una citazione.

Chi lo ha studiato, ha imparato a leggere questo vino usando un approccio che ricorre più all’istinto, e alla poesia della natura, piuttosto che alle provette e ai matracci dei laboratori chimici. Studi mirati alla caccia di nuove voci, di suoni e accordi dell’anima. È il Syrah che reclama, sia queste attenzioni, sia un diritto: che gli si riconosca nel suo stile evocativo, descrittivo, ampio o frugale, una moltitudine di piccole frasi enologicamente esplicative. Ma solo un “lettore” accorto, come lo è un musicologo, saprà cogliere quella specifica sinfonia, unica e irripetibile di profumi ed essenze aromatiche già dal suo incipit.
IMG_4006 Tutto questo, detto sin qui, è la traduzione colta e sintetica di una più ampia confessione eno-spirituale che Benedetto Alessandro enologo dell’omonima azienda Alessandro di Camporeale, piccolo paese in provincia di Palermo ha esternato parlandoci di un Syrah siciliano. E arrampicandosi sulle acidità, di questo vino, rotolando nelle sue vampate alcoliche, dondolandosi su quei tannini, rischiarati dalla visione che si accompagna alle parole, vi ha trovato una storia intrisa più di buoni propositi e ambiziosi traguardi che di verità nascoste.

 Ci ha incantato guidando, organizzata dall’Ais di Catania, una verticale di cinque annate di questo “Kaid”, nome arabo che sta per “capo del villaggio”, con il racconto di una evoluzione enologica che parte dalla fine dello scorso millennio per arrivare al 2013, ultima vendemmia che si può trovare in commercio. Un racconto di come nasce e come si evolve un vino, un’ esposizione di una “apertura celestiale”, se così vogliamo chiamare quel periodo racchiuso al primo anno di vita, quando, di ogni essere vivente, si possono interpretare suoni e lingue diverse, anche senza conoscere una parola.

A Camporeale la famiglia Alessandro ha ben presto capito il linguaggio e i vagiti di questo vino: e a lui hanno riservato tutte le attenzioni che richiedono un neonato. La sua prima culla? La barrique. Ma poi, appena svezzato, ecco il letto a castello di un bel tonneau. È da quel “momento” in poi che si e manifestata, in tutta la sua grandiosità, il carattere di questo vitigno definito il più autoctono degli alloctoni.

IMG_4025La verticale

2013 Quando la natura detta bene i suoi dogmi, e il terroir li trascrive con fedele attenzione, leggerli correttamente è un gioco da bambini. E noi abbiamo letto profumi di mora e di cassis, sentito dolcezze indefinibili, seppur nitide, sia al naso sia al palato dove in una concentrazione nitida sguazza un tannino tra nuance di cristallini e mentosi aromi vegetali. Chiara e leggibile la firma di questo vino: Isola di Sicilia.

2012 Gran massa di frutto violaceo. Ma i riflessi bluastri parlano di una inusitata profondità e di una grande succulenza fruttata. Tannino fluente ben ammortizzato in un assetto bordolese e in una mediterranea potenza. Nuance di rabarbaro, sandalo e incenso stemperano quella tipicità classica del Syrah fatta di carne e pancetta affumicate.

2010 Vino di eccezionale misura estrattiva: la tinta impenetrabile e fitta con la sua veste nerastra subito dichiara la superiore concentrazione e una dominante maturità. Che dense intessono sensorialmente anche le successive fasi della degustazione. Il cambio il legno (da barrique a tonneau) lascia il segno di un gusto più rotondo e fitto per il tramoso tannino un po’ più amaro ma al contempo più avvolgente. La sua nitidezza enologica regala con maestosa possanza una nitida e integra profusione.

2007 Annata problematica tra pioggia e peronospora. Ma in un’annata difficile è il terroir a parlare più forte del millesimo. Un vino da veri amatori perché non c’è nulla di più ammirabile di un grande vino di una angusta annata. Al palato fruscii che esalano effluvi reconditi. Nonostante stenti e penurie, questo vino si rivela completo in sostanza, di impeccabile nitidezza enologica esecutiva, discretamente persistente, frutto di una viticultura sovrana.

2001 Dolcezza fruttata e olfattiva, nonostante i suoi anni e la nera tannicità che profonda rivela allo sguardo. Soffiano distillando una purea di polpa di visciola leggermente surmatura. Intenso l’aroma balsamico. Un vino che lascia immaginare una gioventù fatta di frutti speziati che una polpa possente. Ma conserva ancora una grande consistenza e una avvolgente souplesse nonostante il legno abbia lasciato tracce del suo inesorabile lavorio.

Alfonso Stefano Gurrera

2 pensieri su “Syrah, l’aspirante principe del vino siciliano?

  1. Ma non è che in Sicilia i syrah rischiano di creare vini internazionali à la Shiraz australiani? Dalla descrizione dell’autore mi sembrano dei vinoni… o mi sbaglio?

    • Come in tutti i casi è importante non generalizzare. Un vino è frutto di tanti componenti diversi che determinano il risultato finale. Il clima, il terroir, le pratiche in vigna ed in cantina. Fortunatamente in Italia c’è una maggiore attenzione a preservare e valorizzare le caratteristiche locali rispetto ad un posto come l’Australia. Questa è un po’ la nostra forza…

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