Blog non dant panem, ma nemmeno i giornali…

Riflessioni amare ma non troppo di uno stagionato cronista del vino


Lo so benissimo che parlare di se stessi costituisce un cattivo esempio di giornalismo e che facendolo si rischia di passare per presuntuosi o egocentrici che considerano il proprio ombelico il centro del mondo.

Pur con questa chiara consapevolezza perdonatemi se parlerò nuovamente di me, pregandovi di prendere questa disamina come uno sfogo non riferito esclusivamente alla mia persona, ma come l’esplicazione di una situazione più ampia che oggi tocca me, ma sicuramente riguarda anche altri che fanno, per lavoro, campando di quello, non per hobby, questa strana cosa che è il giornalismo sul vino.

In altre parole essere cronisti di vino, ovvero giornalisti (che è cosa ben diversa dall’essere semplicemente blogger, se mi permettete…) che invece di scrivere di libri, di musica, arte, cronaca politica, scrivono di vino. A volte divinamente. A volte da cani…

Questo strano mestiere io lo faccio da molti anni, dal 1984 fino all’ottobre 1997 è stata la mia seconda attività, perché il vero lavoro era dirigere una biblioteca civica (cosa che ho fatto per 18 anni) ma dal novembre 1997 è diventata la mia attività principale. Con la quale ho mantenuto la mia famiglia fino al maggio 2013, e ora mantengo, o almeno ci provo, me stesso…

Perché vi sto ad importunare con queste considerazioni relative al caso mio? Semplice, perché quello del giornalismo del vino indipendente, free lance, che è cosa diversa dal giornalismo di chi è dipendente di un giornale, è un giornalismo che meriterebbe l’interesse di Italia Nostra o del F.A.I. (scherzo, ma non troppo…), perché è un giornalismo, credo gradito ad una vasta parte di appassionati, che rischia seriamente di sparire. E forse andrebbe protetto.. Come si proteggono le specie a rischio di estinzione…

Il perché è presto detto: la crisi economica, le ristrutturazioni selvagge nei giornali, le riduzioni dei costi all’osso, la diffusione di un’idea del giornalismo, anche e soprattutto nei grandi quotidiani e nelle riviste a larga diffusione, che chiamerei “do ut des”. Ovvero spazio concesso ma a certe condizioni. Con un occhio di riguardo per gli inserzionisti pubblicitari. Con articoli che, spesso, non sono diversi in nulla da un redazionale pubblicario.
Per essere ancora più chiaro, voglio riprendere le parole di un testo, di cui ignoro chi sia l’autore, ma che mi piacciono tantissimo – e perdonatemi ancora di più visto che torno a parlare di me, o meglio di un’iniziativa a favore dei miei blog, presa da persone la cui identità non conosco, apparsa su questo sito sito Internet. Come dicono quelli che ne sanno, è un’iniziativa di crownfunding, ovvero qualcosa che solo banalmente potremmo tradurre come “colletta”.

Cosa ha scritto Kapipal (il nome del sito) nella presentazione di questa iniziativa pro domo mea? Queste testuali parole:” Oggi ci sono sempre maggiori difficoltà per ogni forma di giornalismo indipendente. Anche quello relativo al vino. La crisi economica ha ristretto gli spazi per le collaborazioni esterne dei giornalisti free lance e quindi o i giornali rinunciano a rubriche sul vino o queste sono appannaggio di redattori interni.

I blog, quando ben fatti e autorevoli, sono una risposta valida ad un giornalismo sul vino sempre più dalla parte del padrone. pardon, delle grandi aziende industriali, ma carmina non dant panem, e così i blog, anche se vivaci, seguiti, non danno da mangiare. Anche se ospitano piccole inserzioni pubblicitarie, cosa diversa dai redazionali mascherati o da “marchette” scoperte.

L’esperienza, anche se più che decennale, non fa la differenza, non è un valore aggiunto, e quindi può accadere anche che giornalisti con anni e anni di onorevole esercizio maturato sul campo (con un’idea della scrittura dalla parte del lettore), dotati di una certa notorietà, e, così pare, di un certo seguito e di una buona credibilità, si trovino oggi senza più collaborazioni”.

La conclusione di queste riflessioni è tranchant: “Ziliani, uno dei giornalisti italiani più attivi su Internet, dapprima, negli anni Novanta, con il sito www.wineReport.com poi dapprima con il blog Vino al vino, creato nel 2006, e quindi con il blog Lemillebolleblog, lanciato nel 2010, primo esempio di blog dedicato al mondo delle bollicine, oggi si trova nella singolare situazione di non avere più alcuna collaborazione”.

E difatti così stanno le cose – ma come abbiano fatto a saperlo quelli del crownfunding per me resta un mistero… – oggi, nonostante la mia esperienza, nonostante dicano che nel mondo del giornalismo del vino rappresento un unicum, che so degustare bene e scrivere non malaccio (non sono né Soldati, né Veronelli o Montanelli, lo so bene, e nemmeno Gioann Brera fu Carlo, oppure Gianni Mura…, ma credo di difendermi…), nonostante sostengano che faccio opinione e che sia non dico autorevole ma quantomeno credibile, mi trovo, alla bellezza di 60 anni, sostanzialmente disoccupato.

Questa cosa lo scorso anno mi ha mandato letteralmente in tilt e mi ha fatto infilare in un tunnel di depressione da cui ho rischiato di non uscire. Oppure uscire in posizione orizzontale… Difficile per me, come per chiunque abbia sperimentato una condizione simile, e penso agli esodati, a chi in età già matura si trova espulso dal mondo del lavoro ed è ancora giovane e ha ancora energie da spendere ed esperienza di cui far tesoro, accettare questo stato di fatto…

Poi, com’è, come non è, grazie al sostegno di un numero di persone che si conta su una sola mano, da questo tunnel sono uscito, ritrovando forze, energia, motivazioni, allegria. E allora, dopo essere rimasto circa sei mesi senza scrivere e per me, memore di quello che scriveva qui un autentico maestro, della letteratura e del giornalismo, Dino Buzzati, “scrivi, ti prego. Due righe sole, almeno, anche se l’animo è sconvolgo e i nervi non tengono più. Ma ogni giorno. A denti stretti, magari delle cretinate senza senso, ma scrivi”, è stato un assoluto non senso, uno stillicidio quotidiano, una tortura crudele, sono tornato a scrivere. Naturalmente per i miei blog, che non dant panem, e pensavo potesse accadere anche per organi di stampa che poco, ma pagano.

Bene, appena scoperta questa cosa, essendo barolista in servizio permanente effettivo, ma anche bollicinaro di lungo corso, come testimonia Lemillebolleblog, mi sono detto: non me la posso mancare. Ho contattato gli organizzatori, che conoscevano il mio blog, sono stato accreditato e, as a free lance wine writer, ho programmato il mio viaggio a Londra. Partenza, la mattina prestissimo, alle 6.30, da Bergamo via Ryanair, arrivo a Londra due ore dopo e poi, il tempo di posare il bagaglio da qualche parte, vamos a catar

Tutto si esaurirà il 24 aprile, ma io tornerò, anche per godermi un po’ La London Bye Ta Ta del grande David, il 26. E avrò tempo, il 25 aprile (forse il mio primo 25 aprile fuori d’Italia…) ed il 26 (il volo di ritorno è alle 21) per incontrare qualche vecchio amico di The World of Fine Wine e fare qualche esperienza vinosa.

Cosa ho fatto dunque? Semplice, con umiltà, come un novizio alle prime armi, ho fatto quello che ho fatto per anni e anni, ho proposto un articolo su questo maxi tasting di Sparkling wines a cinque diverse testate, cartacee e on line.

Non penso di aver proposto una ca..ata, e ho la presunzione di pensare che un articolo su questo tasting, scritto da uno che di bolle, e non di balle, dicono ne capisca, sia qualcosa di valido.

Bene, su cinque testate contattate nessuna ha accettato né ritenuto interessante la proposta. Vi risparmio le motivazioni, che sono state le più varie e disparate, alcune convincenti, altre pietose bugie, altre… lasciamo perdere.

Deluso? Roba da rimandarmi in depressione? Manco per niente! Io questa rinnovata energia e voglia di fare non intendo buttarla nel cesso, ma voglio farne tesoro. E non solo a servizio dei miei blog, ma per testate sul vino che ormai forse esistono solo nella mia fantasia.

Cosa farò? Intanto ho già virtualmente tirato fuori o previsto di spendere, tra parcheggio auto, aereo, albergo, Stansted Express, metropolitana, e qualcosina da mangiare, circa 500 euro. Il che, nelle mia attuale situazione economica costituisce un lusso. La mia ex moglie dice una follia… E forse ha ragione..

E quindi, a meno che voi lettori (siete ancora tanti e questo mi riempie il cuore di gioia) mi diciate, e se fosse così parlate con franchezza, che non vi interessa più quello che scrivo, che sono vecchio, superato, che il mio modello di giornalismo del vino vi fa venire il latte alle ginocchia, e che per campare devo fare altro o mettermi anch’io, come tanti, a fare marchette, io andrò, con il mio zoppicante inglese, al tasting di Glass of bubbly.

Ma, questione di pochi giorni, datemi il tempo di studiare tecnicamente come procedere, proporrò, come fanno svariate testate straniere da anni, e come fa, in maniera eccellente un quotidiano come il Giornale con i suoi reportage di guerra, il mio London Sparkling tasting come giornalismo en demand, come una forma di crownfunding, questa volta proposto direttamente, guardandovi idealmente in faccia uno per uno, a voi lettori.

Voglio proprio vedere cosa succederà: io di appendere la penna, pardon, il computer al chiodo e di fare il pensionato (cosa che non sono ancora, troppo giovane, e chissà se avrò mai una pensione….) non ci penso proprio. Non lascio, ma raddoppio… A voi, che siete i miei unici padroni, la risposta.

Attenzione!

Non dimenticate di leggere anche

Lemillebolleblog

http://www.lemillebolleblog.it/

e

Rosé Wine Blog

http://www.rosewineblog.com/

45 pensieri su “Blog non dant panem, ma nemmeno i giornali…

  1. Ciao Franco, io per parte mia accetterei volentieri di spendere qualche spicciolino per leggere parole da nessuno pagate se non da chi le legge. Cifre sobrie ricevute soltanto da privati cittadini, non da partite iva. Privati cittadini che magari tu conosci, in un ruolo di relazione trasparente, umana.
    La tua cultura, la mole di assaggi, le relazioni accumulate in questi anni non possono rimanere solo un tuo patrimonio, come la tua curiosita’che ti spinge verso nuove scoperte, anche essa va messa a disposizione di chi vorra’leggerti.
    Avanti!

  2. …grande Franco….il coraggio di combattere non ti manca…sei uno dei pochi NON MARCHETTARI …rimasto vivo…Vai avanti…..SEMPRE….

  3. Ma non mi paiono così amare queste ‘riflessioni’ che riflettono anche – scusate il bisticcio – i tempi del cambiamento (il grande cambiamento).
    Ti è mai venuto in mente che il tunnel da cui esci non è un fenomeno che riguarda solo te, ma nasce (anche) da una crisi generale?!
    Quello che ti succede mi pare si possa chiamare ‘resilienza’. Oppure colpo di reni; quello che i più fortunati e vitali tra noi riescono a compiere quando un insieme di circostanze li hanno messi al tappeto.
    Forse il crowfunding che i tuoi sostenitori hanno messo in campo è solo il cicchetto d’avvio di un motore che aveva bisogno di essere riavviato.
    Semplifico orribilmente? Sì forse. Ma già i tempi sono molto complicati pieni di complicazioni e di incagli. Penso che quello che conta – soprattutto per te – è l’energia ritrovata. Il palato sono certa che non l’avevi smarrito: era solo in pausa.
    Quanto alla questione centrale – che ne è, che cosa sarà, del giornalismo (non solo del vino) – sarà come è già stato: in bilico e affidato all’onestà dei singoli.
    Che ci siano intrecci con il business in ogni campo è sotto gli occhi di tutti.
    Che non si diano notizie che fanno ombra all’editore che puro più non è lo sappiamo e ce ne accorgiamo.
    Che di pubblicità on line (almeno di quella un po’ meno invadente e invasiva) non si campi, si sa.
    La strada si manifesterà mano a mano che la percorrerai.
    E’ prudente evitare le cattive compagnie, la compagnia di quelli che cercano di infilare la loro trave nel tuo occhio pieno di pagliuzze.

    • come mi mancavano i commenti, sempre acuminati, lucidi, intelligenti, di Silvana! Beh, questo blog é tornato anche per poterli nuovamente accogliere. Come un fiore all’occhiello.
      P.S.
      Rileggendo il tuo commento trovo questo passaggio che dice: “E’ prudente evitare le cattive compagnie, la compagnia di quelli che cercano di infilare la loro trave nel tuo occhio pieno di pagliuzze”.
      Grazie per il consiglio, ma puoi gentilmente chiarire chi siano le “cattive compagnie” che frequenterei? Un chiarimento, scegli tu se qui o in privata sede, necesse est, non credi?

  4. Buona sera Sig. Ziliani!
    A me farebbe molto piacere se lei continuasse a scrivere i suoi articoli… Lo vorrei davvero che li scrivesse come faceva fino a sei mesi fa col suo stile pulito e diretto che nn faceva sconti ed elogiava quando vi era merito! Ma penso che prima di me lo debba desiderare lei Franco di continuare a farci conoscere piccole e grandi cantine che lavorano vini con uno stile pulito e diretto in cui anch’io mi ci riconosco come lei!!! A presto e grazie

  5. Frangar non flectar, caro Franco. Potius mori quam foedari… Se ti puo’ consolare, sappi che tu hai la mia più totale stima ed ammirazione. Tu incarni la figura dell’Incorruttibile del nostro microcosmo enologico e, proprio come il grande Maximilien, sei votato al martirio contro le preponderanti forze del male. I nuovi Tallien, Barras e Sieyes sono spazzatura umana, deiezioni canine quali il torvo Michel Rolland della Tuscia, l’abile ( ma non agile) Robert Parker der Tufello, a Fra’ che te serve, ecc. Lotta impari, ma che ti rendera’ degno di imperitura gratitudine da parte di coloro che mantengono la schiena dritta e non cedono ai compromessi. Quegli immondi lombrichi sono invece destinati all’oblio… P. S. Sto’ cercando di iscrivermi alla tua Newsletter, ma deve esserci un problema tecnico che non mi consente di farlo

  6. Caro Franco,
    quello che molta gente non ha ancora capito è che ciò che vai descrivendo nel mondo del giornalismo è lo specchio di una realtà costruita negli anni, oggi chiunque voglia lavorare deve piegarsi a condizioni folli, non può più permettersi di ammalarsi o di andare in ferie, deve sottostare a regole assurde e appoggiarsi ai genitori, se ancora li ha, perché con le cifre che girano adesso non si campa di certo.
    Il web avrebbe potuto essere una possibile alternativa, un terreno fertile per dare slancio ad un nuovo ambito lavorativo, così non è stato e non sto qui ad elencarne le ragioni.
    Nel tuo caso però, si è aggiunto un altro problema, quello di aver dato spesso fastidio con i tuoi articoli senza filtri né compromessi, e sappiamo bene quanto sia facile emarginare chi disturba, costruirgli attorno un’immagine negativa, fino ad isolarlo.
    Dal canto tuo, permettimi di dirlo, una certa ingenuità, o leggerezza se preferisci, perché in mezzo ai lupi è necessario anche sapersi difendere e “parare”, poiché loro sono molto più forti e non hanno remore ad azzannarti al collo.
    Per fortuna non sono riusciti ad eliminarti, e dovrebbero ringraziarti, perché di professionisti che mettono a nudo le contraddizioni di un mondo perverso come quello odierno ce n’è sempre di meno, ma servono come il pane, sono l’unico strumento per contrastare l’appiattimento, anzi direi l’asservimento dilagante a un sistema che mai come oggi tiene al guinzaglio le persone, avendole private dell’indipendenza economica.
    Sono contento che sei riuscito a trovare la forza di ricominciare, permettimi però un suggerimento: guarda sempre con attenzione chi hai di fronte, di falsi amici ce ne sono davvero tanti, meglio pochi, anzi pochissimi ma buoni.
    E viva le bollicine!

    • ero sicuro, Roberto, che saresti intervenuto. Ed ero sicuro che saresti stato l’unico collega a farlo. Gli altri, anche illustri, preferiscono fare gli struzzi e fare finta di niente…
      Quanto ai falsi amici, magari quando ci vedremo ti racconterò: non puoi nemmeno immaginare da quali persone, che tu conosci bene, mi siano arrivate le delusioni più cocenti. Grandi produttori di vino, di cui continuerò a scrivere se continuerò a trovare grandi i loro vini, ma umanamente delle nullità. Gente con la quale non avrò mai più nulla a che fare e nelle cui cantine non metterò più piede manco morto…
      Ti abbraccio

  7. Carissimo Franco,
    tutto ciò che è accaduto è semplice frutto di una società ormai “consumata”dal “consumismo” senza più energie, caduta in crisi e rovina. Qui il problema non è tuo, ma della società in cui vanno avanti solo i corrotti e gli arrivisti, dove la qualità, così come i contenuti scarseggiano e pur di creare appeal ci si vende.
    Io direi che sia il caso di investire su se stessi, sempre! Prima o poi sul cammino qualcuno di sani principi con la nostra stessa cultura, sensibilità ed intelligenza che voglia investire su di noi la si trova, poiché per fortuna non siamo tutti uguali.
    Io sono molto imprenditorialista con il marketing nel cuore (anche se nella vita sono impiegata, per cui questo aspetto è assopito) per cui penso che investirei su me stessa, creerei un “marchio originale” (perché in un mondo assuefatto ed assopito ci vuole per forza innovazione) e mi venderei, alla stregua di un prodotto, in tutte le fiere di vino e giornalismo, facendo un prezzo e delle condizioni che sposino le esigenze del mercato, poiché bisogna anche un poco scendere a compromessi, come in tutto nella vita (purtroppo ).
    Un grande abbraccio e vento in poppa!

  8. Il problema è reale.
    Anche nei blog ormai non si legge più una stroncatura. Si parla sempre bene dei vini. Chissà perché…

    • anch’io parlo spesso bene di vini che mi piacciono: questo vuol dire che faccio marchette anch’io?
      Assolutamente no e posso essere sicuro che la stessa cosa accade anche con altri colleghi, non tanti, che parlano bene di un vino esclusivamente perché quel vino é piaciuto loro, non perché “incoraggiati” a farlo da qualche pourboire…

      • La domanda è: perché i critici parlano solo dei vini che gli piacciono?
        Per non inimicarsi nessuno! E’ l’anticamere della marchetta.
        Se un critico vuol fare un servizio al lettore parla onestamente del vino che non gli è piaciuto e spiega il perché. Con i giusti modi e i giusti tempi. Spesso, per mia esperienza, i produttori ringraziano ed imparano, a volte, qualcosa aspetto del loro vino che non avevano mai notato prima (circondati solo da yes men).
        Nella critica letteraria un tempo (oggi, chissà perchè non più) le stroncatura era un vero e proprio genere. Si ricordano ancora le stroncature a certi mostri sacri….se lei ha fatto il bibliotecario si ricorderà…

        • dalla mail che mi ha inviato deduco che lei ha un blog sul vino, lo confesso a me totalmente sconosciuto.
          Dal tono del suo intervento sembra che il puro sia solo lei e tutti gli altri, me compreso, “marchettari”.
          Allora, leggendo ad esempio questo suo post, https://vinocondiviso.wordpress.com/2017/01/24/il-perricone-di-cantine-barbera-la-sicilia-che-non-ti-aspetti/ l’ultimo da lei pubblicato, non posso che chiederle se stia facendo “marchette” anche lei, visto che non stronca il vino, come vorrebbe facessi, ma ne canta le lodi… E allora? Bene, ha avuto il suo quarto d’ora di “notorietà” e ora può rientrare tranquillamente dietro le quinte

          • Non capisco perchè si arrabbia….io mica lho accusata. Pensavo persino di spalleggiarla! 🙂
            Si dà il caso che nel mio blog cè una sezione chiamata “stroncature”. Per fortuna ci sono anche vini che mi piacciono e ne parlo eccome!
            Piuttosto non ho capito perché lei non parla mai, se è così, dei vini che non le piacciono. Me lo può spiegare?

          • Se lei prima di parlare si informasse scoprirebbe che il sottoscritto, quando lei giocava ancora con i soldatini (o con le bambole?) sul pioneristico sito Internet Wine Report http://www.winereport.com/ inaugurò, ben prima di quanto fece anni dopo la rivista Il mio vino, una rubrica che s’intitolava, con gioco di parole tutto lombardo, “va a dà via el cru“, e che poi ribattezzai come Vini all’indice. Una rubrica dove venivano assaggiati e stroncati vini immeritatamente celebrati, per motivi sui quali é meglio glissare, dalle varie guide…
            E con ciò chiudo, non dovendo spiegarle nulla. La saluto e torni tranquillamente da dove é venuto. I suoi 5 minuti di visibilità li ha avuti. Gratuitamente (da ogni punto di vista)

  9. Caro Ziliani,
    Se ho la cantina piena di Franchino, Petterino, Accomasso, Mascarello & co, lo devo senz’altro a Lei ed ai Suoi articoli. Perciò La prego di continuare a scrivere e Le faccio il più sincero in bocca al lupo!

  10. Parere non richiesto: Ziliani lei da sempre (ma negli ultimi anni forse in modo ancora piu accentuato) confonde l essere indipendente nei giudizi (cosa apprezzabile x un giornalista) con l essere maleducato, arrogante, presuntuoso e attaccabrighe (cose che, come è normale che sia, le creano problemi sul lavoro). Mediti. Ammesso non sia ormai troppo tardi.

    • la ringrazio per i suoi gentilissimi apprezzamenti. In fondo essere tacciati di “maleducato, arrogante, presuntuoso e attaccabrighe” da Marco Villa (ci conosciamo, mi conosce o parla per sentito dire o per provocare?) é già qualcosa. Se fossi nessuno sicuramente lei non avrebbe perso il suo prezioso tempo per apostrofarmi, darmi consigli non richiesti e trinciare giudizi che definire superficiali é poco.
      Comunque grazie, “mediterò” sicuramente, stia sereno 🙂

  11. caro Franco,
    chi ti conosce ti apprezza, é una indiscutibile verità.
    io ti adoro da quando ho avuto la fortuna di conoscerti
    capisco che non si vive scrivendo di vino, in questo momento, su un blog.
    ma un’idea l’avrei.
    tu scrivi di cantine che producono vini veri. cantine troppe volte poco conosciute.
    e se ti mettessi a venderli quei vini con un e-commerce collaterale al tuo blog, magari associandoti con qualcuno? Con le stesse cantine, perchè no! che potrebbero loro stesse occuparsi della logistica.
    daresti a tanti la possibiltà di godere delle tue grandi ed uniche, per molti aspetti, capacità degustative ed a queste Cantine una buona e competente capacità di mercato.
    io credo che al mondo del vino, quello buono e vero, serve una persona come te che tutti conoscono come persona seria, onesta e competente.
    invece che fare marchette faresti mercato consapevole.
    E un’idea. e certe volte un’idea serve.

    • Pinuccio, ti voglio bene e ti ringrazio della tua stima e del tuo affetto.
      Prendo atto del tuo commento e del tuo suggerimento ma ti ricordo che noi a Milano diciamo “offelé fa el to mestee”…
      Panettiere fai il tuo mestiere… Giornalista sono e giornalista intendo rimanere, non posso mica mettermi a vendere vino, con tanti siti di vendita di vino e on line che ci sono. E poi non ho lo spirito e la capacità del commerciante…
      Ti abbraccio

  12. Godo nel ritrovare la verve del mio pugnace amico.
    Quando avremo la possibilità di sederci davanti ad un buon bicchiere ti racconterò cose e capirai perchè mai come adesso capisco quello che hai passato.
    Bentornato!

  13. Buongiorno. Devo confessare che da più di un anno non intervengo su questo blog, anche se l’ho seguito sempre, come pure Lemillebolleblog, avendo l’occasione di imparare qualcosa da un giornalista serio come Franco Ziliani.
    Ora più che mai non voglio tacere… non solo per dire la mia, ma per condividere le parole sagge e che vengono dal cuore dei lettori, che, come me, dimostrano sincera amicizia per una persona che ha avuto coraggio, per l’ennesima volta, di esprimere il proprio disagio. Non è da tutti…
    Generalmente ci comportiamo da “struzzi”, mettendo in evidenza quanto siamo forti, quanto siamo bravi… Basta guardare le foto e i commenti riferiti al proprio Ego che si trovano in tante pagine Facebook. A volte queste cose apparentemente tanto pimpanti mi deprimono.
    Certo che Franco Ziliani, e dovrei aggiungere il grande Franco Ziliani, sicuramente esprimendosi nei modi a volte poco ortodossi e senza nessun pelo sulla lingua rischia di farsi dei nemici. Ma è proprio per questo che lo considero un giornalista sincero e incorruttibile. Ha sempre espresso le proprie idee in modo coerente rischiando a volte il linciaggio. E purtroppo, alla fine, questo gli è capitato.
    Però, sempre da persona onesta, riconoscendo gli sbagli fatti, e qui avrei tante cose da commentare… Guardiamo solo lo spettacolo indegno che arriva spesso, lo vediamo in televisione, da quel “pulpito” che dovrebbe rappresentare l’esempio, ovvero il Parlamento italiano, dove i politici si comportano, fregandosene della cornice prestigiosa che li ospita e di cui non dovrebbero mai dimenticarsi, in maniera indecente… Che dire?
    Purtroppo, come hanno scritto alcune persone intervenute a commentare su Vino al vino, la nostra vita è una continua lotta quotidiana con fantasmi che spesso non riusciamo a prevedere da dove possano arrivare e quando. Andiamo, anzi, ci arrampichiamo sulle salite, che sinceramente, forse ormai per abitudine, preferisco alle discese, che suonano anche male. Per fortuna a volte appare un braccio amico cui appoggiarsi… E’ la nostra fortuna quando si manifesta.
    In chiusura vorrei solo chiedere una spiegazione. Leggendo uno dei commenti vedo che una persona ha messo in guardia Franco Ziliani dal frequentare “cattive compagnie”. Sinceramente credo che l’autrice conosca meglio di me il nostro wine blogger. Ma questo avvertimento mi ha portato a pensare ad un personaggio le cui gesta dobbiamo subire e che vengono celebrate, con molta comprensione, dalla stampa, ovvero Lapo Elkann. Ma che c’entra Lapo con Franco Ziliani?
    Per quel poco che ho potuto conoscere Ziliani, seguendo qualche sua serata di degustazione condotta per A.I.S. o Onav, non ricordo bene, non mi sembra che sia una persona che frequenta brutte compagnie, anzi! Lui è un guerriero indomito, un Don Chisciotte che lotta contro i mulini a vento, non un amico dei trans…o chissà cosa…
    Caro Franco, ora mi rivolgo a lei. Prima di tutto GRAZIE di essere tornato da un esilio che lei stesso si era imposto. Questo può solo confermare la sua intelligenza, la sensibilità, l’educazione e la sua coscienza nel riconoscere i propri errori. E l’umiltà, una dote che secondo me contraddistingue le persone serie. Ora però BASTA! Noi abbiamo capito e finalmente vorremmo festeggiare, senza più amarezze, il suo ritorno. Con grande stima da un suo fedele lettore.
    P.S.
    Rispondo ad un altro commento. Credo che non valga la pena scrivere dei vini cattivi, ma far emergere e raccontare, a modo suo, quelli che non solo non ci fanno male, ma ti danno gioia. Come ha detto Manzoni, cito a memoria, il vino è un’espressione gioiosa della nostra terra…
    Perbacco

    • Perbacco!, Perbacco,
      lei mi costringe a ritornare su una “raccomandazione” (più che un consiglio!), che è anche un suggerimento che dovrei prima di tutto fare a me stessa – e in effetti ogni tanto mi guardo nello specchio e … – .
      Eccogliela qui, fresca fresca, come questo mattino di fine gennaio, nel cuore dell’inverno.
      “Pinocchio non sarebbe quella storia universale che tutti noi conosciamo, se non avesse dato retta a chi l’ha tirato dentro a tutti i guai che fanno di quella storia ciò che essa è. Nel suo ‘piccolo’ (ma non così piccolo da essere riduttivo), Franco Ziliani, se non avesse quelle ‘punte’ di carattere che lo rendono singolare (anche se non unico) e che gli fanno scrivere certe frasi sopra le righe, non sarebbe quel personaggio che è.
      Ma molti, nel mondo del vino non hanno esitato, nel passato, a sfrucugliare questo lato zilianesco (zilianico?) in un modo che a me è parso talvolta provocatorio, avendo poi avuto la percezione che davvero lo si volesse provocare …”.
      Non so se le è sufficiente, e se è chiara, questa spiegazione.
      Insomma il mio suggerimento non voleva essere un modo di trattare FZ come uno incapace di guardarsi “dai nemici” (dagli amici ci guarda Iddio!), ma solo un amicale sguardo al mondo del vino, spesso incline a strumentalizzare certi nostri lati …
      Non ci pensi troppo su – Perbacco! – non ho retro pensieri e, diventando sempre più vecchia, sempre più voglia di imparare cose nuove (e dovrei anche imparare a non dare suggerimenti non richiesti: giuro, mi asterrò, anzi diverrò astemia!).

      • lasciando a Perbacco, se lo vorrà, piena facoltà di esprimersi in merito alla tua risposta, posso dirti, Silvana, che la trovo convincente e tale da farmi passare quel giramento di “scatulot” che quel passaggio sugli amici mi aveva provocato

  14. Carissimo Franco
    Il tenersi dentro tutti quei pensieri che passano per la testa, a volte può far star male avere qualcuno a cui confidare questi pensieri è il tesoro più grande che un essere umano può avere.
    Tutti hanno il bisogno di sfogarsi, altrimenti si scoppia dire anche i piccoli pensieri, aiuta a star bene con se stessi, perché quando si parla con qualcuno o si scrive qualcosa, come su un blog ecc. ciò aiuta a mettersi di fronte ai propri problemi, che cerchiamo di nascondere nella zona più buia e irraggiungibile del nostro animo. Il parlare di queste cose, anzi il sentirsi parlare di esse, o il leggere quello che noi stessi scriviamo, ci mette di fronte alla realtà delle cose… ci aiuta a crescere e maturare.
    Molto spesso però le persone che ci circondano, con la loro falsità e la loro cattiveria, ci spingono ad un isolamento dell’animo.Non si sa più di chi fidarsi, e il trovare un vero amico, un amico sincero, diventa un’impresa impossibile. Quindi ti dico solo “Memento audere semper” e schiena Dritta come sempre fai tu…..

  15. Caro Franco, condivido totalmente i pensieri e le parole di Roberto. Sono felice di leggerti ancora. Di leggerti con questa carica di entusiasmo, di umanità, di onestà, di “franchezza”. La tua voce è una voce essenziale nel mondo del vino. Lo è da tanti anni. Tutte le tue uscite politiche, ma proprio tutte, le disapprovo ma sono con te, tuo amico. E pagherei per leggerti sempre.

  16. Caro Franco,
    Ti ho conosciuto agli inizi della mia gavetta e ti ammiravo non solo per la tua professionalità e conoscenza del vino, ma anche per la tua schiettezza. Dopo diversi anni quella schiettezza è diventata ardua da accettare, qualcosa che si trasformava in qualcos’altro di difficile comprensione. Oggi ho capito e sono contenta di non aver mai perso la stima nei tuoi confronti e del tuo talento. Penso che quello che fai vada a beneficio di tutto il settore quindi credo che tutti debbano contribuire affinche persone come te stimolino a fare meglio. Ti auguro grande gioia e serenità.

    • Gentile Contessa Vistarino, la ringrazio per il suo commento. Le sarei grato se avesse la bontà di chiarirmi il suo pensiero, laddove testualmente scrive “quella schiettezza è diventata ardua da accettare, qualcosa che si trasformava in qualcos’altro di difficile comprensione”.
      Me n’ero già accorto che per la Sua persona quello che ero e che faccio e come lo faccio non era gradito…
      E non ho dimenticato come lei e una sua collaboratrice si siano comportati con me pochi giorni dopo un episodio sgradevolissimo (ripeto, un singolo episodio) di cui purtroppo mi sono reso protagonista… Ho ancora la mail con la comunicazione che Ella non ha avuto il coraggio di farmi personalmente…
      Pertanto, e chiudo, credo che quando lei scrive “penso che quello che fai vada a beneficio di tutto il settore” non sia espressione sincera del suo pensiero e che rappresenti unicamente un modo di tenere buono, non si sa mai, un giornalista che é tornato a fare il proprio lavoro. Con lo stesso identico stile che, bontà sua, e me ne farò una ragione, lei trova di difficile comprensione.
      Mi stia bene, contessa Ottavia

  17. Non aiuterei mai economicamente un blog in cui spesso e volentieri si fa propaganda politica. Tanto piu se la trovo cosi distante dalle mie idee.

    • gentile Renato le fa un’affermazione falsa e tendenziosa. Lei scrive “un blog in cui spesso e volentieri si fa propaganda politica”.
      Mi porti un solo esempio di dove io avrei fatto “propaganda politica”.

      • Bah, vado a memoria, ma gli inviti a votare per Oscar Giannino, o a sostenere Martino come Presidente della Repubblica …cosa sono se non propaganda politica? Sono solo i primi 2 esempi che mi vengono in mente.
        Aspetti che non centrano nulla col mondo del vino. E dato che sono cose che non condivido, non le finanzio. Mi pare normale.

        • e questa sarebbe per lei propaganda politica? Come diciamo a Milano ch’el vaga a scuà el mar che l’è mei.
          Ma chi le ha chiesto di finanziare qualcosa?

  18. Mi stupiscono (forse per ignoranza) le parole di alcuni commenti dei lettori di questo blog e soprattutto dopo questo particolare articolo non dedicato al vino come al solito, commenti che accusano Franco Ziliani per le interferenze sulla politica.
    Anche se è stato un accenno, non dobbiamo meravigliarsi cosi tanto e soprattutto lanciare delle accuse.
    Purtroppo il nostro lavoro, il nostro modo di vivere e qui…..non voglio dilungarmi ma di conseguenza é quello che ci viene propinato, condizionato e quello che realmente accade tutti i santi giorni é un riflesso dalla ingiustizia, mancanza di moralità, soffocamenti della nostra educazione, tradizioni e cultura……E quello ci colpisce.
    La freccia arriva da quelli che governano questo Paese.
    Il passato ci ha dato delle risorse uniche, direi uniche al mondo, ma con l’andazzo degli ultimi anni invece di sfruttarle al meglio in un modo intelligente che porterebbe ricchezza all’Italia, invece di salvaguardare e far diventare non solo una curiosità per turisti ma un must, si sono fatti danni terribili. E mi riferisco anche ai tesori da valorizzare e alle potenzialità dei nostri giovani.
    No voglio dire altro. Le persone che sanno cosa siano coraggio, sincerità e intelligenza sicuramente potranno capire quello che ho scritto e quello che ho lasciato tra le righe per non annoiare o allargare le piaghe del coltello che ormai portiamo tutti.
    Caro Franco, il mio non è un invito a scrivere di queste cose ( il tuo blog deve continuare ad occuparsi di vino soprattutto) ma capisco e ho capito i tuoi accenni……fatti sempre in punta di pantofole. Purtroppo in ogni settore nel quale svolgiamo il nostro lavoro, sia per passione (e qui siamo maggiormente colpiti), o per sopravvivere e mantenere le nostre famiglie, é diventata una lotta senza esclusione di colpi e senza aver nessuna garanzia di un domani.
    Un cordiale saluto
    Perbacco

  19. Ok, Franco, I have just recovered from “technological exile” to share only now the baring of your professional soul and–felicitous fruit of my late access–the outpouring of your friends. I, who have had the delight–and the cross!–of translating your inimitable words for a world that should value you more highly than it does, await the opportunity of adding my own lentil to the pot, so that more than “stone soup” may nourish your ongoing campaigns.
    Do well, my friend!

    • Thank you Dave, your too kind words give me a great emotion. I can’t forgot your fantastic work, and the stunning way you translate my articles in English with the result that these articles was better, much better than the original.
      I hope to have the chance to collaborate again.
      Thank you my Californian friend king of the wine language translators 🙂

    • capisco solo ora quello che hai fatto Dave e sono commosso. Non avresti dovuto, ma grazie di cuore, un pensiero che dimostra che bella persona sei e che mi rende ancora più felice di esserti amico.
      All the best, my Californian friend!

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