Cari colleghi wine writer italici: diciamo basta al “razzismo anti-italiano”!

Evitiamo di andare a Benvenuto Brunello, tanto non ci vogliono…

Ve lo assicuro, ho fatto di tutto, una volta deciso di tornare ad aggiornare i miei blog, per essere meno “incazzoso” del solito, meno polemico, più positivo. E direi anche più disposto che in passato ad accettare le ragioni degli altri, a comprendere (anche se mi capitasse di non capirle) le ragioni del prossimo.

Non perché sia diventato buonista, cosa che, deo gratias!, non sarò mai, o per un calcolo strategico, o perché abbia pensato, dopo la “cazzata” fatta a Milano l’8 ottobre 2015 (idiozia che qualcuno, e non chi l’ha subita, cerca ancora di farmi pagare: parlo, tanto per essere chiari, di qualche collega e di qualche zelante p.r. ) che per farmi “accettare” (ma io non devo proprio elemosinare alcunché…) io debba essere più malleabile. Semplicemente perché anche ad un “franco tiratore” come me, soprattutto dopo l’annus horribilis appena trascorso, può venire un comprensibile desiderio di tirare il fiato e di concentrarmi sugli aspetti positivi della vita.

Ci ho provato, ma non è colpa mia se poi finisco con l’imbattermi in comportamenti che mi fanno frullare le scatole e che riaccendono in me “lo spirto guerrier ch’entro mi rugge”, per dirla con Foscolo.

Ho deciso pertanto di partecipare domani, dopo alcuni anni di assenza, all’Anteprima Amarone 2013 a Verona, pur consapevole che una percentuale cospicua dei vini in degustazione non saranno altro che campioni da botte, e che all’appello mancheranno molte delle aziende più rappresentative. Ho pensato di farlo per il vino in sé, anche se l’Amarone della Valpolicella non mi appassiona più come un tempo, ma anche per mettermi in qualche modo alla prova e affrontare, dopo la mia lunga assenza, il contatto con i miei colleghi, i produttori e quel mondo del vino che, diciamolo, mi ha profondamente deluso nel 2016. E che ho trovato vitale e ancora affascinante, nonostante le sue contraddizioni, partecipando domenica alla splendida giornata di assaggi organizzata, in maniera mirabile, da quella grande realtà che è Proposta Vini.

Sto pensando, per colmare una mia colpevole lacuna, di scendere a Montefalco per l’Anteprima del Montefalco Sagrantino e così saperne di più su questo nobile vino umbro. E con grande entusiasmo avevo intenzione di scendere a Montalcino, un luogo del vino che occupa un posto importante nel mio cuore e non solo, come qualche malpensante dirà, per quello che scrissi, e tornerei a scrivere in occasione di Brunellopoli, ma perché reputo il Brunello, quando è fatto bene, la più splendente espressione del Sangiovese nell’universo mondo.

Non ho scritto casualmente “avevo intenzione”, perché intenzione resta e resterà senza tramutarsi in realtà. Perché a Montalcino, per il Benvenuto Brunello, la vetrina della nuova annata del vino Docg senese, io non parteciperò. Decisione presa non per farmi notare o per indurre qualche minus habens a commentare “il solito Ziliani”, ma semplicemente per rispetto di me stesso, della mia professionalità, di trent’anni e passa di vita dedicati, e penso non gettati via, a raccontare, con tutta la passione possibile, le multiformi vicende del vino italiano.

A Montalcino non andrò perché come italiano, come giornalista italiano, come eno-cronista italiano di lungo corso, non mi garba di essere preso in giro. E perché non tollero essere oggetto di un comportamento che non esito a definire come espressione, spero inconsapevole, di un “razzismo anti-italiano”. Di una discriminazione, becera, nei confronti di chi scrive di vino e si chiama solo Ziliani, Rossi, Bianchi, Macchi. E non invece Smith, Cin-Ciué, Majakovski, Hua Kuo-feng o qualsiasi altro cognome straniero.

Cosa è accaduto di tanto sgradevole da farmi mulinare vorticosamente i corbelli? Una cosa semplicissima, documentata in questo passaggio della mail di conferma del mio invito alla manifestazione ieri ricevuta che così recita: “Come anticipato saremmo lieti di poterla accreditare per la degustazione seduta di venerdì 17 e, se ha piacere, anche alla successiva cena di gala. Nel caso non potesse partecipare il venerdì, sabato 18 potrebbe partecipare alla degustazione ai desk aziendali. L’ospitalità alberghiera non è prevista”.
Sono certo che questa postilla non appaia esclusivamente nella e-mail destinata alla mia trascurabile persona, ma che appaia nelle comunicazioni che il Consorzio del vino Brunello di Montalcino, organizzatore di Benvenuto Brunello, ha inviato a tutti i giornalisti, wine blogger, guidaioli, ecc. di nazionalità italiana, che sono stati invitati e accreditati alla manifestazione.

Invitati, certo, ma dove dormiremo cavoli nostri, perché di ospitalità alberghiera (non potremmo mica metterci a dormire in auto o sotto un ponte…) non se ne parla… Dovremmo pensarci, anche se siamo giornalisti free lance, senza nessun giornale che ci rimborsi le spese, allargando i nostri portafogli.

Ai giornalisti, wine writers e aspiranti tali stranieri il Consorzio del Brunello paga invece il viaggio aereo da lontano, si occupa del loro trasferimento e arrivo a Montalcino e, sono certo che accade così, perché mica puoi invitare l’americano, l’inglese, il giapponese, il russo e poi dirgli “all’albergo pensaci tu…”, si preoccupa di sistemarli, a spese del Consorzio ovviamente, negli alberghi o agriturismi o bed & breakfast di Montalcino e dintorni.
Sono persuaso che sia pieno diritto del Consorzio del vino Brunello di Montalcino comportarsi così per contenere le spese, per evitare i mega-buchi in bilancio che si fecero registrare, quando direttore era ancora l’inossidabile (s)Campatelli, pochi anni fa. Il Consorzio può liberamente decidere chi invitare e chi invece no, ma che il Consorzio del Brunello sia coerente fino in fondo e conseguente nelle proprie decisioni, perbacco!

Se, come è giusto, visto il peso importantissimo che l’export ha nell’economia del prestigioso Sangiovese ilcinese, il Consorzio decidesse di invitare esclusivamente la stampa estera, perché un articolo su una rivista russa, americana, cinese, giapponese, turca, pesa, ai fini delle vendite del vino, molto di più di qualsiasi articolo pubblicato su una rivista cartacea o on line italica, nessuno, nemmeno io, avrebbe nulla da contestare.
Ma se, perdiana!, tu caro Consorzio brunellesco inviti sia i wine writer esteri che i cronisti del vino italiani, non puoi adottare due pesi e due misure, ospitare e spendere fior di soldi per biglietti aerei per i cronisti esteri e agli italiani dire, come diciamo a Milano, “ranges”… ovvero arrangiati.

Se così fa compie non solo un’ingenuità che ti fa “restà cumpagn de quel de la mascherpa”. Ma, ho pesato bene le parole, perché a Montalcino hanno un caratterino bizzarro e ci mettono un niente a recapitarti via raccomandata r/r “simpatiche” letterine scritte da avvocati, si rendono colpevoli di una forma di fastidioso, volgare, offensivo, e un po’ bischero “razzismo anti-italiano”. Di una discriminazione bella e buona ai danni degli italiani.
Detto questo mi restano da aggiungere solo alcune cose: che ho deciso di pubblicare questo post non per “elemosinare” un’ospitalità che, come giornalista italiano, mi viene negata. O tantomeno perché gli organizzatori facciano un’eccezione per lo Ziliani rompico..i
A Montalcino, a meno che il Consorzio non cambi idea e si comporti con tutti gli invitati italiani nello stesso modo adottato con i giornalisti stranieri, io mi guarderò bene dal mettere piede. Decisione, la mia, di cui, ne sono ben consapevole, al Consorzio del Brunello non fregherà di meno…
In conclusione voglio invitare, ma senza troppe speranze, perché conosco bene i miei polli, i colleghi italiani a fare altrettanto, non a boicottare, perché la manifestazione ed i produttori partecipanti meritano rispetto (e magari responsabili del Consorzio più rispettosi dei connazionali) ma ad evitare di partecipare a Benvenuto Brunello e di restarsene a casa.
So che è una decisione difficile, perché al Benvenuto Brunello si possono assaggiare, anche se con il solito poco tempo a disposizione, tanti Brunello di Montalcino come non è consentito degustare in altra occasione.

Ma so anche, cari colleghi, che se non reagiremo in questo modo, se non lanceremo un segnale composto, forte e chiaro, il “razzismo anti-italiano” di cui il Consorzio del Brunello oggettivamente dà oggi prova diventerà prassi. A nostro danno. E se questo a voi garba, se questo non vi indigna, se questo per voi non è un’offesa intollerabile alla nostra professionalità, scusatemi ma forse parliamo lingue diverse. E abbiamo modi di pensare e di giudicare i fatti della vita molto, ma molto differenti. Sono curioso di sapere cosa ne pensate…

Attenzione!

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6 pensieri su “Cari colleghi wine writer italici: diciamo basta al “razzismo anti-italiano”!

  1. sai che ti dico o bischero che tu non sei altro? Che non ci frega un ca..o se tu non vieni a Montalcino, anzi stasera si stapperà una bella bottiglia per la bella notizia che ci hai dato! Di un rompicoglioni come te noi qui a Montalcino non si ha bisogno.
    Intanto si fa leggere da’ nostri avvocati el tu blogghe e poi vediamo se magari non c’é modo di inviarti una bella letterina, così ti cachi sotto
    E poi ricordati che non dobbiamo rendere conto a te su chi s’invita e su chi no: diventa direttore o presidente di un Consorzio (ma chi ti prende?) e poi si discute

    • “Caro Montalcinese”, ma lei si rende minimamente conto della misera figura che fa a scrivere un commento così? Mi viene solo da pensare a un bambino maleducato e che per di più si nasconde dietro l’anonimato. E quella minaccia di passare dagli avvocati…
      “un Milanese” che ha anche un nome ed un cognome: Angelo Cantù

  2. Montalcino, purtroppo, é anche questo.
    Brunellopoli, il mafioso, misterioso(?) attentato alla cantina di Soldera, e tanti altri episodi, puntualmente documentati negli anni su questo blog, l’hanno testimoniato.
    E certe brutte abitudini non si abbandonano, perché il lupo perde il pelo, ma non il vizio…

  3. onore a Franco Ziliani che continua a cantarle chiare pur avendo pagato duramente per la sua franchezza.
    Questo é un Paese al declino che invece di premiare gli onesti e le persone coraggiose le castiga: che schifo.
    Mi riferisco anche ai suoi colleghi, ai produttori di Montalcino che avranno di certo divorato il suo articolo ma tacciono preferendo nascondere la testa sotto la sabbia come gli struzzi,,,.

    • carissimo/a agente segreto, immagino che la sua capacità investigativa le consentirà di portare le prove (io mi dichiaro disponibile a pubblicarle) della mia “disonestà”.
      Perché buttare fango sulle persone é un reato, é diffamazione, e ci vuole poco a mettere in azione il mio avvocato e la Polizia Postale..
      Sono in attesa di leggerla, cara danzatrice 007… 🙂

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