Domanda: cosa fa di concreto l’A.I.S. per i propri professionisti?

Credo sia arrivato il momento di discuterne seriamente

Sono diversi anni ormai che la mia collaborazione con la più importante delle associazioni che si occupano di sommelerie in Italia, l’A.I.S., è finita (perché e come sia finita inutile tornarci su: sono seduto lungo la riva del fiume e pazientemente aspetto…) ma io continuo ad essere profondamente legato all’Associazione e ai suoi associati.

Magari quando penso ai “vertici associativi” e ad alcuni suoi esponenti in particolare, tornano a girarmi vorticosamente le…. , ma se mantengo la calma e penso che A.I.S. è soprattutto fatta dai suoi aderenti, dalle tante persone in gamba che ne difendono ogni giorno con il loro lavoro la credibilità e l’immagine, non posso che sorridere, ripensando alle tante esperienze positive che il tratto di strada fatto insieme mi ha regalato.

Però… Però A.I.S. oggi ha innegabilmente qualche problemino e mi basta essere tornato a girare, a frequentare nuovamente anteprime, banchi d’assaggio, degustazioni, per raccogliere, senza che io le solleciti, i mugugni, le amarezze, l’insoddisfazione di tanti associati, che vorrebbero un’A.I.S. ben diversa dall’attuale. Che non capiscono tante cose, scelte, strategie (che tutto sommato mi sembra un’espressione un po’ forte, perché presupporrebbe la reale esistenza di strateghi…), e sono piuttosto perplessi.

All’ambito delle perplessità penso appartengano anche alcune riflessioni pubblicate sulla sua pagina Facebook da una bella e capace sommelière fiorentina oggi di casa a Lucca, Valentina Porretta Merolli, che non ho avuto ancora il piacere di incontrare di persona, ma che seguo da tempo perché oltre al vino abbiamo una grande passione in comune, il violoncello, che lei suona e io ascolto, nelle interpretazioni di grandi maestri come Fournier, Casals, Piatigorskj, Enrico Mainardi, Rostropovich e soprattutto Jacqueline Du Pré, con silente rapimento.

Valentina è una sommèliere con i fiocchi: terza classificata nel 2012 al Concorso per il Miglior Sommelier d’Italia, seconda nell’edizione 2014, e si potrebbe dunque presupporre che grazie alla sua preparazione non abbia problemi a trovare lavoro. E che possa contare, come tutti i sommelier capaci, sul sostegno di “mamma” A.I.S.
Invece Valentina ha pubblicato sulla pagina facebookiana una serie di post la cui lettura mi ha colpito. E turbato.

Dapprima ha annotato: “Questa è la risposta al mio curriculum:
” complimenti per il CV avrei tanto da imparare con una dipendente come lei cosi colta e preparata, ma purtroppo non abbiamo bisogno di sommelier, sia io che il mio dipendente a marzo diventiamo sommelier…
Quindi sono paragonata ad un neo corsista uscente. Ecco la realtà di Lucca. Questo significa non capire quanto conti l’esperienza ed anni di studio e la differenza di preparazione”.

Poi questa amareggiata riflessione: “Ogni giorno conferme di quanto per lavorare devi essere ammanicato, in una associazione dove fai solo se torni comodo”.

Infine, ieri: “Cerco lavoro per la prossima stagione estiva capo sommelier e non, servizio solo serale, elaborazione carta dei vini riorganizzazione cantina. Zona toscana e costa, non in posti sperduti…i. Contattatemi privatamente”.

Sapete come sono fatto: ho letto e ho deciso di pubblicare sulla sua pagina, senza che lei sapesse nulla (magari rischiando di non avere la sua approvazione per le mie parole…) questo mio commento che ho pensato di riproporre, molti sommelier A.I.S. mi seguono, magari anche qualche “capataz”, qui: cara Valentina, trovo preoccupante, triste, allucinante (aggettivi che ho scelto dopo attenta valutazione) che una professionista seria e capace come te si trovi costretta a pubblicare sulla sua pagina Facebook un annuncio simile. E non posso non chiedermi cosa faccia la gloriosa Associazione di cui fai parte e che onori con le tue indubbie capacità (finalista a due Campionati italiani, mica bubbole) per tutelare e valorizzare e aiutare a mettere a frutto, nella pratica del lavoro, una professionista esemplare come te.

Mi chiedo cosa stia succedendo in quell’A.I.S. cui sono ancora profondamente legato e cosa aspettino gli associati, le tante persone in gamba che sono in A.I.S., a porre sul tavolo la vexata quaestio: cosa fa veramente e concretamente A.I.S. per i professionisti che ha formato?

Mi chiedo cosa si aspetti, ancora, per far partire una riflessione seria e profonda sull’evoluzione (o involuzione?) che l’A.I.S. da troppi anni subisce, suo malgrado. E sull’insoddisfazione, che spesso mi viene espressa, nonostante di A.I.S. io sia stato, orgogliosamente, solo un collaboratore esterno, affezionato e fedele, dagli associati che mi capita di incontrare.

Mi chiedo pertanto se gli attuali vertici siano consapevoli di questo stato di cose e cosa facciano. So bene che Vino al vino é solo un piccolo blog battagliero e che non é il Corriere della Sera o il New York Times. Però, cari sommelier A.I.S., è a completa disposizione per ospitare le vostre testimonianze, i vostri interrogativi, le vostre perplessità sul presente e sul futuro dell’amatissima Associazione. Con simpatia e stima.

E ho condiviso quindi il mio commento pubblicato sulla pagina di Valentina (come potevo non farlo, non sono ancora schizofrenico da arrivare a dissociarmi e prendere le distanze da me stesso…) taggando personaggi dell’empireo A.I.S. come il presidente Maietta, svariati presidenti regionali come Fiorenzo Detti, Marco Aldegheri, Alex Molinari, membri della G.E.N. quali Cristiano Cini, Marco Starace e Renato Paglia, e poi figure prestigiose quali il vecchio caro amico Moreno Rossin, Nicola Bonera, Roberto Anesi. Per citarne solo alcuni che si sono visti pervenire via Facebook il mio pensiero.

E ora? Beh, nel migliore dei mondi possibili chi è stato chiamato in causa risponde ed espone le proprie ragioni. In questo mondo, un po’ marcio e senza regole, dove, per dirla scherzosamente, si fa ma non si dice, molto probabilmente alle mie parole si “risponderà” con il solito eloquente silenzio, molto assordante.

Ma se al vertice dell’Associazione si pensa di risolvere così i problemi, ignorandoli e nascondendo la testa nella sabbia e confidando nella rassegnazione degli associati non penso che si andrà lontano e prima o poi il redde rationem inevitabilmente arriverà… Inutile stupirsi se poi tanti professionisti scelgono di passare all’Aspi

A buon intenditor…

Attenzione!

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8 pensieri su “Domanda: cosa fa di concreto l’A.I.S. per i propri professionisti?

  1. ancora in guerra con l’AIS, Ziliani?
    Lei é proprio un Don Chisciotte, un inguaribile romantico in lotta contro i mulini a vento…

    • per essere in guerra con qualcuno bisogna che un “nemico”, riprendendo il concetto di “nemico” categorizzato splendidamente nel pensiero di Carl Schmitt http://www.centrostudilaruna.it/amico-e-nemico-nel-pensiero-politico-di-carl-schmit.html esista.
      Questo “nemico” non esiste, parlerei di una radicale incompatibilità tra il pensiero e l’agire di larga parte degli attuali vertici dell’A.I.S. e il modesto pensiero di un nessuno, il sottoscritto, che sommelier non é nemmeno (ho fatto solo il primo corso, illo tempore) e che può solo rivendicare, con orgoglio, una bellissima, almeno per me, collaborazione di diversi anni con l’Associazione, dapprima in Lombardia, quindi a livello nazionale. E non solo, perché per me rappresenta un fiore all’occhiello una delle mie Serate Barolo, tenuta a Londra, in collaborazione con l’ottimo Andrea Rinaldi, avendo tra il pubblico tre Master of wine che mi onorano della loro considerazione e stima: Jancis Robinson, Nicolas Belfrage e Tim Atkin. E scusate se é poco…
      Quindi nessuna guerra, ma la semplice amplificazione, grazie a questo blog, di quanto la sommelier in oggetto aveva esternato pubblicamente (e non sul suo diario tenuto nel cassetto) sulla sua pagina Facebook.
      Ora apprendo che detta gentile sommelier é arrabbiata con me perché avrei pubblicato le riflessioni senza il suo preventivo consenso…
      No comment, sono un gentiluomo e non voglio discutere con la gentile Signora o Signorina… Prendo atto della gravità della situazione. se qualcuno getta il sasso e poi nasconde la mano…

    • lungi da me sostenere una tesi siffatta, non sia mai. Io ho solo riportato quanto ho trovato su Internet e ho fatto le mie riflessioni in merito

  2. Buon giorno Ziliani
    Una piccola riflessione: può essere che AIS abbia dei problemi, anzi qualcosa mi pare di intravedere; però …
    Spesso in Italia si fa fatica a riconoscere certe professioni e ad ammettere il ruolo dei relativi professionisti. Ed ecco il però: siamo sicuri che i ristoratori italiani abbiano capito il valore aggiunto di un professionista del vino presente nel loro locale? Io, girando qua e là, non ne sono così convinto.
    Sempre sperando di poterla incontrare di persona, bevendo un buon calice, auguro a tutti Buon vino
    Michele R.

    • grazie Michele,ottimo spunto di riflessione il suo e finalmente un professionista A.I.S. che rompe il ghiaccio e interviene. In privato, via mail e via sms siete stati in tanti a farlo, ma così non serve, occorre prendere posizione pubblicamente.
      Cosa ha fatto invece Valentina? Mi ha “cazziato” dicendo che dovevo chiederle il permesso, che non dovevo scrivere, come se lei le sue osservazioni non le avesse espresse pubblicamente sulla sua bacheca, ma su un diario che avessi sottratto in segreto dal cassetto dell’armadio di casa…
      E poi mi ha tolto l’amicizia da Facebook, dove invece oggi sono almeno una decina i sommelier che mi hanno chiesto amicizia…
      Valle a capire le donne, se poi si chiamano Valentina (nome anche di mia figlia http://www.premiotreccani.it/illinois-il-grande-romanzo-americano-di-sufjan-stevens.html) tutto diventa più complicato 🙂

      • Forse AIS non è così diversa da altre situazioni consimili – in questi anni, in questo paese -. Forse , anche se il mondo del vino pare vitale (come tutta l’agricoltura di alto profilo), si pensa che gli spazi professionali nei suoi dintorni siano una realtà, mentre anche in questi settori la situazione è … all’italiana. Cioè moscia.
        Mi è capitato spesso di citare esperienza e conoscenza come i fattori essenziali per crescere e migliorare la propria condizione lavorativa. Ma, ahimè, devo confessare quello che vedo accadere: senza “conoscenze” non si va da nessuna parte; senza padrini, amici “giusti”, l’accesso al lavoro e poi la possibilità di crescita in un ruolo sono preclusi. Questo vale in tutti i campi e settori. Solo casualmente e raramente le ‘sliding doors’ del destino si schiudono mettendo in contatto il lavoro giusto con la persona dotata delle adeguate qualità. Quando succede è quasi un miracolo. Vuole dire anche che, in quel momento, non c’è nessun politico interessato a piazzare qualcuno in quella posizione; oppure non c’è nessun potente che deve dare un’occupazione a uno della propria famiglia. Inoltre le attività lavorative stanno diminuendo numericamente e la qualità è sempre di più una parola abusata.
        Si intende che non succede solo in Italia, ma solo in Italia accade in modo così sistematico e consueto, purtroppo.
        E, ancora purtroppo, non si capisce quanto un buon livello di preparazione, l’entusiasmo, la formazione continua (chi si sente arrivato, scende!) facciano bene al lavoro e all’impresa, non solo a chi si dota di tali strumenti!

  3. Bisognerebbe avere il coraggio di ammettere in primis che la figura professionale del sommelier è praticamente moribonda. In secundis, che gli attuali corsi, di qualsiasi associazione/fondazione/ecc. ecc. sono inadatti a formare figure professionali, bensì assolvono la funzione di “far cassa”. Basta guardare al programma di questi corsi (e lo dico con cognizione di causa) per capire che, nel migliore dei casi, siamo fermi agli anni 80/90.

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