Mondo del vino italiano, mi hai proprio nauseato e ti dico addio

Sono tornato al mondo del vino, a quel mondo del vino cui ho dedicato oltre trent’anni della mia vita, con entusiasmo e con slancio, con rinnovata voglia di fare dopo una lontananza di oltre sei mesi. Bui, difficili, infinitamente tristi. Un tunnel stretto che sembrava senza via d’uscita. O con una sola possibile…Una via senza ritorno.

Speravo che quel mondo, sto parlando del mondo del vino italiano, é bene che lo precisi, nel frattempo fosse almeno un po’ migliorato, che in quel mondo potessero prevalere le tante belle e oneste persone che ne sono il tessuto connettivo e la vera anima, quella che mi affascinò tanti anni orsono, inducendomi a passare dalla cultura delle terze pagine dei quotidiani (Gazzetta di Parma, Il Giornale, con direttore Indro Montanelli, Il Secolo d’Italia, sì proprio quel giornale organo di quel partito di cui sento tanta nostalgia..) cui collaboravo all’agricoltura intesa come espressione culturale. Espressione di una nobile e antichissima cultura materiale, di un sapere antico e profondo.

Avevo tante aspettative, così che inizialmente mi era sembrato che il mio ritorno avesse un senso e che come per magia potessi ritrovare lo spazio che avevo lasciato e che addirittura potessi occuparne uno più ampio e confortevole. Insomma, che dopo un lungo pit stop ai box, che mi ero auto-imposto, dopo aver recitato in tutte le salse e modulazioni il mio mea culpa per un solo brutto episodio di cui mi ero reso colpevole, io potessi ripartire. Per correre una nuova gara, con tutte le possibilità di fare bella figura, visto che non potevo aver disimparato a guidare…

Parlo al passato, perché poi, siccome non sono fesso, siccome ho 60 anni ma sono tutt’altro che rincoglionito, ho aperto gli occhi e mi é venuta una gran nausea. Un’enorme, irrefrenabile nausea, riscoprendo che quel mondo é sempre più popolato, e loro sono sempre più spudorati e senza vergogna, da sbarlafuss e fafiuché, da cialtroni, venditori di fumo, persone inaffidabili e parolai cuntaball, da marpioni che cercano di usarti e di mettertelo in quel posto. Anzi, perdonatemi il francesismo, de t’inculer

Persone che non rispettano la tua professionalità, che ti considerano, alla prova dei fatti, (perché trattasi del lavoro di cui onestamente ho vissuto ormai da tanti anni e di cui teoricamente dovrei ancora vivere, visto che non sono né un pensionato baby, né un parassita, né un mantenuto o un figlio di papà, e che per me scrivere di vino non é certo un hobby tipo giardinaggio o collezionismo di farfalle) alla stessa stregua di un ragazzino alle prime armi.
Personaggi, mi verrebbe un’altra espressione, ma poi non vorrei che il Collegio di disciplina territoriale dell’Ordine dei giornalisti mi bacchettasse ancora per “incontinenza espressiva”, pretenderebbero che io lavorassi gratis o quasi, perché tanto loro, i marpioni, quelli che girano con automobili che tu non ti potresti permettere nemmeno in due vite, ti gratificano della loro attenzione, e perdinci, mica vorrai essere pagato! Dai, fidati, siamo tra gentiluomini, no?

Allora invitando costoro a…, non pensate male, a provare a rivolgersi, così come hanno la faccia di tolla di fare con me, all’idraulico, al falegname, al benzinaio, al piastrellista, all’architetto cui chiedono prestazioni d’opera, ho pensato che forse la cosa migliore da farsi fosse farla finita con questo mondo del vino italiano e non nutrire più illusioni sulla sua natura, e sulla sua possibilità di emendarsi e migliorare. Ed essere meno lercio.
Perché, e mi piange il cuore a dirlo, é un mondo perdutamente marcio e irrecuperabile, sempre più sozzo e incancrenito, appannaggio di leccaculo e improvvisatori. Di nani, ballerine, p.r. dalla fantasia piroettante e giornali banalizzati e castrati da pesanti condizionamenti pubblicitari, e, ma diciamolo! mignotte. Con tutto il rispetto dovuto alle operatrici del marciapiede, molto più serie e professionali di certi figuri che con Bacco ed il suo onesto racconto non dovrebbero avere nulla a che fare.

Da stasera, fine di un febbraio che è stato comunque bellissimo, non diventerò di certo astemio e continuerò a bere vino perché mi piace e perché contribuisce a rendere la mia, le nostre vite, più colorate e ricche di senso. Più emozionanti. Però basta fare il wine writer, il cronista del vino italico. Mi sono rotto i corbelli. Mi hanno rotto i corbelli!
E da domani, da oggi anzi, primo marzo 2017, inizio seriamente a pensare a cosa inventarmi da fare di diverso, dopo tre decenni di dedizione al vino raccontato, per campare la vita, per mettere insieme il pranzo e la cena e pagare le bollette, la benzina, la carta igienica e le arance. I soldini necessari per pagarmi l’aereo per volare di nuovo a Parigi o paracadutarmi su Reims ed Epernay, sulla Bourgogne dalle mille meraviglie. O sulla Catalunya del Cava, sulla Galicia delle Riax Baixas..

Lascio quindi, senza particolari rimpianti, questo insano mondo del vino del nostro Paese di poeti, santi, navigatori e opportunisti, lo lascio tutto a quelli più furbi di me, a quelli che hanno capito tutto e passano all’incasso, che non sono romantici pirla Don Chisciotte come me.

C’é tutto un mondo di grandi vini di cui scrivere, francesi in primis, ça va sans dire, spagnoli, tedeschi, portoghesi, austriaci, australiani, turchi, pakistani, libanesi e croati. E ci sono le promettentissime viticolture dello Zambia, dell’Islanda, ma del Sud, del Brasile e della Russia, della Tanzania e del Giappone, da seguire e da cercare di raccontare ai lettori dei miei blog.
Blog, Vino al vino, Lemillebolleblog, Rosé wine blog, che non chiuderanno (a qualche coglione piacerebbe che questo accadesse, invece no, cippirimerlo! ) ma cambieranno impostazione. Perché scrivere dei vini di questo Paese falso e cinico, senza vergogna e senza dignità, sarebbe veramente un gesto di puro masochismo da parte mia. Nemo propheta in patria sum? Va bene, ma allora voglio esserlo fino in fondo… A testa alta e senza dovermi mettere a 90 gradi.
Che se lo godano pure altri, i miei simpatici “colleghi” (tra cui ci sono splendide persone e hombre vertical, ne cito tre su tutti a me cari: il maestro Cesare Pillon, Pierluigi “Pigi” Gorgoni e Andrea Grignaffini) quel mondo fasullo, di cartapesta e di lustrini da quattro soldi: é tutto loro. Io da questo carro da Carnevale di Viareggio, che non ha nemmeno la dignità dei carri di Tespi, scendo e per dirla con Guccini ” a culo tutto il resto“!

Attenzione!

Non dimenticate di leggere anche

Lemillebolleblog

http://www.lemillebolleblog.it/

e

Rosé Wine Blog

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20 pensieri su “Mondo del vino italiano, mi hai proprio nauseato e ti dico addio

  1. Franco scusami se ricorro ad un nome falso. Ho il piacere di esserti amica, e di sapere come veramente sei dietro la facciata del personaggio che rischi di apparire. Un personaggio, caro ad alcuni, inviso a molti, che non rispecchia la tua complessa personalità e la tua grande umanità. Il tuo essere sincero fino in fondo, sino a farti male talvolta.
    Posso immaginare la tua amarezza, capire la tua incazzatura, quella che tu giustamente chiami nausea.
    La tua idea del vino, alta e pura, la stessa che avevano persone che tu hai avuto la fortuna di frequentare e della cui considerazione e stima hai goduto, Baldo Cappellano, Bartolo Mascarello, Franco Biondi Santi, Cosimo Taurino, Marta Galli, ad esempio, é ben lontana dal baraccone chiamato vino italiano.
    E tu da quella fiera delle vanità, da quelle cialtronerie in formato sette decimi, fai bene a tenerti lontano, a prendere risolutamente le distanze…
    Però… Però se ci pensi quel mondo é lontano anni luce da un mondo del vino italiano, meno potente, meno mercificato, che pure esiste, e ha una sua valenza e una sua verità, anche se non é privo di ingenuità e contraddizioni.
    Penso al mondo dei vini naturali, gremito di gente bella, che non se la tira e non si svende, che non può esserti indifferente, o peggio ancora estranea, che ha storie vere e vita da raccontare.
    Allora ti consiglio e ti prego, e lo faccio perché ti sono amica, lascia sbollire la tua incazzatura e sfogati scrivendo, come hai detto di voler fare, degli amati Champagne e Bourgogne. E dei Cava più veri. E di quello che vorrai, come vorrai. Come sai fare.
    Però, sii intelligente e realista, sappi distinguere e il grano dal loglio, i mercanti del tempio, i furbetti della vigna e della cantina, dai vignaioli che si sporcano le mani e si spaccano la schiena coccolando le loro vigne e ci regalano vini che magari non saranno sempre perfetti o tecnicamente impeccabili, ma sanno emozionarci perché espressione fedele delle terre da cui arrivano.
    Vini ben diversi da quelli omologati, noiosi e seriali, tutti uguali tra loro, di quelle che tu chiami con sarcasmo Le Grandi Aziende Industriali del Vino Italiano. Con il loro corteo buffo di stolti scherani e inutili idioti.
    Non puoi, come minacci di fare, ma dietro alla tua indignazione si vede benissimo l’amore, e dietro alla tua rabbia e alle invettive che lanci con stile da pamphlet, la tua delusione di innamorato tradito, rinunciare a raccontare i vini d’Italia, che é la terra meravigliosa e al tempo stesso assurda dove tu sei nato e vivi.
    Lascia decantare la tua sana indignazione e rassegnati all’idea di dover raccontare i vini della tua terra fino a che Bacco non venga a prenderti per mano invitandoti a raggiungerlo…
    E allora ritorna a farlo venendo almeno un giorno a Piacenza dall’11 al 13 marzo per Sorgente del vino live 2017 http://sorgentedelvinolive.org/it/sorgentedelvino-live-2017/.
    Scorri, come ho fatto io, l’elenco dei vignaioli (e delle vignaiole) che saranno presenti con i loro vini che vengono dal cuore http://sorgentedelvinolive.org/it/partecipanti-2017/ e lasciati contagiare dalla bella idea di vedere che il vino di casa nostra non é tutto cotarellato o maronato, e non porta il farfallino o ostenta tre bicchieri, ma ha ancora accenti di verità e di bellezza che hanno bisogno anche della tua penna per essere raccontati e trasmessi agli amanti del vino vero. Che sono tanti e ti seguono e non ti vedono come un guru, ma come un consumatore esperto che si rivolge ai consumatori.
    Vieni a Piacenza e fuck… ai vini del falegname e dei concentratori. Ai pennivendoli e alle p.r. petulanti. A conformisti e marchettari di ogni risma.
    Ti lascio, tu cultore della musica classica, sottile conoscitore di Schubert e di Brahms, di Beethoven e Bach, di Mozart, Mahler e Bruckner, con una bella song di una cantante inglese che mi sembra ti piacesse, Dido.
    Ascoltala e lasciati cullare dalla sua sottile malinconia e ricordati che domani, che é già oggi a quest’ora, é un altro giorno, e l’amarezza lascerà, com’é giusto che sia, il posto alla speranza, alla disponibilità ad amare criticamente, ma sempre amare.
    Così come tu ami e critichi, perché lo vorresti bello, splendente, puro, il vino italiano di qualità.
    Buona notte franco tiratore, Don Chisciotte milanese, sessantenne dal cuore da adolescente!
    https://www.youtube.com/watch?v=j-fWDrZSiZs

  2. e allora Ziliani, cosa farà ora e quale saranno i primi effetti di questa sua eno-avvelenata?
    Ci faccia sapere e ci dica se aggiornerà ancora i suoi blog o se ci toccherà venirla a cercare in Rete o chissà dove.
    Grazie e, mi raccomando, stay in touch

    • Grazie Antonio per la sua fedeltà.
      Il primo effetto della mia intemerata sarà, perché bisogna essere coerenti altrimenti si é dei cialtroni senza dignità, rinunciare oggi ad andare, come avevo progettato, quattro giorni nella mia amatissima Langa del Barolo.
      Mi costa molto questa decisione, perché mi perderò l’abbraccio di Mauro, Fabio, Elio e Marina, di Romano e Flavio, di Teresio, e di altri ancora, che avevo progettato.
      Resterò a casa, facendo, come tocca ad ogni single, un po’ di pulizie e di ordine, e naturalmente scrivendo per i miei blog che mi guardo bene dal chiudere.
      Champagnerò e racconterò il colpo di fulmine per Paris, la sceneggiata di una cooking show di una cuoca dai capelli rosa, e la bellezza di rosé e Bas Armagnac da urlo.
      Poi vedremo, tutto é possibile a questo punto.
      Quanto ai cialtroni, beh, lasciamo che lo siano. E per dirla con Karl Kraus, “Signore, perdona loro, perché sanno bene ciò che fanno”..
      E ancora: “Perché tanta gente dice male di me? Perché mi lodano e ciò nonostante io dico male di loro”…
      E, e qui chiudo, “chi è veramente fedele rinuncia prima a un amico che ad un nemico”… 🙂

  3. Oddio Franco, ti ho appena “dato il bentornato” sul mio blog, e già te ne vai?
    Però capisco. La critica enologica, temo non sia più funzionale al “sistema vino” e non credo solo in Italia. E non solo quella enologica. Il discorso che sto per fare vale per quasi tutti i settori. Forse, resiste un po’ la critica letteraria. Ma tutto il resto, complice anche la rete che ha deprivato di autorevolezza anche i professionisti autentici perché tutti sembriamo professionisti anche le/i P.R., è stato macinato dentro l’universo mondo del marketing e della cosiddetta “comunicazione” autoreferenziale, che è cosa differente dalla cronaca e dal giornalismo, che per esserlo veramente deve sempre assumere un punto di vista e un punto di partenza critici. Questo atteggiamento, che implica approfondimento, studio, specializzazione, non è più considerato utile alla macchina della produzione e del commercio, che si nutrono prima di tutto di spettacolarizzazione (e di comunicazione spettacolare). Penso che tu te ne sia accorto, ma in questi anni il mondo si è riempito fino all’inverosimile di Uffici Stampa, quindi di informazione autoprodotta, insomma di comunicazione. Ormai si sono dotati di un ufficio stampa o un di addetto stampa anche le piccole aziende di pulizia (pensa che recentemente dopo aver scritto un pezzo scomodo di “sindacale”, anziché essere contattato dal direttore o dalla proprietà, sono stato agganciato dal loro ufficio stampa, che chiaramente ha ridotto il tema – una vicenda di licenziamenti – esclusivamente ad una questione di comunicazione. Ti puoi immaginare come ho reagito io…)
    Tutto ciò che non corrisponde a questo “canone” comunicativo, viene considerato come un inutile orpello. Noi compresi. Non so allora se questo nuovo mondo sia buono o cattivo. Di certo ci/ti considera poco utile all’ingranaggio della comunicazione. E anche le persone che hai sempre stimato non trovano il tempo nemmeno di rispondere ad una email (a proposito, non ho più ricevuta risposta nemmeno io…dal nostro amico)
    PS: Hai citato l’Avvelenata, ad un certo punto il Maestrone manda a fare in culo un tal Bertoncelli…ricordi? Bertoncelli era un critico musicale, giovane ma molto influente presso la popolazione giovanile. Molti anni dopo fu lui a raccontare come erano andate le cose fra lui e il Francesco, ci deve essere il video di una sua intervista su youtube. In quell’intervista Bertoncelli ricorda come e quanto allora – erano gli anni settanta, con poca tv e poca radio – la critica musicale dei giornali di carta fosse influente e fosse tenuta in considerazione dal pubblico ma anche dai produttori, quanto fosse essa stessa parte dell’industria musicale. Oggi, chiaramente, anche qui, non è più così. Un abbraccio Franco e scusa se mi sono dilungato e andato un po off topic , ma ho approfittato del tuo spazio per dire alcune cose che ho in testa da un po’ di tempo. E…naturalmente…resta con noi!

  4. Da un semplice eno-appassionato: spero tanto che ci ripensi, mi mancherebbero davvero, e sono certo non solo a me, la sua competenza e le sue “dritte”.

  5. 1) un uomo tutto di un pezzo, senza macchia e senza paura come spesso lei si definisce, non sputa fango sul mondo del vino, cosi in generale, senza fare nomi e cognomi. Questo e’ basso qualunquismo
    2) si rende conto che da quando ha ripreso a scrivere, lo ha fatto quasi esclusivamente su temi “politici” (pur inerenti al vino) e quasi sempre con tono polemico? Ma crede che siano interessanti sti approcci? Mah
    3) ho perso il conto di quante volte, esplicitamente o meno, ha abbandonato il web. A 60 anni, sarebbe ora di decidere definitivamente
    4) in un paese fortemente antifascista come l italia, dichiarare spesso e volentieri simpatie missine (che nulla aggiungono alla sua qualifica di esperto di vini) di certo non l aiuta. Soprattutto se c e una sottoscrizione di fondi aperta
    5) un blog su vini esteri in italia? Le auguro sinceramente di avere successo. Ma non ci scommetterei una lira.

    • mi dia un momento tranquillo per rispondere al suo commento, che ho molto apprezzato, tranne che nella parte finale.
      Rivendico il mio orgoglio di aver militato non in una forza extraparlamentare, ma in un partito, di cui ho grande nostalgia, che é stato presente in Parlamento per decenni, che ha fatto parte della storia politica, della dialettica politica italiana.
      Ergo, non mi ritiri fuori per favore l’osceno arco costituzionale, perché allora mi inca..o
      cari saluti

  6. Caro Franco,
    pur comprendendo la tua rabbia ed amarezza, continuo a pensare che il mondo del vino italiano non sia tutto marcio, che non lo siano tutti i giornalisti e divulgatori, anche se, e di questo te ne do atto, di tutte le vicissitudini che tu hai dovuto affrontare sono troppe persino le dita di una sola mano per contare quanti abbiano sentito l’esigenza di sostenerti durante un periodo così difficile come quello che hai attraversato.
    Ma non è con la stampa italiana che devi confrontarti, non è questo lo scopo di chi scrive, se agli eventi quando vedono il tuo nome trovano vergognose scuse per non fartici andare è giusto e lecito che tu li mandi a quel paese, ma i vignaioli che del mondo dell’informazione non conoscono i perversi meccanismi, meritano comunque di essere conosciuti attraverso la tua penna forbita e coinvolgente, loro vivono del vino che producono esattamente come te delle parole che scrivi.
    Capisco però che se, come mi sembra tu abbia espresso, qui si comincia a pretendere che un professionista scriva senza essere pagato, allora la questione è davvero inaccettabile, anche se non riesco a comprendere come ciò sia possibile, ma evidentemente simo arrivati davvero alla follia.
    Il sangue amaro che ti sei fatto appena sei tornato lo capisco perfettamente, ciò che è avvenuto prima con Benvenuto Brunello (ne ho parlato sul mio articolo su Chianti Lovers) e poi con il produttore di Langa (dove ero stato invitato anche io), non dovrebbe accadere MAI!
    E cose come queste possono davvero farti passare la voglia di continuare questo mestiere, ma una persona come te, a prescindere dal fatto se condividiamo o meno le stesse posizioni e idee, è assolutamente necessaria, proprio perché questo mondo ne è praticamente privo e ne ha drammaticamente bisogno!
    Spero davvero che tu possa ancora sentire la voglia di raccontare di vino italiano, ogni giorno nasce qualche nuova realtà, spesso davvero sorprendente, fatta di gente pulita che con passione si impegna per fare qualcosa di buono e condivisibile, sempre più cercando di rispettare l’ambiente, e quindi anche gli esseri umani. E tu non puoi non raccontare di loro, come sai fare bene.

  7. Se questo post non fosse stato a firma di “un certo Franco Ziliani”, molto probabilmente avrei pensato alla trovata, sempre più diffusa e copiata, di pubblicare di proposito un articolo “che faccia notizia”, per attirare l’attenzione, i commenti e aumentare quindi la visibilità del sito…..
    Ma così non è, almeno credo e spero. Però…le riflessioni e le osservazioni fatte poco sopra dal “lettore confuso”, credo meritino giusta considerazione, come del resto anche quanto scritto dagli altri intervenuti. Non è giusto, non è corretto e tantomeno “professionale” mettere tutti indistintamente nello stesso calderone…!
    Giusto per alleggerire un po la questione, soprattutto poi oggi, “the day after”…: se ogni volta che la nostra Maggica o Beneamata “tradisce” le nostre aspettative, cosa dovremmo fare? 😉

  8. Ziliani, lo so l’amarezza è tanta, però il mondo del vino è altra cosa rispetto a quello che gli gira intorno; e cui purtroppo alcuni produttori hanno dato corda per vari motivi. Siccome la cosa mi sembra trasversale alla stampa italiana, io credo che il giornalismo abbia bisogno di figure come la sua per poter tornare ad essere quella voce indipendente e chiara di cui l’italia ha bisogno. Chissà che prima o poi tanti suoi colleghi lo capiscano. Certo ci vuole coraggio e fermezza, e un paio di (s)palle belle robuste; ma sono convinto che a lei non manchino questi attributi. Forza dunque, non ci lasci, ma soprattutto non lasci quei tanti produttori che lavorano come si deve e che hanno bisogno di essere fatti conoscere nel modo corretto.
    Buona giornata
    Michele R.

  9. Caro Franco, la seguo da tanti anni anche per il suo modo di essere fuori dal coro nel mondo della critica enologica. Sono un semplice appassionato, da un po ho passato le sessanta primavere e da una decina d’anni ho smesso di bere i vini troppo spesso omologati dei grandi/famosi produttori (con qualche doverosa eccezione) per dedicarmi a scoprire le numerose realtà dei piccoli ma buoni e sani, il variegato mondo dei “vini naturali”.
    Ne ho scoperti tanti, vini spesso emozionanti e belle persone, credo lontane le mille miglia da quel mondo in effetti maleodorante cui lei si riferisce.
    Ora non so se sarebbe possibile trovare oggi modo di campare sposando la causa di queste piccole realtà, però credo che ci sarebbe bisogno di una penna come la sua per parlarne e farle meglio conoscere al pubblico.
    Ben contento se tornerà a scrivere del vino degli altri, però non tralasci quello di casa nostra: se si scava un po’ si trovano tante piccole pepite d’oro che meritano di essere raccontate.

  10. Caro Franco,
    come già sai, spesso non condivido il tuo ‘tone of voice’, lo stile del tuo approccio. Ma come spesso accade, pur partendo da considerazioni magari un po’ diverse dalle tue, condivido le constatazioni (che sono relative allo stato dell’arte e del pensiero in questo nostro paese) e anche le rampogne ai soliti e insoliti – noti o ignoti che siano – .
    Alla base c’è un fatto, di cui si è detto fino alla nausea: il pensiero, lopera d’ingegno e tutto ciò che crea valore virtuale (ma effettivo) in questo paese non ha cittadinanza.
    Per una semplice ragione: la gente crede nel soldo – ma nel soldo che arriva in tasca – e pensa che l’informazione, la buona comunicazione, la parola scritta (possibilmente – raro accade – ben scritta), l’idea originale sono cose gratuite.
    Non so darmi una spiegazione, se non che molti imprenditori, molti mannaggia(er) sono solo approssimativamente alfabetizzati. Ora sono (siamo!) anche tutti fottograffer … perciò a che serve colui che pretende di informare ‘sapendo’ come si fa e soprattutto che cosa dire?
    Poi magari pretende prebende? Eh no, no. Qui amiamo solo copiare, anzi scopiazzare, alla carlona (come si diceva). Ho incontrato uno che ha dato un’occhiata a un mio disegno e mi ha detto: anch’io disegnavo; ah gli dico, perché non ti rimetti a farlo? Mah, mi dice lui, potrei rifare qualcuno dei tuoi disegni … Era davvero convinto di dire una cosa “lecita”, “corretta eticamente”, “positiva per il futuro del mondo” …A me si sdoppiava la vista, a lui niente. Traine le debite conseguenze.

  11. Cara Silvana, proverò a farlo, cercando di scrivere stasera, se resto lucido dopo aver bevuto a secchiate questo splendido Valpolicella Superiore 2013, il Profasio di Massimago, proprietà di una splendida e nobile donna, Camilla Rossi Chauvenet, un pezzo dove spiego che…
    Beh, se lo anticipo finito l’effetto sorpresa, e ho già solo 12 lettori o poco più, mica posso giocarmeli annunciando quello che scriverò, no?
    In verità non lo nemmeno io di preciso, anzi lo sento, ma devo far decantare un poco le cose. Oggi é stata una giornata meravigliosamente campale.
    Gli dei mi hanno fatto il dono di farmi parlare al telefono con un amico d’infanzia, figlio di un amico carissimo del mio caro papà, che aveva una mitica drogheria in via Vitruvio a Milano, Gallivanone…
    E’ stata un’emozione pazzesca. E forse mercoledì potrò riabbracciare uno dei migliori amici di mio padre, una persona che mi lega a ricordi dolcissimi… quant seri ancamò un fiulet….

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