Stasera a Milano per onorare le vittime dell’Olocausto

Perché la cultura ebraica è parte del mio essere…

Cari lettori, dovete abituarvi, con la decisione di tornare ad aggiornare questo e gli altri miei blog, ad un Vino al vino sempre focalizzato sul vino, ma aperto, perché un blog è un diario in pubblico oltre che una forma di giornale, anche ad altri discorsi. Non tratterò ovviamente di politica, anche se come cittadino italiano, vagamente inca…to, sento il dovere di esprimere la mia indignazione per come questo Paese è ridotto e governato e provo una forte tentazione di ritrovare l’impegno politico di quanto facevo il liceo…, ma tratterò, quando mi verrà l’uzzolo, di due argomenti che riempiono, insieme al vino, la mia vita.

Parlo di musica classica e di cultura e letteratura e dell’intreccio tra le due. Non posso certo dimenticare che per anni, prima di “scoprire” causa Veronelli, il richiamo del vino, sono stato giornalista da terza pagina, la terza pagina di una volta, sulla Gazzetta di Parma e su Il Giornale, quando direttore era… Indro Montanelli. E critico musicale per diversi giornali, tra cui Il Secolo d’Italia..

Nella mia formazione culturale, ora che gli anni sono passati e arriva l’ora dei primi bilanci, mi accorgo di quale importanza, fondamentale, abbia la cultura ebraica. Questo potrà apparire contraddittorio per quelli che sapendomi di destra, una destra sociale e di popolo, fanno scattare immediatamente l’equazione destra uguale fascismo. Fascismo uguale razzismo o nazismo.
Rifiuto decisamente, giudicandola frettolosa, superficiale e sciocca, questa equazione, e pur adorando scrittori “maledetti” come Louis-Ferdinand Auguste Destouches, in arte Céline, oppure Pierre Drieu La Rochelle o Ernst Junger o Michel Houellebecq considero Saul Bellow il mio scrittore preferito e Herzog il mio livre de chevet (come potrei non adorare un libro che comincia così? “Se sono matto, per me va benissimo, pensò Moses Herzog. C’era della gente che pensava che fosse toccato, e per qualche tempo persino lui l’aveva dubitato. Ma adesso, benché continuasse a comportarsi in maniera un po’ stramba, si sentiva pieno di fiducia, allegro, lucido e forte”) e reputo fondamentali autori mitteleuropei per me irrinunciabili (purtroppo letti solo in italiano) come Joseph Roth, il geniale Karl Kraus, Arthur Schnitzler, Hugo von Hofmannsthal (che coniò la definizione di Konservative Revolution) Elias Canetti, per citare solo i primi che mi vengono in mente.
E come dimenticare le opere di scrittori orgogliosamente ebrei come Isaac Singer e Abraham Yehoshua? E non è forse Marc Chagall uno dei miei pittori prediletti e la cosiddetta arte degenerata o entartete Kunst, una delle espressioni artistiche a mio avviso più appassionanti?

E passando alla musica quante ore e ore ho passato ascoltando le Sinfonie ed i Lieder di un grandissimo direttore orchestra e compositore come Gustav Mahler la cui musica è permeata di richiami ebraici? E quando penso al violino non compio forse l’equazione violino uguale Jasha Heifetz ? E non mi emoziona ogni volta, l’ascolto del magnifico Concerto per violino di Erich Wolfgang Korngold?

E non figurano tra le mie incisioni del cuore quelle dove a suonare sono grandissimi solisti ebrei come Bronislaw Huberman, Nathan Milstein, Yehudi Menuhin, Fritz Kreisler, oppure Rudolf Serkin, o direttori d’orchestra come Bruno Walter o Leonard Bernstein, e chissa quanti altri ne sto dimenticando? E’ o non è Glenn Gould il pianista che più m’intriga e di cui non mi stanco mai di scoprire l’assoluta genialità?

E non è forse ebreo il più grande autore di musica leggera, ovvero Burt Bacharach? E non è profondamente intriso di cultura ebraica lo straordinario gruppo musicale polacco (di Cracovia), cultore della Klezmer music, genere musicale tradizionale degli ebrei aschenaziti dell’Europa dell’Est, dei Kroke?

Ho molto approfondito, anche attraverso letture strazianti come Alma Rosé Vienna to Auschwitz di Richard Newman o The Inextinguishable Symphony: A True Story of Music and Love in Nazi Germany di Martin Goldsmith, il tema difficile del rapporto tra musica classica, persecuzione nazista e Olocausto. Magari tenendo come sottofondo un capolavoro assoluto come l’Adagio for strings di Samuel Barber..

Ed è con questo spirito, con la volontà di ascoltare, meditare, capire, che questa sera sarò a Milano, alle 21, presso la Sala Consiliare del Municipio 5, per una bellissima iniziativa culturale, la Giornata della Memoria, organizzata dall’Associazione Logoi e comunicatami da un lettore, Max Caramani, cui stringerò la mano, conoscendolo per la prima volta e ringraziandolo per avermi informato.

Poeti, autori, attori e musicisti ricorderanno il periodo dell’Olocausto, recita il programma: potevo forse mancare?

Attenzione!

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3 pensieri su “Stasera a Milano per onorare le vittime dell’Olocausto

    • non credo proprio che ciò accadrà. Io rimango quello che sono e ho cercato di descrivere, in maniera magari confusa ma sincera, in questo post

  1. quanto ha scritto dà prova di coraggio e di onestà e la onora.
    Avevo sentire dire che lei fosse fascista, e persino che avesse simpatie neo-nazista.
    E invece…
    Che dire se non shalom?

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