Contrordine lettori! Ecco perché non chiudo Vino al vino


E italianamente continuerò a bere, e a raccontarvi vita e “miracoli” dei vignaioli (italiani e non) che mi toccano il cuore

Devo da tempo una risposta ad un “lettore confuso” che il primo marzo scorso, intervenendo a commentare questo mio post, espressione di un particolare momento di incazzatura e di nausea, (può anche capitare di provarla, dopo 33 anni di “convivenza”) verso il mondo del vino italiano, per larga parte del mondo del vino del cosiddetto “Belpaese”, mi ha scritto:

“un uomo tutto di un pezzo, senza macchia e senza paura come spesso lei si definisce, non sputa fango sul mondo del vino, cosi in generale, senza fare nomi e cognomi. Questo e’ basso qualunquismo
2) si rende conto che da quando ha ripreso a scrivere, lo ha fatto quasi esclusivamente su temi “politici” (pur inerenti al vino) e quasi sempre con tono polemico? Ma crede che siano interessanti sti approcci? Mah
3) ho perso il conto di quante volte, esplicitamente o meno, ha abbandonato il web. A 60 anni, sarebbe ora di decidere definitivamente
4) in un paese fortemente antifascista come l’Italia, dichiarare spesso e volentieri simpatie missine (che nulla aggiungono alla sua qualifica di esperto di vini) di certo non l’aiuta. Soprattutto se c e una sottoscrizione di fondi aperta
5) un blog su vini esteri in Italia? Le auguro sinceramente di avere successo. Ma non ci scommetterei una lira”.
Si tratta di osservazioni e di domande lecite, espresse tra l’altro con franchezza, ma senza insulti, purtroppo dietro la cortina conigliesca dell’anonimato da nick name, che meritano risposte. Risposte che possono condensarsi in una sola, che potrà anche apparire arrogante, ma chi se ne frega! Parafrasando uno slogan del più vetero e becero femminismo rispondo ricordando che “il blog è mio e lo gestisco io” e che non mi farò dettare da nessuno, nemmeno da quell’unico “padrone” che è il mio lettore, l’agenda dei temi da trattare, delle modalità, dello stile, del linguaggio, del tipo di approccio che adotterò.

Se al singolo lettore piace questo mio approccio, dove, sempre nell’ottica del dire pane al pane e vino al vino, parlerò di vino, ma anche di quel cappero che mi pare, che sia letteratura, musica, arte, e anche politica, perché no?, bene, altrimenti la wine blogosfera è abbastanza variegata e ricca di proposte (diverse serie, altre meno, altre decisamente oscene, altre ridicole) per accomodarsi tranquillamente altrove e lasciare la lettura di questo blog a chi si trova a proprio agio nel mio eno e non solo eno discorrere.

Non mi ha mai sfiorato nemmeno l’anticamera del cervello di dare vita ad un nuovo (un altro?) blog, in italiano, dedicato ai vini esteri. Penso piuttosto, anzi, posso dirlo, è un’idea cui sto lavorando e che mi ha portato recentemente à Paris, a qualcosa di completamente diverso, che potrebbe essere un blog divulgativo dedicato ai vini italiani scritto in una lingua, a me particolarmente cara, che non è l’italiano… Work in progress, meglio, travaux en cours… datemi tempo e chi vivrà vedrà…

Quanto alla politica, il rimproverarmi – e vedo già il ditino alzano a mò di ammonimento – per il semplice motivo che “in un paese fortemente antifascista come l’Italia, dichiarare spesso e volentieri simpatie missine (che nulla aggiungono alla sua qualifica di esperto di vini) di certo non l’aiuta”, non mi fa né caldo né freddo.
Sono 60 anni che mi rompono i corbelli con l’antifascismo di maniera e di facciata, con la conventio ad escludendum, ricordandomi che la storia la scrivono i vincitori e guai ai vinti e altre amenità. Io sono di destra, più che mai di destra ora che la destra in Italia non c’è, lo sono sempre stato e sempre lo sarò. Rivendico il mio orgoglio di aver militato non in una forza extraparlamentare canagliesca e assassina tipo Lotta Continua, ma in un partito, di cui ho grande nostalgia, che é stato presente in Parlamento per decenni, che ha fatto parte della storia politica, della dialettica politica italiana. Ergo, non mi si tiri fuori, per favore, l’osceno arco costituzionale, perché allora mi incazzo di brutto.

Non sono francese, purtroppo, ma ritengo mio diritto esternare sul mio blog, un blog, lo ricordo per inciso, per leggere il quale sinora non si paga alcun abbonamento (in futuro vedremo…) quello che, come cittadino, penso. Anche un ragionamento, come quello che ho fatto qui (ne farò altri nell’approssimarsi delle Elezioni presidenziali francesi) su Marine Le Pen, che da europeo, da italiano, da occidentale, da anti-mondialista, mi auguro diventi la prima Femme Présidente de la République Française.

Mi chiedo, ma immagino già la risposta, se il misterioso “lettore perplesso” avrebbe dimostrato analoga perplessità se invece di dichiarare, apertis verbis, di essere di destra, destra sociale e di popolo, io avessi dichiarato una mia (improbabile) fede comunista…

Infine la prima domanda. Con il mio articolo io sono ben sicuro di non aver “sputato fango sul mondo del vino in generale”. Sono certo di non essere scaduto in una forma di “basso qualunquismo”.

Ho solo espresso – ne ho il diritto o devo chiedere prima il permesso, presentando domanda in carta da bollo, al “lettore perplesso”? – la mia nausea, la mia repulsione, la mia siderale lontananza dalle prassi diffuse in larga parte del vino italiano.

Il mondo del vino italiano che celebra la sua incommensurabile fatuità, il gusto perverso e vacuo dell’apparire che prevale sull’essere, la smania di rappresentarsi molto più bello e rilucente di quel che in realtà sia, in quella fiera delle vanità (alla quale quest’anno dedicherò ben due giorni del mio tempo… ) che é il Vinitaly, pardon il Vinitaly Vanity Fair, come l’ho definito con una brillante invenzione lessicale, due anni orsono…

Ben diverso dal clima che si respira, parlo in generale, come atmosfera dominante, con l’inspiegabile e a mio avviso intollerabile coesistenza di nani, ballerine, cialtroni, venditori di fumo ed il loro corteo di servitori sciocchi, e di produttori seri, naturali o no, che possiamo trovare (ci sono persone che letteralmente adoro come Fabio Alessandria, alias Comm. G.B. Burlotto, il mio barolista del cuore, Mauro (Giuseppe) Mascarello, e poi Andrea d’Ambra, i Librandi, e la Gran Signora della Vernaccia di San Gimignano, Elisabetta Fagiuoli, alias Montenidoli, i vecchi cari amici moscatisti Dogliotti, i Lisini, ovvero il meglio Brunello di Montalcino che si può sperare, un supremo virtuoso del Montepulciano Cerasuolo come il professor Cataldi Madonna, ecc. ecc.).

E non dimentico il servitore del potente padrone politico di turno, che ha la faccia di tolla di definirsi “vignaiolo per passione”….

Ben diverso, dicevo, sarà invece l’atmosfera che respirerò in una manifestazione cui parteciperò oggi e domani.

Parlo di quella Sorgente del vino live, che si svolge da sabato a lunedì presso Piacenza Expo, (qui tutte le informazioni utili per accedervi) alla quale mi avvicino con umiltà e attenzione, con la dichiarata voglia di guardare, ascoltare, imparare e, spero tanto, farmi emozionare.

Perché è un mondo, quello dei vini naturali, dei vignaioli, di coloro che si sporcano le mani in vigna, di chi onora la terra e cerca di trasmetterne la forza di verità nei vini, frutto di fatica, di passione, d’amore, di speranza, che mi si attaglia molto di più della parata sberluccicante di esibizionisti (nel senso che si mettono in mostra, nessun impermeabile che si apre improvvisamente entra dunque in gioco…), che popolerà anche quest’anno la maxi rassegna veronese.

L’elenco dei partecipanti, che potete leggere qui, è talmente gremito di nomi che assicurano bellezza e armonia, un giusto tocco di poesia, e un modo di vivere il vino intenso e autentico (ne cito solo alcuni, a caso, Fabrizio Priod in Vallée d’Aoste, Torre degli Alberi in Oltrepò Pavese, Noventa a Botticino Mattina, Giovanni Menti a Gambellara, Redondel a Mezzolombardo, Silvano Ferlat a Cormons, Stefano Legnani a Sarzana, Rocche del Gatto ad Albenga, Fattoria Cerreto Libri a Pontassieve, Le Calle a Cinigiano, Di Giulia a Cupramontana, Fattoria Mani di Luna a Torgiano, Ausonia e Stefania Pepe in Abruzzo, Fosso degli Angeli e Monte di Grazia in Campania, Carbone e Musto Carmelitano in Basilicata, Tenuta del Conte e Giuseppe Calabrese in Campania, Francesco Marra e Dei Agre in Salento, Cantine Barbera, Etnella e Vini Eno-Trio in Sicilia, ed i vignaioli tutti, da Cantina Montisci a Giuseppe Sedilesu, protagonisti di Terroir Sardegna, per non citare i vignerons esteri, con Mas Zenitude e Quinta de Soalheiro in primis) che, ne sono sicuro, saranno due giorni intensi e ben spesi.

Due giorni, sottratti agli amori o presunti tali, con tante cose da raccontarvi al ritorno, così da indurmi, e non per far felici i lettori perplessi che si nascondono dietro l’anonimato, a scrivere meno del mio essere un cittadino italiano incazzato e a raccontarvi di più del vino, delle sue fiabe, dei suoi eroi…

Attenzione!

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16 pensieri su “Contrordine lettori! Ecco perché non chiudo Vino al vino

  1. Caro Ziliani, in un blog che non necessita registrazione ne’ fa alcuna verifica sull identità, che io mi firmi Lettore Perplesso, Antonio Bellavista o Giuseppe Garibaldi, non vedo che differenza faccia.
    In merito alle mie domande, e sempre a proposito di nomi, e’ piuttosto lei che schifa il mondo del vino italiano, che bene o male le ha dato da bere e da vivere fino a ieri, senza fare un singolo nome. Comodo, anzichenò. O vogliamo ridurre il tutto a un hotel non pagato per una degustazione? Spero ci sia dell altro. Da uomo tutto di un pezzo, però, dovrebbe dire di preciso cosa. Se no, come detto, si cade nel basso qualunquismo.
    Infine, non voglio entrare in discussione con lei sulla politica francese. Ma un vignaiolo francese, con un po di testa e che magari ha letto velocemente un trattato di marcoeconomia, NON PUO’ votare la Le Pen. Sarebbe contrario a qualsiasi buon senso economico. Il perche mi pare talmente evidente che non lo spiego nemmeno (no, il razzismo o l essere di destra non centrano nulla).
    Le auguro un sereno week end

    • resto delle mie idee e lei resta uno che non ha il coraggio di dire chi sia e pensa di darmi le bacchettate da sconosciuto. Se le tenga per sé.
      Quanto al voto francese, temo che lei, come tanti altri, rimarrete con un palmo di naso…
      Continuate pure ad agire con la mentalità becera da arco costituzionale: Marine Le Pen lo manderà a pezzi

  2. Eccoci qui. Ora ha il mio nome. Le cambia molto?
    Vediamo se li fa lei, ora, i nomi di chi l ha schifata. O se vuole andare avanti col qualunquismo polemico.

    Per le elezioni politiche, del risultato a me frega zero. Dico solo che la vittoria della LePen sarebbe un grosso problema x il vino francese. E mi sento di poterlo affermare con estrema sicurezza. E parlo di fatti concreti, non certo di ideologie che posso essere piu o meno gradire

      • Un settore esportatore netto come quello vinicolo francese ha solo da perdere da una politica che mira alla autarchia, alle barriere commerciali, ai dazi, al protezionismo, a qualsiasi cosa che sia contro la libera circolazioni di merci.
        La Le Pen vuole privilegiare la produzione francese rispetto a quella cinese o americana? Bene. E I cinesi e gli americani subiscono, senza battere ciglio? Buonanotte. Renderanno pane per focaccia. E voglio vedere dove i francesi esporteranno i loro vini. Mi aspetto di vedere champagne a 6 € sugli scaffali di carrefour a Parigi, tra pochi mesi, dovesse vincere la Le Pen.

        PS: non so se le vendemmie in Francia avvengono come in Italia, con un uso estremo di manodopera extracomunitaria, piu o meno regolare. Nel caso lo fosse (e qui mi puo rispondere lei, immagino, piu o meno, di si), questo sarebbe un ultreriore problema.

        Saluti

  3. Buongiorno, mi pare che il blog sia ormai (purtroppo ) più orientato ala politica che a Bacco, indi mi adeguo.
    Ziliani, mi può spiegare come si può passare dall`essere un sostenitore di Oscar Giannino (sorvolando sulle note vicende ) e poco tempo dopo della Le Pen? I due sono distanti anni luce, non hanno proprio nulla in comune. Come si spiega questa sua posizione?

    • anche in questo caso non dovrei rispondere, visto che si nasconde dietro ad un nome di fantasia.
      Non devo rendere conto a lei o ad alcuno delle mie idee politiche e della coerenza o meno delle stesse.
      Io sono sempre stato di Destra, ma da tanto tempo sono orfano, non avendo una forza politica cui concedere il mio voto.
      Nel caso di Giannino, sono stato attratto (e un po’ turlupinato, vista la vicenda triste delle false lauree) dall’intelligenza e dalla brillantezza, dalla presunta novità rappresentata da quel movimento.
      Poi é andata com’é andata.. E il mio voto non é più andato a nessuno.
      Anche se dovessi votare domani in Italia non votererei e me starei a casa. Se fossi francese invece, voterei con gioia, senza esitazioni, con speranza di cambiamento, Marine Le Pen.
      Spero di aver esaudito la sua curiosità, ma non si preoccupi, tornerò domani stesso a parlare di vino e non solo di politique… 🙂

  4. Va bene tutto, ma mischiare la destra sociale del MSI, con l´ultra liberista Antonio Martino, con M. Le Pen, con Oscar Giannino…se le idee sono tante o poche, non lo so. Di certo sono confuse. Stiamo parlando di soggetti politici, sui quali non esprimo un parere, ma che sono agli opposti. Come si fa a passare da uno all`altro…per me e`un mistero.

    • E adesso questo misterioso lettore mi fa un esamino di coerenza politica… Chi é lei? Panebianco, Ernesto Galli della Loggia, Paolo Mieli, Piero Ostellino?
      ma mi faccia il piacere e mi spieghi piuttosto perché continua a leggermi se non ha stima per quello che scrivo e come lo scrivo…

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