Marine Le Pen aime les rosés e mi diventa ancora più simpatica


Divagazione eno-politica aspettando il 23 aprile e il 7 maggio…

Se fossi francese, cosa che purtroppo non solo, sarei profondamente incerto su chi votare in occasione di quella svolta epocale che saranno le elezioni presidenziali con primo turno il 23 aprile e ballottaggio il 7 maggio.

Se dovessi votare con la testa, ovvero razionalmente, forse voterei per Emmanuel Macron, il cui movimento En Marche! è molto interessante ed il cui libro – programma Révolution mi sono comprato la settimana scorsa a Parigi e sto leggendo trovandolo ricco di spunti di riflessione. E di buoni motivi sia per votarlo ma soprattutto per non votarlo…Nel caso fossi un cittadino francese…

Se dovessi invece votare con il cuore, con la pancia, pensando alle mie radici, alle mie idee, entrando nel mondo dei sogni, e delle utopie, non avrei nessun dubbio e voterei, con convinzione e orgoglio, Marine Le Pen, di cui vi invito a leggere, se anche voi, come me, conoscete e adorate la lingua di Rabelais, Voltaire e Rimbaud, di Paul Eluard e di Gilbert Becaud, la biografia programma intitolata A’ contre flots, che potete scaricare gratuitamente qui.

Una Marine Le Pen che ha analizzato e mi sembra mostrandone i limiti e le contraddizioni, il programma di Macron. Macron che nella sua campagna elettorale, come mostra benissimo questo video, si sta servendo di una claque organizzata, o meglio di un “team ambiance” smartphone-guidato…

Sento già le vostre proteste, mais non, Monsieur Zilianì, il ne faut pas parler de politique sur Vino al vino e tanto più dichiarando la mia aperta simpatia per la vigorosa, coraggiosa, per lei utilizzerei questa definizione “une énergie que rien ne brise”, leader della Destra francese. E invece sì, non ho problemi, anzi sono orgoglioso di schierarmi idealmente dalla parte di questa donna forte, e della “candidature du peuple qu’elle éncarne”.

Mi piace ritrovare nelle sue parole, nel vigoroso discorso pronunciato a Nantes il 26 febbraio scorso, concetti a me cari come le retour de la Nation, l’evidenza secondo la quale “La France s’est construite autour de l’Etat, l’Etat avec un E majuscule”, una Francia che è “modèle de l’Etat Nation”. Ed è per me emozionante sentirla presentare la propria candidatura “au nom du peuple”.

Sono certo che in questo mese e mezzo che ci separa dal primo turno elettorale, la politica ed i programmi elettorali daranno ampio spazio, lo si è visto nei giorni scorsi, in occasione del Salone de l’Agriculture, ai temi fondamentali dell’agricoltura, dell’economia agricola. Dando l’ampio spazio che merita ad una realtà di fondamentale importanza come la produzione vitivinicola. La produzione, il commercio, la promozione, la comunicazione delle qualità, eccelse, dei vins de France.

Ho pertanto letto con grande piacere, su quell’esemplare sito Internet di informazione vitivinicola che è Vitisphère, un articolo, che potete leggere qui, relativo alla visita fatta dal candidato del Front National al Pavillons des Vins all’interno di quel Salon Internationale de l’agriculture 2017 che si è chiuso domenica 5 marzo e la cui prossima edizione non mi perderò assolutamente. Perché Parigi vale bene una messa, anzi due, tre…

Dalla lettura di questo articolo ho appreso due cose importanti. In primis che Madame Le Pen si interessa alle problematiche del mondo del vino francese, e in merito ai problemi dei rapporti di forza con la Grande Distribuzione, dove i vini francesi sono sempre più presenti, e dove si palesa uno “squilibrio dei rapporti di forze tra distributori e fornitori”, ritiene che “lo Stato deve porsi come garante e arbitro della legge della discussione commerciale”.

Inoltre il suo programma agricolo mira a basarsi “sul modello dell’interprofessione per organizzare le filiere”. E riguardo ai rapporti e agli accordi commerciali con gli States condivide la posizione di Jean-Marie Barillère, presidente del Cniv nonché della Union des Maisons de Champagne, secondo il quale “ i vini di base e di media gamma faticano a trovare una dinamica sia sul mercato interno che internazionale” e si rende necessario fissare accordi commerciali bilaterali in Asia, ponendo grande attenzione agli interrogativi posti dalla Brexit e dalle intenzioni espresse dal nuovo presidente degli Stati Uniti Trump di creare delle “barriere doganali”.

Marine Le Pen è assolutamente d’accordo sulla firma di detti accordi e si dice “convinta che la Francia guadagnerà di più mantenendo il controllo del proprio commercio” agricolo e vitivinicolo.
Ma c’è un altro motivo, vinicolo, che mi rende la Le Pen ancora più simpatica, ovvero scoprire che, come me, apprezza particolarmente i rosé. E non è stato casuale che Etienne Laporte, sommelier del Pavillon des vins, conoscendo i gusti della candidata del Front National le abbia proposto la degustazione di questo Rosé provenzale dal nome ad effetto di Insolence

E se questo vino piace alla probabile prima donna Présidente de la République Française come può non piacere anche a me?

Attenzione!

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10 pensieri su “Marine Le Pen aime les rosés e mi diventa ancora più simpatica

  1. Se vincesse la Le Pen, I vini francesi sarebbero tra le categorie piu danneggiate. Questa e` delle poche cose sicure. Spero che il Concetto le sia chiaro.
    Come già detto, lei e‘ liberissimo di scrivere ciò che vuole. Vorrei pero che le fosse chiaro il perché io non voglio foraggiare economicamente un blog che ogni 2 per 3 parla di politica, soprattutto se cosi distante dalle mie idee.

    • mi é chiaro “compagno perplesso” e oggi, ringraziandola degli spunti di riflessione che i suoi civilissimi interventi di dissenso mi hanno regalato, le risponderò 🙂

    • ed ecco il Ricky che commenta: benvenuto!
      Beh, se alla mia “amica” Marine il Pinot noir non piace sono problemi suoi. Io sono più o meno delle idee della Le Pen, ma a me i rossi, intendo i vini, ed in primis quelli da uve Nebbiolo o Pinot noir piacciono da impazzire… 🙂

    • Mi scusi Maiocco: chi é lei, cosa mi rappresenta, per avere l’arroganza di dirmi che sarei “del tutto fuori”.
      Fuori da cosa, dall’orticello infestato da cacche di cane, della cosiddetta sinistra vecchia o nuova che sia?
      E quale termine di riferimento lei rappresenta per affermare PRODItoriamente che io sarei fuori. Che termine di riferimento lei costituisce?
      Allora, visto che non le garba quello che scrivo sul MIO blog, non sul suo (a proposito: se ne faccia uno che poi veniamo noi a commentare in casa sua e ci divertiamo a leggere le sue cazzate) perché non si leva dai coglioni e si accomoda altrove?
      Vada a leggere Intravino, i suoi “ragionamenti” pour ansi dire, mi sembrano perfetti e in sintonia con quello che quei “bei tomi” vanno scrivendo…
      Si accomodi, please!

  2. Verifica politica su Ziliani. Per vedere se “e`del tutto fuori” o meno.
    Ziliani, a suo giudizio, quale sarebbe l impatto di una vittoria della Le Pen, sul mondo vinicolo francese? Io una idea precisa ce l ho, dopo la sua risposta, se vuole, gliela dico.

    • “lettore perplesso” innanzitutto una domanda: perché si nasconde dietro ad uno pseudonimo e non ci rivela il suo nome e cognome?
      Finché non avrà avuto gli attributi, se vuole traduco, le palle, per relazionarsi come senza nascondersi, io non le risponderò.
      E poi “fuori” sarà lei, non io, chiaro? Prima buona educazione e rispetto poi parliamo

  3. Ziliani, non ho particolari problemi a firmare con nome e cognome, ma se lei lo pubblica senza dirmelo fa una cosa che non si deve fare. Per quanto riguarda Intravino, le dico solo che è proprio a Intravino, Doctorwine ed al Bottiglieredi Rizzari che lei dovrebbe guardare pertornare a capire cosa significa fare un blog sul vino. Ed anche ad un certo Ziliani,una decina di anni fa….

    • Maiocco, se io dovessi guardare ad Intravino per “tornare a capire cosa significa fare un blog sul vino”, vorrebbe dire che sarei ridotto alla canna del gas. Meglio dunque tornare sul mio ponte dello scorso 13 luglio, a Calusco d’Adda… http://www.ecodibergamo.it/stories/isola/il-ponte-di-calusco-compie-130-anni-come-regalo-ce-il-restyling-fotovideo_1223290_11/
      Ho dato il mio lungo sguardo dal ponte, mi sono guardato intorno, mi sono interrogato e poi mi sono detto:
      a) troppo alto
      b) e come la prenderanno la mia ex moglie e mia figlia?
      c) eh no, mica posso accontentare le tante teste di cazzo (con rispetto del cazzo) che sarebbero contenti se facessi il gran salto. E quindi ho ripreso il trenino e sono tornato a Bergamo. E hic manebimus optime, alla facciaccia zozza di chi mi vuole male 🙂

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