Raglio d’asino non sale al cielo: non dovrei rispondere, ma…

Replica ad un “lettore” in palese mala fede

Lo so che non dovrei rispondere ad un tale, un carneade qualsiasi, chissà, o forse solo un provocatore da quattro soldi, che inviando un commento ad un mio articolo su un Signore dei Colli Tortonesi, che in passato mi era molto simpatico e mi sembrava producesse ottimi vini e che oggi non chiamerei più il re del Timorasso, ma lo smemorato di Monleale, esordisce e chiude invitandomi a “cambiare tranquillamente lavoro”.

E’ inutile che ricordi che io scrivo non per quelli che hanno problemi di comprendonio, ma per le persone, serie e di buona volontà, che sanno leggere e capire quello che scrivo. E non per quelli che fanno finta di prendere Roma per toma, mentre invece si esercitano in una ben precisa, ma che a me non fa un baffo, opera di killeraggio. Non si sa bene se a titolo gratuito, o retribuita e chissà da chi.

Dovrei cestinare questo pseudo commento, invece lo pubblico in bella mostra come fosse un post ospite, per dimostrare quanta ignoranza e cattiveria alberghi nel mondo (anche quello del vino, ovviamente) e quanta stupidità.

Il tale mi invita a cambiare lavoro e insinua che io non sarei preso in considerazione da nessuno nel mondo del vino. Può darsi che sia vero, perché escluderlo, può darsi che, come ha scritto un altro lettore, io debba faticosamente ricostruire una mia professionalità e credibilità. Todo es possible. Allora ‘sto zelante difensore d’ufficio di un produttore di Monleale, che clamorosamente mi ha mentito quando gli ho telefonato la scorsa settimana per avere conferma di una notizia apparsa non su un solo sito Internet siculo ma anche su siti e blog dell’alessandrino, dovrebbe spiegarmi perché perda il proprio prezioso tempo a leggermi e a commentare.

Dovrebbe spiegarmi perché questo percorritore del viale del tramonto del giornalismo enoico che sarei io abbia 9582 follower su Twitter, 3316 “amici” su Facebook, tutti scemi? E già che c’é dovrebbe spiegarmi perché, lo dicono gli organizzatori, quando viene annunciata la mia presenza a condurre una degustazione ci sono svariate persone che si iscrivono non solo per il valore dei vini, ma perché ci sono io a parlarne. A modo mio, come a modo mio, mettendoci la faccia, rischiando, pagando di persona, senza fare calcoli di convenienza e opportunità, faccio da oltre trent’anni a questa parte.

Inutile spiegare ad una persona nel migliore dei casi distratta come questo tizio che dice di scrivermi da Volpedo patria del grande pittore Giuseppe Pellizza, che io non mi sogno nemmeno di disconoscere il lavoro fatto a Volpedo e Monleale dal suo amico e da tutti i produttori del Consorzio delle pesche. So bene quello che ha fatto quella persona. Nel mio articolo e soprattutto nei successivi commenti apparsi qui e sui social network, ho semplicemente espresso la mia indignata nausea o nauseata indignazione per il fatto che quel produttore che conosco da tanti anni e che ho sempre rispettato e portato in palmo di mano, mi abbia, inspiegabilmente, raccontato al telefono una gigantesca balla.

Una balla smentita da quel furbo del miliardario di sinistra, sodale del produttore di Monleale, al cui arrivo in Valle Girone, il commentatore plaude.

Beh, io dovrò anche cambiare lavoro, come egli sostiene, ma credo che lui dovrebbe tornare a scuola a tracciare aste, come minimo. E bocciato e rimandato a settembre per almeno due anni scolastici…

E ora buona lettura!

“Caro signor Ziliani le scrivo da Volpedo ridente paese che confina con il comune di Monleale, se posso permettermi cambi tranquillamente lavoro. Il tortonese sta crescendo grazie alle idee del signor Walter Massa e di tutti i produttori del consorzio dalle pesche, le fragole, il salame nobile del Giarolo, i tartufi, il timorasso, la Croatina, la barbera, i ceci della Merella, la birra di Riccardo Franzoni, le fragole di Tortona, la cantina sociale e la cantina Volpi. Tutti che lavorano macinano milioni di km per promuovere il territorio, dimenticavo mi scusi Oscar Farinetti!!!!! Ben venga un Berlusconi di sinistra che investe in questo territorio e da ancor più visibilità alla nostra amata valle. lei non ha forse mai vissuto ne Walter Massa per un giorno intero e forse non sa nemmeno cosa voglia dire amare la propria terra il profumo della nostra terra e i sacrifici che hanno fatto le nostre memorie storiche. Non vado oltre sul fatto di regimare le acque fare in modo che le terre non franino e cavolo diamo il cibo senza esagerare tra dipendenti e indotto ad almeno 1000 famiglie e magari sono anche di più. Dia retta cambi lavoro e chissà perché non è stato avvertito della dipartita di illustri artigiani del gusto? Sarà perché? Ai posteri l’ardua sentenza!!!!!scusi un’ultima cosa qua in valle la notizia che lei riporta e un anno che gira!!!!!! Dia retta smetta di scrivere su Internet fa anche brutta figura. Saluti dalla Val girone!!!!”. Luca Morabito

Attenzione!

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4 pensieri su “Raglio d’asino non sale al cielo: non dovrei rispondere, ma…

  1. Ziliani, proprio non capisce vero? La smetta di scavarsi la fossa mediatica. Riparta con umiltà. Smetta di insultare Walter Massa che ha tutto il diritto di raccontare quello che vuole finchè fà il vino che fà….

    • no Maiocco, Walter Massa può fare quello che vuole e non lo critico, allearsi anche con il diavolo (beh, Farinetti non é cosa diversa…), ma non può prendere per il culo, raccontandogli bugie, un giornalista che conosceva da una vita e che diceva essere suo amico. O mentiva anche in questo caso?
      Lei cambia le carte in tavola Maiocco: io non insulto Massa Walter, racconto semplicemente che a me ha mentito e che é stato smentito dal suo amico e sodale Farinetti.
      Posso farlo o devo chiedere il permesso a lei? Ma mi faccia il piacere!

  2. ma non è la Val Curone ?
    Conosco le valli Ossona, Curone e Grue ma Val Girone mi è sconosciuta. Forse una valletta laterale ?

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