Serata Barolo con gli ottimi vini di Sobrero il 19 aprile, in quel di Varese

Lo sanno anche i sassi, io l’ho ricordato anche di recente, che mi sento “orfano” di A.I.S. Che mi mancano, umanamente forse più che professionalmente parlando, quello spirito, quella familiarità, quel sentirmi a mio agio in qualcosa che avvertivo essere la mia casa, quell’orgoglio di far parte di una comunità di persone unite da una passione comune, il vino, ed il provarne a comunicarne la magia, che ho respirato negli anni della mia meravigliosa esperienza di collaborazione con A.I.S.

Esaurito questo percorso (che io sento chiaramente che prima o poi riprenderà, ne sono persuaso) ho tentato di elaborare il lutto e di provare a mettere in pratica quel detto popolare che dice “chiodo scaccia chiodo” collaborando per alcuni anni, con ottimi risultati, lo dicevano le sale piene e la soddisfazione dei produttori coinvolti, con Onav. Però, mi spiace dirlo, non è mai scattato l’amore e si è trattata in realtà di una breve, discontinua, faticosa (l’Onav è una specie di ministero retto da un monarca bravo ma terribilmente accentratore) e a volte un po’ schizofrenica esperienza professionale.

Anche se in particolare in città come Milano, Mantova, Sondrio, Varese ci sono state serate e momenti – ne ricordo uno in particolare, una serata Barolo milanese in compagnia dei vini e della stupenda umanità di Mauro (Giuseppe) Mascarello tenutasi il 16 aprile 2015 – in cui mi è sembrato di rivivere le emozioni provate in tante serate A.I.S. condotte a Como, Modena, Palermo, Caserta, in Versilia, a Firenze, Prato, Ferrara, Trento, in Veneto, chiamato dall’indimenticabile Dino Marchi, a Cirò marina e, indimenticabilissima serata, in quel di Londra.

Una delle città dove per Onav ho tenuto degustazioni molto ben organizzate e ben riuscite, è stata Varese, dove accanto ad un responsabile pignolo ma dall’ego ipertrofico, agivano una serie di collaboratori bravissimi, che sono sempre riusciti a far quadrare i conti e riempire la sala, anche se Varese non è Como, come audience e come risposta.

Tra questi collaboratori una, Rita Fabris, mi si è rivelata non solo professionalmente impeccabile e preparata, ma come una bella persona, lei ed il suo compagno Mauro, dentista di valore, dotata di un’umanità e di una simpatia che vanno ben al di là della frequentazione per esperienze sommelieresche. E che sono diventate amicizia. Sincera.

Rita poi ha deciso, e immagino sia stata una decisione difficile ma obbligata, dovuta anche al ponziopilatismo monarchico, e all’ostracismo miope di altri, di non collaborare più con Onav. E di creare un qualcosa di suo, di personale, per testimoniare la sua passione per il vino, per provare a divulgarne la poesia, le storie, la forza di verità.

E’ così nato WineTime, un’associazione, un club, come chiamarlo? di appassionati di vino che opera nel varesino, nel Canton Ticino, nel comasco. Ma può benissimo interessare anche appassionati milanesi e lombardi tout court.

Potevo forse dire di no a Rita, all’amica Rita, mentre nel contempo cominciavo a divertirmi come un matto (“se sono matto per me va benissimo” inizia proprio così il mio romanzo preferito, quel capolavoro di Herzog, del sommo Saul Bellow…) conducendo degustazioni insieme ad un fenomeno ex A.I.S. (anche lui?) quando con beata incoscienza mi ha proposto di tornare a Varese, non per l’associazione con cui avevamo collaborato in passato, ma per condurre una serata d’assaggio per Wine Time?

Assolutamente no, ed eccoci pertanto, anche se qualche “spiritoso/a” afferma che per il successo di una serata di degustazione io sarei un “deterrente” (sicuri che non sia invece un detonante?) a programmare insieme, per la serata di mercoledì 19 aprile alle 20.30 presso l’Hermitage del Passatore Via Biancamano, 41 (loc. Lissago) Varese, una serata dedicata ad un produttore di Barolo e non solo (oggi mi viene tutto in rima) che ho nel cuore e di cui ho scritto nel 2006, nel 2008, nel 2009 e nel 2011. Tanto per citare i primi articoli che mi vengono in mente.

Sto parlando, siamo in quel villaggio barolesco che nel cor mi sta, Castiglione Falletto, centro esatto dell’area di produzione del Barolo, dell’azienda agricola Francesco Sobrero, che può contare su una superficie vitata di sedici ettari (pari a 40 “giornate” piemontesi) e al cui timone è oggi un giovane, formatosi alla Scuola Enologica di Alba, che considero tra i ragazzi più preparati e seri nel mondo del Barolo di oggi, Flavio Sobrero.

Chi siano i Sobrero, vi invito a scoprirlo visitando il loro sito Internet. Io aggiungo solo che sono vignaioli seri, che i loro vini profumano di Langa, e che sono buoni, sinceri onesti. Anche nel prezzo.

Cosa degusteremo il 19? Belle cose, perbacco, queste:

Dolcetto d’Alba 2015
Barbera d’Alba Selectio 2014
Langhe Nebbiolo 2015
Barolo Ciabot Tanasio 2010
Barolo riserva Pernanno 2010

Ci sarà da divertirsi, “inaffidabilità” del pericoloso sovversivo del gusto Ziliani a parte. Dovrebbe esserci Flavio Sobrero a raccontarci della propria storia e dei vini che produce, e in ogni caso, cercherò di fare anche la parte del produttore nel caso gli impegni dovessero bloccarlo in cantina.

Il costo di partecipazione è di 39 euro, la prenotazione è obbligatoria a questo indirizzo e-mail thewinetime.info@gmail.com  / e a questi numeri telefonici +39 348 4200252 / +41 78 821 7202 o presso il ristorante. Io, e soprattutto Rita Fabris e The Wine Time, vi aspettiamo!

Attenzione!

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6 pensieri su “Serata Barolo con gli ottimi vini di Sobrero il 19 aprile, in quel di Varese

  1. Salve Sig. Ziliani. Serata interessante, ma purtroppo scomoda a livello chilometrico per me. Ma il vero motivo per cui scrivo è quell’attimo di vuoto che ho provato quando ha nominato Dino Marchi. Grandissimo professionista e uomo di straordinaria umanità. Mio maestro che tutto mi ha insegnato, ma soprattutto amico e compagno di tante avventure enoiche in giro per degustazioni, panel e concorsi. Uomo che avrebbe ancora dato tanto alla vita associativa in AIS Veneto e non solo. Stasera mi sa che stapperò una bella bottiglia, magari uno Champagne di Andrè Beaufort, e il primo brindisi sarà per lui. Un saluto.

    • davvero una bella e cara persona Dino Marchi, una di quelle persone che ricordi volentieri e di cui senti sicuramente la mancanza…

  2. Ziliani, lei non crede che una serata del genere, organizzata con vini portoghesi o greci (ma pure con spagnoli e francesi, forse Champagne escluso) , invece che italici, avrebbe un successo di pubblico pagante fortemente inferiore? Il tutto per ricollegarmi al suo discorso sul dedicarsi ai vini stranieri, dato che i nazionali l`hanno delusa…

    • Chicco, non mi hanno mai deluso i vini buoni italiani ed i vignaioli seri che li producono. Mi fa ribrezzo, lo confermo, schifo, una larga parte del mondo del vino italico, brulicante di cialtroni, bugiardi, opportunisti, leccac..o e fafiuché, come diceva Giacomo Bologna…
      Sono sicuro che una degustazione di vini francesi o spagnoli di quelli che piacciono a me farebbe furore. E senza scomodare Bourgogne et Champagne…

  3. Caro Franco, nel concordare con te per quella tua felice descrizione sull’orgogliosa familiarità di far parte di una comunità; la vera forza dell’Associazione/Ais, per assecondarti anche nel ricordare le emozioni convissute in quel di Villa Braida per le tue sensibili presenze/degustazioni in compagnia del ns. comune amico Dino Marchi, per il quale sentiamo tutti la sua mancanza. Un forte abbraccio.

    • Grazie Ferdinando, domani qui a Verona alzerò il bicchiere per brindare all’indimenticabile Dino Marchi. Che ci manca, quanto ci manca..
      un forte abbraccio
      franco

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