Ebbene sì, diciamolo che quello 2017 è stato un ottimo Vinitaly!

Complimenti e un personale e credo inevitabile congedo dal mondo del vino

Breve riflessione (pubblicata ieri a caldo sulla mia pagina Facebook) sul Vinitaly 2017. Sono stato tra quelli che in passato più accesamente ha criticato questa fiera, che ha stigmatizzato gli aspetti più paradossali, i limiti insopportabili, le cose che non piacciono a me e tanti utenti (espositori e visitatori professionali e appassionati) della rassegna veronese. Onestà intellettuale, rientrato a casa ieri sera dopo due giorni e mezzo, intensissimi, di presenza, dalle 9 del mattino alle 18, a Verona, m’impone, e non appaia contraddittorio rispetto a quanto ho scritto in passato e che trovandomi nelle stesse condizioni riscriverei parola per parola, di affermare convintamente che:

a) questo é stato uno dei Vinitaly migliori della mia lunga presenza in fiera come cronista del vino.
b) questo Vinitaly é stato per me utile e proficuo dal punto di vista professionale e soprattutto umano, per le tante belle persone incontrate e le emozioni che mi hanno regalato. Emozioni che mi riscaldano il cuore;
c) non ho buttato via il mio tempo stando due giorni e mezzo e girando come una trottola da un padiglione all’altro, assaggiando, parlando, ascoltando e fotografando;
d) devo scusarmi con i tanti amici ai quali ho promesso una visita e che invece non mi hanno visto nemmeno in fotografia. Perché a Vinitaly é prassi farsi una scaletta di visite e non rispettarla, perché poi incontri un amico, un collega, un produttore e cambi programma.

E per concludere sostengo, lucidamente, che Vinitaly, pur con tutti i suoi difetti, che restano anche se gli organizzatori cercano di fare del loro meglio, é di fondamentale importanza e irrinunciabile e insostituibile nella rappresentazione di quello che é oggi, nel bene e nel male, il mondo del vino italiano. E che se anche le rassegne collaterali o alternative (?) restano appuntamenti di grande fascino e appeal, chi ama il vino non può rinunciare a passare almeno un giorno a Verona se vuole misurare il polso all’italica wine scene….
Vinitaly é un gatto dalle sette vite, é come certi ottuagenari che sono così arzilli che finiscono per seppellire e sopravvivere a persone molto più giovani e apparentemente più ricche di energia. Vero Maestro Giorgio Grai, vero Elisabetta Fagiuoli, vero Gigi Rosso?

Questo Vinitaly mi é piaciuto così tanto che mi verrebbe la tentazione di dire agli organizzatori che sono pronto a mettere a loro disposizione la professionalità maturata in 33 anni di onorata attività di cronista, indipendente, del vino.
Non lo faccio perché so già cosa mi risponderebbero, ovvero che due anni orsono proprio loro, e penso a Stevie Kim e a Gianni Bruno mi hanno fatto una precisa e lusinghiera proposta in tal senso e che io l’ho sprecata per colpa del mio orribile carattere e di un fottuto orgoglio. E certe occasioni sono come determinati treni che passano in un momento topico, magico, e poi non passano più.
Questo con ogni probabilità sarà anche il mio ultimo Vinitaly, perché ho capito anche che il mondo del vino di oggi, il suo racconto, la sua rappresentazione, la sua comunicazione, hanno assoluto bisogno di idee ed energie nuove. Di età e anni più freschi. E ho capito che forse, a 60 anni, é bene, prima di diventare barbogio e patetico, prima di indurmi a diventare uno che fa il buffone, (come ho fatto lunedì pomeriggio partecipando ad una gherminella con Walter Massa e Oscar Farinetti, poi stringendo la mano e meno male che nessuno ci ha visto, tranne un amico fidato, a personaggi che per lungo tempo ho considerato come nemici personali, nemici, non avversari, come Giorgio Rivetti e Federico Quaranta), che faccia non uno ma due passi indietro, lasciando il posto ai giovani.
E siccome non so fare altro che scrivere e visto che sono 33 anni che mi sono concentrato sul vino passando dalle terze pagine di quotidiani come Il Giornale quando era direttore Indro Montanelli, come la Gazzetta di Parma del mitico Baldassarre Molossi, come la Stampa, ed il Secolo d’Italia, organo del rimpianto Movimento Sociale Italiano, dove non scrivevo di politica, ma di cultura, non posso tornare indietro e riciclarmi tornando a scrivere di libri, arte e musica.

E poiché vivo, o quantomeno cerco di farlo, del mio lavoro di giornalista, venendo meno, causa l’appendere il computer ed il telefono al chiodo, le mie entrate, l’unico futuro che intravedo per me é quello di fare il clochard sotto un ponte a Parigi. Forse é quella la mia vera dimensione, quello il mio destino, quello il modo in cui, da bohémien e a testa alta, darò il mio saluto al mondo, quando i potenti Dei decideranno che sia venuto il momento di chiamarmi accanto a loro.
Non é una conclusione amara, perché se al vino ho dato tanto, dal vino ho ricevuto tantissimo. In termine di esperienze umane, di belle persone incontrate, di posti splendidi visitati. Non certo di conto in banca, che tende verso il rosso, come ho già confessato, ma a testa alta. Ed il bilancio, dal punto di vista umano, di qualche soddisfazione che mi sono tolta, é decisamente in positivo. Grazie Vinitaly dunque e grazie vino italiano e auguri ai tanti che sapranno raccontarlo molto meglio di quanto abbia saputo fare io, sempre per colpa del mio caratteraccio, che non cambierà mai, accidenti/per fortuna…

p.s.
non capisco perché tanta gente che mi ha scritto e telefonato, sia rimasta sorpresa o scioccata dalla mia decisione, annunciata ieri su Facebook e ribadita qui sopra, di chiudere la mia lunga stagione di cronista del vino per andare a fare il clochard, il sans papier, sotto qualche ponte, non ho ancora scelto quale, a Parigi.
Ma insomma! Paris é la più bella città del mondo, vi si parla la lingua che amo di più e che conosco bene e dopo diventerà definitivamente ma langue, e fare il clochard é una scelta consapevole e rispettabile. Mica andrò a fare lo strozzino, il funzionario di Equitalia, il politico mantenuto dagli italiani, lo spacciatore di droga o chissà che.

Solo un sano clochard, con tanto di barba lunga e abiti stazzonati, scarpe grosse e cervello fino. E comunque vada sarà sempre più onesto che trovarmi costretto, se voglio campare e non vivere di espedienti, a fare il giornalista enoico leccaculo del potente di turno, che sia presidente di consorzio o produttore influente e arrogante, facendo coro con una stampa, (l’abbiamo visto stasera a La 7 con la Gruber e Paolo Mieli ossequienti verso un nuovamente arrogante Matteo Renzi) mentalmente asservita al potere politico. Meglio fare il clochard, per rispetto di me stesso…

Attenzione!

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11 pensieri su “Ebbene sì, diciamolo che quello 2017 è stato un ottimo Vinitaly!

  1. Buongiorno, non so se è il “luogo adatto”, ma non sapevo dove chiederle un parere sull’Oltrepo Pavese. Come le è parso quest’anno il padiglione? E anche un parere sullo stand di Terre e La Versa? Grazie per la sua attenzione.

    • Scusi Andrea, sta forse parlando di questo stand tristanzuolo, grigio, anonimo, senza animazione, accogliente come può essere una barrique per un grande vino Nebbiolo da Barolo, oppure come un automobile quando si vorrebbe fare l’amore con slancio e ci si trova invece il cambio in quel posto?
      Che grigiore burocratico, che atmosfera da politburo anni Sessanta. E da queste persone dovrebbe venire il rilancio di La Versa? Ma dai!

  2. non so che dire … se non che mi mancheranno da morire le tue “schermaglie” con i produttori la tua grande professionalità dalla quale, nel bene o nel male, giovani arroganti bloggers o similgiornalisti hanno tanto da imparare. Ma ho la speranza che sia solo un attimo di “défaillance”

  3. Praticamente,parafrasando un film di qualche tempo fa,IL SANTO BEVITORE.Sul carattere vorrei consolarla con le parole di Eduardo De Filippo:ha carattere solo chi ne ha uno cattivo.Infatti non prese mai il Nobel,pur essendo di sinistra,che invece fu dato al “giullare”di corte Dario Fo.Sursum corda e……pedalare (pardon scrivere ed assaggiare) visto che lo sa fare(bene)che la vita è lunga e tanto ancora può dare,FM.

    • vedremo Francesco (troppo gentile con me, come pure Alessandra e Andrea….) tutto si deciderà entro il 20 aprile. Dipende da come andranno i primi giorni della prossima settimana e un incontro in programma il 19. Se va male, per voi lettori, mi dovrete ancora sopportare sino alla mia prossima scazzatura (ormai la nausea sale e ne ho sempre più frequentemente), altrimenti se quell’incontro andrà in un altro modo, fuochi d’artificio come nemmeno a Piedigrotta, macigni e montagne levati dagli scarponi, effetti speciali e divagazioni pirotecniche. Tanto il 19 mattina (parlo di maggio) ho già l’aereo prenotato per Paris. Se si avvererà la prima ipotesi, farò ritorno il 22, altrimenti il viaggio di ritorno non lo utilizzerò e resterò nella capitale della Douce France, che magari nel contempo avrà incoronato la prima Donna Presidente. On va gagner, on doit gagner!

  4. Buongiorno Franco, anche secondo me la tua sembra una decisione piuttosto drastica…
    E poi al ritorno da un ottimo Vinitaly (almeno da come ne hai parlato)…
    Non sarà che, per caso, ha ubriacato anche te un vino del Sud…diciamo calabrese…pochi giorni fa…?! 🙂 😉

    • caro Paolo, purtroppo mi sono perso l’incontro con tanti vini che amo, tra cui quelli di vari amici viticoltori a Cirò. Mannaggia… Se penso al tempo che ho speso invece a fare il pagliaccio con Farinetti… 🙁

      • Caro Franco….hai capito benissimo che mi riferivo a ben altra ubriacatura…in quel di Crotone!
        Non fare finta di nulla… 😉

        • nulla saccio! Crotone mi fa pensare al pallone e al pensiero di quel che accadde mi sento un coglione… Poveri noi interisti… Ancora più desolati, dopo il risultato del derby cinese di ieri… 🙁

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