Piccola storia di ordinario provincialismo pugliese

Gradito da Decanter, sgradito a De Gusto Salento e Wino Way….

Piccola storia di ordinario provincialismo italico. Di quel provincialismo campanilista, miserabile, meschino, becero, trinariciuto, da sagra di paese, da sagrestia e cellula PCI anni Cinquanta, che regna nel mondo del vino di ca(o)sa nostra.

Di ritorno da Londra, da un ottimo wine tasting organizzato dalla rivista Glass of bubbly, decido che é il caso di tornare, in London, l’8 giugno per quest’altro grande Sparkling wines tasting organizzato da Decanter per il prossimo 8 giugno.

Contatto la rivista inglese, di cui sono stato per anni contributor, e ci metto dieci minuti ad avere al mio accredito stampa, con le felicitazioni dei responsabili per la mia presenza al tasting. Cui parteciperò recandomi apposta in aereo a Londra da Bergamo.

Poi ho la bizzarra idea di chiedere a due realtà non londinesi, ma pugliesi (la Puglia é una regione cui ho dedicato centinaia di articoli, almeno dal 1993) l’accredito e l’invito per poter partecipare a queste due manifestazioni, Rosexpo, salone dei vini rosati che fa seguito ad Italia in rosa, e una degustazione di rossi, presentata con gran prosopopea e squilli di tromba da un sito Internet barese, e cosa mi rispondono, dopo che ho insistito per avere una risposta in tempi normali, non meridionals  (sebbene milanese e residente a Bergamo sono un po’ terrone anch’io perché mia nonna materna era orgogliosamente pugliese)?

Mi dicono, arrampicandosi sui vetri, che non possono invitarmi perché il budget non lo prevedeoppure perché hanno già invitato altri giornalisti, esperti (con expertise tutta da dimostrare) di vini rosati (io ne scrivo senza aspettare le mode almeno dal 1990) e per me non c’é posto.

Sono entrambe balle sesquipedali, perché non hanno il coraggio e gli attributi per dirmi che io (che la Puglia del vino ho contribuito a far conoscere come pochi altri giornalisti) non sono gradito, perché la mia presenza sarebbe poco piacevole per qualche capataz, qualche boss o mammasantissima del vino locale cui sono antipatico (antipatia ovviamente condivisa) i cui vini in passato ho avuto l’ardire di criticare.

La domanda é semplice: sono provinciali quelli di Decanter che mi invitano, i grandi wine writer britannici, i Master of wine, le Jancis Robinson, le Rosemary George, i Nicolas Belfrage, i Michael Edward, le Kerin O’Keefe, i Tom Stevenson, ecc. che mi rispettano e mi considerano uno di loro, oppure sono perdutamente tristemente provinciali quei pugliesi che mi negano l’invito?

Provate voi a rispondere, io un’idea me la sono già fatta…

Attenzione!

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5 pensieri su “Piccola storia di ordinario provincialismo pugliese

  1. condivido… tutto ..ma non il riferimento alle cellule del pci…perché li, in quelle cellule, si è fatto un gran lavoro di democratizzazione e di socializzazione delle cultura di questo paese.

    • caro compagno Cosimo, non dire cazzate. Nelle cellule del PCI sono nate le Brigate Rosse e il PCI, finché i “compagni che sbagliano”, quelli del “l’album di famiglia della sinistra”, non ammazzarono il povero eroico operaio Guido Rossa, flirtò con il brigatismo, arrivando al punto di affermare che fossero fascisti…
      Questa é storia, caro Cosimo, se non la conosci, prenditi qualche buon libro e ripassa 🙂

  2. Interessante la degustazione di Decanter, ma quanto Prosecco! Alcune etichette di altre nazioni sembrano invece curiosità attraenti. Se mi permette la prego di scrivere per i lettori dei suoi blog le note di assaggio

    • intanto mi faccia scrivere un primo report sul tasting di Sparkling wines cui ho partecipato lunedì scorso a Londra, poi penseremo a quello dell’8 giugno di Decanter
      Cheers!

  3. bravo a ricordarci come siamo:(

    ecco perché non sfondiamo. ma questo è un problema oggi di tutti noi italiani perché abbiamo voluto dimenticare come eravamo

    l.c.m.

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