Primi effetti del timorassico e mediatico accordo Farinetti-Massa

Sugli scaffali della Coop di Alessandria Timorasso a 7,29 euro

Non facciamone un caso, sarà sicuramente un caso questo avvistamento. Non sto parlando di Ufo, né di apparizioni della Madonna a Fatima piuttosto che a Medjugorje. Mi riferisco molto più semplicemente alla comparsa nei giorni scorsi di bottiglie di un bianco espressione di un’uva autoctona a bacca bianca piemontese di cui si è discusso molto, prima del Vinitaly, in prossimità del Vinitaly, durante il Vinitaly 2017, prima e dopo.

Mi riferisco al Timorasso, gioiello di quella magnifica zona, dal punto di vista e non solo (magnifiche pesche, grandi Barbera, panorami stupendi e la storia di un grande pittore poeta Pellizza da Volpedo, alias Il Quarto stato) che sono i Colli Tortonesi.

Al Vinitaly c’è stata, nel maxi stand della Farinetti & Eataly Spa, ovvero Borgogno, Fontanafredda, Brandini e aziende e aziendine varie proprietà o co-proprietà del baffuto tycoon albese, una presentazione spettacolo, cui anch’io dato il mio divertito buffonesco contributo, al grido futurista e palazzeschiano di “E lasciatemi divertire!”, della collaborazione, accordo, joint venture, inciucio, voi chiamatela come volete, tra il re (un po’ invecchiato e pressoché nudo) del Timorasso, Massa Walter da Monleale, e il celebre Oscar Farinetti, che ha portato alla produzione di un Borgogno Derthona (buono ma non trascinante).

Un vino che è così stato raccontato da Andrea (giovane figlio di Oscar, faccia simpatica e pulita, l’aspetto del tipo di cui potresti anche fidarti…) Farinetti: “”Una notte – racconta Andrea Farinetti – ho ricevuto un sms di Massa. Mi scriveva: “E se Monleale diventasse la dependance bianca di Borgogno”? Non gli risposi, ma questa idea mi frullava in testa. E alla fine ci siamo decisi”. Borgogno sbarca a Monleale, nella terra del Timorasso e lo fa in grande stile, come ormai ci ha abituati.

“Polemiche sulla nostra alleanza con Massa? – dice Farinetti – Ormai è acqua passata, la gente ha capito il senso della nostra operazione e il ruolo di Massa”. Intanto uscirà la vendemmia 2015 in 2.000 bottiglie numerate che saranno regalate ai top clienti di Borgogno, “per fare conoscere questo vino – spiega Andrea – Lo abbiamo realizzato acquistando vino da 3, 4 zone del Timorasso. La 2016 la vinificheremo noi, acquistando uve. Poi dovremmo andare a regime nel 2019, ma più realisticamente nel 2020”. Il vino si chiama Dertona e dal 2020 si chiamerà Dertona Scaldapulce”.

Tutto bello, simpatico, la benedizione del Ministro delle Politiche Agricole Martina, foto, applausi, sorrisi Durbans, un radioso futuro tutto magnifiche sorti e progressive, però…

Però, per puro caso, per sfortunata coincidenza, è accaduto, me l’ha segnalato un lettore (occhio a raccontare balle, cari eno-produttori, i lettori-consumatori sono sgamati, agguerriti, forniti di fantasmagorici iper-tecnologici smartphone e tablet e sono molto collaborativi con i giornalisti e blogger di cui sentono di fidarsi…), che nei giorni scorsi siano apparse sugli scaffali della Coop di Alessandria (la Coop è qualcosa di molto amica e apparentata con Farinetti e Eataly) bottiglie di Colli Tortonesi Timorasso 2013.

Bottiglie recanti una dicitura in retro-etichetta non esaltante e indice di un approccio direi più industriale che poetico (nell’accezione cara al vignaiolo poeta Massa), visto che si può leggere “Imbottigliato da IT AL 668 per conto di V.D.T.S.C.A. Tortona. Distribuito da I Turri Cremolino”. Entità, la sigla misteriosa, a me sconosciuta, mentre della Cascina I Turri potete trovare qualche notizia qui.

Bottiglie vendute ad un presso decisamente inferiore rispetto alla media dei migliori Timorasso, da quelli di Massa a quelli di Claudio Mariotto, ovvero, notate la precisione al centesimo, 7,29 (mica 7,30, 7,29) euro.

Lo ripeto per l’ennesima volta, sarà sicuramente stato uno sfortunato caso della sorte, del destino cinico e baro, la comparsa di queste bottiglie alla Coop (sei tu) di Alessandria.
Ma se il buongiorno si vede dal mattino, beh, allora non so se l’arrivo di quel simpaticone un po’ para…o, ovvero il Berlusconi rosso amico di Renzi, in zona Timorasso si rivelerà, alla lunga, una cosa positiva, oppure no…

Lo scopriremo, come dicevano Battisti e Mogol, “solo vivendo”…

Attenzione!

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7 pensieri su “Primi effetti del timorassico e mediatico accordo Farinetti-Massa

  1. Caro Ziliani, scrivo per farti i complimenti per la citazione di Palazzeschi.
    Che c’entra con il Timorasso? qualcuno si chiederà, eh! non è strettamente legata, ma a me la tua citazione ha fatto impressione. Mi ha dato un senso quasi disperato dei tempi che corrono; tempi in cui anche i (quasi) migliori, dopo aver dato via l’anima cedono alla tentazione di dare via anche il resto (non posso esprimermi diversamente: sono pur sempre una signora).
    Non conosco il Timorasso – non credo di averlo mai bevuto -, ma i tempi ho imparato a conoscerli, o forse sto ancora imparando. Mica sto parlando dei tempi del vino, ma anche il vino – come tutte le sfaccette della vita – subisce l’influenza esiziale dei danèe. Purtroppo ora i danèe non sono più quelli di un tempo, ma rappresentano qualcosa che gli sta dietro o dentro e che vuole (ci vuole) tutti in fila, in bell’ordine, pronti a far girare la ruota nel senso preteso. Perché Farinetti non è “il male” (ha anche una faccia simpatica), ma è ciò che esprimono i farinetti che mi turba…Guarda un po’ che effetto mi ha fatto la tua citazione di Palazzeschi: e non ho nemmeno bevuto!

  2. Artico interessante sulle dinamiche d’ingresso di Farinetti in aree viticole interessanti pronto a cavalcare il momento di gloria.

    Qui, già al sud, precisamente sulla “Muntagna” si vocifera che il Farinetti Nazionale sia già in trattativa per acquistare una media azienda ai piedi ad ovest il quale mandante sia il papabile prossimo presidente della Doc Etna.

    Dubito che il suo ingresso su queste aree non avranno un contraccolpo, negativo, sull’economia agricola e produttiva delle zone! Speriamo che i vari già proprietari e possidenti si organizzino in maniera sinergica contro questi fenomeni accelerati di corrosione economica di un intero sistema produttivo di piccole aziende familiari che hanno scommesso tutto sulle proprie identità e tradizioni.

    • splendido commento Augusto: proprio di questi temi, oltre a cento altri, trattavo ieri mattina in un posto sensazionale, con una persona italiana di assoluta preparazione e importanza, in quel di Londra…
      L’Etna, ‘a Muntagna, stanno riscuotendo interessi incredibili. Anche all’ombra della City e del big business del vino se ne parla…

      • Oh my God!! Con questo accostamento alla City, ovvero l’economia reale VS economia irreale (o finanziaria), ci sarà da preoccuparsi seriamente!! Sappiamo benissimo le dinamiche che governano le piazze come quelle della City: gonfiare e imbottire per poi subito sgonfiare e raschiare! Ma sta volta è diverso raschiando raschiando si rischia di bruciarsi perché sotto quella veste candida si nasconde un indomabile focolare! Perché l’Etna, si è una buona “Muntagna”, ma soprattutto è un vulcano! …. Ha sentito la notizia di oggi? mi sono sbagliato per metà ma nell’altra metà ci ho azzeccato! O lameno queste erano le voci che circolavano da versante a versante! … Invece ci dica lei cosa si dice nella City su questi temi! 🙂

        • guardi, su quello che pensano nella City mi dia tempo di sentire le mie fonti, next days, ora credo siano alle Bahamas o a Trinidad & Tobago per un vivace week end per il Primo Maggio (il 25 aprile, quando ero a Londra, lavoravano tutti come forsennati. E io pure, con mia personale e duplice motivazione,.
          Ieri sera a Monleale, trovandomi a cena con il Signore della foto, ne abbiamo discusso scherzando e commentando un sms del Baffo del vigneto Scaldapulce (posto magnifico) che alla mia punzecchiatura sul fatto che le Roi Gaja l’avesse preceduto nell’operazione sbarco su ‘a Muntagna, mi ha risposto arguto: “Si. Mi ha fregato. Ma é giusto così. Ubi maior. Oscar”.
          Ora sull’Etna ci manca solo che sbarchi io, ma ora con l’arrivo di Gaja i prezzi delle vigne saliranno ad astra, e poi siamo a posto..

          • Allora attenderò non ansia “next day”! Sono proprio curioso di sapere cosa si dice più a nord su questo fenomeno! Però ammetto che la parola fenomeno è proprio brutta, mi rattrista, e se invece questo sbarco possa beneficiare la Muntagna e gli etnei?! chissà, voglio provare ad essere fiducioso! … Se mi permette voglio fare un appunto sulla scelta del versante; che credo non sia un caso! La parte sud (est e ovest) che è quella, in termini geologici più antica e quindi in termini chimico/fisico anche più stabili, sia proprio quella più adatta a fare vini che possano resistere meglio nel tempo?? In fondo la parte nord è un susseguirsi di colate recenti e i suoli hanno bisogno di tempo per stabilizzarsi, e per tempo non intendo qualche decennio ma molto di più! Non credo sia un caso questa scelta e soprattutto credo che farà ricredere sulla vocazione di certi versanti! Chi vive sulla Muntagna sa quanti camion partono da sud per andare a nord! 😉 buon fine settimana oltre che primo maggio! Attendo con piacere il prossimo articolo!

          • grazie ma non si aspetti da me ulteriori racconti su questa cosa alla Muntagna. A me che le Roi non decida di perdere dieci minuti del suo preziosissimo dorato tempo per raccontarmi l’accaduto…
            Ma tendo ad escluderlo, non sono mica la stampa di regime, io… 🙂

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