Di nuovo a Londra: per il Mediterranean & Balkans Decanter Fine wines tasting

Nemo propheta in patria: un motto che mi si addice sempre di più

A poco più di due settimane da una bella, utile e istruttiva trasferta londinese per il Glass of Bubbly Champagne & Sparkling Wine Tasting organizzato dal vivace wine magazine Glass of Bubbly, tasting durante il quale:
importatori di vini italiani, miei lettori, mi hanno costretto a degustare alcuni Prosecco Docg da loro selezionati e io li ho persino trovati buoni e magari ne scriverò;
sono rimasto soggiogato dalla sfolgorante bellezza di una produttrice di sparkling wines in Nuova Zelanda, ahimé troppo giovane!, figlia di un vigneron nativo della Champagne e dall’eccellenza delle sue “bollicine“;

ho scoperto che diverse persone del mondo del vino britannico leggono i miei blog e che il mio inglese, sebbene molto basic, mi consente di cavarmela benone girando per pub, underground, bistrot, club & bus;
che Londra è bellissima, soprattutto se si ha un portafoglio a fisarmonica…
Quindi sto per tornare a Londra.

Non perché abbia (non ancora, datemi tempo, le selezioni sono in corso) una sweetheart, ma semplicemente perché, anche se qualche minus habens asserisce che io sia prossimo ai titoli di coda, sono ancora un wine writer in servizio permanente ed effettivo, rispettato e rispettabile, che in UK viene tenuto in considerazione più che in Italia (più a London che a Puegnago del Garda, Montalcino, Erbusco, Lecce e Palermo, per citare qualche località a caso: ma c’è da capirli, gli inglesi, a differenza degli italiani, sono inguaribilmente provinciali, no?) e che è ancora member of editorial board di una rivistina come The World of Fine wine, diretta dall’amico Neil Beckett, ed ex collaboratore (e magari collaboratore di ritorno, why not?) di Decanter.

E proprio Decanter, il celebre wine magazine, è il motivo della mia visita (oltre che alcuni incontri con Master of wine, wine merchants, wine writers), per un wine tasting che si svolgerà sabato 13, dalle 11 alle 17 (e non ci saranno tracce di imbucati, perditempo, bevitori a ufo, mbriachi, ecc, quelli che gremiscono molti banchi d’assaggio italici…), presso The Landmark Hotel, “one of the most popular 5 star hotels in London, among the finest of the capital’s leading luxury hotels” with “a distinctive style and ambience”.

Il tasting presenterà “Mediterranean and Balkan’s most iconic producers”, di Croazia, Francia (Languedoc-Roussillon, Provence) Grecia, Libano, Spagna, Macedonia, Montenegro, Romania, Slovenia, Turchia. E naturalmente, del bacino del Mediterraneo siamo parte importante, Italia, aziende provenienti da Abruzzo, Campania, Puglia, Sicilia, Toscana.

E precisamente le seguenti aziende:
Abruzzo: Masciarelli e Farnese Vini
Campania: Donnachiara
Puglia: Candido, Garofano Vigneti e Cantine
Sardegna: Tenute Olbios
Sicilia: Cottanera e Zonin
Toscana: Fattoria di Montechiari, ColleMassari, Grattamacco, Michele Satta, Oliviero Toscani, Podere La Regola, Sassotondo, Tenuta delle Ripalte, Tenuta di Ghizzano, Tenuta di Valgiano, Usiglian del Vescovo.

So già cosa andrò ad assaggiare in prima battuta, poi se avanzerà tempo anche gli altri, sabato in London. Scorrendo l’esemplare, minuzioso, dettagliato, esemplarmente british catalogo del tasting, che potete trovare qui, so già che vini presenterà ogni singola azienda, e che annata, chi sarà la persona dell’azienda che rappresenterà l’azienda e quali gli importatori. Very useful! Proprio quello che accade nel catalogo del Vinitaly o del 90% dei wine tasting, pardon, degustazioni, che vengono organizzate dalla Valle d’Aosta sino alle isole, dall’Alto Adige alla Calabria, nell’Enotria tellus.

Le mie primarie attenzioni andranno ai vini della Provence e del Languedoc Roussillon, che saranno oggetto del mio interesse, poco meno di una settimana dopo, nel corso di una mia altra eno-trasferta, nella “mia” adorata Paris, che continuo ad amare anche se domenica mi ha deluso non poco, dove sarò dal 19 al 22 maggio, anche per questo Salon du vin.

Il mio primo assaggio saranno la serie di Rosé de Provence, compreso il più caro Rosé del mondo, che avrei voluto portare ad una storica rassegna di rosati italiana, che quest’anno festeggerà i primi 10 anni di vita, se avessi avuto degli interlocutori seri e non invece dei parolai e dei fafiuché, ovvero i vini di Château d’Esclans – whispering angel, poi tutti i Bandol, i Côtes de Provence, i Pays de l’Hérault, i Côtes du Roussillon, e tutti i Rosé possibili e immaginabili che saranno disponibili.

Poi, naturalmente, gli spagnoli, del Priorat (dove mi hanno invitato e dove sarò dal 23 al 25, in arrivo direttamente da Paris, per la manifestazione Espai Priorat), e non solo, e poi naturalmente i vini dei vari Paesi balcanici, Grecia, Libano, Macedonia, Montenegro, Romania, Slovenia, Turchia. Perché a tasting come questi vado per imparare e accrescere la mia modesta, sono solo trentatre anni che scrivo di vino, cultura enoica.

E gli italiani? Beh, e solo se mi avanzerà del tempo, qualcosa l’andrò anche ad assaggiare, anche se la mia maggiore eno-goduria non sarà assicurata dalla degustazione dei vini (ce ne sono di molto buoni, di buoni e di poco significativi, almeno IMHO) ma dallo spettacolo delle facce di chi, con qualche sorpresa, mi vedrà presente, accreditato e invitato, al tasting.
Personcine che saranno portate a chiedersi, lo spero per loro, chi abbia ragione: se una delle più importanti riviste di vino del mondo, che è felice di darmi l’accredito stampa e di invitarmi (l’ingresso costa 50 sterline) o qualcuno di loro che, provinciale e un po’ stordito, mi ignora in patria o addirittura ha deciso nei miei confronti una sorta di stolido, imbecille, ostracismo.

Nemo propheta in patria… Un motto che mi si addice, sempre di più. Ma, che dire, chi non mi rispetta non mi merita…

Attenzione!

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