Due paroline, fuori dai denti, ai “signori” dei Consorzi del vino italici


Ehi, “fenomeni da baraccone” (o da circo, lascio a voi scegliere) dei vari Consorzi enoici italiani che, con alcune eccezioni a parte, vi comportate in maniera penosa nei confronti non solo di me, ma di molti colleghi giornalisti del vino italiani, che considerate di serie B rispetto ai wine writer internazionali (anche quelli che come unico pregio hanno il parlare e scrivere la lingua inglese, anche se poi di vino non capiscono una beata fava…) e che discriminate rispetto ai colleghi esteri (ai quali stendete tappeti rossi, pagate viaggi aerei da lontano, alberghi, taxi e cazzi buffi) volete finirla una volta per tutte?

Volete spiegarmi, signori direttori e presidenti di Consorzi vinicoli italici, perché siete così ignoranti e provinciali, oltre che maleducati, e ridicoli, da pensare che poiché ai produttori vostri associati interessa vendere all’estero (in qualsiasi Paesino remoto, purché sia export business…) e non più in Italia, voi potete tranquillamente pensare di trattare noi giornalisti del vino italiani, noi cronisti del vino, anche di lunga esperienza e, dicono, autorevolezza, come giornalistucoli di serie B, come blogger che si improvvisano tali dopo un solo giorno che si accostano al vino?

Volete spiegarmi, se avete gli attributi per farlo, perché ad esempio, dopo aver pubblicato questo articolo, dove segnalo un eccellente Châteauneuf-du-Pape 2014 degustato lunedì a Milano, il direttore del Syndicat della stessa AOC, la più storica di Francia e una delle più importanti, mi abbia scritto per ringraziarmi e per invitarmi a fare ritorno, quando voglio, a Châteauneuf-du-Pape, a mia disposizione per organizzarmi, come fece in maniera eccellente nel 2004, una dégustation dei vini dell’Appellation? Come ha fatto, del resto, con grande gentilezza, il produttore del vino di cui ho scritto, incontrato lunedì a Milano.
E altrettanto farebbero quelli dell’unica appellation 100% rosatista francese, Tavel, se li contattassi per qualsiasi motivo…


Volete spiegarmi, signori “lecchini” dei wine writer esteri (che per il semplice fatto di essere stranieri per voi, provinciali come siete, diventano subito dei fenomeni, anche se talvolta, lo sappiamo tutti che é così, sono delle schiappe..), perché mai svariati di voi si comportino da preziosi, da snobbettini, tutti distinguo capziosi e leziosi birignao, nei miei confronti e non mi invitino a loro iniziative o se lo fanno, costretti a farlo perché diversi produttori delle loro denominazioni hanno piacere che sia presente, lo fanno in modo da farmi capire che se non vengo per loro è meglio?

Potete spiegarmi, ammesso e non concesso abbiate valide argomentazioni, perché domani io venga invitato a Londra da Decanter per questo wine tasting, e alcuni di voi hanno deciso, cialtronescamente, di non invitarmi a vostre manifestazioni? Parlo ai responsabili dei Consorzi, perché suocera intenda, ovvero perché capiscano che sono patetici, anche responsabili di associazioni enoiche varie (per non fare nomi: Donne del Vino, De Gusto Salento, Radici del Sud, ecc.) che non mi invitano non perché mi manchi la professionalità, ma perché sono un rompicoglioni e magari sono antipatico a qualche “collega” pirla?

Domanda: ma siete davvero dei professionisti seri o dei dilettanti allo sbaraglio, degli absolute beginners?

 

A voi la risposta, Vino al vino è pronto ad ospitare (ma so già che non ci saranno, il coraggio vi fa difetto) le vostre repliche…

Attenzione!

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10 pensieri su “Due paroline, fuori dai denti, ai “signori” dei Consorzi del vino italici

  1. sono un collega di Ziliani. Non gli sono particolarmente amico, né mi é simpatico. E nemmeno io a lui, credo.
    Però Ziliani ha ragione, ha scritto cose vere.
    Questa discriminazione nei confronti dei giornalisti del vino italiani, che hanno il limite di non essere nati in Cina, Russia, Giappone, Brasile, Polonia, UK, Usa, Finlandia, ecc, é ridicola e umiliante.
    Sono d’accordo con Ziliani, ma gli chiedo di non riportare il mio nome, perché ho una famiglia da mantenere e voglio pertanto evitare ritorsioni a mio danno.
    Non é bello questo ma é vero.
    p.s.
    non tutti i direttori dei Consorzi sono come li descrive, con una certa ferocia, Ziliani. Ce ne sono di bravi e di seri, come ad esempio Aldo Lorenzoni, direttore del Consorzio Soave. Bravo professionalmente e persona seria. Di parola. Perbene. Credo che anche l’autore di questo blog sia d’accordo

    • Ringrazio “Luca”, nome di fantasia per un collega che conosco e con il quale non ho particolare consuetudine (ma é serio e capace e ciò mi basta) per la sua testimonianza e per il consenso alle mie parole.
      Concordo con lui. Non tutti i direttori (e presidenti) dei Consorzi vinicoli sono come li ho descritti. Con una cattiveria voluta. E motivata.
      Condivido in toto l’elogio del vulcanico Aldo Lorenzoni, un direttore che ogni Consorzio vorrebbe avere, e lo estendo ad un ex collaboratore stretto di Aldo, Giovanni Ponchia, ora direttore del Consorzio dei Colli Berici, a Olga Bussinello, direttrice del Consorzio Valpolicella, una Signora, e non aggiungo altro. E non voglio dimenticare Carlo Veronese, del Consorzio Lugana. Persona seria e capace.
      E poi chapeau bas per l’amministratore delegato del Consorzio Franciacorta (loro non hanno un semplice direttore, ma un A.D.) Giuseppe Salvioni, che magari non sarà il più grande esperto di vini, ma sul marketing territoriale dà lezioni a chiunque. Ed é, lo posso dire con svariate motivazioni, un galantuomo. Una persona perbene.
      Cosa che non sono affatto alcuni direttori di Consorzi che ho in mente e al quale questa mia esternazione è dedicata 🙂

  2. Non che la mia testimonianza conti molto, tuttavia ho avuto modo di conoscere persone che lavorano/collaborano con il Consorzio del Soave e devo dire che raramente ho riscontrato tanta passione, competenza ed orgoglio per la denominazione e il territorio. Averne di Consorzi cosí. Chapeau.

    • é proprio quello che ho scritto in un precedente commento. Averne di Consorzio del Soave e di Lorenzoni! Invece in molti casi ci troviamo di fronte a dilettanti, raccomandati politici, incapaci, perditempo, gente che parla a vanvera, virtuosi nella “specialità” del promettere e non mantenere. Ma che andassero a… quel paese 🙂

  3. …e io che pensavo che l’esterofilia fosse quasi passata di moda….!
    Devo dire che questi sono gli articoli che mi piacciono di Franco Ziliani: schietti, a volte anche volutamente provocatori, ma che danno un’idea del mondo del vino attuale che è difficile trovare in altri blog.

    • Thanks Mr. Boldrini! Ma non potrebbe cambiare cognome? Ogni volta che si manifesta mi costringe a pensare ad una Boldrini che sopporto come potrei sopportare uno scorpione nelle mutande… Non so se mi spiego… 🙂

      • You’re welcome, dott. Ziliani! Caro Franco, sono pienamente d’accordo sull’insofferenza, però questo cognome lo voglio mantenere proprio per dimostrare che non tutti i Boldrini sono uguali…! 😀
        A proposito di cognomi….che ne pensi dei cognomi cinesi…?!? 😉

  4. aho, a Boldrì, che stai, a provoca?
    Nun parlamo de cinesi che senno m’incazzo!
    A proposito, spero che anche tu, tifoso d’a maggica ti unisca ar coro de tutti noi italiani, de ogni razza, età, luogo di nascita, che tiferemo sabato 3 giugno alle 20.45 per la squadra che tremare er monno fa, ‘a Juve!
    Una partita che sarà una formalità, una passeggiata, perché ‘a Juve ha già vinto, sta già c’a coppa a festeggià.
    E pure noi festeggeremo, co’ questo simpatico animale sulla spalla.. 🙂
    Quale? E guarda ‘a figura, no?

    • ahahah….! Però bisogna pure dire che quest’anno “se riconsolamo co’ l’ajetto”…
      Ho capito anche un’altra cosa: i cinesi te stanno propio antipatici…..però co’ le lingue “straniere” stai migliorando ogni giorno. Vòi vede’ che tra poco me diventi pure tifoso d’a Maggica…?!? 😀

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