Omaggio ad un grande uomo, Giorgio Perlasca

Incontro con il figlio Franco oggi e domani a Brivio e Villa d’Adda

Lo so che qualcuno storcerà il naso e dirà: ma come Ziliani, ancora a parlare di altra cosa che non è il vino su un blog che continua a chiamarsi Vino al vino? Quel qualcuno teoricamente ha ragione, perché questo dovrebbe essere un wine blog. Però, però, io continuo a rivendicare il mio pieno diritto, (è o non è casa mia questa e posso vestirmi come voglio quando accolgo gli ospiti e parlare con loro dei temi che più mi garbano?) di scrivere su Vino al vino sul blog e anche sull’account Twitter (a proposito: ne ho due di account, il primo, Vino al vino https://twitter.com/vinoalvino 9739 follower dedicato a twitt su tutto quello che mi passa per la testa, con tanta politica, molto schierata e uno appena nato, Bubwine https://twitter.com/bubwine dove twitto solo su temi enoici e vinosi: prendetene nota!) quello che mi garba?

Pertanto, così come già in passato ho pubblicato post non enoici come questo, questo e come quest’altro, ora pubblico questo per informarvi che, facendolo precedere dal detto evangelico latino Domine non sum dignus, questa sera e domani mattina, dapprima in quel di Brivio, e poi in quella Villa d’Adda dove solo ieri sera ho reso omaggio ad un grande amico e collega, Francesco Arrigoni, mi vedrò impegnato, in silenzio, con l’umiltà indispensabile quando ci si avvicina a qualcosa d’importante, di memorabile, di eroico, di più grande di noi, in un’impresa di cui so già di non essere minimamente all’altezza. Da cui il mio domine non sum dignus

Coinvolto da un coetaneo ancora più pazzo di me se possibile, da un amico vero, Marco Vannucci, cui mi legano infinite cose, un comune sentire politico, una comune utopia, l’essere coetanei e reduci da mille avventure e sconfitte, senza vergognarci, affatto, di trovarci “dalla parte dei vinti”, Vannucci che è responsabile dell’Associazione culturale che si occupa, in maniera mirabile, anche grazie all’abnegazione della bravissima Loretta Aldeni, ha pensato bene di invitare una persona, Franco Perlasca, che ha avuto in sorte la fortuna di essere figlio di un eroe, di un grande uomo. Di un “Giusto tra le nazioni”, per citare il termine esatto coniato dallo Stato di Israele “per indicare i non-ebrei che hanno agito in modo eroico a rischio della propria vita e senza interesse personale per salvare la vita anche di un solo ebreo dal genocidio nazista della Shoah. È inoltre una onorificenza conferita dal Memoriale ufficiale di Israele, Yad Vashem fin dal 1962, a tutti i non ebrei riconosciuti come “Giusti”. “.


Quest’uomo, onore dell’Italia tutta, si chiamava, si chiama, anche se è scomparso nell’agosto 1992, Giorgio Perlasca.

Inutile che io tenti di riassumere qui chi sia stato e cosa abbia fatto Giorgio Perlasca. Vi rinvio all’esaustiva voce di Wikipedia che ci racconta che hombre vertical, che tempra di Uomo, Perlasca sia stato. Mi piace ricordare queste fasi della sua vita. Una legata alla sua gioventù, quando, come accadde a tanti italiani “In gioventù aderì al Partito Nazionale Fascista e nel 1930 si arruolò nelle Camicie nere. Prese parte come volontario nel 1936 alla guerra d’Etiopia con la divisione “28 ottobre” della Milizia e nel 1937 alla guerra civile di Spagna, nel Corpo Truppe Volontarie, a fianco dei nazionalisti del generale Francisco Franco, dove rimase come artigliere fino al termine del conflitto, nel maggio 1939, quand’era ventinovenne. In questi anni, avendo il ruolo di comunicare ordini tra settori differenti dell’esercitò, apprese lingua e cultura spagnole”.

E poi la seconda, davvero eroica, quando “grazie a un documento che portava con sé attestante la partecipazione alla guerra civile spagnola che gli garantiva assistenza diplomatica, ottenne dall’ambasciata una cittadinanza fittizia e un passaporto spagnoli, intitolati all’inesistente «Jorge Perlasca». Tra le altre mansioni, fu impegnato con l’ambasciatore Ángel Sanz Briz nel tentativo di salvare gli ebrei di Budapest, ospitati in apposite «case protette» soggette all’extraterritorialità per la copertura diplomatica, dietro il rilascio di salvacondotti.
Tale operazione era stata organizzata con la collaborazione di alcune ambasciate di altre nazioni e una generale e iniziale tolleranza del governo ungherese. Quando nel novembre 1944 Sanz Briz decise di lasciare Budapest e l’Ungheria per non riconoscere il governo filonazista ungherese, Perlasca decise di restare e spacciarsi per il sostituto del console partente, all’insaputa dello stesso e della Spagna, redigendo di suo pugno la nomina a diplomatico, con timbri e carta intestata.

Da quel momento Perlasca si trovò a gestire il “traffico” e la sopravvivenza di migliaia di ebrei, nascosti nell’ambasciata e nelle case protette sparse per la città, come similmente cercavano di fare il diplomatico svedese Raoul Wallenberg e il nunzio apostolico Angelo Rotta. Tra il 1º dicembre 1944 e il 16 gennaio 1945, Perlasca rilasciò migliaia di finti salvacondotti che conferivano la cittadinanza spagnola agli ebrei, arrivando a strappare letteralmente dalle mani delle Croci Frecciate i deportati sui binari delle stazioni ferroviarie. Sventò inoltre l’incendio e lo sterminio nel ghetto di Budapest con 60.000 ebrei ungheresi, intimando direttamente al ministro degli interni ungherese una fittizia ritorsione legale ed economica spagnola sui “circa 3000 cittadini ungheresi” – in realtà poche decine – dichiarati da Perlasca come residenti in Spagna”.

Questo uomo fu Giorgio Perlasca, e stasera Vannucci ed io, entrambi giornalisti, entrambi classe 1956, entrambi convinti della necessità di una rinascita in Italia di una vera destra sociale, entrambi rispettosi del portato e delle leggi della democrazia, sicuramente non tacciabili di simpatie per il nazismo o per quell’antisemitismo che entrambi consideriamo infame, intervistando Franco Perlasca, il figlio di Giorgio, cercheremo di rendere omaggio ad un grande italiano. Un Italiano di cui essere fieri, da portare ad esempio, di fronte ai tanti farabutti, cialtroni, infami, attivi ad ogni livello, e non solo con responsabilità governative a livello nazionale, regionale, provinciale, comunale, ma nella cosiddetta “società civile”, farabutti in azione, contro gli interessi degli italiani, nel mondo dell’economia, del commercio, della cultura, dell’informazione, della scuola, ecc. ecc., che infangano l’immagine e la credibilità di un Paese matto e disperato, un Paese meraviglioso e insopportabile, come la nostra Italia del 2017.

Ci fossero tanti Giorgio Perlasca, uomo che cercò con tutte le proprie forze di opporsi alla “banalità del male” (per dirla con Hannah Arendt) non ci troveremmo in questo mare di guai, in questa situazione che ingenera paura, disperazione, rabbia, indignazione e sfiducia. E che porta tanti giovani compatrioti a cercare fortuna e affermazione all’estero.

Viva l’Italia, nonostante tanti italiani…

Attenzione!

Non dimenticate di leggere anche

Lemillebolleblog

http://www.lemillebolleblog.it/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *